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Trovati 2019 documenti.
I Simpson. Stagione undici [Videoregistrazione] / creato da Matt Groening
: 20th century fox home entertainment, 2008
Hotel Meina [Videoregistrazione] / regia di Carlo Lizzani
: Dolmen home video, 2008
Abstract: All'Hotel Meina, sulle belle rive del lago Maggiore, tra gli ospiti sono accolti vari sfollati di cui sedici, compresi alcuni bambini, sono ebrei. Devono l'ospitalità al proprietario, loro correligionario, che però oltre alla cittadinanza italiana gode di quella turca che lo rende immune alle leggi razziali, in quanto Paese neutrale. Quando la voce di Badoglio attraverso la radio annuncia l'armistizio, la gioia degli ospiti dell'albergo è grande, ma subito dopo già cominciano a sorgere le prime perplessità tra chi parla di guerra terminata e fine delle persecuzioni, e chi è invece piuttosto perplesso. Nessuno sa come comportarsi e, pensando che la natura degli italiani non contempli la ferocia e la crudeltà, si perde tempo prezioso lasciandosi prendere dall'inerzia. Finché non arrivano le SS con l'elenco degli ospiti ebrei, fornito forse da un dipendente dell'albergo. Vani saranno anche i tentativi di farli espatriare in Svizzera, fatti da Cora Bern, una tedesca antinazista. Moriranno in 54. Dalle note di regia: "'Hotel Meina' è un altro capitolo di quella ideale storia in immagini del fascismo e dell'antifascismo che da decenni vado costruendo con film sia tratti da eventi realmente accaduti, sia da opere letterarie. Gli anni venti: 'Fontamara' (con Michele Placido), 'Cronache di poveri amanti' (con Marcello Mastroianni). Gli anni trenta: 'Un'isola' (il libro di Giorgio Amendola). Gli anni quaranta (dalla nascita della Resistenza fino alla condanna a morte): 'Achtung! Banditi!', 'Il Gobbo', 'L'oro di Roma', 'Mussolini ultimo atto'. In tutte queste opere mi sono sempre attenuto al rispetto del testo (nel caso dell'opera letteraria). E al massimo rispetto per la memoria delle vittime o dei sopravvissuti, nel caso di film ispirati a fatti realmente accaduti." "Tratto dal libro di Marco Nozza, 'Hotel Meina' è un terrificante apologo sul male e l'ennesima prova oggettiva, se ce ne fosse ancora bisogno, dello sterminio e della persecuzione ebraica avvenuta in un luogo di transito e passaggio quando ancora l'Italia del Nord non si era tramutata nell'efferata Salò. (...) Opera dall'alto contenuto storico-civile, quella di Lizzani, per un festival veneziano che fa parlare di sé anche per i documentari e gli squarci di comunicazione visiva via web 'impegnati'." (Davide Turrini, 'Liberazione', 2 settembre 2007) "Un felice ritorno, dopo una carriera che onora da anni il cinema italiano, sia quando l'ha guidata l'impegno, sia quando, sempre con sicuro mestiere, ha seguito gli inviti dello spettacolo. Oggi siamo di nuovo all'impegno, con un linguaggio teso a suscitare emozioni intensissime senza mai smarrire un solo istante l'equilibrio e la misura. Il tema, come il titolo, 'Hotel Meina', fa intuire, ci mette di fronte ad una delle stragi più spietate perpetrate dai nazisti contro gli ebrei subito dopo l'8 settembre. (...) Lizzani, questi fatti, in più momenti addirittura atroci, se li è fatti suggerire da un libro che ne aveva fatto la cronaca precisa. (...) Prima una cronaca che, pur nella sua apparente levità, comincia a rivelare nubi scure di ansia, poi un susseguirsi di pagine tragiche ricostruite da Lizzani con la sua consueta maestria, toccando, con voluta asprezza, tutti i tasti della disperazione e dell'orrore. Con il risultato di suscitare, ad ogni immagine, un clima soffocante che serra alla gola, senza più un momento di respiro, senza una pausa, ma anche - ed è un altro merito - senza un eccesso. Perché bastano quegli eventi orrendi a pretendere, anche senza né orpelli né aggiunte, l'emozione più lacerata. Sostenuta da una recitazione, in tutti, anche in interpreti volutamente poco noti per far vero, che sa adeguarsi alle intenzioni dell'autore. Ancora una volta nobilissime e degne." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 3 settembre 2007) "D'impostazione televisiva, il film di Lizzani ha il pregio di mostrare come la Svizzera lasciasse passare molti profughi e il difetto di qualche anacronismo: azioni partigiane anticipate di mesi e mesi rispetto alla realtà; il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli con la dicitura «Consiglio regionale del Piemonte », dunque posteriore al 1970... Ma si lascia vedere ed è stato applaudito a lungo. Il film cede solo nel finale, ridicolizzando l'ufficiale tedesco, figura tragica caso mai, per togliergli il fascino di chi ben l'interpreta: Benjamin Sadler." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 3 settembre 2007) "Il film forza la realtà soprattutto in un punto: inventando (o modificando) il personaggio di una donna tedesca, resistente antinazista sotto mentite spoglie, che si prodiga per aiutare gli ebrei. Il regista difende questa scelta nel nome di una libertà creativa volta a diffondere più conoscenza della storia. Suo desiderio era inoltre quello di ricordare che 'cera anche 'un'altra' Germania e di riconoscerne lo sfortunato slancio a riscattare la dignità e il futuro di quella nazione." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 3 settembre 2007) "L'Hotel Meina - che accoglie semplici ospiti e sfollati, tra i quali sedici ebrei - appare come lo specchio dell'Italia di quei giorni di incertezza, in cui nessuno sa bene cosa fare, come comportarsi. Nemmeno le SS, che irrompono improvvisamente nell'albergo, con il loro elenco di ebrei, forse fornito loro da uno dei dipendenti dell'albergo, separandoli dagli altri. Comincia da qui, con un flashback che durerà quasi sino alla fine, il film Hotel Meina di Carlo Lizzani, liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Marco Nozza, che documenta la prima strage nazista di ebrei in Italia costata alla fine la vita a cinquantaquattro persone. La toccante pellicola è stata presentata con successo fuori concorso a Venezia e uscirà nelle sale italiane alla vigilia della Giornata della memoria che si celebra il 27 gennaio, data della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, per commemorare le vittime della Shoah. Il regista - non nuovo ad opere impegnate, tese a ricostruire quella ideale storia per immagini del fascismo e dell'antifascismo - è rimasto impressionato da come è maturato l'eccidio, ovvero dalle vicende paradossali che l'hanno preceduto. E in effetti colpisce l'ambiguità di una situazione in cui nessuno all'inizio riesce a prendere decisioni definitive: la sorveglianza dei tedeschi, in attesa di ordini, è tutto sommato morbida, alternando brutalità e aperture, mentre i prigionieri sono incapaci di approfittare anche dell'unica, inattesa opportunità di fuga. Una situazione che richiama, per esplicita ammissione dell'autore, quella analoga raccontata sotto forma di metafora da Buñuel ne L'angelo sterminatore. (...) Il racconto si sofferma più sul dramma collettivo dei prigionieri, portando mano a mano in superficie - con uno stile a tratti troppo teatrale - la capacità di inganno e di dissimulazione dei nazisti che condurrà verso l'inesorabile fine. Una fine già scritta ma che il regista, prendendosi una libertà sulla verità storica, cerca di modificare inserendo nel racconto una figura, peraltro non molto riuscita, che nella realtà non fu presente ma che gli serve per raccontare come non tutti neppure in Germania si piegarono. (...) Senza raggiungere traguardi stilistici e narrativi pure sperimentati da Lizzani in altre pellicole, Hotel Meina disegna comunque un terribile affresco della lotta tra il bene e il male, consegnandoci un'altra cruda testimonianza della terrificante macchina dello sterminio. Un film che, nonostante alcuni limiti, è capace di suscitare emozioni forti, senza mai cadere nella trappola della retorica. Forse l'unico vero fastidioso cedimento è nel finale, quando, a massacro avvenuto, la donna tedesca si scontra con l'ufficiale delle SS, in una lotta fisica e psicologica. L'uomo, emblema del perfetto nazista, ne esce moralmente sconfitto. Ma lo sarebbe stato comunque. Dalla storia." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 22 gennaio 2008) Note - FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBAC. - EVENTO FUORI CONCORSO 'VENEZIA GIUBILEO (1932-2005): OMAGGIO A CARLO LIZZANI' ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2007). - CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2008 PER: MIGLIOR SCENOGRAFIA, COSTUMI E ACCONCIATURE (FERDINANDO MEROLLA). - CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 PER MIGLIOR SCENOGRAFIA E COSTUMI.
Alvin superstar incontra l'uomo lupo [Videoregistrazione]
: Universal pictures, 2008
Il silenzio degli occhi [Videoregistrazione] / di Rosita Mariani e Simone Durante
: [S.n.], 2008
Confession of pain [Videoregistrazione] = L'ombra del passato / regia di Andrew Lau e Alan Mak
: Luckyred, 2008
Abstract: Hei e Bong sono stati compagni nella stessa squadra di polizia. Hei è ancora in servizio, mentre Bong si è ritirato ed ora conduce indagini per conto suo come investigatore privato. I due uomini si ritroveranno a lavorare ancora una volta fianco a fianco per risolvere un misterioso caso di omicidio ai danni del suocero di Hei. Le indagini avvicineranno sempre più i due uomini ma allo stesso tempo faranno emergere sconvolgenti verità.
Il giorno del delfino [Videoregistrazione] / regia di Mike Nichols
: Universal pictures, 2008
Abstract: Biologo marino che sta facendo ricerche sui delfini sulle coste della Florida, scopre che stanno per essere piazzate cariche esplosive sotto lo yacht del Presidente. Delfini a parte, che sono sempre belli da vedere, è un cocktail imbevibile, tra Disney e fantapolitica alla base di una storia assurda e melensa con un G. Scott visibilmente annoiato. Incredibile spreco di dollari e di talenti tra cui quello dello sceneggiatore Buck Henry che, tra l'altro, dà la voce ai delfini.
: Einaudi : Rai-Trade : Jolefilm, 2008
Fa parte di: Vajont : 9 ottobre '63 : orazione civile / Marco Paolini
Abstract: Il libro riporta un colloquio-intervista tra Oliviero Ponte di Pino e Marco Paolini; un insieme di appunti, frammenti di diario, conversazioni pubbliche e private, che riscrivono il percorso del "Racconto del Vajont" dal punto di vista di chi lo ha realizzato e dello spettatore, e indagano l'idea di un teatro dove drammaturgia, oralità e senso civile convivono. Nella nuova edizione, l'introduzione "Una storia semplice" di Paolini e Niccolini, ricostruisce la storia della diga, dal progetto al processo dopo la tragedia. Il DVD riproduce lo spettacolo che la sera del 9 ottobre 1997, dalla diga del Vajont, Marco Paolini mise in scena rievocando la strage avvenuta 34 anni prima. Lo spettacolo fu trasmesso in diretta da Rai 2 e l'appassionata ricostruzione della tragedia che spazzò via in pochi minuti quasi duemila persone rapì oltre tre milioni e mezzo di spettatori. La storia raggiunge un pubblico sempre più ampio per la capacità di rappresentare la portata devastante di questa apocalisse, ma soprattutto per la ricerca della verità, individuale e collettiva, su cui si fonda.
La zona [Videoregistrazione] / regia di Rodrigo Pla'
: Feltrinelli, 2008
Fa parte di: La zona / un film di Rodrigo Pla'
Abstract: A Citt?? del Messico esiste un regno del benessere e della serenit??. Un regno di vialetti lindi e villette lussuose, un quartiere residenziale cintato da uno spesso muro di cemento eprotetto da guardie private, sorvegliato dall'oculare elettronico delle videocamere di sicurezza. Lo chiamano la Zona, e fuori dai suoi confini si allunga a perdita d'occhio la citt?? vera, immersa nella miseria. Dalla citt?? provengono i tre ragazzi che una sera superano il muro con l'intenzione di fare bottino. La rapina per?? finisce male, un'anziana muore, e le guardie della Zona uccidono due dei rapinatori. Il terzo, Miguel, si nasconde in uno scantinato, ma i residenti cominciano a darglila caccia. A trovarlo ?? per?? Alejandro, adolescente che dialogando con Migueal comincia a riconoscere l'atrocit?? limitante del muro. Alejandro cercher?? di aiutare Miguel a fuggire, ma l'infiltrato finir?? preda dei residenti. Il volume allegato al DVD - "Il muro del benessere" - raccoglie interventi e saggi di Zygmunt Bauman, Mike Davis, Saskia Sassen, Lo??c Waquant e Dario Zonta.
Siluro rosso : la straordinaria storia di Ruben Gallego / un film di Mara Chiaretti
Feltrinelli, copyr. 2008
Fa parte di: Siluro rosso : la straordinaria storia di Ruben Gallego / un film di Mara Chiaretti
Abstract: Ruben Gallego appena nato si ritrova abbandonato in un orfanotrofio di Mosca. A sua madre, figlia di un dirigente del Partito comunista spagnolo, hanno raccontato che suo figlio e' morto. Ma Ruben e' vivo, cerebroleso, incapace di camminare e di nutrirsi. A 28 anni fugge in cerca della madre, la trova, scrive la storia della sua vita che diventa un bestseller. Nel documentario Ruben si racconta alla macchina da presa
Dimagrire con il Cardio Fitness [Videoregistrazione]
: Cinehollywood, 2008
Thefirm
Allenamento brucia grassi [Videoregistrazione]
: Cinehollywood, 2008
Thefirm
[Rizzoli], copyr. 2008
Fa parte di: Radio Moro / Andrea Salerno
Abstract: Il sequestro di Aldo Moro attraverso il montaggio dei giornali radio e le immagini dei telegiornali RAI dell'epoca.
Oltre Rangoon [Videoregistrazione] / regia di John Boorman
: Warner home video, 2008
Abstract: Straziata da una tragedia familiare, dottoressa americana (Arquette) fa nel 1988 un viaggio in Birmania (oggi Myanmar), incontra Aung San Suu Kyi (Luz), futuro premio Nobel per la pace, e aderendo alla resistenza popolare contro la dittatura militare trova l'occasione per ricominciare a vivere. Scritto da Alex Lasker e Bill Rubinstein, è un nobile film civilmente impegnato che soltanto a tratti riesce a fondere il privato col pubblico, la dimensione politica con il dramma individuale anche perché l'attrice protagonista è al di sotto del personaggio che interpreta.
Rovine [Videoregistrazione] / regia di Carter Smith
: Paramount home entertainment, 2008
Abstract: Amy e Stacy e i rispettivi fidanzati Jeff ed Eric si godono il penultimo giorno di vacanza in Messico quando conoscono Mathias, un turista tedesco che li invita ad accompagnarlo in una gita alla scoperta di antiche rovine Maya segnate su una vecchia cartina. Al quintetto si unisce anche un ragazzo rumeno che lascia una copia della mappa agli amici nel caso volessero raggiungerli. Arrivati, con qualche difficoltà, sul posto, i giovani avventurieri verranno arginati da un gruppo di indigeni in cima al tempio Maya dove dovranno lottare per la propria sopravvivenza. Il cinema dell'orrore ci ha proiettati in terrificanti ostelli est europei, in case cui porte non andavano aperte e in cave dove ad attenderci c'erano incubi di morte. Abituati ai clichè, alle immagini macabre e ai colpi di scena, gli appassionati hanno ormai metabolizzato l'horror e Rovine non rappresenta una novità, né fornisce nuove linee guida al cinema di genere. Basata sull'omonimo libro di Scott Smith (lo stesso che scrisse "Un piano semplice", portato sul grande schermo da Sam Raimi col titolo Soldi sporchi), l'opera prima di Carter Smith sembra in qualche modo ripercorrere la trama di The Descent - Discesa nelle tenebre (il finale sembra rubato al film di Neil Marshall), sebbene si sviluppi quasi interamente al di fuori del tempio Maya dove i protagonisti sono tenuti sotto quarantena dagli indigeni che temono il luogo e chi ne entra in contatto. Il maledetto luogo di sacrificio diviene la loro tomba, ma a minacciarli non sono creature che abitano le caverne, bensì un'entità misteriosa ma altrettanto famelica. Alla luce del sole i Nostri dovranno lottare per la vita e lo faranno improvvisandosi chirurghi, spezzando (e amputando) arti umani come neanche Annie Wilkes in Misery non deve morire. Sanguinoso, macabro, profondamente violento e a tratti rivoltante, Rovine rappresenta l'ennesimo horror vacanziero ideato per rabbrividire nelle calde notti d'estate.
Paranoid Park [Videoregistrazione] / regia di Gus Van Sant
: Luckyred homevideo, 2008
Fa parte di: Paranoid Park
Abstract: Alex è un diciottenne di Portland sempre in giro sul suo inseparabile skateboard. Un giorno, accidentalmente, uccide un agente di sicurezza e, invece di cercare aiuto o di costituirsi alla polizia, fugge cercando in ogni modo di nascondere l'accaduto. Alex dovrà imparare presto quanto possa essere difficile mantenere un segreto. "E in fondo il film stesso, con le sue immagini così ipnotiche e lavorate, in super 8 e in 35 mm., spesso accelerate, rallentate e accompagnate da musiche sorprendenti che ne amplificano il senso (non solo rock, c'è anche molto Nino Rota, da 'Casanova' a 'Giulietta degli Spiriti' e 'Amarcord'), è un po' come quei diari giovanili in cui entra di tutto, pagine scritte a mano e foto, ritagli, disegni etc. Un ritratto tracciato con gli strumenti usati dal soggetto, dunque ancora più somigliante. E capace di cogliere anche il mondo che gli gira intorno. Da qui, e non dal fatto di cronaca, parte Gus Van Sant. Ma proprio questo rende quel fatto, così terribile e straordinario, incredibilmente leggibile e vicino. (...) Finale aperto: conta la vicenda interiore, non quella giudiziaria. Ma è tutto il film, potremmo dire, ad aprirsi al nostro sguardo, portandoci dentro un mondo che non era facile rendere con tanta nitidezza." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 maggio 2007) "Van Sant è un regista americano indipendente, dalla filmografia discontinua e dagli interessi versatili, ma mai banale nell'inventarsi un tono e uno stile: se 'Elephant' (nonostante la Palma d'oro del 2003) e 'Last Days' ci erano sembrati fastidiosi nonché pretenziosi, 'Paranoid Park' ritrova l'essenzialità e la delicatezza di To Die For' e 'Drugstore Cowboy'. (...) La suspense, grazie a un montaggio abilissimo di riprese in 35mm, video e super8, l'originale fotografia e l'incalzante colonna sonora, sovverte la banalità dei serial adolescenziali a favore di un réportage dell'anima, un'avventura segreta a metà strada fra il silenzio individuale e il frastuono del mondo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 maggio 2007) "Il film di Van Sant si fa notare soprattutto per due importanti collaborazioni: quella di Marin Karmitz, il patron della casa indipendente francese MK2 che ha prodotto interamente il film, e quella Christopher Doyle direttore della fotografia di Wong Kar Wai, che permette al regista di proseguire sulla linea delle sperimentazioni stilistiche di 'Elephant' e soprattutto di 'Gerry' (2002), piccolo capolavoro mai visto in Italia." (Giacomo Visco Comandini, 'Il Riformista', 22 maggio 2007) "E' un 'Delitto e Castigo' ai tempi del liceo'. Ha ragione il cineasta, se non fosse per la colonna sonora paradossale, trova in quest'opera echi imprevedibilmente dostoijevskiani. Alla banalità del male di 'Elephant', strage di corpi e convenzioni in un college, alla sciatta noia di vivere del frontman Blake in 'Last Days' qui Van Sant ha il coraggio di opporre, o meglio di aggiungere, una visione più semplice e allo stesso tempo politica." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 22 maggio 2007) "Il Paul di Seidl e l'Alex di Van Sant si somigliano molto. Sono ragazzi deboli che non diventeranno mai maschi 'Alpha', non saranno mai gli elementi dominanti del branco. Sono gregari che lottano per sopravvivere. America ed Europa, Est ed Ovest si ritrovano uniti dalle gerarchie sociali e dalla sopraffazione. La differenza è che il film di Van Sant riesce a trarre da tutto ciò una struggente bellezza, grazie anche sapientissimo uso delle musiche (nelle quali spicca un inaspettato omaggio a Fellini, con brani di Nino Rota da 'Giulietta degli Spiriti' e da 'Amarcord'); mentre il film di Seidl è di una sgradevolezza molto 'di testa', che può (e vuole) disturbare." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 22 maggio 2007) "Qui il regista porta all' estremo il metodo messo in atto per 'Elephant' e, con maggior radicalità, per 'Last Days', smontando la linearità cronologica ma anche mescolando riprese con tecniche diverse (il Super8 per le immagini «in soggettiva» degli skater e il 35mm, con un mascherino da vecchia inquadratura televisiva, per il resto) e affidando al una elaboratissima colonna audio, fatta di rumori, musiche, parole e suoni, (compresa una citazione da Nino Rota) il compito di offrire allo spettatore una specie di riflesso sonoro delle contraddizioni psicologiche e comportamentali di Alex. In questo modo lo spettatore si trova davanti una specie di puzzle incompleto ma stimolante di un universo mentale che sfugge a ogni definizione, com' è quello appunto degli adolescenti, ribelli senza cause ma anche assassini per caso. E che Van Sant filma con empatia e curiosità insieme, senza mai lasciarsi andare a prese di posizione moralistiche, ma anche senza compiacimenti o facili giustificazioni." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 22 maggio 2007) "Dite con le vostre parole il contenuto di 'Delitto e castigo'. Per Blake Nelson scrivere 'Paranoid Park' dev'essere stato un po' come svolgere il tradizionale tema scolastico (...) Da un libretto che può venir considerato una curiosa parafrasi letteraria tonificata da frequenti notazioni sugli usi e costumi delle tribù giovanili nella provincia americana, Gus Van Sant ha ricavato un film di firma. (...) Importante quanto eclettico è nel film il commento sonoro, nel quale fra musiche eterogenee si affacciano alcuni motivi felliniani di Nino Rota, che scopriamo rassicuranti come quando si incontra una faccia amica in una riunione di estranei. Tuttavia questa società adolescenziale, inquinata dai culti obbligati del consumismo, agita i problemi senza risolverli. E Macy intuisce, sostiene e consiglia Alex come nel libro, ma in fin dei conti inutilmente. Nel finale Gus Van Sant è più amaro di Blake Nelson, più pessimista di Dostoevskij. Se Porfirij al culmine dell'inchiesta confessa a Raskolnikov di invidiare il suo vitalismo, qui il detective Liu può paternamente compatire Alex ma non si sognerebbe mai di invidiarlo." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 7 dicembre 2007) "Un film per sentire, prima che per capire. È 'Paranoid Park' di Gus Van Sant, che dopo i bellissimi 'Elephant' e 'Last Days' sa ormai affrontare le peggiori tragedie con l'agilità, la precisione, la leggerezza dei ragazzi che volteggiano sullo skateboard nel suo nuovo film. Cosa che naturalmente non esclude la fatica e il dolore. Anzi. (...) Un ritratto tracciato con gli strumenti usati dal soggetto, dunque ancora più somigliante. E capace di cogliere anche il mondo che gli gira intorno. Da qui, e non dal 'fatto di cronaca', parte Gus Van Sant. Ma proprio questo rende quel fatto, così terribile e straordinario, incredibilmente leggibile e vicino. (...) Finale aperto: conta la vicenda interiore, non quella giudiziaria. Ma è tutto il film, potremmo dire, ad aprirsi al nostro sguardo, portandoci dentro un mondo che non era facile rendere con tanta nitidezza." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 dicembre 2007) "Il cinquantenne Van Sant è un regista dalla filmografia divagante e discontinua, ma mai banale nel reinventarsi un tono e uno stile: se 'Elephant' (nonostante la Palma d'oro vinta nel 2003) e 'Last Days' ci erano sembrati pretenziosi e fasulli, 'Paranoid Park' ritrova l'inquietante essenzialità di 'Drugstore Cowboy' e 'Da morire'. (...) La suspense trasforma l'apparente banalità da serial adolescenziale in una sorta di reportage psicologico. Van Sant è pienamente autore per come organizza l'impatto drammaturgico tra l'opaca gioventù di un'appagata provincia e la gelida evidenza del delitto, un atto gratuito senza rimorso degno di Camus e Dostojevski. Alex, interpretato dal commovente Gabe Nevins, decide di non confidare niente a nessuno, eppure sembra che gli amici, la fidanzatina, i genitori - più ancora degli investigatori della polizia - lo svuotino di ogni energia e ne distruggano le difese in un cupo ripiegamento che corrisponde, in fondo, all'accettazione "adulta" dell'anonimato e della tristezza." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 8 dicembre 2007) "Ancora ragazzini belli e dannati per Gus Van Sant. Eletto miglior regista da Cannes nel 2003 per il suo 'Elephant' e peggior autore nel 1999 per il suo terribile remake di 'Psycho', icona del cinema indipendente americano dai tempi di 'Alice in Hollywood', in 'Paranoid Park' continua la sua osservazione del mondo adolescenziale. (...) Dopo il cinema mainstream alla 'Will Hunting', e dopo la trilogia della morte ('Gerry', 'Elephant', 'Last Days') Van Sant continua a muoversi sulla ritrovata strada dello sperimentalismo controllato. Riprese in super 8 per le volate in skate, movimenti di camera scomposti con arte, luoghi che si fanno personaggi, musiche da collezione e ragazzini scelti in rete, su myspace. Van Sant ha la capacità di mimetizzarsi nel mondo degli adolescenti come un lupo che si tinge di bianco il pelo per infilarsi nel gregge. Dei suoi protagonisti ci restituisce vuoti e pieni, odori forti e flebili emozioni. Lo sguardo adulto rimane lontano, alieno, se non in qualche piccolo tocco sullo sfondo. Come nella prima scena dove vediamo su piani diversi un gruppo di ragazzi giocare a football, due poliziotti che fermano uno studente di fronte alla scuola e, in primo piano, i nostri skater protagonisti. Siamo nel novembre 2006, i democratici hanno appena vinto al Senato americano. In una scena Van Sant riassume tutta la società Usa: i repubblicani del pallone sullo sfondo, la repressione in mezzo, i democratici radicali in primo piano. Ma questi sono solo piccoli spunti. Il resto è un'immersione nelle inquietudini di un sedicenne. Un Delitto e Castigo del XXI secolo, lo ha ribattezzato immodestamente Van Sant. Noi non siamo convinte che lui sia un nuovo Dostojevskij. E anche se le ossessioni sono le immagini predilette dallo specchio cinematografico, quelle di Gus non riescono a coinvolgerci." (Roberta Ronconi, 'Liberazione, '7 dicembre 2007) Note - IL REGISTA GUS VAN SANT HA ORGANIZZATO ATTRAVERSO INTERNET IL CASTING DEL FILM. - PREMIO DEL 60MO ANNIVERSARIO AL FESTIVAL DI CANNES (2007).
Elvira Madigan [Videoregistrazione] / regia di Bo Widerberg
: Multimedia San Paolo, 2008
Abstract: Per amore di Elvira Madigan, celebre equilibrista famosa in tutta Europa, il conte Sixten Sparre, tenente dell'esercito svedese, abbandona la famiglia e diserta senza calcolare le tragiche conseguenze di quel gesto. La felicità dei due è destinata ben presto a svanire, fino a precipitare nella tragedia quando i due amanti, costretti a fuggire da un luogo all'altro per non essere riconosciuti, privi di mezzi di sostentamento, isolati e impossibilitati a ricostruirsi un'esistenza, non trovano alternativa al suicidio e si uccidono in un prato fiorito animato dal gioco di alcuni bimbi e dal volo delle farfalle, un prato tutto simile a quello che aveva visto nascere il loro amore.
Pele' eterno [Videoregistrazione] / regia di Anibal Massaini Neto
: 01 Distribution, 2008
Surf's up [Videoregistrazione] : i re delle onde / regia di Ash Brannon e Chris Buck
: Sony pictures home entertainment, 2008
Abstract: Il mondo sta per ricevere una sconcertante rivelazione: il surf è stato inventato dai pinguini. Una troupe cinematografica ha infatti ripreso il dietro le quinte della più competitiva, pericolosa e mozzafiato gara sportiva tra le onde: il 'Big Z Memorial Contest', campionato mondiale di surf organizzato da Reggie Belafonte e dedicato ad un celebre pinguino, Zeke 'Big Z' Tupanga, campione della tavola scomparso anni prima tra le onde. Protagonista della vicenda è Cody Maverick, un giovane pinguino scoperto dal talent scout Mikey Abromowitz, che dal villaggio di Ghiacciano Terme, in Antartide, arriva sull'isola di Pen Gu per seguire le orme del suo idolo 'Big Z' e battere il campione in carica Tank Evans. Con l'aiuto del saggio Freaky, della bella Lani, pinguina guardaspiaggia, e dell'amico Joe Ruspante, unico pollo-surfista in gara, Cody imparerà il vero significato dell'amicizia e che vincere non sempre è la cosa più importante. "'Surf's Up - I re delle onde' di Ash Brannon e Chris Buck non solo ripropone il pinguino star ma introduce l'esilarante premessa che siano stati loro i primi a cavalcare le onde su una tavola, citando lo splendido documentario sul surf di Stacy Peralta 'Riding Giants'. Il film di Peralta raccontava la Storia della disciplina dalle origini hawaiane a oggi. 'Surf's Up', invece, è la storia del giovane pinguino Cody e del suo tentativo di vincere il campionato del mondo di surf, seguito anche da un troupe di documentaristi. E tutto torna. Per Cody conta solo la vittoria, fino a che non incontrerà una leggenda del surf da cui apprendere la saggezza. Pinguini modellati su voci e aspetto di Shia LaBeouf (Cody), Jeff Bridges e Jon Heder. Che dire? Animazione doc." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 5 ottobre 2007) "Curiosa ma non brillante commistione cartoon e documento, con facoltà di citazioni, in cui il disegno non innesca gran cariche di simpatia, tende alla ripetizione, al fattore umano inserendosi tra 'Karate Kid' e la tendenza al documentario che ha parlato fin troppo di skateboard, surf e anche di pinguini, utilizzando strumenti del cinema verità, senza ballare e cantare. Una cosa strana e anche buffa ma irrisolta, monocorde e dall'interesse frenato." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 ottobre 2007) Note - CANDIDATO ALL'OSCAR 2008 COME MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE. - VOCI DELLA VERSIONE ORIGINALE: SHIA LABOEUF (CODY MAVERICK), JEFF BRIDGES (FREAKY/BIG Z), ZOOEY DESCHANEL (LANI ALIIKAI), JON HEDER (JOE RUSPANTE), JAMES WOODS (REGGIE BELAFONTE), DIEDRICH BADER (TANK EVANS), MARIO CANTONE (MIKEY ABROMOWITZ).
La Pompei dei dinosauri [Videoregistrazione] / prodotto da National geographic
: National geographic, 2008
National Geographic Video ; 63
L' Ape Maia. Volume 1 [Videoregistrazione]
: Dolmen home video : Planeta junior, 2008