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Trovati 1975 documenti.

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Io e mia sorella
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Videoregistrazioni: DVD

Io e mia sorella [Videoregistrazione] / regia di Carlo Verdone

: Cecchi Gori editoria elettronica home video, 2006

Abstract: Carlo Piergentili - un oboista che, con la moglie Serena, violoncellista, fa parte dell'orchestra di Spoleto - ha la madre in fin di vita. Carlo deve avvertire sua sorella Silvia - tanto irrequieta e vagabonda, quanto lui è mite e amante della vita tranquilla - e chiederle di tornare a casa. Il telegramma la raggiunge in Grecia, ma lei arriva soltanto poco prima della tumulazione. Da quel momento sullo sfortunato e generoso fratello piombano un mare di guai, poiché Silvia si installa in casa sua. Silvia è una donna dal passato avventuroso, sempre in giro per il mondo, ha un ex marito a Spoleto, incapace di perdonarla, un uomo in Ungheria, dove ha lasciato anche il figlioletto Zoltan, e un anziano amante, sposato e con figli, a Milano. Se tutto ciò non bastasse, Silvia è anche perseguitata da un assillante creditore di Torino. Mentre Serena entra in crisi per l'ivadenza di Silvia, questa chiede al fratello di accompagnarla a Budapest a riprendersi il figlio. Carlo accetta e i due fratelli riescono, dopo varie peripezie, a riprendersi il bambino, con l'aiuto del padre di Zoltan, un campione di nuoto ormai immobilizzato. Silvia decide di andare a vivere con l'avvocato milanese, ma l'idillio dura poco e lei lo lascia, scomparendo come al solito nel nulla. L'avvocato riporta il piccolo Zoltan a Spoleto e lo affida a Carlo, che si reca a Londra a cercare Silvia, che si è messa con un cantante inglese, rimediando un proiettile alla spalla ad opera di una moglie gelosissima. Dopo il rientro a Spoleto di Carlo e Silvia, Serena, esasperata da una situazione diventata ormai intollerabile, se ne va da casa. E a Carlo, sempre mite e come intontito dal susseguirsi degli eventi, toccherà occuparsi di Silvia e del nipotino, che ormai lo chiama papà. "Un film di gran successo, ma lontano dalle prove migliori di Verdone." ('Magazine Italiano tv') "La commedia ha una struttura solidamente articolata con una conclusione che corregge il suo potenziale sentimentalismo." ("Telesette") "[...] Imbastito con una mano leggera ormai inconsueta nel cinema comico italiano, 'Io e mia sorella' riesce a scherzare su temi profondi (inclusa la morte della madre, che per Verdone ha un doloroso riferimento autobiografico) in una chiave ilare e malinconica insieme. Pur non arrivando in primo piano, le figure di contorno sono accennate con estro divertito [...]. E dall'insieme emerge un sapore di verità, che si traduce in una paradossale e burlesca apologia dei legami di sangue," (Tullio Kezich, "Panorama", dicembre 1987). Note - DAVID DI DONATELLO 1988 PER MIGLIOR SCENEGGIATURA (LEO BENVENUTI, CARLO VERDONE E PIERO DE BERNARDI), MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (ELENA SOFIA RICCI).

La paura numero uno
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La paura numero uno [Videoregistrazione] / tre atti di Eduardo De Filippo ; regia di Eduardo De Filippo

: 01 Distribution, 2006

Desiderio
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Desiderio [Videoregistrazione] / regia di Roberto Rossellini

: Ripley's Home Video, 2006

Abstract: Markus ed Ella vivono in un villaggio vicino Berlino. La loro storia d'amore è nata quando erano bambini e la loro felicità è tale da destare l'ammirazione, quasi incredula, degli altri abitanti del villaggio. Difficilmente si separano l'uno dall'altra, tranne quando lui parte in missione di lavoro con la squadra dei pompieri. Un giorno Markus si reca in un'altra cittadina per lavoro e, dopo una notte di pesanti bevute, si sveglia a casa di una sconosciuta senza ricordare nulla della serata precedente. Inizia così a portare avanti una doppia vita che però si rende conto di non riuscire a condurre, arrivando a scegliere una drastica soluzione... "L'opera prima della tedesca Valeska Grisebach è letteralmente ricamata sulle tonalità, insieme melodrammatiche e favolistiche, di una love story tra trentenni: (...) Il finale tragico non basta a far trovare al film un vero equilibrio; ma, almeno per quanto riguarda lo stile, la quarantasettenne di Brema dimostra di non essere una regista qualunque e di meritarsi nuovi confronti con soggetti e sceneggiature meno divaganti e pretestuosi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 16 febbraio 2006) "'Anelito' in tedesco si dice 'Sehnsucht', ma è anche il titolo di un film in concorso della regista Valeska Grisebach. Storia banale, sul travaglio d'amore di un pompiere per due donne (moglie e amante), che mortifica una delle parole più pregnanti della letteratura romantica tedesca." (Salvatore Trapani, 'Il Giornale', 18 febbraio 2006) "'Desiderio', ma se fosse possibile meglio 'Languore', è il titolo del tedesco 'Sehnsucht' che la 39enne decorata regista di Brema traduce come energia positiva, qualcosa di grande. E per suffragare il via vai affettivo (volutamente?) banale del film, per qualche mese prima delle riprese ha fatto i suoi pasoliniani comizi d'amore, intervistando la gente comune su come la realtà di oggi fosse più o meno corrispondente ai desideri, i sogni e le illusioni dell'adolescenza. Lo scoop è che non si riesce mai a voler bene a una persona senza fare un po' male a un'altra e che l'amore ahimé è eterno finché dura, come dice Verdone. Markus vive il suo piccolo sturm und drang in solitudine esistenziale, dannandosi l'anima per non avere a disposizione due vite invece di una. E' chiaro che da tempo non vede 'L'eclisse' di Antonioni, che già disse tutto. Il secondo film di Valeska Grisebach si muove in zona nobilmente europea, presso i fratelli Dardenne, con macchina a mano, silenzi di lunghe inquadrature, molti rumori e poca musica, lasciando allo spettatore un lasciapassare per immedesimarsi ed entrare nei misteri affettivi di un virtuale triangolo espresso con modi delicati, senza sensualità e con modesto mordente. Gli attori dilettanti guardano con occhi intensi e interrogativi il cielo in una stanza, pieno di nuvole." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 giugno 2007) "Il film inizia con il salvataggio di qualcuno che probabilmente non voleva essere salvato, e finisce con un gesto drammatico di chi era artefice del salvataggio iniziale: una persona che, al contrario, di motivi per vivere e desiderare ne aveva troppi. E' corretto dire che non vi accingete a vedere un film che dispensa buonumore e spensieratezza. Ma quest'opera seconda della quasi quarantenne regista di Brema Valeska Grisebach vale davvero. E conferma una novelle vague tedesca di sorprendente vivacità." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 29 giugno 2007) "Quanto tempo occorre per cogliere l'anima di una persona o di una comunità? Dipende. A Edgar Reitz, autore dei tre 'Heimat', ci sono voluti vent'anni e 30 episodi. Alla connazionale Valeska Grisebach (Brema, 1968) bastano 88 minuti girati in un paesino del Brandeburgo con attori non professionisti (e 'Feel' di Robbie Williams) per raccontare la madre di tutte le storie d'amore. Quella di un uomo che si ritrova senza neanche volerlo ad amare due donne. Tutto qui. Diretto, inesorabile e dannatamente semplice (...) Dall'eros all'epos, insomma, perché l'esperienza più intima non è mai solo del singolo e non servono secoli perché entri nelle vite e nei sogni di tutti. Come la Grisebach ci mostra con un'arte portentosa del montaggio e delle ellissi. Mai visto tanta emozione racchiusa in tanta apparente semplicità. Una autentica gemma." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 giugno 2007) "'Sehnsucht' si colora di una ambiguità di fondo che adombra il giudizio morale che scatterebbe automaticamente per lo spettatore: lui ha consumato il rapporto, è reo di tradimento. Ma il disegno della Grisebach, quarant'anni, un primo lungometraggio come documentarista, è quello di concentrarsi non tanto sull'elemento fisico e carnale alternativo alla coppia, ma sulla nostalgia di un sentimento fuggito, sull'impossibilità mentale di possessione dell'altro. Esterni grigi e silenziosi, suono in presa diretta, pochissimi inserti musicali, attori assolutamente non professionisti per un incunearsi nell'anima taciturna di un uomo disperato e infelice. L'alto della riflessione filosofica sull'intimo e della sperimentazione formale si mescola egregiamente con il basso degli elementi basici del racconto (solita coppia di provincia insoddisfatta). Magari quel codino con bimbi stempera un po' troppo la tragedia che alla fine deflagra senza pietà." (Davide Turrini, 'Liberazione', 29 giugno 2007) "La storia l'ha scritta e poi rappresentata una regista di Brema, Valeska Grisebach, arrivata qui al suo secondo film. Lo spunto, certamente non nuovo, è riuscita a rinnovarlo narrativamente in due modi: mettendo bene in risalto che il protagonista ama fortemente la moglie e, dopo, con la stessa intensità, l'amante, quasi a non far mai accettare l'idea di un adulterio, quindi dipanando questo intreccio sulla base di un testo (e poi della sua regia) che privilegia le ellissi, i toni sospesi, le situazioni, a lungo tenute, che si vietano le indicazioni esplicite: quasi a voler chiedere allo spettatore di intuire da solo i sentimenti e le reazioni cui a poco a poco soggiace il protagonista, proposto intenzionalmente dal di fuori, senza far mai indagini psicologiche dirette. Certo è un merito, narrativo e stilistico, perché quella situazione tante volte incontrata su uno schermo, riesce poi a svolgersi di fronte a noi quasi soltanto di riflesso, chiedendo che, anziché comprenderla apertamente, ci si limiti a interpretarla, anche quando tutti i suoi termini sembrano chiariti. Però il non detto, l'alluso e, in più momenti, anche l'ellittico, rischiano di rasentare l'inespresso, lasciando che, nella esposizione, si aprano dei vuoti cui, alla fine, tenta invano di porre riparo quel commento corale che, con un'autentica frattura di gusto, pensa di tirare le somme di tutto. L'esperimento, tuttavia, specie là dove, giova ripeterlo, riesce a suggerire risvolti insoliti un tema da cui non ci si attendeva più niente di nuovo. I tre interpreti sono dei non professionisti. Aggiungono verità all'insieme." (Gian Luigi Rondi,'Il Tempo', 30 giugno 2007) "Come un anelito diventa strumento del destino più tragico, lo racconta 'Desiderio' della tedesca Valeska Grisebach. (...) Tratto da una storia vera 'Desiderio' è un occhio sulla gioventù scissa tra il peso delle responsabilità e il desiderio di una vita eroica." (Stelio Solinas, 'Il Giornale', 30 giugno 2007) Note - IN CONCORSO AL 56MO FESTIVAL DI BERLINO (2006).

Un pilota ritorna
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Un pilota ritorna [Videoregistrazione] / regia di Roberto Rossellini

: Ripley's Home Video, 2006

Abstract: Un apparecchio da bombardamento italiano s'incendia in combattimento nei giorni decisivi della campagna di Grecia ed il pilota, salvatosi col paracadute, imprigionato dagli inglesi, è avviato con gli italiani dei campi di concentramento, a uno dei porti nei quali l'esercito sconfitto si rimbarca. Durante le peregrinazioni di questi sventurati, il pilota conosce la giovane figlia di un medico italiano che si prodiga come può ad alleviare le pene dei suoi compagni e tra i due nasce un piccolo idillio. In una notte di bombardamento infernale, egli riesce a sfuggire alle sentinelle e balzato sull'unico apparecchio nemico che non sia stato distrutto, torna in Italia e allo stremo delle forze, e ferito dal fuoco contraereo italiano, atterra nel suo campo di aviazione dove i compagni gli comunicano la resa del nemico. "Film di guerra ben riuscito; tecnicamente ed esteticamente notevole." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 15, 1942) Note - CONSULENTE TECNICO MILITARE: MAGGIORE FILIPO MASOERO. CONSULENTE DELL'AERONAUTICA: CAPITANO ALDO MOGGI. - TRA GLI INTERPRETI GLI UFFICIALI E SOTTOUFFICIALI DEL 50° GRUPPO RTV DELL'AVIAZIONE ITALIANA. - IL FILM E' STATO GIRATO A CINECITTA' E TIRRENIA SOTTO L'EGIDA DELLA GIL (GIOVENTU' ITALIANA DEL LITTORIO). NEI TITOLI DI TESTA IL FILM E' DEDICATO "CON FRATERNO CUORE AI PILOTI CHE DAI CIELI DI GRECIA NON HANNO FATTO RITORNO". - IL FILM HA VINTO NEL 1942 IL PREMIO NAZIONALE DELLA CINEMATOGRAFIA PER IL MIGLIOR FILM BELLICO-POLITICO. - REVISIONE MINISTERO GENNAIO 2000.

L' arte e la scienza
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L' arte e la scienza [Videoregistrazione]

Il genio e il suo tempo
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Il genio e il suo tempo [Videoregistrazione]

Storie grame de por puaritt...
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Storie grame de por puaritt... [Videoregistrazione] : I Legnanesi di Felice Musazzi

: Multivision, 2006

Un due tre... ciapal ca'l gh'e'
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Un due tre... ciapal ca'l gh'e' [Videoregistrazione] / I Legnanesi di Felice Musazzi

: Multivision, 2006

Si va a incominciare
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Si va a incominciare [Videoregistrazione] / I Legnanesi di Felice Musazzi

: Multivision, 2006

Mia famiglia
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Mia famiglia [Videoregistrazione] / regia di Eduardo De Filippo

: 01 Distribution, 2006

Le particelle elementari
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Le particelle elementari [Videoregistrazione] = Elementarteilchen / regia di Oskar Roehler

: Luckyred Homevideo, 2006

Abstract: Michael Djerzinski, biologo molecolare, e Bruno Clément, insegnante, sono fratellastri e non potrebbero essere più diversi. In comune hanno solo la madre Jane e il fatto che, cresciuti lontano da lei, sono stati allevati ognuno dalla propria nonna paterna. Michael è introverso, ha come unico interesse le sue ricerche genetiche ed è tanto disinteressato al sesso quanto invece Bruno ne è ossessionato. Poi un giorno tutti e due incontrano l'amore: Michael ritrova Annabelle, una compagna di scuola, e Bruno conosce Christiane durante una vacanza. La felicità sembra finalmente aver bussato alla loro porta finché le due donne non si ammalano gravemente... "Non c'è rifugio per i protagonisti di 'The Elementary Particles', incapaci di tornare all'infanzia forse perché un'infanzia non l'hanno mai avuta e sono dunque condannati ai più cocenti scacchi esistenziali. (...) La prima parte del film è tutta giocata sullo humour noir, ingrediente ormai inflazionato, e sulla satira: una satira spuntata e priva di sottigliezza però oltre che immemore della complessità di pensiero depositata nella scrittura di Houellebecq. Sfilano le miserie sessuali di Bruno, masturbatore, molestatore, iniziato al sesso da adolescente durante i funerali della nonna e futuro scambista ma sempre infelice; l'egoismo di una madre hippy e troppo impegnata a seguire le mode e i maschi del momento per occuparsi dei figli; le disavventure fantozziane di Bruno adulto e divorziato in un campeggio new age tutto nudismo e libertà sessuale. Mentre l'asessuato Michel conosce un'intermittente felicità accanto all'amore della sua infanzia, che si decide a impalmare ormai prossimo alla quarantina. Perfino la morte della madre bella e incosciente, rantolante incartapecorita fra le candele come Dracula (chiaro, per i figli è stata un vampiro), è risolta in chiave grottesca. Il che rende ancora più improbabile la brusca sterzata drammatico-realistica del finale con malattie, suicidi, ennesimo crollo nervoso del povero Bruno. E incongruo finalino a suo modo ottimista. Una vera delusione: eppure gli attori sono bravi, il romanzo importante, e il regista aveva già dato ottime prove con film drammatici come 'Hannah Flanders', visto anche in Italia, altra storia (autobiografica) di una madre indegna, guardacaso. Cose che succedono quando si cerca la ricetta per trasformare un best-seller in un campione d'incassi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 febbraio 2006) "I film tedeschi da noi valgono zero al botteghino: senza opinare se è giusto o non è giusto, bisogna impedire che capiti lo stesso a 'Le particelle elementari' di Oskar Roehler. Il film presenta qualche punto debole, edulcora (come vedremo) il romanzo originario, insomma è tutt'altro che perfetto; sta di fatto, però, che ha l'immenso merito di affrontare con sintonia di fondo un testo che sembrerebbe intraducibile e di dare ulteriore visibilità (è proprio il caso di dirlo) alle pagine più audaci e affascinanti pubblicate negli ultimi dieci anni. Sulla cosiddetta caduta dei valori nell'Occidente democratico, per la verità, siamo letteralmente soffocati dalle chiacchiere, vomitate vuoi dai politici e dai preti, vuoi dai sociologi e dai documentaristi, vuoi soprattutto dagli artisti. Michel Houellebecq ci ha, invece, dimostrato con quel libro che un barlume di verità può accendersi solo grazie alla fusione tra brutalità e (com)passione della vita: mentre un plotone di mediocri se la cava con il tifo ideologico da curva, gli accattonaggi del tempo perduto, le polluzioni terzomondiste, le pantomime sapienziali o i surrealismi da discarica, lo scrittore francese ritrae la sofferenza umana nella sua cruda materialità, nella sua predestinata fragilità e nei suoi aneliti tragicomici. Nel film, certo, questo 'nichilismo attivo' si semplifica nell'itinerario parallelo di due fratellastri che imparano dolorosamente a conoscersi e (forse) amarsi nella giungla che è succeduta al crollo dei moderni rapporti interpersonali. Del resto, il procedimento di Houellebecq - basato sulla simultaneità di fatti e pensieri - era praticamente inestricabile e il giovane regista tedesco ha sunteggiato le tappe dell'incontro/scontro ricorrendo a troppi flashback ed esplicitando più del dovuto il coté melodrammatico. Grazie agli attori estremamente sorvegliati, però, la cruciale contrapposizione tra i diversi stili di vita - che è ben diversa dalla solita igienica e tartufesca critica sociale - viene fuori in tutta la sua devastante intensità." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 12 febbraio 2006) "Per risultare più credibile il film taglia il male a metà e salva uno dei due amori, facendone il puntello esistenziale per il fratello meno fortunato. A bizzarre pagine di fantabiologia avveniristica il libro alterna sgradevoli insistenze sadiche e titillamenti pornografici. Ma Roehler, anziché calcare la mano come accade spesso sullo schermo, riesce a mantenersi su una linea più sobria, fermo restando che in sottofinale il racconto zoppica. Forse per questo, nonostante l' enorme pubblico che affollava speranzoso il Palast, l'applauso è stato misero." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 12 febbraio 2006) "'Le particelle elementari' presenta punti deboli ed edulcora il romanzo originario; sta di fatto, però, che ha il merito di affrontare con sintonia di fondo le pagine più audaci e ciniche pubblicate negli ultimi dieci anni. Michel Houellebecq vi ha dimostrato che un barlume di verità può accendersi solo grazie alla fusione tra brutalità e (com)passione della vita: mentre un plotone di colleghi se la cava con gli accattonaggi del tempo perduto o le solite fumisterie intellettuali, lo scrittore francese ritrae la sofferenza umana nella sua cruda materialità, nella sua predestinata fragilità e nei suoi aneliti tragicomici. Nel film questo nichilismo cosmico si semplifica nell'incontro/scontro tra due fratellastri che imparano a conoscersi e (forse) amarsi nella giungla dei rapporti interpersonali; del resto il procedimento basato sul flusso coscienziale resta intraducibile e il regista tedesco ricorre a troppi flash-back ed esplicita più del dovuto il coté melodrammatico. Ciò nonostante la contrapposizione tra i diversi stili di vita - che è ben diversa dalla solita e tartufesca critica sociale - viene fuori nella sua cupa intensità." (Valerio Caprara, 'Il Mattino, 22 aprile 2006) "Dal chiacchierato romanzo del francese Houellebecq che a qualcuno fa venire in mente Camus e finisce scartando l'amore per la clonazione, ecco il bellissimo film che ne ha tratto il tedesco Oskar Roehler, premiato a Berlino anche per la furibonda, magistrale prova di Moritz Bleibtreu. (...) Non si salva e non si giudica nessuno: ma se nei gialli l'assassino è il maggiordomo, in Freud la colpevole è sempre la mamma. Non è il mezzo scandalo la promessa del film, ma l'analisi spietata delle contraddizioni nel campo affettivo e un pessimismo cosmico che non risulta mai gratuito per l'ellittica espressiva narrazione." (Maurizio orro, 'Corriere della Sera', 21 aprile 2006) "Trasposta in immagini, la storia un tantino menagrama e largamente filosofeggiante di Houellebecq acquista una concretezza forzata; nel contempo, le opposte solitudini e il caos di un mondo dominato da desideri di plastica perdono una quota del valore emblematico d'origine. Ne esce un racconto un po' confuso (specie nella seconda parte), eppure condotto con un certo talento e bene interpretato da tutti." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 aprile 2006) Note - ORSO D'ARGENTO A MORITZ BLEIBTREU COME MIGLIOR ATTORE AL 56MO FESTIVAL DI BERLINO (2006).

Il mucchio selvaggio
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Il mucchio selvaggio [Videoregistrazione] = The wild bunch / regia di Sam Peckinpah

: Warner home video, 2006

Abstract: Rapinato un ufficio postale, Pike Bishop e la sua banda si accorgono di essere caduti in un tranello messo in piedi da Hurrigan, che ha interesse a liberare la zona dai banditi. Hurrigan ha assoldato un gruppo di ex-galeotti, capeggiati da Dick Thornton, che comincia a sparare contro Pike e i suoi. Riuscito a salvarsi, Pike raggiunge, con cinquanta uomini, la città messicana di Aguaverde, base delle truppe regolari in lotta contro Pancho Villa. Le comanda un ex killer, Mapachi, autoproclamatosi generale. Con lui, Pike si accorda per assaltare, in cambio di diecimila dollari, un treno statunitense carico d'armi. L'impresa ha pieno successo nonostante l'intervento di Thornton e dei sui - che non hanno mai messo di inseguire Pike, ma quando Mapachi si accorge che uno dei banditi, Angelo, si è tenuto una cassa per sé, allo scopo di consegnarla agli indios in rivolta, lo sottopone a terribili torture e, infine, lo uccide sotto gli occhi dei suoi compagni. Per vendicarlo, Pike e gli altri ingaggiano una furiosa sparatoria, durante la quale uccidono Mapachi e gran parte di "regolari" finendo però col soccombere. Thornton, a cui non resta che constatare la morte di banditi, si unisce all'unico sopravvissuto per raggiungere, con lui, i rivoluzionari messicani. Note - LA REVISIONE MINISTERIALE DEL MAGGIO 2007 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

Una top model nel mio letto
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Una top model nel mio letto [Videoregistrazione] / regia di Francis Veber

: Medusa Video, 2006

Abstract: Pierre Levasseur, un noto miliardario, viene sorpreso da un paparazzo in compagnia della sua amante, la modella Eléna. Spaventato dalle conseguenze della foto sulla sua vita privata e temendo le sue ripercussioni, ad esempio un divorzio troppo costoso, Pierre decide di tentare il tutto per tutto per salvarsi. Poiché nella foto compare anche un altro uomo, mente alla moglie dicendo che Eléna in realtà era in sua compagnia. L'uomo della fotografia è François Pignon, un autista dalla vita semplice e tranquilla. Per convincere sua moglie però, Pierre deve fare in modo che Eléna viva realmente con Pignon e risulti chiaro che sia la sua compagna per cui la costringe a stabilire un rapporto con lui. La bellezza di Eléna stride con la realtà di Pignon, e sicuramente gli porterà numerosi guai... "Nel cinema e nella vita l'apparenza inganna. Nei film di Veber inganna due volte. Dopo il fesso così fesso da risultare geniale ('La cena dei cretini') e il licenziando che fingendosi gay conquistava amore e lavoro ('L'apparenza inganna', appunto), qui abbiamo un poveraccio che campa facendo il posteggiatore ma si ritrova "fidanzato" a una sventolona, per giunta straricca essendo una famosa fotomodella. (...) Se i due film precedenti facevano leva su una dose urto di cattiveria, qui vincono i buoni sentimenti perché il poveraccio fidanzato per finta, oltre a essere complice dell'inganno, è una specie di santo innamorato da sempre della sua vicina; la top model è buona come il pane e quasi quasi si innamora perfino del poveraccio; insomma l'unico bastonato è l'ipocrita Auteuil che vuole tenersi la moglie ricca e l'amante giovane. Senza cattiveria però (senza satira) si ride un po' meno del previsto. Malgrado la bravura e la simpatia di Gad Elmaleh, sorta di incrocio fra Buster Keaton e Giancarlo Delle Piane. E il brio della luminosa Alice Taglioni." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 maggio 2006) "In una 'Top model nel mio letto', la tipologia del personaggio cambia sensibilmente: anziché provocare le situazioni comiche, l'ometto le subisce. Così, il film prende un andamento in condominio tra farsa a sfondo sociale e la commedia sentimentale di strana-coppia, dove un binomio sessualmente assortito viene a sostituire quelli maschili dei precedenti 'buddy movies' di Veber. Il quale, ancora una volta, riesce a portare a casa il risultato. Certo, gli spunti di satira di costume sono appena accennati; in compenso, Veber blinda la commedia degli equivoci, facendo delle gag meccanismi di previsione e imprimendo alle situazioni il ritmo giusto, quello che permette di 'spremerle' traendone il massimo di divertimento. E se, stavolta, i personaggi principali sono affidati a nomi meno noti, il regista francese non si nega il lusso di ruoli di contorno affidati ad attori come Daniel Auteuil e Kristin Scott Thomas." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 12 maggio 2006) "Una pochadona francese, con le corna, i ricchi e i poveri, gli arroganti e i dignitosi, i bonifici da 20 milioni, le bellone da schianto e le commesse di libreria e telefonini ovunque. Bisogna stare al gioco dell'abile Francis Veber ('Cena dei cretini', 'L'apparenza inganna') (...) Dopo un quarto d' ora è tutto prevedibile, le gag sono tutte telefonate. Il regista, che ha ritmi e tempi stretti, non si nega a né si vergogna di niente, ricicla di tutto pur di ottenere la risata facile di un pubblico che l'ha già premiato in Francia con promessa di remake americano. Attori sintonizzati: bravo Gad Elmaleh, un urlo la Taglioni, vigliacco Auteil, perfida la Scott Thomas." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 maggio 2006)

La congiura dei Boiardi
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La congiura dei Boiardi [Videoregistrazione] / regia di Sergej M. Ejzenstejn

: General Video Recording, 2006

Abstract: Tornato a Mosca, Ivan Vassilievic, incoronato zar nel 1574, decide di annientare la potenza dei signorotti feudali, i Boiardi. Note SECONDA PARTE DEL FILM: IVAN IL TERRIBILE (VEDI SCHEDA). QUESTA PARTE NEL 1944 ERA GIA' TERMINATA, MA NON FU PRESENTATA AL PUBBLICO CHE NEL 1958, PER VIA DEL VETO DELLA CENSURA - IL 4 SETTEMBRE DEL 1946 IL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO CONDANNO' L' OPERA.

Piano... piano, dolce Carlotta
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Piano... piano, dolce Carlotta [Videoregistrazione] = Hush... hush, sweet Charlotte / regia di Robert Aldrich

: 20th Century Fox home entertainment, 2006

Abstract: Charlotte Hollis, una signorina avanti negli anni, vive tutta sola nella villa lasciatale dal padre, con l'unica compagnia di un'anziana governante e il peso di incubi provocati dal ricordo di John Mayhew, l'amante che secondo l'opinione pubblica lei stessa ha trucidato orrendamente. Nel tentativo di difendere la propria casa dall'esproprio, Charlotte chiede aiuto a sua cugina Miriam Deering ed al suo amico il dottor Drew Bayliss. I due si installano nella villa con lo scopo apparente di convincerla ad andarsene, ma, in realtà, per appropriarsi di tutti i suoi averi. Per questo i due cercano di farla impazzire con una serie di macabre trovate, assecondati nel tentativo dalla stessa vittima incosciente, che ancora sogna l'amante morto e crede continuamente di avvertirne l'invisibile presenza. Quando, come conseguenza di un ultimo feroce trucco, la diabolica Miriam ed il suo partner credono di essere finalmente riusciti nella loro impresa, Charlotte li uccide. "Il film, per quanto costruito con abilità e diretto con studiato mestiere, non riesce a nascondere l'intento di giungere forzatamente ad effetti più orripilanti e tenebrosi che autenticamente drammatici; per cui il suo unico pregio rimane l'impegnata recitazione di alcuni attori." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 58, 1965) "Lugubre e spaventevole giallo psicologico di Robert Aldrich, tornato a dispensare incubi due anni dopo l'angoscioso 'Che fine ha fatto Baby Jane?'. Un'altra storia d'orrore al femminile e sul proscenio ancora lei, Bette Davis, da carnefice a vittima. La finta angelica Olivia de Havilland, subentrata a Joan Crawford, tira sorridendo i fili di un diabolico intrigo". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 settembre 2001) Note - GIRATO IN LOUISIANA, (USA), A BATON ROUGE, BURNSIDE, NELLA HOUMAS HOUSE PLANTATION. - COREOGRAFO: ALEX RUIZ. - GOLDEN GLOBE 1965 A AGNES MOOREHEAD COME MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA. - 7 CANDIDATURE AGLI OSCAR 1965: ATTRICE NON PROTAGONISTA, SCENOGRAFIA IN B/N, FOTOGRAFIA IN B/N, COSTUMI IN B/N, MONTAGGIO, CANZONE ORIGINALE E COLONNA SONORA.

Verso il sud
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Verso il sud [Videoregistrazione] / regia di Laurent Cantet

: Dolmen home video, 2006

Abstract: Andare a sud, cantava Vinicio Capossela, a sud di noi come fanno le tre splendide protagoniste di Laurent Cantet: Charlotte Rampling, Karen Young e Louise Portal. Rispettivamente Brenda, Ellen e Sue, tre turiste americane in “gita di piacere” ad Haiti sul finire degli anni ‘70. Approdate a quella spiaggia da un passato confessato in prima persona alla macchina da presa, per quel passato cercano conforto tra le braccia di quello che oggi viene definito jinetero (il cavalcatore), una sorta di gigolo dei carabi. Una consolazione effimera, la loro, comprata da chi ha “fame” di venderla. Il sud di Brenda ed Ellen è incarnato da Legba, un giovane uomo color ebano che guadagna “cibo e sicurezza” smerciando “desiderio e amore”. Legba è capace e ha stile e i suoi guadagni gli permettono di mantenere se stesso e la vecchia madre. Entrambe invaghite fino a pensare di condurlo via con loro, le donne arriveranno a un feroce scontro finale incapaci di riconoscere la vacuità del loro sogno sessuale. È difficile individuare le ragioni che stanno alla base del turismo sessuale, una spiegazione facile le identifica con patologie individuali, tuttavia è troppo poco per giustificare una diffusione così massiccia di questa pratica. Esteso anche tra le ladies, Cantet mette in schermo una vacanza sessuale al femminile in un mare che molte signore sognano più blu. Il regista nel suo film individua in questo fenomeno così crescente una componente socio-economica: confronta due povertà, quella sociale e quella sessuale. La ricerca sessuale delle sue protagoniste, più erotica e meno pornografica di quella maschile, è capace di esprimere sentimenti fortissimi come la ricerca dell’amore in età avanzata magnificamente interpretata dal Charlotte Rampling, Coppa Volpi mancata.

$10 canoe
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Videoregistrazioni: DVD

$10 canoe [Videoregistrazione] = Ten canoes / regia di Rolf De Heer

: Fandango home entertainment, 2006

Abstract: Una storia ambientata nella regione aborigena della palude Arafura che, tra passato e presente, racconta di Dayindi, un ragazzo che ha messo gli occhi sulla più giovane delle tre mogli dell'anziano costruttore di canoe Minygululu. Questi, consapevole dei desideri del ragazzo, gli narra la storia del guerriero Ridjimiraril e del suo giovane fratello Yeeralparil innamorato di una delle mogli del suo congiunto ... "Sorprese d'estate, due: arriva dall'Australia il primo film al 99% aborigeno. Solo il regista Rolf De Heer è bianco (era suo 'The Tracker', bellissimo western aussie sul genocidio). Tutto il resto rielabora miti, leggende, racconti, usanze, credenze, morale, umorismo degli antipodi. Sissignori: gli aborigeni scherzano e ridono da matti, anche in questa movimentata parabola ambientata in tempi remotissimi e narrata da uno dei protagonisti al fratello minore perché impari a non desiderare la donna d'altri... Dietro le immagini ci sono le migliaia di foto scattate nel nord dell'Australia da Donald Thomson, antropologo degli anni 30. Dietro la storia, intricatissima e a tratti incoerente 'come un albero pieno di rami', 10.000 anni di cultura aborigena con i suoi volti, i gesti, le abitudini alimentari e famigliari, le piccole menzogne dalle grandi conseguenze. L'effetto è di totale spaesamento e insieme di strana familiarità perché De Heer, ipnotizzato dai personaggi, travasa tutto questo mondo mai visto in una forma-cinema abbastanza collaudata. Restando saggiamente narratore, all'occidentale, senza mai tentare di farsi stregone o sciamano." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 2 giugno 2006) "Il film davvero sui generis si colloca in un tempo indefinibile, quando il giovane Dayindi concupisce una delle tre mogli del fratello: per insegnargli «come ci si comporta», l'anziano cacciatore racconta, così, la vecchia storia di un amore proibito, corredata dagli esemplari quanto inevitabili eventi successivi. I piani narrativi del presente e del passato s'intrecciano continuamente anche grazie alla fotografia, ora a colori ora in bianco e nero; al resto pensano le riprese effettuate con accanito piglio antropologico nel corso di tre mesi trascorsi dalla troupe negli acquitrini infestati da sanguisughe, zanzare e coccodrilli. Circostanza che inibisce qualsiasi giudizio puntiglioso e qualsiasi sospetto di sfruttamento del patrimonio immaginario (sia detto senza offesa) dei «buonissimi selvaggi»: stando al gioco della cultura e della lingua aborigene, è possibile che il colpevolizzato spettatore occidentale scopra le delizie (?) di un mondo arcaico e immoto, naturale e insieme simbolista, crudele ma a tratti persino autoironico e ghignante." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 3 giugno 2006) "Rolf de Heer, come fosse il Lévi-Strauss del cinema, narra la fiaba antropologica delle popolazioni tribali a nord dell' Australia, palude d' Arafura, ricca di zanzare. Per dare una lezione sull'oggi, rivive dal passato la storia dell'amore proibito, dello stregone, della donna scomparsa e ritrovata, di un'uccisione feroce e casuale e di una peggior vendetta. Animistico eppur carente di anima, molto noiosamente interessante, il film manca delle facoltà evocative del Tempo e si limita alle curiosità un po' folk: 10 canoe, 150 lance e 3 mogli i primi numeri in bilancio, ma il talento di De Heer ha un'altra follia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 giugno 2006) "Cantore solista dell'epopea degli aborigeni, questa volta Rolf de Heer ('The Tracker') si è spinto oltre: con '10 canoe', co-prodotto dalla nostra Fandango, ha messo in scena una storia arcaica, concepita in collaborazione col popolo di Ramingining e interpretata esclusivamente da nativi australiani. (...) Il film offre un'esperienza del tutto inusuale, regressiva, un po' ipnotica. Ed è una sorpresa la scoperta di un 'humour tribale' parecchio divertente, di cui (colpa nostra...) avevamo fin qui ignorato l'esistenza."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 2 giugno 2006) Note - GIRATO INTERAMENTE NELLA TERRA DI ARNHEM. - IL TITOLO DEL FILM PRENDE SPUNTO DA UNA FOTO MOSTRATA AL REGISTA, ROLF DE HEER, DA PARTE DELL'ATTORE ABORIGENO DAVID GULPILIL. LA FOTO, SCATTATA SETTANT'ANNI PRIMA DALL'ANTROPOLOGO DR. DONALD THOMSON, RITRAEVA UN GRUPPO DI DIECI NATIVI ABORIGENI CON LE LORO CANOE. - ROLF DE HEER HA SCRITTO LA SCENEGGIATURA CON L'AIUTO DELLA POPOLAZIONE DI RAMINGINING. - PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006) NELLA SEZIONE "UN CERTAIN REGARD".

Ivan il Terribile
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Ivan il Terribile [Videoregistrazione] / regia di Sergej M. Ejzenstejn

: General Video recording, 2006

Abstract: Incoronato zar nel 1547, Ivan (1530-84) promette di unire tutta la Russia, entra in conflitto con i boiardi di cui vuole limitare il potere e con la zia che avvelena la zarina. Ivan si ritira in convento. Presentato alla fine del 1944, è la prima parte di Ivan Groznyi la cui seconda parte, nota col titolo La congiura dei boiardi, fu terminata nel febbraio 1946 e condannata nello stesso anno dal Comitato centrale del Partito Comunista dell'URSS e distribuita in pubblico solo nel settembre 1958. Tornato a Mosca, Ivan entra in conflitto con l'amico Fëdor Kolitchev, diventato pope metropolita col nome di Filippo e schierato con i boiardi. Euphrosinia, zia di Ivan e madre dell'inetto Vladimir, che i boiardi vorrebbero come zar, prepara un attentato, ma Ivan sostituisce a sé stesso il giovane che così viene ucciso da un sicario inviato da sua madre. Nella 2ª parte, inseparabile dalla 1ª, Ejzenštejn inserì una lunga sequenza a colori (in Agfacolor, bottino di guerra). La 3ª parte non fu mai girata: doveva raccontare la vittoria finale di Ivan, ormai diventato il Terribile. Nella cineteca di Mosca erano conservate 2 sequenze inedite (20 minuti circa), una delle quali (L'infanzia di Ivan) doveva servire di prologo alla 1ª parte. Può essere letto a diversi livelli: storico, politico, psicologico, estetico, allegorico. Ivan è Ivan. È Stalin. È un re di Shakespeare. È un eroe di opera wagneriana. È la rievocazione _ spesso in bilico sul ridicolo perché la sua natura è sublime _ di una situazione storica che rimanda a quella del presente, elevata ad archetipo eterno. Integralmente e genialmente staliniano, terribilmente reazionario e, insieme, autenticamente rivoluzionario. Fotografia di Edvard Tissé (esterni) e Andrej Moskvin (interni). Musica di Sergej Prokof'ev.

Misterioso omicidio a Manhattan
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Misterioso omicidio a Manhattan [Videoregistrazione] = Manhattan murder mistery / regia di Woody Allen

: Sony Pictures home entertainment, 2006

Abstract: La prematura scomparsa di una casalinga del West Side, apparentemente in ottima salute, trasforma alcuni membri dell'élite letteraria di New York in detective dilettanti. I sospetti abbondano e non toccano solo il presunto assassino. Carol Lipton, è l'autodesignata condottiera del gruppo. Carol, un'ex pubblicitaria sposata all'editore Larry Lipton, ha abbandonato la carriera per crescere il figlio ed è diventata un'esperta gastronoma, con il sogno di aprire un ristorante. Impulsiva ed indiscreta, con tanto tempo da perdere, si insospettisce per la morte improvvisa della moglie del vicino, suscitando l'infinita costernazione del suo ben più ansioso marito, che ambirebbe ad ignorare del tutto la vicenda. "E invece no, diciamolo chiaro: dietro questo fulminante ritorno al comico puro stile 'Broadway Danny Rose', c'è un film meditato e personale. Anche, anzi proprio perché realizzato con la complicità decisiva della partner e dello sceneggiatore di 'Io & Annie', Diane Keaton e Marshall Brickman (un Carneade sul quale ci piacerebbe saperne di più). Il film di un uomo che nelle interviste dichiara: 'Oggi ho cinquantasette anni e i miei lavori riflettono i problemi di qualcuno che ha cinquantasette anni'. Vale a dire che sente di doversi guardare indietro e sa come farlo, con grazia e leggerezza. Sono lontane le tristezze e le nevrosi di 'Mariti e mogli', svanite come neve al sole le inquietudini un po' manieristiche di 'Notti e nebbie'. Stavolta siamo nel Woody Allen più schietto, quello della Manhattan intellettuale, delle eterne scene di coppia (nessun palcoscenico è più vasto di un ménage), del plastiche irresistibile di generi e autori: da La finestra sul cortile, che fornisce lo spunto (ma c'è anche una citazione vera e propria, quando Diane Keaton ritrova la fede dell'uccisa), ai film della serie 'L'uomo ombra', con la coppia William Powell-Mirna Loy". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 dicembre 1993) "Il ping pong delle battute viene rarefatto dalla bella colonna sonora jazz, mentre i tic gestuali vanno ad incastrarsi in un traliccio di gran fede cinefila (fioriscono qua e là sequenze da 'La fiamma del peccato', 'La finestra sul cortile', 'La donna che visse due volte', 'La signora di Shangai'). Abbandonato il cipiglio da scolaretto freudiano, il nostro antieroe reindossa il suo abito mitico-simbolico preferito: quello del disilluso investigatore solitario (che ha però, una fifa matta del buio e ci mette sei mesi a capire che quelli de 'L'anno scorso a Marienbad' erano dei flash-back). Quasi tutto il controritmo del film è stringato e delizioso, ma il film numero 23 di Woody Allen sarà ricordato soprattutto per il gag in cui i due protagonisti - in combutta con i marpioni Alan Alda ed Anjelica Huston - approntano su nastro magnetico un 'ingegnoso' tranello per il killer di travolgente, catastrofica goffaggine". (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 dicembre 1993) "Però, 'Misterioso omicidio' non è solo una commedia thrilling. E', nuovamente, un film in cui Woody Allen scherza sulla morte, in cui affronta con angoscioso umorismo la constatazione che il delitto è uno dei possibili comportamenti umani: non esistono solo i serial-killer, anche stimati scienziati (come il Martin Landau di 'Crimini e misfatti') o noiosi borghesi come il signor House possono diventare assassini. E, al tempo stesso, Allen racconta il crimine attraverso gli occhi di una donna - anch'essa borghese, e non poco nevrotica - che vede delinquenti dappertutto: il che sembra davvero un modo, tristemente ironico, di 'elaborare il lutto' legato alla vicenda Farrow, di commentare senza darlo a vedere il comportamento di Mia dopo la loro separazione (si sa, d'altronde, che il ruolo di Carol era stato scritto per lei). Film più denso e doloroso di quanto non appaia a prima vista, insomma. Tanto che le battute di spirito sembrano a volte forzate, come se Woody volesse farci ridere a tutti i costi ma non ne avesse, in fondo, tutta questa voglia. Come forzata è la cinefilia che percorre tutto il film (con citazioni di Wilder, Welles, Resnais, Hitchcock, Fred Astaire), un tratto molto snob che speravavamo Woody avesse relegato nel passato. Un film molto bello, ma che non entra nell'Olimpo dei capolavori di Woody. Che comunque sono tanti. E altri ne verranno, state tranquilli: nel frattempo, godetevi questo omicidio". (Alberto Crespi, 'l'Unità', 30 novembre 1993) Note - REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1993.

Berlin Alexanderplatz
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Berlin Alexanderplatz [Videoregistrazione] / regia di Rainer Werner Fassbinder

: Dolmen home video, 2006

Abstract: Note - LA SERIE E' COMPOSTA DA TREDICI EPISODI E UN EPILOGO.