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Trovati 1786 documenti.
Nemico pubblico [Videoregistrazione] / regia di William A. Wellman
: Warner home video, 2005
Abstract: Nell'America piegata dalla Grande Depressione Economica un uomo fuori dal comune riuscì ad attirarsi il favore e l'attenzione dell'opinione pubblica: John Dillinger, qualificato dalle autorità statunitensi come Nemico Pubblico Numero Uno. Spietato ma galante, Dillinger e la sua banda seminarono il terrore nelle banche degli Stati Uniti e si fecero beffe di J. Edgar Hoover e del suo Bureau of Investigation (futuro F.B.I.), guadagnandosi il plauso di coloro che avevano visto i risparmi di una vita confiscati dagli istituti di credito. A porre fine all'attività criminale di Dillinger fu poi Melvin Purvis, soprannominato 'il Clark Galble dell'FBI', che dopo un'interminabile serie di inseguimenti e sparatorie, con l'ausilio di un gruppo di sceriffi del West e di alcuni sedicenti amici di Dillinger, riuscì a tendere una letale trappola al celebre ed acclamato malvivente, ucciso all'uscita di un cinema di Chicago nel luglio del '43. "Mann è un cineasta radicale che da giovane ha lavorato molto in Inghilterra perché negli Usa, per lui, tirava un'ariaccia: pur essendo un ebreo bianco, le sue simpatie per le Black Panthers lo avevano messo nei guai. Poi, è anche un grande stilista, e 'Nemico pubblico' è un clamoroso esercizio di stile, né più né meno di 'Collateral' o 'Miami Vìce': lo straordinario realismo delle sparatorie si sovrappone all'uso straniante della colonna sonora quasi rock, e nel finale il suddetto gangster-movie con Gable e Powell diventa un controcanto ironico alla fine di Dillinger, un po' come il numero di tip-tap in 'Cotton Club' di Coppola. Johnny Depp, bravo come sempre, sfida il mito di Gable: ed è forse l'unico attore vivente a poterci provare." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 06 novembre 2009) "In cifre in cui si tende via via sempre di più a un iperrealismo che di ogni personaggio fa una persona, di ogni evento, vivo e immediato, fa un fatto di cronaca. Naturalmente tanta ricerca della verità concreta avrebbe difficilmente dato i suoi frutti senza l'interpretazione magistrale di Johnny Depp: mai gridata, mai sopra le righe, con un intimismo e perfino un minimalismo che risolve tutto negli sguardi, se non addirittura nei silenzi. Mentre intorno esplodono solo gli spari dei revolver e dei mitra. Fino all'ossessione." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 06 novembre 2009) "Dopo diverse trasposizioni di nemici pubblici (James Cagney per William Wellman nel '31, Warren Oates per John Milius nel '74), Mann propone l'esposizione del rapinatore lavorando sull'abbellimento e la coreograficità dell'atto furtivo come dei mortali scontri a fuoco. Le rapine, le sparatorie, le spartizioni di bottino sono seguite sia con un voluttuoso montaggio, sia con una macchina da presa che stringe d'improvviso il quadro, seguendo la direzione del gesto (per esempio lo smontaggio delle armi al ritorno dalla prima evasione). Anche se alla fine è sempre la sintesi compositiva tra sguardo, suono e cromatismi a infondere la carica. L'arrembaggio arriva sempre da fuori, da chi compone e non da chi interpreta il componimento. Prendete un qualsiasi inseguimento (tutti i set del film, tra Illinois e Wisconsin, sono stati veri luoghi battuti dalla banda di Dillinger) e noterete i raggi di sole che creano bolle e riflessi sull'otturatore, clangore di auto e armi d'epoca, epiche armonie di Elliot Goldenthal a riecheggiare 'L'Ultimo dei Mohicani'. Opinabile la presenza della pupa del gangster (Marion Cotillard). Da ricordare uno degli highlights del cinema di superficie di Mann: la concitata presentazione dell'agente Purvis (Christian Bale) sulle note di 'Ten million slames'. Un paio di minuti in visibilio, un paio di secondi per l'oblio." (Davide Turrini, 'Liberazione', 06 novembre 2009) "La psicologia non interessa Mann, che resta un fenomenologo: il narcisismo del gangster è senza spessore e background. Il che (con la pretestuosa polemica di Dillinger contro le banche che 'rapinano' la gente) fa la modernità del film, un catalogo del male spregiudicato e deduttivo, ma senza ideali né romanticismo, ormai privo dell'aura del mito, più reality che realtà." (Piera Detassis, 'Panorama', 13 novembre 2009) "Allo spettatore europeo resterà ostica la questione delle giurisdizioni dei singoli Stati, che terminavano ai loro confini. Allora il crimine federale era una figura meno diffusa di quanto lo sia oggi. Perché bastava un'auto, come prima era bastato un cavallo, per stabilirsi altrove quasi serenamente. Ma vediamo all'essenziale. Milius aveva capito da Raymond Chandler che non esiste una faccia pulita del dollaro. Perciò aveva messo sullo stesso piano il cacciato (Dillinger) e il cacciatore (Purvis). Mann ci prova, ma non ci riesce. Rende Purvis più rispettabile, ma anche più grigio, fino all'acquiescenza verso il doppiopetto (e negligé di seta, nell'intimità) del capo dell'Fbi, Edgar Hoover. Insomma, tutto funziona e nulla rimane di 'Nemico pubblico'." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 novembre 2009) "Fa piacere ritrovare Depp in un ruolo adulto e in una recitazione a basso voltaggio. L'attore, 47 anni, sfodera il suo carisma, credibile in Borsalino e mitra Thompson, mentre alterna lampi di fredda ferocia agli slanci romantici verso la compagna Billie Frenchette." (Arianna Finos, 'Il Venerdì', 06 novembre 2009) "Il regista Michael Mann, ispirandosi al romanzo criminale 'Nemico Pubblico' di Bryan Burrough, ha realizzato un racconto molto bello, pacato e crudele. Su assedi e fughe grava una strana malinconia, Johnny Depp impersona benissimo l'eleganza cattiva, triste e innamorata del giovane gangster." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 06 novembre 2009) Note - TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI C'E' ROBERT DE NIRO.
In casa mia v'aspetto! [Videoregistrazione] : Mozart a Vienna / di Francesco Leprino
: Al gran sole, 2005
Il Rinascimento [Videoregistrazione] : arte, architettura e potere
: Cinehollywood, 2005
Penne Nere [Videoregistrazione] : storia delle truppe alpine
: Cinehollywood, 2005
Il mio amico gatto [Videoregistrazione] / regia di Karen Partridge
: Cinehollywood, 2005
Abstract: La storia del legame tra gatto e uomo, risalendo fino ai tempi dell'antico Egitto, un'analisi della caratteristiche fisiche del gatto, la sua struttura ossea e muscolare, le doti sensoriali, le principali specie di gatto
Agente Cody Banks [Videoregistrazione] / regia di Harald Zwart
: 20th century fox home entertainment, 2005
Abstract: Famiglia, amici e conoscenti, pensano che Cody Banks sia un tipico adolescente che gira con lo skateboard, non ama troppo la scuola e ha qualche difficoltà con le ragazze... Ma quello che non sanno è che Cody fa parte di un programma della CIA ed è un agente segreto in erba.
Papa' sei una frana [Videoregistrazione] / regia di Arthur Miller
: 20th Century Fox home entertainment, 2005
Il mio amico a quattro zampe [Videoregistrazione] / regia di Wayne Wang
: 20th Century Fox home entertainment, 2005
Abstract: Basato sul bestseller "Il cane di Kate" . Si racconta la storia di una bambina di 10 anni che abbandonata da sua madre quando ne aveva tre, trasloca con suo padre in una città della Florida. Una volta là, adotta un cagnolino, Winn-Dixie, (chiamato così perchè è il nome del supermercato dove lo ha trovato), e grazie a lui farà delle nuove amicizie e migliorerà il rapporto con il padre.
: Deutsche Grammophon, 2005
: Deutsche Grammophon, 2005
: Hardy classic video, 2005
Abstract: Nella Scozia del XVI secolo il castellano Lammermoor concede la mano della sorella Lucia al capo di un clan rivale. Per la gelosia il fidanzato segreto la maledice. Lucia impazzisce e muore. Lui si uccide. Girato in esterni naturali tra paesaggi italiani vagamente scozzesi, il film è un riassunto scosceso e maldestro del melodramma di Donizetti (1835) sul libretto di Salvatore Cammarano dal romanzo The Bride of Lammermoor di Walter Scott. Mediocre colonna musicale, attori doppiati, fotografia scadente, evidente povertà di mezzi. Breve comparsa di una giovanissima Gina Lollobrigida.AUTORE LETTERARIO: Walter Scott
: Rai-Trade : Video artist international, 2005
Abstract: Ci sono tre cose che Don Giovanni da Marana ha appreso suo padre Don Josè, e cioè che le donne danno la vita, la disillusione e la morte. Così è stato per la moglie di suo padre, Donna Isobel, e per la sua ultima fidanzata, Donna Elvira.... Note - DON GIOVANNI DURANTE TUTTO IL FILM DA' CIRCA 191 BACI, CIOE' LA MEDIA DI UN BACIO OGNI 53 SECONDI.
: Deutsche Grammophon, 2005
Abstract: Pubblicata da Giovanni Verga in forma di novella nel 1883, messa in scena come atto unico nel 1884, in musica da Pietro Mascagni nel 1890, Cavalleria rusticana ebbe 4 edizioni filmiche nel muto (1909, 1916, 1917, 1924) e un'edizione sonora più che dignitosa nel 1939 con la regia di A. Palermi. Nel 1963 divenne un balletto per la TV (coreografia di Susanna Egri, musica di Migliardi) che vinse il premio Città di Napoli al Premio Italia. Coerente col suo passato, C. Gallone tiene d'occhio Mascagni più che Verga, e non soltanto perché ne usa a iosa la musica (con Tito Gobbi tra i cantanti). Non riesce, però, ad accordare l'eterogeneo cast internazionale. Per rendere ancor più decorativa l'azione si avvale della fotografia dell'emerito statunitense Karl Struss (1886-1981) di cui si servì C. Chaplin in Il grande dittatore e Luci della ribalta. Distribuito in USA come Fatal Desire.AUTORE LETTERARIO: Giovanni Verga
Supercar. Volume 1 [Videoregistrazione] : disco 1
: Universal pictures, 2005
Cefalonia [Videoregistrazione] / regia di Riccardo Milani
: Rai-Trade, 2005
Abstract: L'8 settembre 1943 il generale Badoglio annuncia alla radio la notizia dell'armistizio con le forze militari angloamericane. L'esercito italiano è allo sbando. La divisione Acqui, di stanza nelle isole greche di Cefalonia e Corfù, con 525 ufficiali e 11.000 soldati si trova dinanzi a un terribile bivio o consegnare le armi e arrendersi all'esercito nazista o combattere fino all'ultimo, sapendo sin dall'inizio di non poter contare su alcun aiuto esterno. Dopo un primo momento di dubbio, il generale Gandin, non avendo ricevuto direttive dal governo di Roma, chiede ai suoi uomini di scegliere mediante un referendum. Ufficiali e soldati chiedono in stragrande maggioranza di non arrendersi. Impugnate le armi, affrontano l'esercito nazista, firmando una delle pagine più drammatiche della storia italiana del Novecento. Note - FILM PER LA TELEVISIONE ANDATO IN ONDA L'11 E IL 12 APRILE 2005 SU RAI UNO.
La seconda guerra mondiale a colori [Videoregistrazione] / Michael Kloft
: Cinehollywood, 2005
Storia Cinehollywood
Mediterranea tour [Videoregistrazione] : 10 settembre 1984 / Giuni Russo
: Edel, 2005
Fa parte di: Giuni Russo
Bufera in Paradiso [Videoregistrazione] / regia di George Gallo
: 20th Century Fox home entertainment, 2005
Abstract: Nel periodo natalizio, Bill Firpo, ex detenuto, ha la sorpresa di veder uscire di prigione i suoi due fratelli: Dave, un bugiardo inveterato, e Alvin, cleptomane incorreggibile. Dave ha una lettera di un compagno di galera, Vic Mazzucci, per la figlia Sarah, che vive a Paradise, in Pensylvania. In libertà vigilata non potrebbero uscire dallo stato di New York, ma la sventatezza di Alvin che ruba in un magazzino e il dover sfuggire al conseguente arresto provoca la fuga dei tre su un automobile rubata. Dave convince Bill a recarsi a Paradise e, qui giunti, decidono - di fronte alla ghiotta occasione di impadronirsi di migliaia di dollari versati sotto i loro occhi - di rapinare la assai poco sicura banca locale. Ma per una sorta di maledizione, non riescono ad allontanarsi col denaro: vanno fuori strada con un'automobile rubata, arrivano ad usare una slitta a cavallo, e addirittura una barca, con Alvin che quasi muore assiderato nel fiume. Per colmo di ironia, chi li ospita e li conforta è proprio il direttore della banca, Clifford Anderson. Sarah, pur consapevole del furto, non li denuncia, ma li invita ad andarsene. Frattanto Vic, saputo della rapina, da lui architettata da tempo, evade, e rapisce la madre dei Firpo, per ottenere il denaro. Intanto i tre, pentiti, restituiscono il denaro ad un reverendo, firmandosi "i tre Re Magi". Dave svela all'infuriato Bill che la lettera di Vic era un imbroglio e di aver chiamato la polizia al supermaket. Poi i tre fratelli vengono sequestrati da due vice sceriffi merciai, che hanno venduto loro il passamontagna della rapina, e vogliono anche loro il denaro. Infine tutti si ritrovano nella casa degli Anderson alla mercé di Vic e del complice: mentre la polizia e l'FBI, de tempo sulle tracce dei banditi, circondano l'edificio, il figlio dello sceriffo spara a Vic. Le testimonianze favorevoli e l'omertà dei locali scagionano i Firpo: Bill decide anzi di restare perché innamorato di Sarah e desideroso di cambiare vita. "'Paradiso' sta per 'Paradise' e Paradise è un'amena cittadina americana in cui tre fratelli votati alla delinquenza minore, vengono a passarvi le vacanze di Natale. (?) La regia di George Gallo, qui al suo secondo film dopo 'Perseguitato dalla fortuna', non riesce infatti a tenere mai le fila dei vari incidenti piccoli e grandi che contraddistinguono l'impatto fra i tre farabuttelli e i troppo disponibili cittadini di Paradise, i colpi di scena sono fiacchi, e i bozzetti cui l'azione soprattutto si affida sono quasi sempre di grana grossa, senza né fantasia né estro." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 7 febbraio 1995) "E' ancora Nicolas Cage, l'inespressivo nipote di Coppola, la vittima designata di queste operazioni di nostalgia: paga lo scotto, ed è sempre con la sua aria di capitato là per caso, il peggiore del cast. Molto più bravi nelle forzate caratterizzazioni gli altri due, mimi un po' folli: Jon Lovitz, il più bugiardo e incosciente uno di quelli che 'scappano dalla città' con Bill Crystal e Dana Carvey, popolarissimo in patria, che fa il quasi muto subnormale cleptomane, ed è il demenziale comico del televisivo 'Saturday night live' e di 'Fusi di testa', un volto mobile che mescola Stan Laurel, Harpo Marx e Mickey Rourke. Il resto è affidato al buon cuore del professionismo, a un soggettino vagamente ispirato a 'Non siamo angeli', che poteva anche essere divertente se avesse avuto una sceneggiatura al seguito. E il fatto che la troupe abbia battuto i denti per alcune settimane tra le nevi del Canada (controfigura della Pennsylvania), rimuovendo seimila tonnellate di ghiaccio, appartiene ahimé solo alla storia degli eroismi inutili del cinema." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 8 febbraio 1995) "Nicolas Cage è il più saggio, i suoi due fratelli delinquenti di New York vengono rilasciati dal carcere tutt'e tre si mettono nei pasticci per sfuggire alla polizia si rifugiano in una cittadina chiamata Paradise, dove restano bloccati dalla neve e vengono soffocati dalla bontà e gentilezza degli abitanti sino alla redenzione. Naturalmente, siamo sotto Natale. Girato nel grande freddo del Canada, il film ha due soli elementi divertenti: un cane a tre zampe e un sacerdote cattolico che, mentre ascolta le confessioni dei suoi fedeli, per non morire di noia fa le parole incrociate." (Lietta Tornabuoni, "La Stampa", 5 febbraio 1995) Note - REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1995
Birth [Videoregistrazione] = Io sono Sean / regia di Jonathan Glazer
: Eagle pictures, 2005
Abstract: Finalmente Anna, dopo la morte di suo marito Sean, ha ritrovato la felicità. A breve infatti sposerà il suo fidanzato Joseph. Improvvisamente però nella sua vita si intromette un ragazzino di dieci anni che le dice di essere la reincarnazione di Sean... "Molti film raccontano una storia ma ne nascondono un'altra. Inscenano personaggi, conflitti, sentimenti per alludere a qualcosa che non possono (non vogliono) raccontare apertamente. Fra questi film perversi, spesso molto interessanti, c'è 'Birth' di Jonathan Glazer, premiato regista inglese di videoclip all'opera seconda dopo il diversissimo 'Sexy Beast'. Esteriormente è la storia di un dilemma. (...) Lo spettatore sa e non sa, così la regia riesce abilmente a convincerlo che forse, chissà, chi può dirlo. O più semplicemente, come capiremo solo alla fine, qualche personaggio ha una vera vena di follia. Ma questa è solo la superficie di un film dal linguaggio sapiente che allude a pulsioni e inquietudini più oscure. In testa quelle che possono portare un bambino, per quanto intraprendente, verso una donna molto ricca (dettaglio non secondario) e più grande di lui. Ma anche viceversa. La bella Nicole inizia ad essere attratta dal piccolo Sean perché comincia a credergli, o viceversa? A seconda della risposta, il film cambia completamente prospettiva. Non è poco, a ben vedere." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 settembre 2004) "Come antidoto il giovane Jonathan Glazer può contare su Nicole Kidman, l'unica diva moderna che trasforma qualsiasi apparizione in inno alla grazia e quindi alla vita. Certo l'ultima erede dei dipinti di Botticelli non ha il potere di far diventare i brutti film belli, come purtroppo si è visto in molti casi recenti; ma quando una simile protagonista attira su di sé il peso specifico della messinscena, costringendo la trama a mettersi al servizio del suo show di primi piani e figure intere, pubblico e critica vedono sfaldarsi notevolmente le abituali reazioni e categorie di giudizio. Glazer, dopo i pluripremiati video musicali e spot pubblicitari e l'opera prima 'Sexy Beast', si dimostra regista assai accorto, capace cioè di confezionare 'Birth' con tutta la morbidezza richiesta dallo spunto improbabile: (...) L'idea fiabesca che Glazer ha del film proprio non riesce a reggere, nonostante la prudenza, per non dire, la neutralità dell'effusione melodrammatica: nella scenografia platealmente distanziata né lo scandalo dell'amour fou, che culmina in un bagno nella stessa vasca e nel casto bacetto sulla bocca del ragazzino, né il disagio psichico della sopravvivenza conquistano dignità drammaturgica. A superare gli argini di un film ancora più piccolo delle sue ambizioni minimaliste resta solo Anna, anzi Nicole acconciata con un taglio di capelli cortissimo alla Jean Seberg o alla Mia Farrow che avrebbe penalizzato chiunque non fosse come lei nata per l'obiettivo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 9 settembre 2004) "Una favola americana, 'Birth'. L'ha diretta Jonathan Glazer che con le favole, finora non ha avuto molta dimestichezza (si ricordi il suo 'Sexy Beast'), però se l'è fatta scrivere da Jean-Claude Carrière, non solo sceneggiatore di molti film di Buñuel (che comunque, pur surreali, favole non erano), ma collaboratore tempo fa del Dalai Lama per un libro sul buddhismo che nel film ha spazi perché vi si dà rilievo ad una possibile reincarnazione. (...) Ci si diverte per l'ambiguità, all'inizio, della situazione, dosata anche con una certa furbizia, poi si guarda solo a Nicole Kidman. Perché è bella e brava più del solito." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9 settembre 2004) "Il copione, scritto dal regista in collaborazione con Jean-Claude Carrière, non pretende di far passare per autentico un evento incredibile, del quale finisce anzi per dare una spiegazione. (...) Ciò che conta, però, è la suggestione delle immagini di una New York cupa e decolorata, opera dello straordinario operatore Harry Savides, e la complessa originalità del groviglio psicologico. E Nicole Kidman, altro che fischi: meriterebbe un ulteriore premio da aggiungere alla sua collezione per il coraggio che la guida in una successione di sfide da Kubrick a von Trier." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 9 settembre 2004) "Domina Nicole Kidman, ormai macchina celibe del cinema. Se intorno a lei - corpo stilizzato, capelli da monello - ci fosse il vuoto assoluto, il film sarebbe sempre film. Tutto nel suo viso, inquadrato minuto per minuto, tipo l'Empire State Building di Warhol. Una sequenza interminabile la vede senza espressione fino alle lacrime. (...) La fotografia misteriosa e solenne (del genio Harris Savides, 'Elephant', 'Gerry', che ha anche sceneggiato insieme a 'Finding Forrester', tutti di Gus Van Sant) costruisce un set magico, conturbante. Al centro la geometria di un altro mito, Central Park, dai lineamenti non meno espressivi di quelli di Nicole. Ponticelli, sottopassaggi, curve, spianate e cespugli, ogni angolo è una scheggia di altri set. Inoltre, la sceneggiatura è scritta da Jean Claude Carrière, penna storica a partire dagli anni `50 (da Tati all''Oscuro oggetto del desiderio'). Un francese più un inglese artista di spot pubblicitari all'opera seconda, Jonathan Glazer ('Sexy Beast'), l'australiana Kidman e il figlio d'arte Danny Huston (figlio di John). Conclude il supercast, Lauren Bacall. (...) Il film si avvolge su se stesso, s'impantana, suona sempre lo stesso solco. Ma che importa. Ogni frammento canta per conto suo e dice di un film che avrebbe potuto essere, al di là del gioco 'Sean sì Sean no'. E Nicole Kidman nei suoi virtuosismi esasperati sa alla fine amare davvero qualcuno inadeguato, asimmetrico, non convenzionale, di più e oltre il marito banale alto-borghese, dedito allo jogging, alla buona tavola e alla moglie del suo migliore amico." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 9 settembre 2004) "Per essere un film noioso - e lo è - 'Birth' sortisce un effetto bizzarro: sembra corto, perché finisce senza che sia mai cominciato. Smarrito nella vaghezza della storia, ciascuno fa quel che può: Nicole Kidman si aggrappa nel suo premiato ruolo in 'The Others'; Lauren Bacall spande perle di cinismo; gli altri navigano a vista. La regia di Jonathan Blazer ce la mette tutta per mostrare che siamo in zona cinema drammatico d'autore." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 settembre 2004) "Non è sempre vero che i festival aiutano i film. Vedi il caso di 'Birth - Io sono Sean', pellicola raffinata e difficile bastonata dalla critica alla Mostra del cinema di Venezia, da cui è uscita senza nessun premio. Penalizzando in particolare Nicole Kidman, diva dalle scelte intrepide che l'hanno portata da Jane Campion a Kubrick, da Luhrman a Lars von Trier e ad Amenábar, per citare solo alcuni dei suoi appuntamenti artistici più impegnativi. Tra i quali si inserisce di diritto quest'opera seconda (dopo il sorprendente 'Sexy Beast', 2000) dell'inglese Jonathan Blazer, un regista che ha maturato un perfetto magistero tecnico facendo della pubblicità e del quale capiterà sicuramente di occuparci nell' immediato futuro. (...) Scritto dal regista in collaborazione con Jean-Claude Carrière, storico collaboratore di Buñuel, il copione non pretende di far passare per autentico un evento totalmente incredibile, del quale finisce anzi per dare una spiegazione quasi logica. Ciò che conta, però, è la suggestione delle immagini di una New York cupa e decolorata, opera dello straordinario operatore Harry Savides, e la complessa originalità del groviglio psicologico." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 18 dicembre 2004) Note - PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004)
Codice d'onore [Videoregistrazione] = A few good men / regia di Rob Reiner
: Sony pictures home entertainment, 2005
Abstract: Il sergente William T. Santiago, un marine della base americana di Guantanamo, muore nel corso di un'azione "disciplinare" non ufficiale, ad opera del sergente Louden Downey e del caporale Harold W. Dawson, detta in gergo "Codice rosso". L'inchiesta è affidata al giovane tenente di marina Daniel Kaffee, coadiuvato dal capitano della Commissione disciplinare Joanne Galloway, una donna graziosa e volitiva, e da un amico di Kaffee, il capitano Jack Ross. Nel corso del processo e delle febbrili indagini parallele si scopre che Santiago era malvisto da compagni e superiori per le sue scarse doti di combattente. Inoltre aveva scritto, scavalcando i suoi superiori, per essere trasferito, promettendo rivelazioni su un incidente alle recinzioni, in cui era coinvolto Downey. Un'epopea che si svolge all'interno delle dure regole della corte marziale per scoprire quali verità siano state sepolte e a quale scopo... "Un Tom Cruise che, in parte memore di "Nato il 4 luglio", ha slanci di grande freschezza e da un Jack Nicholson potentissimo nello show in cui si scontrano il superdecorato comandante della base e l'avvocatino venuto da Harvard." (Giovanni Grazzini, 'L'Indipendente', 18 dicembre 1992) "Nicholson, si sa, è capace del meglio e del peggio sullo schermo, e per 'Codice d'onore' sceglie la seconda opzione; Tom Cruise sembra un bambino in uniforme, e Demi Moore è l'unica ad animare con un po' di calore il film freddo come un orologio svizzero." (Alfio Cantelli, 'Il Giornale', 20 dicembre 1992) "Non si possono negare la solida struttura della storia e dei dialoghi, l'ottimo gioco di squadra degli attori e soprattutto la maestria di Reiner narratore raffinatissimo." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 20 dicembre 1992) "Film di derivazione teatrale, e quindi di solido impianto drammaturgico, che trova la sua forza nel fitto intrecciarsi del dialogo; film occasione per mettersi in bella mostra da parte di alcune star." (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 10 febbraio 1993) Note - REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1992.