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Trovati 1786 documenti.
: 20th Century Fox home entertainment, 2005
Abstract: Charles Bonnet è un filantropo e mecenate d'arte che, possedendo una ricchissima e famosa collezione, a volte regala pezzi rari a musei e a volte ne vende alcuni ricavandone grosse somme. L'ultimo suo gesto consiste nel prestito di una statuetta di Venere, attribuita al Cellini, che viene esposta in un museo di Parigi. Della cosa è molto preoccupata Nicole, la figlia di Bonnet, specie quando apprende che, per una clausola del contratto assicurativo, la statuetta celliniana verrà esaminata da uno specialista. Motivo delle apprensioni della ragazza è il fatto che il signor Bonnet, esperto pittore ed abilissimo falsificatore, svolge da anni un'intensa attività diretta ad imitare grandi maestri, vendendo tali prodotti come autentici. Anche la famosa Venere del Cellini non è che un falso, opera, però del padre di Charles Bonnet. Per buona fortuna Nicole sorprende di notte nel proprio appartamento Simon Dermott e, scambiatolo per un ladro, ne ottiene la collaborazione per sottrarre al museo la statuetta prima che venga effettuata la pericolosa perizia. Solo dopo questo fatto Nicole, che nel frattempo si è innamorata del giovane, scopre che costui è un'agente privato, specializzato nello smascherare gli autori dei falsi artistici.
E' arrivata la felicita' [Videoregistrazione] = Mr. Deeds goes to town / regia di Frank Capra
: Sony pictures home entertainment, 2005
Gabrielle [Videoregistrazione] / regia di Patrice Chereau
: Dolmen home video, 2005
Abstract: Basato sul racconto di Joseph Conrad, Il ritorno, il film di Chereau è ambientato nel 1912 a Parigi. Protagonisti sono Jean (Pascal Greggory) e Gabrielle (Isabelle Huppert), una coppia sposata da dieci anni, appartenente all'alta borghesia. La loro vita è fredda, dettata dagli eventi mondani a cui l'autoritario editore Jean non può mancare. Gabrielle, gioca così la parte della moglie repressa costretta in piccoli spazi, e a un'esistenza spersonalizzata alle spalle del marito. Almeno fino al momento in cui, improvvisamente, le regole vengono cambiate. L'ottima interpretazione della Huppert non salva un film patinato e sontuoso nelle scenografie e nella cura dei costumi. Lo stile registico è spesso manieristico e poco omogeneo con un utilizzo non motivato di slow motion e di sequenze in bianco e nero. Dopo Son Frère Chereau non convince nel descrivere questo amore che si perde in una splendida camera vuota.
Cirque reinvente' [Videoregistrazione] / Cirque du Soleil
: Sony Pictures home entertainment, 2005
La guerra dei Mondi [Videoregistrazione] = War of the Worlds / regia di Steven Spielberg
: Paramount Pictures home entertainment, 2005
Abstract: Nelle sue linee essenziali La guerra dei mondi è notevolmente fedele al racconto di H.G. Wells, tenendo anche conto che essendo stato publicato nel 1898, ogni forma di attualizzazione era legittima, se non necessaria. Che si tratti di uno spettacolone domenicale, privo di messaggi, tanto cari a chiunque non sia in grado di abbandonarsi ad un racconto travolgente, sia pure fine a se stesso, è altrettanto vero. Pertanto il film potrebbe essere liquidato, aggiungendo malignamente una nota sul presunto declino di Steven Spielberg. In realtà, è sufficiente accostare questa versione alle due che lo hanno preceduto, quella di Byron Haskin e la più recente: Independence Day, per comprendere quale forza narrativa sa esprimere Spielberg, semplificando il messaggio, se proprio non se ne può fare a meno, contenuto nel suo impressionante La guerra dei mondi. Siamo una società fragile, con le sue strutture in disfacimento e l'operaio specializzato Tom Cruise è a disagio con il cambiamento repentino di fattori tradizionali, come la famiglia, la società in genere e la sottocultura cui siamo condannati. Ed ecco che l'attacco alieno, assimilabile a quanto accadde il fatidico 11 settembre o a Perl Harbour, ricompatta lo stato famigliare, riconsegna il senso della vita, fino a trovare nel proprio inconscio, ormai depurato, l'antidoto per combattere con successo chiunque attenti all'esistenza e all'orgoglio di un popolo. Semplice, lineare, ma strepitosamente avvincente sul piano narrativo e spettacolare, il film di Spielberg sarà forse meglio compreso quando si sarnno acquietate le falangi di critici professionisti e no, autentiche creature aliene, che stanno ammorbando il cinema, privandoci del piacere di assistere a spettacoli di grande dignità professionale, come è appunto questa versione di La guerra dei mondi. Interessante notare come non si vedano transitare nel racconto scienziati sentenziosi o giornalisti petulanti. Spielberg si pone dalla parte del pubblico con la sua capacità favolistica, nella quale il divo Cruise è perfettamente a suo agio. Tim Robbins rappresenta appunto le storture di chi deve ad ogni costo interpretare gli avvenimenti attraverso una visione paranoica. La scomparsa del personaggio è un sollievo per gli spettatori. Per quanto sia impressionante ciò che mostra, Spielberg, suo grande merito, evita di trasformare il film in uno dei soliti stupidi horror. L'arrivo degli alieni (tripodi) è strepitoso, la conclusione della vicenda, che qualcuno ha trovato sbrigativa, è degnamente priva di enfasi. Appaiono per alcuni istanti i due canuti protagonisti del film di Byron Haskin, realizzato 52 anni prima: Gene Barry e Ann Robinson, ma è un'apparizione quasi subliminale, per accaniti cinefili. il resto è facile da godere.
Creature del terrore [Videoregistrazione] / regia di Paul Ziller
: Eagle Pictures home entertainment, 2005
Abstract: In un tranquillo lago, uninvasione di snakehead, pesci aggressivi, è stata stroncata con un veleno. Un paio danni dopo, nello stesso lago, si verificano altri attacchi micidiali. A compierli, scopre lo sceriffo James (Bruce Boxleitner) con laiuto dellesperta biologa Lori Dale (Carol Alt), sono gli snakehead, diventati nel frattempo enormi a causa di una mutazione provocata dal patologo della zona che ha immesso per parecchi mesi nel lago un ormone della crescita per facilitarne il ripopolamento. Nella vicenda si inserisce Amber (Chelan Simmons), la figlia dello sceriffo, che assieme ad alcuni suoi compagni vuole vendicarsi dei pescioni che le hanno mangiato il fidanzato. Ma gli snakehead possono muoversi anche sul terreno e la carneficina inizia. Classico horror con animali mutanti assassini, paga tutte, ma proprio tutte, le convenzioni del genere, compreso il sindaco che non vuole adottare misure per non compromettere gli affari e il tizio di colore che viene mangiato senza esitazione. Inoltre, lo sceriffo di Bruce Boxleitner è un prototipo fin troppo abusato, i comportamenti dei personaggi sono abbastanza illogici e la trama ha diverse falle. Però i pescioni carnivori hanno la loro originalità, sono fatti piuttosto bene e nel finale impazzano alla grande generando una buona tensione, per cui il divertimento, se non si pretende troppo, è assicurato
Lilo e Stitch 2. Che disastro Stitch! [Videoregistrazione] / Prodotto da Walt Disney
: Buena Vista Home Entertainment, 2005
Little einsteins. Una gigantesca avventura [Videoregistrazione] / prodotto da Walt Disney
: Buena vista home entertainment, 2005
: Mondo home entertainment, 2005
...e tu vivrai nel terrore [Videoregistrazione] = L'aldila' / regia di Lucio Fulci
: Mondo home entertainment, 2005
Il sasso in bocca [Videoregistrazione] / regia di Giuseppe Ferrara
: General video recording, 2005
Abstract: Il "sasso in bocca" è lo sfregio che la mafia compie sul cadavere di un affiliato che ha rivelato segreti ad estranei. La mafia moderna ha le sue radici storiche e sociologiche nella nascita del capitalismo americano ai tempi dell'elezione di Roosvelt, mediante l'instaurazione di particolari rapporti tra la mala americana e zone mafiose della Sicilia. Le lotte sindacali, il proibizionismo, gangsterismo e potere politico, sono i poli che, negli Stati Uniti, risentono fortemente di analogie con la situazione italiana. Tale parallelismo è dimostrato dal viaggio in Sicilia di Mussolini, dai contatti dello stesso con Vito Genovese e dalle repressioni superficiali allora demandate alle forze di polizia. Lo sbarco degli Alleati nell'isola italiana trova un appoggio nella mafia, che se ne vale per imporre nell'immediato dopoguerra i movimenti separatisti, la lotta ai sindacati, la violenza religiosa, il banditismo e le coercizioni elettorali. Fallito il tentativo di condurre la mafia, mediante il separatismo, a potere legale, la meta viene raggiunta occultamente e di fatto con l'alleanza ad alto livello tra mafia e potere capitalistico. I metodi e le sottili ramificazioni della mafia divengono strumento di terrore e di potenza. Lo dimostrano le scoperte degli inquirenti in Sicilia e negli Stati Uniti: stessi sistemi, stessa omertà. "Cosa nostra", in America, domina dall'alto con Anastasia e Genovese; la mafia, in Sicilia, ha il suo potere nei mercati nell'edilizia, nella droga con esponenti come Calcedonio di Pisa e Angelo La Berbera.
Il vento del perdono [Videoregistrazione] = An unfinished life / regia di Lasse Hallstrom
: Eagle pictures, 2005
Abstract: Due storie parallele, quella di Einar Gilkyson (Redford) che vive in una fattoria proprio come un vecchio cowboy, e di Jean (Lopez) che in un altro stato scappa di casa con la figlia Griff (la piccola Becca Gardner), perché maltrattata dal compagno. La relazione tra i due episodi si scopre dopo pochi minuti, quando Jean dirà alla bambina: "stiamo andando da tuo nonno". Einar infatti è il suocero di Jean, e Griff (stesso nome della bambina) era il figlio morto da anni in un incidente stradale. Einar imputa alla nuora, che era al volante, la morte del figlio, dunque il rapporto non può che essere difficile. Morgan Freeman è Mitch, amico di Eimar da tutta la vita. È stato aggredito da un orso che lo ha reso praticamente invalido. Sopravvive grazie al sostegno dell'amico. Mitch è la coscienza di Einar. Insieme alla nipotina contribuirà al riavvicinamento tra il solitario cowboy e la nuora. Il tema è portato avanti attraverso una serie di episodi inutili come una nuova storia d'amore fra Jean e lo sceriffo. "Utile" è invece, il litigio tra madre e figlia, che sceglierà il nonno. C'è anche la liberazione dell'orso (quasi) assassino, che era stato catturato, voluta dallo stesso Mitch: suggestiva metafora ecologica di libertà e coraggio, tanto cara al regista ma soprattutto a Redford. La presenza di Redford divora quella della Lopez, il cui successo è il più inspiegabile mistero del cinema moderno. Jennifer è sempre l'anello debole del film, insieme alle esplicite didascalie su temi come la morte, la solitudine, il perdono. Il vento del perdono propone tuttavia un "sentimento opportuno", in un momento in cui prevalgono "valori" diversi. Una citazione: Alan Ladd junior (il produttore del film) e il Wyoming evocano qualcosa di mitologico nella storia del cinema, riguarda Alan senior.
Basta guardare il cielo [Videoregistrazione] = The mighty / regia di Peter Chelsom
: Cecchi Gori home video, 2005
Abstract: A Cincinnati, il giovane Kevin Dillon, affetto da una rara sindrome, e sua madre Gwen si trasferiscono nella casa accanto a quella dove Maxwell Kane abita con gli anziani nonni. Max ha 13 anni e l'aspetto di un gigante, è lento a scuola, ha poco coraggio e non riesce ad adattarsi. Max e Kevin sono degli esclusi che, incontrandosi, si costruiscono una nuova vita. Insieme partono alla ricerca della grandezza e del bene guidati dal nobile spirito di Re Artù e dei suoi Cavalieri della Tavola Rotonda. In un bar difendono una donna picchiata da un uomo, di notte recuperano una borsa rubata ad un'altra donna. Alla mensa della scuola, Kevin si sente male: in ospedale, gli viene diagnosticato ancora un anno di vita. Il padre di Max esce dalla prigione in libertà vigilata, va a trovare il figlio e ricomincia a picchiarlo. Max lo accusa di aver ucciso la mamma, lui si infuria e di nuovo viene messo dentro. Arriva Natale e, dopo essere stati allegramente insieme ai vicini per il cenone, Kevin e la madre tornano a casa. Nella notte Kevin ha un altro attacco, e stavolta muore. Colpito nel profondo, Max comincia a pensare, scrive sulle pagine bianche del libro lasciatogli da Kevin che finisce con l'indicazione della tomba di Re Artù non ancora morto. "Patetico, sotto tutti i punti di vista, melodramma buonista, tratto da un romanzo altrettanto zuccheroso, che sventola la bandiera dei diversi senza riuscire a commuovere chi non sia particolarmente versato per le lacrime. La presenza sbiadita di Sharon Stone è un'autentica beffa: ha una particina di dieci minuti durante i quali non si toglie neanche l'orologio". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 22 gennaio 2001)
: Hip games, 2005
Serie maxima ; 8
ORGOGLIO e pregiudizio [Videoregistrazione / regia di Joe Wright
: Universal studios, 2005
Abstract: Il sig. Bennett vive nella sua tenuta, a Longburn, con la severa moglie e le cinque figlie: la bella Jane, Elizabeth, molto intelligente, Mary, assai studiosa, l'immatura Kitty e la selvaggia Lydia. La vita scorre tranquilla e serena ma quando la casa viene ereditata da un lontano cugino, il sig. Collins, per ognuna delle ragazze l'unico modo per assicurarsi un futuro è quella di realizzare un buon matrimonio. L'occasione sembra arrivare quando un facoltoso scapolo, il sig. Bingley, giunge nella tenuta di Netherfield per soggiornare insieme ad alcuni eleganti e sofisticati amici, tra cui il misterioso signor Darcy... "Se qualche nostalgico dell'antiquariato hollywoodiano vi vuol far credere che l''Orgoglio e pregiudizio' della Metro (1940) era meglio dell'attuale megaproduzione angloamericana, smentitelo. Forse l'avrei detto anch'io, basandomi sul ricordo, prima di ripescarlo in videocassetta. Visto oggi, l'effetto è disastroso: allestimento povero e costumi orribili, incredibile che abbiano strappato un Oscar. E se nel contesto della regìa di Robert Z. Leonard, smorta e convenzionale, Laurence Olivier incrementa il nascente culto della sua personalità, con i suoi evidenti 32 anni Greer Garson è del tutto fuori età come giovane protagonista. Quanto alla prestigiosa partecipazione di Aldous Huxley al copione, può aver esercitato la sua influenza nel conservare molti dialoghi del romanzo di Jane Austen, ma non è certo riuscito a impedire manomissioni sgraziate. (...) La Austen concede ai loro confusi sentimenti un approdo naturale, ma non garantisce sul futuro della coppia e tanto meno su quello di una società sclerotizzata dentro le barriere di classe. Keira Knightley offre del personaggio un'immagine attraente, ma forse hanno esagerato candidandola all'Oscar; quanto al compassato Matthew MacFadyen è un emergente del teatro e si vede. Non si vede, invece, che la sceneggiatrice Deborah Moggach e il regista Wright vengono dalla tv: questo loro esordio sfrutta tutte le possibilità che distinguono lo schermo dal video, valorizzando insieme con le musiche di Dario Marianelli, le sapienti ambientazioni di Sarah Greenwood e i piacevoli costumi di Jacqueline Durran (tutti candidati all'Oscar). È come dilatare un quadretto intimista nelle dimensioni di un affresco: troppa grazia, ma per gli occhi è una festa." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 3 febbraio 2006) "'Orgoglio e pregiudizio' è uno di quei film che, agli Oscar, finiscono sempre per andarci. Un po' da parenti poveri, magari, come la famiglia Bennett della storia, concorrendo in categorie generalmente considerate minori come l'art direction, i costumi, la musica. Però sono proprio le location (rigorosamente autentiche), gli arredi e gli abiti le cose più riuscite di questa trascrizione del celebre romanzo di Jane Austen, già portato ripetutamente sullo schermo. (...) La regia di Whright è scarsa di orgoglio, ma diligente, rispetta il contratto accontentandosi di allineare gli eventi come in un elegante libro illustrato: più pittorico che pittoresco, comune, questo è già un titolo di merito. Per sua fortuna ad aiutarlo ci sono molte cose, dalla bellezza dei luoghi a un cast di supporto al livello dell'edizione MGM: Donald Sutherland nella parte del bonario Mr. Bennet, Brenda Blethyn in quella di sua moglie, Judy Dench nei panni della cattivissima Lady Catherine. Enorme successo in Inghilterra, 'Orgoglio e pregiudizio' è firmato dai produttori di 'Bridget Jones'. Sui quali deve avere influito il banale, ma tenace, pregiudizio che la (psicologicamente) indipendente Elizabeth sia - nel remoto 1813 - un'eroina protofemminista." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 3 febbraio 2006) "In questo 'Orgoglio e pregiudizio' c'è fedeltà alla pagina scritta ma anche un ritmo più veloce rispetto agli storici adattamenti del passato, specie quello con Laurence Olivier. Cast brioso (perfetti Donald Sutherland e Brenda Blethyn come padre affettuoso e madre isterica) e una star che splende di luce propria: Keira Knightley, il maschiaccio più femminile di oggi, nei panni di Elizabeth Bennet, ragazza fiera attratta dall'uomo che amereste odiare: il tenebroso Signor Darcy. Quattro nomination agli Oscar, tra cui spiccano la Knightley come miglior attrice e la colonna sonora d'epoca del nostro Dario Marianelli. Film in costume per la mtv generation? Certo. E non c'è niente di male." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 febbraio 2006) "'Orgoglio e pregiudizio' procede bene finché la vicenda resta corale e un attore interviene sull'altro. Si arena quando la Knightley s'avvicina a MacFayden, versione economica di Hugh Grant vent'anni fa. Ad accentuare il disagio si aggiunge il doppiaggio: l'Inghilterra sarà anche il sud della Gran Bretagna, ma andrebbe evitato che l'inglese di ragazze campagnole, ma di buona famiglia, diventasse un italiano centro-meridionale, ridondante di doppie 'b' e doppie 'd'. Certo, non c'è qui lo scempio di 'My Fair Lady', dove Audrey Hepburn nell'edizione doppiata non parlava più il cockney ma il pugliese. Sarebbe opportuno distribuire nelle grandi città, dove certi film si proiettano in più sale, una copia in versione originale sottotitolata per rispetto di chi aborre la cattiva edizione." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 3 febbraio 2006) "A molti piace il critico arcigno. La parte non c'interessa, ma come si fa a imbastire un minuetto rispettoso con un film come 'Orgoglio e pregiudizio'? Premesso che è del tutto legittimo e anche auspicabile rimettere la cinepresa nel cuore dei classici, è chiaro che lo spirito dell'impianto narrativo e l'intesa con il senso interno al testo contano molto di più di un'opinabile fedeltà alla lettera. La sceneggiatrice Deborah Moggach e il regista Joe Wright hanno sbagliato, secondo noi, tutto quello che potevano sbagliare adattando per il grande schermo, sessantacinque anni dopo la versione con Laurence Olivier e Greer Garson, lo stupendo romanzo di Jane Austen (1813). Anche perché le musiche di Dario Marianelli, le scenografie di Sarah Greenwood e i costumi di Jacqueline Durran, sia pure sapienti, sontuosi e puntualmente candidati all'Oscar vanno un po' per la loro strada e riempiono gli occhi degli spettatori senza minimamente curarsi dell'intensità e della pertinenza della messinscena. Mentre la scrittrice inglese analizza con finissima ironia e implacabile psicologia il conflitto tra caratteri individuali e posizioni sociali che cova sotto l'idillico aplomb della vita di campagna e conferisce insondabili vertigini romantiche alla sottile prospettiva femminista, questo film sembra una specie di favola di Cenerentola in cui o non accade nulla o si scatena un isterico girotondo attorno ai due innamorati riluttanti. (...) In quanto ai protagonisti, Keira Knightley non sarebbe male, ma con quel musetto imbronciato recita lontana anni luce dalle originali ambientazioni tra Settecento e Ottocento; Matthew MacFadyen è un Darcy anonimo e imbalsamato; Donald Sutherland un papà sin troppo sornione e Brenda Blethyn una mamma che inclina incongruamente al farsesco. Consiglio finale: recuperare lo sceneggiato del '57 della nostra tv con gli impareggiabili Virna Lisi, Vira Silenti, Franco Volpi ed Enrico Maria Salerno." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 4 febbraio 2006) Note - IL FILM E' AMBIENTATO NEL 1797, L'ANNO IN CUI JANE AUSTEN SCRISSE LA PRIMA STESURA DEL ROMANZO. - NOMINATION OSCAR 2006: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (KEIRA KNIGHTLEY), MIGLIOR SCENOGRAFIA, MIGLIORI COSTUMI, MIGLIORE COLONNA SONORA.
L' isola del tesoro [Videoregistrazione] / regia di Peter Rowe
: Eagle pictures, 2005
Factotum / un film di Bent Hamer
Feltrinelli, [2005]
Abstract: Henry Chinaski e' un giovane che si trascina da un lavoro all'altro, vittima della propria indolenza e del debole per la bottiglia. Schiavo di un sogno apparentemente irraggiungibile, diventare uno scrittore professionista, Chinaski getta al vento lavori e relazioni, continuando nel frattempo a spedire i propri racconti ad una casa editrice.
Lupin the 3rd. All'inseguimento del tesoro di Harimao [Videoregistrazione] / regia di Osamu Dezaki
: Yamato video, 2005
Gino Paoli / [regia di] Gianni Borgna
Baldini Castoldi Dalai, copyr. 2005
Abstract: Raccolte di parti di interviste a Gino Paoli