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Trovati 584 documenti.
FULL metal jacket [Videoregistrazione / regia di Stanley Kubrick
: Warner home video, 2001, 1987
Stanley Kubrick collection
Abstract: Dal romanzo The Short Timers di Gustav Hasford: in un campo di addestramento dei Marines nel South Carolina diciassette giovani civili vengono trasformati in combattenti (macchine da guerra e di morte); partito per il Vietnam, Joker, uno dei diciassette, lavora per un giornale militare e si trova coinvolto nell'offensiva del Tet (1968). Per la prima volta in venticinque anni Kubrick fa i conti con la realtà di oggi, nuda e cruda, andando al di là del Vietnam per prendere a bersaglio l'atrocità del secolo, il tempo sporco della Storia. Iperrealistico, è un film in prosa asciutta, quasi sciatta, di una secchezza fertile, attraversato da una gelida brezza di umor nero sulla violenza dell'istituzione militare. Diffama la guerra e l'esercito. Girato interamente in Inghilterra. La voce italiana del sergente Hartman (Ermey) è di Eros Pagni.AUTORE LETTERARIO: Gustav Hasford
Le VERITA' nascoste [Videoregistrazione / regia di Robert Zemeckis
: 20th Century Fox home ent., 2001, 2000
La STANZA del figlio [Videoregistrazione / regia di Nanni Moretti
: Warner home video, 2001, 2001
Abstract: Ancona. Giovanni è uno psicoanalista con numerosi pazienti con i quali ha un rapporto di paziente comprensione ma anche, come la professione richiede, di lucido distacco. Giovanni ha una moglie, Paola, e due figli adolescenti: Irene e Andrea. La vita scorre tranquilla, turbata solo da una ragazzata commessa da Andrea: il furto di un'ammonite nel piccolo museo scolastico. Il ragazzo decide di andare a fare un'immersione con gli amici e, per cause imprecisate, muore per un'embolia. La perdita del figlio stronca i familiari. Giovanni non riesce quasi più a lavorare, Paola si chiude nel dolore e Irene diventa irascibile. Un giorno arriva una lettera per Andrea. È firmata da Arianna, una coetanea che lo aveva conosciuto solo per un giorno e che si era innamorata di lui. Sarà proprio partendo da questo inatteso contatto che la vita della famiglia potrà rimettersi in moto. Nanni Moretti sembra essere a una svolta della sua carriera di regista e attore. Moretti torna a costruire un 'personaggio': che non è più Apicella e neppure il prete di La messa è finita. Lo fa con tutto il rigore che neppure i più accesi detrattori gli hanno mai negato. Divenuto padre di Pietro cinque anni fa Moretti deve avere colto il senso di quello che è il titolo dell'ultimo film di Zanussi (non uscito da noi) : "La vita come malattia mortale trasmissibile per via sessuale". Cioè dando la vita a un figlio gli assicuriamo inevitabilmente anche la morte. E se questa accade prematuramente e mentre i genitori sono ancora presenti il dramma è devastante. Il film ( come già La vita è bella di Benigni) è come diviso in due parti. La prima, in cui Moretti 'fa' Moretti con le sue idiosincrasie, le sue scarpe, le sue corse, le sue incertezze, i suoi incupimenti seguiti da improvvisi sorrisi luminosi. La seconda, in seguito alla morte di Andrea, in cui si muta bruscamente registro. I lutti laceranti cambiano nel profondo, ma forse si poteva lavorare un po' di più sul Giovanni personaggio e un po' meno sul Nanni che gli si sovrappone. Resta comunque un film da vedere.
Pasolini racconta Pasolini [Videoregistrazione] / di Gabriella Sica ; regia di Gianni Barcelloni
[Torino] : Einaudi, copyr. [2001?] ; [S.l.] : Rai educational
2Einaudi tascabili. Saggi ; 827
PASOLINI racconta Pasolini [Videoregistrazione / regia di Gianni Barcelloni
: Einaudi, 2001
Einaudi tascabili. Saggi
STORIA di noi due [Videoregistrazione / directed by Rob Reiner
: Warner home video, 2001, 1999
Speak up video ; 191
Abstract: Dopo quindici anni di matrimonio, Ben e Katie capiscono di attraversare una fase estremamente delicata del loro rapporto. Litigi, scontri, incomprensioni scandiscono i momenti della giornata in cui si ritrovano insieme. All'inizio dell'estate i due figli (Josh, dodici anni e Erin, dieci) partono per le vacanze. E' la situazione giusta per cominciare a vivere separati: lei rimane a casa, lui si trasferisce in un appartamentino. Mentre a turno lui e lei rievocano episodi del passato (quelli belli e quelli che invece segnavano l'inizio dei battibecchi), Ben telefona a Katie. Lo stesso fa lei a lui nei giorni successivi, e sempre per motivi molto banali. Poi Katie invita Ben a fermarsi a cena. Lui accetta, i due parlano e scherzano, sembra tutto normale ma basta una minima scintilla e tutto ricomincia. Katie dice: E' finita! Quando vanno al campeggio dei ragazzi per il giorno dei genitori, si sforzano di fare finta di niente, e rievocano la vacanza passata a Venezia. Una sera Ben suona alla porta di casa e trova Katie in compagna di un amico di famiglia. Il giorno dopo si incontrano per stabilire come spiegare ai figli la separazione. Poi vanno a riprenderli e, quando sono tutti insieme, lei scoppia a piangere. Tra le lacrime, riesce a dire a Ben che è ancora innamorata di lui e che quella famiglia deve andare avanti. Saltano sulla macchina, di nuovo uniti e felici. "Spassoso? Macché, deprimente: 'Storia di noi due' è un festival di smorfie e battute a vuoto. Con due star - Willis e Pfeiffer, ingrigiti - fra i quali la corrente proprio non 'passa'". (Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 21 aprile 2000). "Non che la fantasia degli sceneggiatori Alan Zweibel e Jessie Nelson e del regista Reiner sia travolgente. Anche il 'tocco' del regista si è un pò appesantito. Ma da un punto di vista psicologico, le reazioni di Ben e di Katie sono attendibili. 'Storia di noi due' è una commedia simpatica, assolutamente non stravagante, piuttosto sincera. E probabilmente parecchi spettatori vi troveranno qualcosa da condividere". (Francesco Bolzoni, Avvenire, 21 aprile 2000) "Novantadue minuti non bastano a comprendere qual è la natura dei problemi, né la ragione di un film che snocciola attraverso estenuanti flashback (e l'inevitabile scena madre finale) la litigiosa vita di coppia della media borghesia americana". (Paolo Mereghetti, 'Io Donna', 29 aprile 2000) Note - IL FILM E' STATO GIRATO IN ESTERNI A LOS ANGELES E DINTORNI. SI VEDONO WILL ROGERS STATE PARK, MALIBU LAKE, THIRD ST. PROMENADE, LA CALIFORNIA PLAZA E ALCUNI DEI RISTORANTI PIU' FAMOSI: PINOT BISTRO, CAMPANILE, CICADA E MICELI'S. ALCUNE SCENE SONO STATE GIRATE A VENEZIA. - EDIZIONE DVD WARNER HOME VIDEO.
DINOSAURI [Videoregistrazione / regia di Ralph Zondag e Eric Leighton ; prodotto da Walt Disney
: Buena Vista home entertainment, 2001
Abstract: Sessantacinque milioni di anni fa una pioggia di meteoriti getta nel caos il mondo dei Dinosauri. Il piccolo iguanodonte orfano Aladar vive su un'isola con un branco di lemuri che lo hanno adottato, guidati dal severo capo Kron. Quando uno dei meteoriti cade nei pressi dell'isola, il gruppo è costretto a cercare riparo sulla terraferma. Qui incontreranno altri dinosauri e nuovi pericoli ma, secondo Aladar, con lo spirito di adattabilità e la collaborazione, tutto si può risolvere. TRAMA LUNGA Siamo nell'era del tardo Cretaceo, 65 milioni di anni or sono. L'iguanodonte Aladar è stato separato dal branco quando era ancora un ovetto ed è stato allevato su un'isola da un clan di lemuri. Quando una devastante pioggia di meteoriti getta il suo mondo nel caos, Aladar, insieme ai vari membri della sua famiglia adottiva, ritiene opportuno cercare rifugio sulla terraferma. Qui giunto, si unisce ad un gruppo di dinosauri in fuga verso un luogo sicuro dove poter nidificare. Avendo poco cibo e poca acqua a disposizione e con la minaccia costante di predatori assetati di sangue, il branco si mette in cammino e affronta pericoli di ogni genere. Il capobranco Kron impone ritmi faticosissimi, ed è disposto ad eliminare chi non riesce a tenere il passo. Aladar si sente in dovere di intervenire e, così facendo, si mette in urto con Kron. La sorella di Kron, Neera, è conquistata dalle capacità e dalla gentilezza di Aladar, e si mette dalla sua parte. Dopo un aspro duello, Kron muore. Aladar si mette alla testa del gruppo e lo conduce verso i luoghi tanto attesi per fermarsi e nidificare. "Siamo al realismo digitale, con fondali veri e paesaggi filmati. L'effetto visivo è formidabile e inquieta la perfezione vuota. Il costosissimo film (tra i 150 e i 200 milioni di dollari per 75 minuti) farà impazzire solo bambini e adulti-bambinoni?". (Piera Detassis, 'Panorama', 24 agosto 2000)
ANCORA ciliegie, zio SS [Videoregistrazione / a cura di] Roberto Olla
: RAI Radiotelevisione Italiana, 2001
Libri e video
ERIN Brockovich [Videoregistrazione : forte come la verita' / regia di Steven Soderbergh
: Columbia Tristar home video, 2001, 1999
Abstract: Con due matrimoni falliti alle spalle e tre bambini ancora piccoli da crescere, Erin Brockovic sente di essere sul punto di arrendersi di fronte alle difficoltà che la assillano. Non ha un lavoro, non può pagare le bollette, e per di più il tribunale le ha dato torto nella causa per un incidente d'auto di cui era rimasta vittima. Disperata, va da Ed, l'avvocato che l'aveva difesa, e lo supplica di darle un lavoro nel suo studio, uno qualunque. Incaricata di archiviare le vecchie pratiche, Erin si imbatte per caso in alcuni referti medici contenuti in un fascicolo di tutt'altro argomento. Incuriosita dalla presenza di quelle carte inserite nella documentazione relativa ad alcune proprietà immobiliari, la ragazza comincia a leggerle, per poi accorgersi del motivo: si tratta di un abile sistema per coprire un gravissimo caso di avvelenamento delle acque. Da tempo gli abitanti di Hinkley, cittadina californiana, si ammalano e muoiono senza sapere il perché. Nell'archivio idrico della contea, Erin trova conferma ai propri sospetti: il cromo esavalente, liquido velenoso usato per evitare la corrosione dei metalli, finiva nell'acqua corrente usata nelle case degli abitanti. Aiutata da Ed e dal suo studio, Erin si reca sul posto, contatta le persone, all'inizio diffidenti e poi convinte dalla sua determinazione. Così Erin raccoglie oltre seicento firme di adesione: tutta gente che si costituisce parte civile contro la ditta PG & E. Con tanta, probante documentazione, il verdetto non può che essere uno: la ditta viene riconosciuta colpevole e condannata a pagare 333 milioni di dollari di risarcimento. Quando tutto è concluso, Ed porta a Erin la parte che le spetta, due milioni di dollari. "La storia è vera. ma la Roberts gigioneggia al di là di ogni umana sopportazione. E Soderbergh le dà corda. Gli americani hanno grigato al miracolo. Contenti loro. C'è anche la vera Erin. Nei panni di una cameriera". (Paola Piacenza, 'IO donna', 22 Aprile 2000) "Ispirato a un autentico caso di cronaca, 'Erin Brockovich' comportava diversi rischi (...). Il pericolo è largamente evitato dal bravo Steven Soderbergh grazie a una narrazione spedita e fluida, senza pause declamatorie o lungaggini anzi, piuttosto provvista di humor". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 16 aprile 2000) "Scritto in spirito femminile e femminista da Susannah Grant, 'Erin Brockovich' è un buon prodotto di confezione cui il regista Steven Soderbergh conferisce smalto naturalistico, mettendosi al servizio della luminosa interprete". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 16 aprile 2000) "Il cinema ha ancora bisogno di eroi. Così gli americani hanno ripreso a far film coi pugni in tasca, scendendo finalmente dalle guerre stellari alle terrestri. Dopo 'Insider', che attacca le multinazionali del tabacco, ecco l'altrettanto civile, appassionato e divertente "Erin Brockovich" diretto da quello Steven Soderbergh che dopo aver trattato sesso, bugie e videotape, torna sulle bugie (...) La cosa rara è che 'Erin Brockovich' è un film-denuncia, come si facevano in Italia negli Anni 60, ma non gli manca a del professionismo hollywoodiano, tanto che l'aggettivo didascalico si sposa al sostantivo 'entertainment' senza far sconti al dramma civile, uno dei tanti cui speriamo di non abituarci. C'è l'optional del divismo, che fa circolare meglio il prodotto. Sorpresa: Julia Roberts che, nel pieno di una stagione di fortunate smorfie sentimentali, qui, opportunamente rinforzata nel seno, si impegna e s'impone come una bravissima attrice drammatica, espressiva, varia, commovente senza retorica e giusta per il neo-realismo hollywoodiano: i suoi occhi vivi t'inseguono fino all'uscita". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 15 aprile 2000) "Della serie: grande nazione l'America, immuno-dotata di anticorpi per le infezioni del capitalismo. Madre di tutte le malattie, la rapacità. Parte da mattatrice per Julia Roberts, esuberante di curve e di convinzioni etiche, alla ricerca ostinata della Meryl Streep che c'è in lei. Steven Soderbegh si rivela sempre più adatto come grande regista di servizio e ritrova il "new american cinema" anni '70 di case povere, province di sobborghi industriali, gente ignara e ignorante colpita nella fiducia". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 15 aprile 2000) Note - PREMI: GOLDEN GLOBE E OSCAR 2001 A JULIA ROBERTS COME MIGLIOR ATTRICE DRAMMATICA. - NOMINATIONS ALL'OSCAR 2001 PER MIGLIOR FILM; MIGLIOR REGISTA A STEVEN SODERBERGH; MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA A ALBERT FINNEY; MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE A SUSANNAH GRANT.
Il NATALE e altre storie [Videoregistrazione / disegni di] Lucy Cousins
: Universal Pictures, 2001
Pina Topolina
La STANZA del figlio [Videoregistrazione / regia di Nanni Moretti
Sacher, 2001
Abstract: L'armonia e la tranquilla vita di una famiglia - composta da Giovanni (psicanalista), dalla moglie Paola (editrice di cataloghi d'arte), dal figlio Andrea e dalla figlia Irene - vengono d'improvviso travolte quando Andrea ha un incidente in mare e muore. TRAMA LUNGA Una famiglia ad Ancona, oggi: Giovanni il padre, psicoanalista; Paola, la madre, impiegata in una casa editrice; i due figli adolescenti Andrea, 17 anni, Irene, 14. Giovanni è molto legato ad Andrea e cerca di creare frequenti occasioni per stare il più possibile con lui. Quando dal laboratorio della scuola scompare un fossile, Andrea è tra gli studenti sospettati, ma si proclama innocente e il padre gli crede. Giovanni osserva il figlio giocare a tennis con poca grinta e lo esorta ad essere un po' più cattivo, a giocare per vincere. In un momento in cui sono soli, Andrea rivela alla madre di aver in effetti preso con altri compagni il fossile, che poi si è rotto: ma tutto era stato un gioco. E' domenica mattina. Giovanni ha appena convinto il figlio ad andare a correre insieme, quando arriva una telefonata. Oscar, uno dei suoi pazienti, dice che ha urgente bisogno di vederlo e lo prega di raggiungerlo a casa. Giovanni si fa convincere, liberando così il figlio dall'impegno. Quando nel pomeriggio torna a casa, vede confusione sulla strada e volti angosciati che lo guardano. Arriva la verità: uscito in mare per le consuete immersioni da appassionato subacqueo, Andrea ha avuto un incidente e, colto da embolia, ha perso la vita. Dopo la composizione del corpo nella bara, Giovanni vaga per il luna park della città, continua a ricevere i pazienti, ma infine capisce che con Oscar non potrà più vedersi. Un giorno arriva una lettera indirizzata ad Andrea da una coetanea conosciuta in campeggio. La ragazza, Arianna, gli dice di averlo trovato molto simpatico e di essere stata molto bene con lui. Giovanni e Paola cercano di recuperare un po' di equilibrio ma il dolore è troppo forte e prevarica ogni altra loro azione (un pranzo fuori, un incontro con alcuni amici). Le crisi di pianto intervengono a ricordare la realtà della situazione e a creare tra i coniugi e verso Irene momenti di grande attrito. Paola telefona ad Arianna e le chiede un incontro. Giovanni capisce che non può più proseguire il lavoro e a poco a poco congeda i pazienti. I due vivono in stanze separate. Arriva Arianna e, dopo altri attimi di commozione, al momento del congedo dice che lei e il suo fidanzatino sono in viaggio in autostop verso la Francia. Giovanni, Paola e Irene decidono di accompagnarli per un pezzo di strada ma poi arriva la notte, Giovanni vuole continuare e così, quando spunta l'alba, la macchina si ferma al posto di confine tra Italia e Francia. Finalmente tutti si salutano. Giovanni e Paola si lasciano andare ad una risata forse liberatoria. Loro due ed Irene camminano sulla spiaggia e salutano Arianna sul pullman. "A 47 anni Nanni Moretti cambia: fa un film intimista molto drammatico, senza commedia né ironia, senza autobiografia né analisi generazionale, senza politica, senza Italia problematica, insomma senza le caratteristiche che hanno fatto il successo del regista. Semplice, commovente e bello". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 9 marzo 2001) "Con intensità e lucida disperazione Moretti tiene sempre saldamente in mano il racconto. Magari qua e là il passo rallenta, la tensione cala. Ma il film resta aspro e compatto sino alla commozione: e sono bellissimi (molto morettiani) gli scatti d'ira contro la pigra orazione funebre pronunciata da un prete distratto o contro la banalità rassicurante di certe teorie psicofisiche sulla malattia e la guarigione. (...) Nell'ultima scena (uno strano mattino, dopo una notte in macchina, a Mentone) forse il lutto sarà elaborato; ma ognuno resta solo, trafitto da un raggio di sole." (Claudio Carabba, Sette. 16 marzo 2001). "Nei film di Moretti non squillano telefonini, e la loro assenza sembra ancora più evidente, come se l'azione non si svolgesse nell'oggi ma in un luogo senza contingenze, senza Tempo, senza Storia. Moretti, 'obbliga' il film a liberarsi dalla cronaca per confrontarsi con i grandi temi che l'esperienza della morte porta con sè: il senso di colpa, la solitudine, l'incapacità a comunicare. In una maniera che sembra molto onesta, il film evita ricatti sentimentali e facili consolazioni trasformando in immagini quel rigore morale che in passato aveva esternato con le parole. E riuscendo per la prima volta a commuovere." (Paolo Mereghetti, Io Donna, 24. marzo, 2001). "Diviso in due parti, la prima ancora venata d'ironia e più simile agli altri film di Moretti, la seconda, dopo la tragedia, segnata da un dolore e da una maturità nuovi che coinvolgono anzitutto gli interpreti (in testa Moretti e la Morante, bravissima), 'La stanza del figlio' sulle prime può sconcertare. La sobrietà dei mezzi, l'economia di racconto, la capacità di ottenere molto con poco che è da sempre il segreto di Nanni, lo sfrontato pudore con cui scruta i suoi personaggi senza concedersi il minimo 'effetto' (la regia, fatta di tempi più che di spazi, è sapiente quanto invisibile), sono agli antipodi del cinema dominante". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 marzo 2001) "(...) Il problema è che la lentezza di Moretti è esasperante, e il suo minimalismo irritante. Il problema è che avremmo bisogno di un cinema che gridi e non di un cinema che sussurri, di un dolore che ci spalanchi le porte del cielo o dell'inferno e non solo e sempre quelle di in confortevole limbo, che solo a tratti ricorda il purgatorio. E lo ricorda non per il personaggio Moretti, guaritore in crisi ma pronto alle solite fiducie una volta accettata la morte del figlio, ma per i personaggi di Accorsi, De Santis, Orlando ecc. che a lui si affidano. Con una fiducia che non ci si sente ancora di poter condividere. La strada di Moretti è onesta, ma quanto è lunga, e quanto smussata, quanto in pianura!". (Goffredo Fofi, 'Il Messaggero', 8 marzo 2001) "C'è chi ritrova in 'La stanza del figlio' i tic di Moretti, la sua teiera preferita, la sua raccolta di scarpe sportive, il bicchiere d'acqua, le canzoni italiane, il maglione azzurro, la camicia a quadri. C'è chi ritiene il film totalmente diverso dagli altri suoi, ad episodi ed episodi negli episodi, mentre questo racconta una storia compatta. C'è chi ci vede qualcosa di freudiano, la morte del figlio significherebbe che il Moretti adulto si libera definitivamente, sia pure con grande dolore, della propria adolescenza. E c'è chi persino ci trova qualcosa di sinistra, anche se per farlo bisogna proprio sforzarsi e adorare Moretti, e solo accennata in modo molto trasversale". (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 8 marzo 2001) "Ci sarà magari qualcosa d'imperfetto in 'La stanza del figlio': forse l'epilogo, un po' troppo imbevuto di un ottimismo della volontà alla Kiarostami. Però è molto raro vedere un film che abbia il coraggio di scavare così a fondo nelle nostre paure, negli affetti, nelle debolezze e nei fantasmi che ci appartengono. Quasi che Moretti ci faccia stendere sul lettino dell'analista poi, scambiandoci i ruoli, ci si adagi lui stesso per confidarci le sue ossessioni". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 marzo 2001) Note - GIRATO INTERAMENTE AD ANCONA. - DAVID PER MIGLIOR FILM, A LAURA MORANTE (ATTRICE PROTAGONISTA) E A NICOLA PIOVANI (MUSICHE). - PALMA D'ORO A CANNES 2001 PER MIGLIOR FILM
Totò, Peppino e... (ho detto tutto) / a cura di Lello Arena
Einaudi, [2001]
Abstract: In un montaggio d'autore, le scene diventate leggendarie tratte dai film piu'belli di Toto' e Peppino, riunite per costituire un'antologia sulla coppiacomica per eccellenza del cinema italiano. Il libro prende in considerazione lavita dei due attori, l'analisi dei meccanismi comici e una galleria ditestimonianze, da Renzo Arbore, a Liliana de Curtis, a Giacomo Furia ai giovaniscrittori di oggi
Parole e canzoni / Lucio Dalla
Einaudi, [2001]
Abstract: Il video ripercorre il cammino di Dalla, dalle prime apparizioni in TV fino al2001. Le canzoni sono inframmezzate da diverse interviste. Il libro abbinato alvideo raccoglie per la prima volta il Canzoniere di Lucio Dalla con tutti itesti dei suoi 45 giri e dei suoi album
TOTO', Peppino e ... (ho detto tutto) [Videoregistrazione / a cura di Lello Arena
: Einaudi, 2001
Einaudi tascabili. Stile libero
Il MIRACOLO di Natale [Videoregistrazione
: Imperial Bulldog, 2001
Abstract: La piccola Sally desidera un orsacchiotto tutto per sè sotto l'albero di Natale. Ma quando Ben si accorge che la sua lettera a Papà Natale non arriverà mai a destinazione, decide di aiutarla.
La CITTA' dei gatti [Videoregistrazione / regia di Bela Ternovszky
: Alfadedis entertainment, 2001
Legrandi storie animate
Il pupazzo di neve [Videoregistrazione / di Raymond Briggs
: Imperial Bulldog, 2001
Billy Bulldog
FRA il Danubio e il mare [Videoregistrazione : il mondo di Claudio Magris
: Garzanti, 2001
Un CORPO da reato [Videoregistrazione / regia di Harald Zwart
: Medusa home video, 2001, 2001
Abstract: Tre uomini raccontano il loro incontro con la donna che ha sconvolto (e anche qualcosa di più) le loro vite. Randy, l'uomo che ha vissuto con lei, ne parla con un killer di provincia a cui chiede di ucciderla mentre sta giocando al Bingo. Suo cugino, l'avvocato Carl, racconta di come ha sfogato con lei le proprie pulsioni masochiste a un'analista che passa dall'indifferenza alla finta partecipazione. Il detective Dehling si trova invece a indagare su di lei e a trovarsene perdutamente innamorato sentendosi in dovere di confessare tutto a un sacerdote amico e curioso. Lei è Jewel, una dark lady di provincia con aspirazioni da casalinga frustrata. Il finale ipertruclento mescola i fratelli Farrelly (quelli di Tutti pazzi per Mary) a citazioni musicali (Village People) a "omaggi" cinefilo-douglasiani ( Un giorno di ordinaria follia). Michael Douglas si ritaglia una caratterizzazione azzeccata. Il trio di attori Jewel-dipendenti regge bene il ritmo delle tre narrazioni. Ma chi, dopo film in cui appariva imbolsita e un po' spenta, è tornata in piena forma fisica e recitativa è Liv Tyler. La ragazzina che cerca di capire il mondo è scomparsa. C'è un attrice che può reggere il confronto con la Kidman di Da morire.
LOST souls [Videoregistrazione : la profezia / regia di Janusz Kaminski
: Warner home video, 2001, 2000
Abstract: TRAMA BREVE Maya Larkin è una donna fragile, la cui esistenza è stata salvata dalla fede. Posseduta dal diavolo, è stata salvata dall'intervento di un sacerdote, padre Lareaux. Maya, adesso, è l'unica che può salvare Peter Kelson, uno scrittore ateo e miscredente, prima vittima di una profezia diabolica. TRAMA LUNGA La giovane Maya è uscita da un passato buio e tormentoso grazie a padre Lareaux che l'ha strappata dalle mani del diavolo e l'ha incoraggiata ad unirsi ad un gruppo di sacerdoti che aspettano l'arrivo del diavolo incarnato nel corpo di un essere umano. Peter, autore di best seller, scruta le menti di criminali spietati in cerca delle origini della loro violenza. Orfano dei genitori, assassinati quando era bambino, Peter si è allontanato dal cattolicesimo nonostante l'educazione religiosa ricevuta dallo zio, padre James. Maya e Peter si incontrano per partecipare ad un esorcismo autorizzato dalla Chiesa di New York: l'uomo posseduto è Henry, uno psicopatico che ha ucciso tutta la famiglia. Il rito lascia Maya sconvolta. In seguito la ragazza riesce a decifrare un ultimo messaggio di avvertimento nel quale Henry ha rivelato, attraverso un codice segreto, il nome dell'uomo nel cui corpo Satana ha deciso di incarnarsi: Peter Kelson. Maya convince Peter che attraverso una cospirazione il maligno ha organizzato la sua vita appositamente per quest'unico scopo. Quando episodi perversi cominciano a turbarlo, Peter decide di affidarsi a Maya per reagire e difendersi. Dopo ulteriori ricerche, Peter scopre con orrore di essere nato da un incesto. Claire, la sua compagna, cerca di sparare a Maya ma fallisce e muore. In preda alla disperazione, Maya e Peter vanno in chiesa dallo zio padre James. Nella speranza che sia lui il Maligno, Peter spara allo zio. A questo punto Maya interviene e, a sua volta, spara a Peter uccidendolo. IL Male è stato ancora una volta sconfitto. "Un film come 'Lost Souls' non va preso troppo sul serio. Non è il caso di sfiorare, presentandolo, dispute di ordine teologico. Nasce, sì, dalla diffusione nel mondo occidentale di strane sette che praticano cerimonie assurde, ma va considerato soprattutto come un film di paura, come ripresa di un 'genere' cinematografico che ebbe le sue fortune. Kaminski è abile nel girare scene da angolazioni insolite, nel montare con concitazione brani, nel creare insomma atmosfere paurose. Tutto, nel film, è e di buona professionalità: l'ambientazione, le riprese fotografiche e la recitazione". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 12 gennaio 2001) "Se 'Lost Souls' non evita la convenzionalità e stenta a farti venire la pelle d'oca come dovrebbe, bisogna riconoscere alla regia dell'esordiente Janusz Kaminski una certe eleganza e alle immagini un'alta qualità. Nel cast i migliori sono i preti: John Hurt, che dai tempi il cui l'Alien gli usciva dallo stomaco è sempre condannato a subire le pene dell'inferno; Elias Koteas, bel diacono confidente di Winona; il caratterista Philip Baker Hall, sacerdote con tentazioni diaboliche". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 gennaio 2001) "Prodotto da Meg Ryan e diretto dall'ex direttore della fotografia di Spielberg, il premio Oscar Janusz Kaminski, il film è immerso in tonalità seppia e bluastre che accentuano l'inquietudine del male, i toni un po' folkloristici delle sedute esorcistiche, la rappresentazione esoterica più che mistica della religione cattolica, la fenomenologia di eventi paranormali che assale i posseduti, le atmosfere raccapriccianti che trafugano tutti i possibili satana del passato, da 'Rosemary's baby' a 'Il presagio'. Qualche sequenza è zoticamente ben allestita ma, in generale, l'impianto narrativo fa acqua da tutte le parti e Winona, piuttosto invasata, non è mai raccapricciante come Linda Blair". (Fascio Bo, 'Il Messaggero', 12 gennaio 2001) Note - IL REGISTA HA VINTO IL PREMIO OSCAR COME DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA PER "SCHINDLER'S LIST"