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Spider-Man 3
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Videoregistrazioni: DVD

Spider-Man 3 [Videoregistrazione] / regia di Sam Raimi

: Sony pictures home entertainment, 2007

Abstract: La vita è meravigliosa per Peter Parker: ama, ricambiato, Mary Jane Watson, è idolatrato dalla popolazione e dalla stampa, nessun cattivo sembra resistergli. Le cose cambiano quando da un meteorite caduto nei pressi di New York, emerge un parassita che si insinua nel suo costume: lo sgradito ospite ha la capacità di scavare nell'animo dell'eroe e di fargli mostrare il suo lato peggiore. Intanto, nuovi e vecchi nemici si dimostrano più pericolosi del previsto ed anche Mary Jane, delusa dal comportamento del "nuovo" Peter lo abbandona….Riuscirà Spiderman a sconfiggere gli avversari e riconquistare il cuore della sua amata? Bello, ma con molte riserve: Spider-man 3 è un grande spettacolo, capace di colpire cuore e occhi, ma il perfetto mix di azione, ragione e sentimento ottenuto da Raimi con il secondo episodio, non si è ripetuto. Per tutta la durata della pellicola permane sottesa la sensazione che la sceneggiatura di Alvin Sargent, non riesca a "stare dietro" alla quantità di personaggi e situazioni che il film vorrebbe proporre. Due donne e tre villain di spessore sono troppi per un solo film e, malgrado la non irrilevante durata dello stesso (quasi due ore e mezza), alla fine della visione si è colti da un sentimento contrastante: certo, lo spettacolo non manca e alcune sequenze lasciano a bocca aperta e col fiato sospeso, ma si prova anche un vago senso di incompiutezza per quello che poteva essere e non è stato. Spider-man 3 è senza dubbio uno dei più spettacolari film di ogni tempo: le sequenze che vedono protagonisti Sandman e Venom, quella con la gru impazzita, il lungo combattimento finale, Peter e Mary Jane dolcemente sdraiati su una ragnatela, sono momenti di grande intensità emotiva e indubbio fascino visivo. Purtroppo però Raimi, forse stressato dalla responsabilità di dirigere il film più costoso di tutti i tempi (oltre 250 milioni di dollari) pasticcia un po' con script e personaggi e il risultato finale è inaspettatamente discontinuo. All'andamento altalenante del film contribuisce inoltre una prestazione del cast altrettanto incerta, che se da un lato vede Kirsten Dunst, diva inarrivabile e brava a incarnare e rappresentare le ansie della fidanzata insoddisfatta, dall'altro mostra un Tobey Maguire incredibilmente monocorde e inespressivo, un totem catatonico che affronta con lo stesso piglio le situazioni drammatiche e quelle più leggere (che scadono spesso nel ridicolo involontario). Spider-man 3 affastella troppi personaggi che, fatalmente, finiscono per aver ben poco spazio e senz'altro meno di quello che meriterebbero: fondamentale nel fumetto, Gwen Stacy, è qui per esempio ridotta a mera macchietta di contorno. La sensazione che Raimi abbia sprecato un assist vincente per chiudere alla grande una trilogia che, in ogni caso, avrà un posto di rilievo nella storia del cinema, c'è tutta. Una stella in più per il grande spettacolo degli effetti speciali.

Karate kid
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Karate kid [Videoregistrazione] : per vincere domani / regia di John G. Avildsen

: Sony pictures home entertainment, 2005

Karate kid 2
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Karate kid 2 [Videoregistrazione] : la storia continua / regia di John G. Avildsen

: Sony pictures home entertainment, 2005

Karate kid 3
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Karate kid 3 [Videoregistrazione] : la sfida finale / regia di John G. Avildsen

: Sony pictures home entertainment, 2005

Karate kid 4
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Karate kid 4 [Videoregistrazione] / regia di Christopher Cain

: Sony pictures home entertainment, 2006

Abstract: Questa volta a prendere lezioni di arti marziali e sapienza dal saggio Miyagi è una ragazza, Julie..... "Ma la faccenda, nel suo complesso, è infantile, anche se si sono scomodate individualità come quella di Bill Conti per le musiche o di Laszlo Kovacs per la fotografia. Infantile e anche preoccupante, con quel next nel titolo originale, che sta per prossimo, venturo, e che sembra minacciare una nuova serie, dopo che quella con Ralph Macchio si era venuta via via impoverendo per congenita fragilità, oltre il primo, simpatico episodio; va benissimo il femminismo, per carità, ma a patto che non sia fonte di esiti troppo soporiferi." (Mario Milesi, 'Bergamo Oggi', 21 Giugno 1995) "I numeri cambiano, il film resta lo stesso. Quella di 'Karate Kid' è una serie che potrebbe andare avanti all'infinito. Stavolta c'è una ragazza a prendere lezioni di karatè, ma soprattutto di vita, da Pat Morita, il vecchio nippo-americano dispensatore di saggezza agli irruenti giovani di stirpe anglosassone. Hilary Swank è brava in ginnastica e ha un corpo che ne farebbe una star dell'hardcore: a tirare pugni e calci è sprecata. Attorno a lei, il solito ragazzo buono, che sogna di andare all'accademia dell'aeronautica, e i soliti cattivi, che alla fine verranno messi a posto. In mezzo un convento buddista dove imparare un diverso senso del tempo: il domani non è meglio di ieri." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 14 Luglio 1995)

Borat
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Borat [Videoregistrazione] / regia di Larry Charles

: 20th century fox home entertainment, 2007

Abstract: Borat Sagdiyev, celebre giornalista della Tv del Kazakhstan, viene inviato negli Stati Uniti per girare un reportage sul Paese più grande del mondo. Giunto sul posto, però, Borat si mostra interessato, più che agli usi e costumi americani, a cercare la bella Pamela Anderson che vorrebbe sposare... "Ai festival solitamente non è prevista la risata sgangherata e irrefrenabile, considerata sconveniente se non addirittura dissoluta: al massimo un sorriso, se però provvisto di agganci dotti. Mai infatti anche il più spregiudicato degli organizzatori inviterebbe oggi un film di Natale, genere fratelli Vanzina o Neri Parenti, scurrile e infantile, coprofilo e borgheziano: e neppure un film derivato da 'Scherzi a parte' o 'Le jene'. Eppure 'Borat', sottotitolo 'Lezioni di cultura americana a favore della gloriosa nazione del Kazakistan' era al festival di Toronto ed era l'evento più atteso della festa del cinema: sia là che qua ha avuto un successo grandioso, con buona parte del pubblico piegato in due dalle risate, con un po' di vergogna." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 21 ottobre 2006) "A scriverlo può sembrare goliardico e ovvio, a vederlo è irresistibile perché oltre al finto reporter Borat sullo schermo ci sono gli americani veri e le loro reazioni, spesso ancora più dementi e insultanti. Il trucco consisterebbe nel far firmare alle persone coinvolte la liberatoria prima di girare, con la scusa dell'intervista. Non metteremmo la mano sul fuoco sull'autenticità di ogni singola scena, ma se quelle facce e quelle reazioni non fossero davvero rubate, questo 'Borat' diretto da Larry Charles sarebbe opera di un grande regista capace di ottenere risultati incredibili da attori non professionisti. Cosa ancora più difficile da credere. Comunque sia, dopo aver sbertucciato a dovere nel prologo un Kazakistan immaginario popolato di zoticoni, prostitute, stupratori e antisemiti (immaginario ma capace di far infuriare i veri kazaki, e possiamo capirli), Borat agisce come un rivelatore della stupidità e del razzismo nascosti come un automatismo sotto la pelle della gente comune. (...) Vale la pena ricordare che Cohen non solo è ebreo ma è un ebreo ortodosso nonché un attivo militante contro l'antisemitismo. Non tutti ci credono se un'esigua minoranza di integralisti ha condannato senza appello il suo umorismo oltraggioso. Ma intanto lui ha cambiato le regole del comico nel modo più radicale possibile. Abolendole." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 ottobre 2006) "Accertato che il regista Larry Charles non conta assolutamente nulla, questa specie di pamphlet contro tutto e tutti squaderna la propria animaccia ribalda teorizzando la lotta senza quartiere contro ogni fondamentalismo (femminista, ebreo, cristiano, nero, gay, gitano, animalista ecc.). Il comportamento pecoreccio del protagonista vuole in questo modo far emergere le ipocrisie, i pregiudizi e la marea di sentimenti inverecondi radicati nei contemporanei: il suo inglese grottesco, la sua rozzezza animalesca, il suo disprezzo verso ogni maggioranza e ogni minoranza dovrebbero solleticare non solo il lato oscuro delle società occidentali e orientali, ma anche le facciate zelantemente verniciate col 'politicamente corretto'. L'effetto non è gradevole, ma sicuramente delirante, tanto da far sembrare Michael Moore un compunto scolaretto: anche perché l'autore-attore, che nel film deambula portandosi appresso un sacchetto di cacca e la foto che documenta le misure oversize del pisello del figlio, si rivolge alla stampa (s)ragionando come il suo personaggio. (...) Mentre i festivalieri applaudono, sia pure un po' vergognandosene, i ministri del vero Kazakhstan protestano. Forse perché le esternazioni del nostro non prevedono limiti: 'Noi non abbiamo gladiatori, cowboy o samurai, ma possiamo contare su zingari fenomenali. Con l'Inghilterra di Blair intratteniamo poi rapporti splendidi: tutti e due commerciamo fruttuosamente con l'uranio'. Nell'acme della parodia, si esibisce nudo in un incontro di wrestling/kamasutra con il suo lardoso produttore anch'esso senza veli: che si tratti di scellerata goliardia o di memorabile stracult, lo decideranno i connazionali spettatori convinti che il troppo non stroppia e disposti a restare in attesa sino al marzo del 2007, quando il film uscirà nelle nostre sale." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 21 ottobre 2006) Note - EVENTO SPECIALE ALLA I^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA'. - GOLDEN GLOBE 2007 COME MIGLIOR ATTORE IN UN FILM MUSICAL/COMMEDIA A SACHA BARON COHEN. - CANDIDATO ALL'OSCAR 2007 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

Commediasexi
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Commediasexi [Videoregistrazione] / regia di Alessandro D'Alatri

: 01 Distribution, 2007

Abstract: L'onorevole Bonfili vive una vita meravigliosa, tra lussi e privilegi, che condivide con la moglie Pia e le due figlie, ma che non è fatta solo di Parlamento e famiglia. Tra un incontro istituzionale e l'altro infatti, Bonfili trova sempre il tempo per i suoi appuntamenti clandestini con Martina, una starlette dalle forme prorompenti e dal carattere travolgente. Tutto sembra andare per il meglio finché un giorno l'onorevole si trova di fronte al rischio di uno scandalo ed è costretto a correre ai ripari. Decide di partire con la sua famiglia per una vacanza a Parigi e di affidare Martina a Mariano, il suo autista, un uomo umile, gran lavoratore e dedito alla famiglia. La tranquilla vita di Mariano viene completamente sconvolta dall'esuberante Martina, sempre più lanciata verso il successo. Al ritorno da Parigi, Bonfili trova nel suo autista una persona completamente diversa dall'uomo che conosceva e soprattutto viene assalito dall'atroce dubbio che tra Mariano e Martina forse non ci sia solo una semplice amicizia... "Vuoi vedere, azzardavano i fans del teledivo (e anche del regista Alessandro D'Alatri) che a fine anno tra i due litiganti Boldi e De Sica sarà proprio Bonolis a godere? Visto il film, l'ipotesi non sembra tanto campata in aria. D'Alatri ha lavorato su una impalcatura farsesca vecchia come il cucco. Però ha lavorato bene. Le gag principali scattano con precisione quasi infallibile. Se fossero ancora vivi i vari Feydeau, Hennequin e Weber laureerebbero D'Alatri loro erede ad honorem e grande ingegnere di macchine spettacolari. Laurea meritata, perché il regista non s'è limitato a portare ovvi aggiornamenti ai canovacci ma ha collocato la vicenda in una realtà esistente e abbastanza riconoscibile.(...) Come se la cava Bonolis? Benino, con tendenza al bene. Il teledivo, per entrare nella parte, deve essersi visto tutti i film di Alberto Sordi. Oppure se li è visti prima di pensare al cinema e ha assimilato alla perfezione molti tic, esclamazioni, soprattutto i tempi della battute del compianto Albertone. Le scene che gli vengono meglio sono quelle di abietta carogneria in cui il modello era maestro. D'Alatri, ottimo direttore d'attori, ha cercato, del resto, di non sovraccaricarlo, limitando il ruolo di 'cattivo' e assegnando la parte più pesante del lavoro a un professionista più sperimentato come Rubini. E chiamando a rinforzo un manipolo di interpreti di contorno in ruoli che conoscono a memoria (Michele Placido il cialtrone, Margherita Buy la casalinga disperata e Stefania Rocca la casalinga che sembra felice ma è più disperata dell'altra." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 dicembre 2006) "Roba del genere era già stravecchia ai tempi di Feydeau, così per servircela riscaldata oggi si straparla di Vallettopoli, di satira, di film-pandoro (sarà un film-panettone intelligente? dio ci scampi). Mimando il più possibile la peggior tv, tanto per esser sicuri di non perdere il 'pubblico di Natale', che poverino non va stressato. Così ecco Bonolis protagonista, varietà trashissimi, cosce, gossip, talk show (e bambini entusiasti naturalmente!, un ottimo alibi). Mentre gli attori tentano di uscirne con dignità e talvolta (Placido cuoco zozzone, Rubini con la permanente, la Buy nel suo ruolo più improbabile) ci riescono quasi. Curioso che l'ex-autore D'Alatri abbia deciso di correre dietro al pubblico anziché tentare di conquistarlo. E' un altro segno dei tempi. Noi ci sentiamo come Rubini quando va al bar per bersi un bel Chinotto e incontra un ex-amico trucido che insiste per farsi una birra e quattro risatacce. Ecco, a noi la birra proprio non ci garba. Vorremmo bere un Chinotto in santa pace. C'è ancora qualcuno che lo sa fare?" ('Il Messaggero', 15 dicembre 2006) "'Commediasexi' sembra clonata sul recente film francese 'Una top model nel mio letto', in cui il vip Auteuil cerca di coprire una relazione clandestina gettando l'amante (per finta) tra le braccia di un ometto qualsiasi. Il bravo Alessandro D'Alatri parte, dunque, ad handicap nell'immergersi a capofitto nel sottogenere consumistico-natalizio. (...) È indubbio lo sforzo del regista di puntare alla commedia all'antica italiana e al suo perduto buongusto estetico e, dribblando le forche caudine della risataccia usa-e-getta, di accreditare nello stesso tempo un giudizio amareggiato sul costume attuale. Purtroppo proprio lo scopo alto, del resto raggiunto con mezzi più personali dai film di Gabriele Muccino, finisce col penalizzare l'operazione conferendole un tono equivoco e moralistico. L'ambiguità si rivela, così, nel premeditatissimo mix tra Feydeau e Vallettopoli, Sabina Guzzanti e gossip compulsivo, sfruttamento dei richiami televisivi e ramanzine d'ufficio contro gli stessi. 'Commediasexi' cerca di sfruttare a fondo il quartetto che fa corona a Bonolis, ma anche in questo caso non ci sembra che lo stralunato Sergio Rubini, la nevrotizzata (guarda caso) Margherita Buy, la maliziosa Stefania Rocca e il gigionesco Michele Placido siano stati messi in grado di cogliere la chance di lavorare con un regista dai solidi, ma non penitenziali requisiti d'autore. Resta Bonolis, che su chi scrive, per la verità, esercita un appeal pari allo zero: tecnicamente il domatore principe della gabbia dorata del video se la cava bene, ma l'auspicato trait-d'union con i «mostri» di Monicelli, Comencini e Risi ci sembra al di là da venire. Mentre Alberto Sordi & co. hanno saputo riflettere nei rispettivi personaggi cinici, amorali ed egocentrici i mali e le ipocrisie del Belpaese confortati dall'irridente vaccino del vitalismo, il suo politico cialtrone rischia alla fine di risultare anonimo e scontato. Questione di cromosomi comici, più che di simpatia o antipatia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 16 dicembre 2006) "Alessandro D'Alatri ha messo tutta la sua cattiveria nel distribuire i ruoli di 'Commediasexi' (...) Però non è rimasta a D'Alatri la cattiveria per poi descrivere questi figuri. Strano: lo stesso regista era stato così graffiante nella 'Febbre' (2005) col quisque de populo cremonese... Nel rappresentare la classe dirigente romana non ha saputo (voluto?) scoperchiare il tombino. Morale: dietro l'apparente corrosività, affiora la reale complicità di 'Commediasexi' non con un governo, non con un regime, ma con una classe che sopravvive benissimo a ogni cambio dell'uno e dell'altro. L'unico bersaglio sfiorato, se non colpito, dal film è il più indifeso: l'etèra di regime. Peraltro 'Ricordati di me' di Gabriele Muccino l'aveva saputa connotare più verosimilmente. Quanto al bersaglio grosso - i partiti, i salotti importanti, i dirigenti tv pubblici e privati, Bruno Vespa e 'Porta a porta', per esempio -, in 'Commediasexi' viene indicato. Non mirato, tanto meno colpito. Cinema così, stile Risi anni Sessanta-Settanta, non lo fa più nessuno? Non è vero. Nel 'Trasformista', (2002) Luca Barbareschi aveva colto la realtà e ironizzato su di essa con disincanto, eppure con indulgenza, dando una lezione di cinema civile. D'Alatri ha invece fatto con 'Commediasexi' solo un prodotto dignitoso, prevedibile e sgradevole quando Bonolis imita Sordi; prevedibile e gradevole quando Stefania Rocca - la migliore della compagnia - si getta fra le braccia del cuoco lubrico, un Michele Placido irsuto, bravo come sempre quando recita soltanto, ma ormai avviato ad ereditare i ruoli di viscido dell'ultimo Claudio Gora." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 16 dicembre 2006) Note - CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2007 PER: MIGLIOR SOGGETTO E ATTORE NON PROTAGONISTA (SERGIO RUBINI).

Number 23
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Videoregistrazioni: DVD

Number 23 [Videoregistrazione] / regia di Joel Schumacher

: 01 Distribution, 2007

Abstract: Walter Sparrow il giorno del suo compleanno riceve dalla moglie Agatha un libro dal titolo "Il numero 23". Sin dalle prime pagine, Walter inizia a trovare una serie di strane somiglianze tra la sua vita e le vicende del protagonista del libro, il detective Fingerling. Non ha letto anche lui gli stessi libri da piccolo? Non sognava anche lui di diventare un detective? Quello che però lo fa entrare in un grave stato di angoscia è il continuo riferimento all'eventuale morte di sua moglie, il tutto a causa del misterioso 'numero 23'... "E' uso dire che le storie migliori sono quelle il cui protagonista agisce in preda a un'ossessione. Meglio non esagerare, però: in 'Number 23' l'ossessione è così bizzarra e invasiva che finisce per esaurire tutto nella premessa, lasciando poco spazio al film. Vien da pensare che l'insolita contaminazione di genere debba qualcosa alla presenza di Jim Carrey, star per eccellenza del pubblico allargato. Però il mix è pasticciato, l'atmosfera lugubre e l'iconografia, lurida e degradata, non somiglia affatto a quella dei film per le famiglie." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 27 aprile 2007) "Joel Schumacher, che in mezzo al nero ci sguazza, ce l'ha messa tutta per aggrovigliare sempre di più un intrigo che già di per sé, sulla carta, era abbastanza aggrovigliato e, data la complicità di Jim Carrey, ancora una volta, come evoluzioni psicologiche e, attorno, come climi, ha puntato proprio sulle ossessioni. In qualche passaggio forzando un po' la mano perché quel ricorrere continuo del numero 23 con tutte le sue possibili combinazioni finisce per diventare quasi artificioso dato che lo si incontra sia in camere d'albergo e di... manicomio, sia verificando le date della bomba di Hiroshima, il 15 agosto 1945 (e cioè 15/8)e i 23 secondi impiegati dal sangue a percorrere il corpo umano, il meccanismo del thriller, comunque, non ne è con questo ostacolato perché le cifre cui si affida, con le loro tensioni e la loro voluta oscurità, riescono a suscitare nello spettatore tutta l'ansia che gli si intendeva suggerire. Nonostante poi, nel finale ultimo, tutto si sciolga in modo piuttosto facile. Tuttavia, grazie a Jim Carrey che mostra di saper star sempre al gioco, l'incubo dilaga e le sue capacità di esprimere e dominare l'ossessione confermano ancora una volta le sue doti. Anche se (ci avrà pensato) rischia in qualche momento di imitare Jack Nicholson in 'Shining'". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 26 aprile 2007) "La prima parte del film è insulsa, ma interessante; il resto è confuso, fumoso. Persino il finale risulta incerto, o almeno discutibile; certo, non lieto, per nulla consolante. La identificazione dei due personaggi interpretati da Carrey è naturalmente ovvia, ma lo smarrimento che domina tutti e due non aiuta a renderli gradevoli. Carrey resta tuttavia molto bravo e a tratti commovente, come la sua moglie-compagna Virginia Madsen: l'unico davvero insalvabile è il regista Joel Schumacher." (Lietta Tornabuoni,'La Stampa', 27 aprile 2007) "Tra nevrosi, scienza, superstizione, magia, logica (poca), il thriller-horror numerologico (che si presta a feroci aggiunte: 23 sbadigli, 23 finali...) di Schumacher, che non è proprio un raffinato illuminista, va dove lo porta un cuore morboso e sadico, per finire in buonismo familiare. La prima parte interessa e stupisce, chissà dove andrà a parare: è chiaro che la storia non riesce a chiudersi con onore e da Carrey ci aspettiamo sempre una spiritosata sul 23, che potrebbe almeno giocare al lotto come avrebbe fatto De Filippo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 aprile 2007) "'Number 23', di Joel Schumacher è uscito nelle sale italiane il 23 aprile. Un dettaglio, ma la sua scansione ossessiva è un esercizio che richiede una perfetta osservanza del gioco messo in atto dallo sceneggiatore Farnley Phillips. Un gioco angosciante, un esercizio su una corda sola, realizzato con disinvolto mestiere dall'abile Schumacher. (...) Omicidi, allucinazioni, in un crescendo schizofrenico conducono ad un finale poco convincente. Tuttavia il giochetto funziona e si imprime nella memoria." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 27 aprile 2007) "Dall'acchiappanimali di 'Ace Ventura' all'accalappiacani di 'Number 23'. Nel percorso artistico di Jim Carrey le analogie si fermano qua perché, anzi, scandiscono la trasformazione totale del grande attore americano da straordinario comico capace di infinite trasfigurazioni mimico-gestuali per cui è stato definito l'erede di Jerry Lewis, a intenso interprete drammatico. Da 'The Truman Show' a 'Man on the Moon', da 'Batman Forever' a 'Lemony Snicket' e 'Se mi lasci ti cancello', Carrey ha inanellato grandi performance scegliendo storie d'autore e personaggi complessi e ora si è misurato con un thriller psicologico-claustrofobico dalle venature noir, horror, gotiche e mystery. Ed è di nuovo alle prese con un'ossessione dopo quelle degli indovinelli e dei giochi di parole (...) Il versatile Schumacher raffredda e comprime la forza metaletteraria del racconto di King, che sul tema dell'interazione tra realtà e finzione, del conflitto tra fantasia e quotidiano, della figura narrativa come alter ego violento e malvagio, ha ispirato film-culto come 'Shining', 'Misery non deve morire', 'La metà oscura', anche se 'Number 23' richiama più il recente, interessante 'Vero come la finzione'. Alle prese con i labirinti mentali di Sparrow, Carrey si esibisce in pregevoli sfumature psicologiche." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 28 aprile 2007) "'Sciumacherata': azione cinematografica tra il bislacco e il cattivo gusto. Dal 'Batman' con i capezzoli di fuori all'ultimo 'Fantasma dell'opera', al De Niro amicone del travestito Philip Seymour Hoffman in 'Flawless'. Il termine lo deriviamo dal regista Joel Schumacher, simpaticissimo ex costumista per Woody Allen, ex hippie, scopritore di talenti (Kiefer Sutherland, brat pack anni '80, Colin Farell), a volte notevole ('Un giorno d'ordinaria follia', 'Tigerland'), a volte autore di 'sciumacherate'. E' il caso di 'Number 23', improbabile thriller dove l'accalappiacani padre di famiglia Jim Carrey diventa ossessionato dal numero del titolo leggendo un libro che sembra raccontare la sua vita. (...) Tutto sbagliato. Carrey non credibile in chiave sexy, paterna (sembra il fratello del figlio) e violenta (come Jimmy Stewart o Lemmon, non credi che sia cattivo). Nei flashback ventenne al college, il protagonista è sempre Carrey (45 anni) ma con i capelli a caschetto. 'Sciumacherata' doc." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 7 aprile 2007)

Il mio migliore amico
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Il mio migliore amico [Videoregistrazione] / regia di Patrice Leconte

: Luckyred homevideo, 2007

Abstract: François (Daniel Auteuil) è un antiquario, ha una socia nel business, e ha quindici appuntamenti al giorno. Ha un solo problema: non ha un amico. Per provare il contrario fa una scommessa: entro dieci giorni dovrà presentare alla sua socia il suo migliore amico. L’amicizia è un tema spesso affrontato dal cinema, in modo profondo o superficiale, in quanto valore unico e insostituibile e fondamento delle relazioni che legano gli uomini. Patrice Leconte, sulla base di un soggetto di Olivier Dazat, non si limita a raffigurare il senso dell’amicizia, ma parte dall’ipotesi di negarla, dichiarando nella figura di François che sia possibile vivere solo con l’obiettivo di ottenere soddisfazioni dal lavoro. Il problema del protagonista è quello di non sapere realmente cosa sia un amico. Tutte le conoscenze, le relazioni d’affari, fredde e fugaci, sono l’unica sua fonte di vita sia umana che professionale. Anche la sua donna (incredibile che ne abbia una), è probabilmente presente per questioni sociali, vittima di una precarietà affettiva (“L’amore si può anche vendere, l’amicizia no”). In questo il ruolo di Auteuil ricorda alla lontana Un cuore in inverno, dove interpretava un uomo incapace di amare. La situazione in cui l’antiquario si trova è quindi una solitudine mai accettata, che il regista esprime con leggerezza e ironia, in un parallelo con la vita di Bruno, un tassista (Danny Boon, in un’ottima interpretazione) che in apparenza è affabile e parla con tutti, ma che in realtà è solo, come François. La differenza di classe, in alcuni casi non conta.

Manuale d'amore 2
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Manuale d'amore 2 [Videoregistrazione] : (capitoli successivi) / regia di Giovanni Veronesi

: Filmauro home video, 2007

Abstract: La trasmissione radiofonica "Manuale d'amore Capitoli successivi", condotta dal dj Fulvio, è il sottofondo di quattro storie d'amore: "L'eros" - Nicola è un affascinante 25enne, paraplegico, travolto da una passione viscerale per Lucia, la sua fisioterapista, una donna più grande d'età che diventerà per lui una vera e propria ossessione erotica. "La maternità" - tragicomica odissea di Franco e Manuela, il cui desiderio di un figlio è tale da far affrontare a entrambi una serie di stressanti prove fisiche e morali. "Il matrimonio" - Fosco e Filippo hanno deciso di sposarsi e stanno organizzando il loro matrimonio in Spagna, ma i fantasmi di un'educazione troppo conformista sono difficili da sconfiggere. "L'amore estremo" - L'esistenza noiosa e ordinaria del 50enne Ernesto viene sconvolta dall'incontro con Cecilia, una bella 28enne vitale e passionale, che lo porterà a riscoprire le gioie della vita ma con estreme conseguenze. "Seguito del primo film di gran successo, 'Manuale d'amore 2' di Giovanni Veronesi è riuscito soltanto a metà. Il primo e il secondo episodio sono drammaturgicamente insoluti, pesanti, sgradevoli. Il terzo episodio mette insieme due attori bravi, l'equilibrato Albanese e il timoroso Sergio Rubini benissimo truccato e pettinato, e segue la loro vicenda con una certa leggerezza. Nel quarto episodio Carlo Verone (...) è grande soltanto quando è assalito dall'ansia o quando la moglie, scoperto il tradimento, ripete precipitosamente: 'Ti perdono, ti perdono'. (...) Almeno due sketches sono critici verso le nostre leggi manchevoli o arretrate. Tutti gli episodi sono, se non drammatici, poco comici: più che l'amore, il film ne racconta le varianti fastidiose." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 19 gennaio 2007) "'Manuale d'amore 2' vorrebbe ripetere, non solo nel titolo, il successo inaspettato di 'Manuale d'amore'. Glielo auguriamo, anche se questo secondo capitolo sembra aver perso molta della freschezza della prima esperienza. (...) I primi due episodi sono veramente mosci, nonostante il tema. Si riemerge alla fine, grazie anche al gran talento di Verdone, l'unico con cui si ride."(Dario Zonta, 'L'Unità', 19 gennaio 2007) "Dopo alcuni tentativi senza seguito, il film a episodi la sua nostalgia, la sua tentazione si riaffaccia in versione lusso. Attori di nome, tema importante sia pur trattato con massima leggerezza, regista unico e anche un po' invadente. Come a dire: sarà solo una commedia ma dietro questi personaggi, i loro sogni, le loro peripezie, c'è un autore che sfrutta il tono leggero per contrabbandare qualche idea o almeno qualche sensazione su ciò che siamo diventati forse senza accorgercene. Il primo 'Manuale d'amore' tastava il terreno, il secondo alza il tiro e tenta la commedia di costume. Con ambizioni così sfacciate (le battute rivolte verso la macchina da presa) da andare a discapito di personaggi che sarebbero più credibili se fossero meno calcolati e caricaturali, ma più spontanei e sorprendenti. (...) Più lieve, meno ambizioso, il primo Manuale non alimentava attese sproporzionate. Era il suo limite, ma anche il suo pregio." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 gennaio 2007). "Ci piacciono le commedie, quelle italiane soprattutto. E apprezziamo il nuovo corso di De Laurentiis che, mentre si tiene stretta la cassaforte dei film natalizi, alimenta parallelamente una produzione leggera - di qualità - di cui i film affidati a Giovanni Veronesi sono il fiore all'occhiello. E allora? Non per fare gli incontentabili ma proprio per attenzione e rispetto ci diciamo non convinti da 'Manuale d'amore 2'. (...) Veronesi e i suoi bravi attori vogliono innalzare, per così dire, la loro materia, preoccupati che non si capisca che la loro non è una farsaccia qualsiasi ma una commedia 'italiana' con il pedigree. Modesto, 'seduto' è il risultato di Fabio Volo e Barbora Bobulova, coppia stressata dalla fecondazione assistita. Arranca Verdone tardivo amante di una ragazza giovane malgrado le incontaminate simpatia e umanità di colui che è stata la vera bandiera del 'Manuale 1'. Più funzionale la coppia in cerca di Pacs formata da Sergio Rubini e Antonio Albanese, anche se la componente toccante e commovente prende la mano rischiando la deriva piagnona. Il migliore è l'episodio con Monica Bellucci fisioterapista cui ognuno desidererebbe affidarsi senza riserve e Riccardo Scamarcio incidentato grave bisognoso di riabilitazione motoria. E' quello dove migliore è il dosaggio fra drammatico e comico, secondo l'immortale ricetta dei padri. Anche se la cosiddetta scena bollente lo è meno di quanto promesso. Insomma, darsi importanza fa ridere di meno e non è garanzia di efficacia. " (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 19 gennaio 2007) "I film a episodi italiani talora sono migliori dei film monoblocco: sono tanti gli spunti che reggono dieci-quindici minuti e un pretesto per cucirli insieme si trova. Appunto questa è la struttura di 'Manuale d'amore 2' di Giovanni Veronesi. Ma le quattro storielle da un quarto d'ora sono gonfiate a storie di mezz'ora. Aggravante: 'Manuale d'amore', sempre di Veronesi, almeno aveva un episodio solido, il primo, che reggeva il resto, barcollante. 'Manuale d'amore 2' è invece fiacca e scontata fin dall'inizio, politicamente corretto. Solo Dario Bandiera convince - è il miglior attore del film - nell'episodio dei paraplegici, debellando un Riccardo Scamarcio il cui amplesso con Monica Bellucci è acqua fresca e, peggio, offusca il dettaglio più importante della partecipazione di lei: che la dea e l'attrice ormai coincidono.(...) Tonfo per Verdone, che capovolge il ruolo di 'Manuale d'amore', ma fa quel che fa sempre. Eppure il quasi sessantenne abbandonato del 'Manuale', se non divertiva, inteneriva; il quasi sessantenne abbandonatore del 'Manuale 2' non diverte e non intenerisce: somiglia solo al tipico vecchio porco, tanto più che non lo tenta un'irresistibile Claudia Gerini, ma una resistibile Elsa Pataky." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19 gennaio 2007) "Il successo del primo, uscito circa un anno fa, non solo ha trascinato con sé l'inevitabile seguito, ma ha fatto alzare anche le ambizioni. 'Manuale d'amore 2 (capitoli successivi)' non vuole solo affrontare col sorriso e un po' d'ironia le disavventure amorose degli italiani (come succedeva appunto con il primo film), ma dichiara apertamente l'intenzione di affrontare alcuni dei nodi politici e sociali che con quelle disavventure sono collegati. Come la procreazione assistita e il matrimonio tra omosessuali. Il problema, però, è che alle intenzioni non corrispondono una sceneggiatura e una regia all'altezza. (...) Non è un problema di facile soluzione: la commedia - e 'Manuale d'amore 2' lo vuole essere - col sesso può far ridere, altre volte riesce anche a far sorridere e insieme riflettere (Wilder era un genio sull' argomento: 'Quando la moglie è in vacanza', 'A qualcuno piace caldo', 'L'appartamento'), quasi mai a eccitare (vedi lo strip della Loren in 'Oggi ieri domani', ma solo in quella scena, perché l'episodio è tutto meno che conturbante). Forse era meglio lasciare che i sogni restassero tali, indistinti e inafferrabili. (...) Per il resto, per vedere l'erotismo declinato in una commedia più briosa e meno banale, meglio aspettare i prossimi capitoli. Ne sono annunciati altri tre." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 19 gennaio 2007) "Aurelio De Laurentiis è l'unico della compagnia che non ha bisogno di manuali: il suo mestiere lo sa fare benissimo ed è quasi solo grazie a lui che il Fort Apache del cinema italiano si regge in piedi. Poi, certo, si creano le imprevedibili alchimie che a ciascun film assegnano un posto nella storia dell'arte e del mercato, dell'intrattenimento e del costume. In questo caso il successo del prototipo ha indotto il vulcanico patron a procedere con 'Manuale d'amore 2 (capitoli successivi)', che nel quadro di una confermata gradevolezza inserisce tasselli buoni e meno buoni... La struttura a episodi si addice all'infrangibile tema dell'amore, come ci ricordano molti titoli della commedia all'italiana. Resta, però, da scontare l'implicito pericolo che la frammentarietà provochi bruschi dislivelli fra spunti, svolgimenti e conclusioni. Stavolta fila come un treno l'apologo del maturo maître Carlo Verdone (...) Più che decoroso il balletto di orgogli e pregiudizi che si scatena a spese della coppia omosex Sergio Rubini-Antonio Albanese (...) Decisamente gracile il connubio tra il temporaneo paraplegico Riccardo Scamarcio e la sensuale fisioterapista Monica Bellucci. Pollice verso senza appello per l'odissea dei coniugi Fabio Volo e Barbora Bobulova (...) A esclusione dei belli senz'anima (espressiva) Scamarcio & Bellucci, i coristi se la cavano al meglio. Con punte d'eccellenza per Dario Bandiera dell'episodio ospedaliero, la Bobulova a dispetto del ruolo sconnesso, i sempre più brutti (per esigenze di copione) e più bravi Rubini e Albanese e il solito Verdone. (...) Giovanni Veronesi possiede una mano scorrevole e quel pizzico d'improntitudine che giova a chi vuole frugare negli identikit della porta accanto. Per i futuri capitoli sarà, però, indispensabile togliersi il grembiulino da chierichetto progressista e lasciarsi andare a un culto più brado ed estroso del grottesco quotidiano." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 20 gennaio 2006) Note - CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2007 PER: MIGLIOR PRODUTTORE (AURELIO DE LAURENTIIS - FILMAURO) E ATTORE NON PROTAGONISTA (RICCARDO SCAMARCIO, DARIO BANDIERA). - CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2007 PER LA MIGLIORE CANZONE ORIGINALE.

Sicko
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Sicko [Videoregistrazione] / regia di Michael Moore

: 01 Distribution, 2007

Abstract: Un'inchiesta sulle falle del sistema sanitario americano, messo a confronto con quello di altri paesi come il Canada, l'Inghilterra, la Francia e Cuba, dove si sono recati per curarsi alcuni soccorritori della tragedia del World Trade Centre, gravemente malati e impossibilitati a sostenere le spese mediche per l'elevato costo delle cure, spesso non coperte dalle loro assicurazioni sanitarie "L'applauditissimo 'Sicko' parte da un crudele paradosso (la salute negli Usa è al 37° posto nella classifica mondiale!) e ci ricama sopra con la veemenza che Moore, da bravo predicatore postmoderno, mette in tutti i suoi film. Con meno trucchetti di montaggio ed effetti di regia, stavolta, vista l'estrema delicatezza del tema, e più attenzione alle persone, anche se il dramma non esclude lo humour. (...) Uno sberleffo efficacissimo che More rischia di pagare salato. Poco male, diciamolo: dovessero espellerlo dagli Usa, ci sarebbe da fargli ponti d'oro perché venga a indagare un po' anche in Europa. Ne vedremmo delle belle." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 maggio 2007) "Applausi. Polemiche. Invettive. Michael Moore torna a puntare il dito contro la patria americana, mischiando verità e manipolazione, sentimento e rancore, idealismo e furbizia. In 'Sicko' il bersaglio è il sistema sanitario d'oltreoceano, che il ciccione col berrettino s'industria a crivellare per due ore a forza di interviste, riscontri statistici e azioni dimostrative in stile 'Le Iene' o 'Striscia la notizia'. (...) La vena smargiassa da predicatore populista tende all'iperbole e non si perita di strumentalizzare e/o spettacolarizzare il dolore altrui qualora serva alla causa: 'Sicko' può, allora, convincere quando ribadisce la vergogna dei profitti miliardari delle case farmaceutiche, ma anche far sorridere quando inneggia all'efficienza pubblica raggiunta in tema di malattia & cure da Canada, Inghilterra o Francia (perché non informarsi sull'Italia?). La missione cruciale del documentario riguarda inoltre Cuba, dove Michelone ha scortato un gruppo di traumatizzati dall'11 settembre: succede, così, che i martiri del terrorismo abbandonati a se stessi in Usa, nel paradiso di Fidel siano curati con il massimo della professionalità praticamente gratis. Moore spara nel mucchio e qualche preda sicuramente porta a casa, a cominciare dai politici come Nixon o Hillary Clinton che hanno promesso mirabilie senza mai attaccare sul serio le storture del capitalismo sanitario. Peccato che si lasci andare troppo spesso ai suoi umori manichei, come quando suggerisce che Kennedy abbia esagerato con Castro come Bush con Saddam." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 20 maggio 2007) "'Sicko' è un film super yankee, paradossalmente autoreferenziale, e funziona solo per un pubblico americano. Per noi europei, abituati alla malasanità nostrana, è divertente ma poco interessante. O meglio, lo è nella sua 'pars destruens', nel viaggio agli inferi della salute gestita delle compagnie di assicurazioni. Lì il film è tostissimo, documentato, travolgente. E sapere che è tutta colpa di Nixon, diciamolo, è una soddisfazione." (Alberto Crespi, 'L'Unità, 20 maggio 2007) "Del resto il tema, nello specifico l'aspetto aberrante dei profitti fatti dalle società di assicurazione sulla pelle dei malati, è particolarmente sentito e proprio negli Stati Uniti è spesso stato trattato dal cinema (vedi, ad esempio, i film 'Erin Brockovich', 'John Q','L'uomo della pioggia'). E proprio la parte del documentario dedicata alle malefatte delle assicurazioni risulta la meglio riuscita, anche perché l'assurdità del sistema che ne è alla base non ha bisogno, per essere stigmatizzata, né della solita ironia né dei toni demagogici tanto cari a Moore (e che pure non mancano). Per quanto amorale e disumano possa apparire, si è infatti di fronte ad un sistema sanitario privato il cui scopo principale non è quello di curare al meglio il maggior numero di malati, ma di spendere il meno possibile per massimizzare i profitti. Non meraviglia, quindi, come non si stanca di sottolineare Moore, che gli Usa siano al 37° posto nella classifica mondiale quanto a qualità dell'assistenza. (...) Il tutto grazie all'avallo e alle coperture ottenuti dalle varie amministrazioni succedutesi negli anni, a partire da quella Nixon che consegnò la sanità Usa ai privati. (...)Tra provocazioni, amaro umorismo e qualche forzatura, Moore coglie ancora nel segno, confermandosi come elemento disturbatore dell'establishment statunitense, dove di certo ha ben pochi amici. Pur con i suoi limiti, la pellicola è, dunque, un'inquietante denuncia delle colpevoli storture di un sistema che non riesce a proteggere i suoi membri più deboli, infischiandosene della solidarietà in nome del profitto." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 1 settembre 2007) Note - FUORI CONCORSO AL 60MO FESTIVAL DI CANNES (2007). - CANDIDATO ALL'OSCAR 2008 COME MIGLIOR DOCUMENTARIO.

Il segreto di Esma
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Il segreto di Esma [Videoregistrazione] = Grbavica / regia di Jasmila Zbanic

: 20th century fox home entertainment, 2007

Abstract: Sarajevo, anno 2006. Le dolorose ferite della lunga guerra jugoslava, degli assedi serbo-bosniaci sono ancora tangibili e visibili, nel tessuto urbano e nell’animo delle persone. Esma, bosniaca, lavora come cameriera in un fumoso e losco club; vive con l’adolescente, irrequieta, adorata e irrispettosa figlia Sara. Chi sia il padre di Sara è l’angoscioso e torturante segreto di Esma. Quando alla fine la donna riuscirà a rivelarlo alla figlia, e a parlarne lei stessa, sul volto di entrambe sboccerà una nuova serenità e una complicità d’amore totale. Lungometraggio d’esordio della documentarista bosniaca Jasmila Zbanic, il film è infatti una pellicola tutta al femminile, nella sensibilità, nello sguardo attento al cuore, alla gestualità, alle problematiche delle donne reduci da quella guerra che ne ha inesorabilmente determinato il percorso di vita: ed è proprio nell’unione, nella forza dell’amicizia, della complicità, dell’aiuto tra donne che il cammino verso la guarigione si rende obiettivo possibile. Sebbene ogni tanto indugi eccessivamente sul sentimentalismo, con primi piani insistenti e dialoghi che lasciano troppo poco al non detto, la macchina da presa della regista riesce bene a disegnare una situazione interiore drammatica, un grigio squallore architettonico, un dolore e una povertà diffusi in un’intera città. Un affresco totale che, sebbene abbia nella vicenda di Esma il suo centro focale, riesce anche a dipingere, con il giusto ritmo e lo spazio adeguato, i contorni che la delimitano: e così si vedono i nuovi ricchi malavitosi, le prostitute che arrivano per allietare i soldati ancora presenti, i palazzi ancora sigillati, i bambini che possono trovare pistole con cui giocare. Grande capacità della regista è l’alternanza di ritmo e montaggio, in un perfetto equilibrio tra quotidianità e scene dal forte impatto emotivo, in una saggia miscela tra interrogativi ancora aperti e capitoli che si riescono a chiudere. Un piccolo grande film, che inizia a raccontare un pezzo di Storia che ancora la cinematografia non osa molto toccare.

L' aria salata
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L' aria salata [Videoregistrazione] / regia di Alessandro Angelini

: 01 Distribution, 2007

Il colore della liberta'
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Il colore della liberta' [Videoregistrazione] = Goodbye Bafana / regia di Bille August

: Cecchi Gori home video, 2007

Entre tinieblas
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Entre tinieblas [Videoregistrazione] = L'indiscreto fascino del peccato / regia di Pedro Almodovar

: Minerva pictures, 2005

Abstract: Yolanda, stella del bolero nel cabaret del "Molino Rojo", dopo che il suo amante è morto per overdose di eroina, è ricercata dalla polizia. Durante la sua fuga, si ricorda di aver conosciuto una suora eccentrica appartenente a uno strano ordine, le "Redentrici umiliate", che le aveva offerto il suo aiuto in ogni caso di necessità. Nel convento non si respira un'aria tranquilla: la marchesa benefattrice vuole tagliare i fondi e la Madre Superiora è fortemente preoccupata. Le cinque suore che vivono nel convento sono Suor Perduta, che si occupa delle pulizie e bada al "bambino", una tigre che si aggira in libertà per il giardino; Suor Vipera, che cuce modelli per la Vergine, aiutata dal Cappellano di cui è innamorata; Suor Squallida, che si occupa della cucina ed è spesso preda di terribili allucinazioni; Suor Maltrattata, che scrive romanzi porno con lo pseudonimo di Concha Torres e la stessa Madre Superiora, che trascorre le giornate cercando peccatrici da redimere. L'arrivo di Yolanda viene salutato da tutte come un segno divino e, mentre la Madre Superiore, invaghitasi di lei, le procura le dosi di eroina e si droga con lei, Yolanda decide di troncare ogni legame con il passato e di smettere con la droga. Ma il processo di disgregazione della inconsueta comunità è iniziato e, quando avverrà l'inevitabile chiusura del convento, ognuna andrà per la sua strada.

Il destino nel nome
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Il destino nel nome [Videoregistrazione] = The namesake / regia di Mira Nair

: 20th century fox home entertainment, 2007

Hazzard
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Hazzard [Videoregistrazione] / regia di Jay Chandrasekhar

: Warner home video, 2006

Abstract: Le avventure dei cugini Bo e Luke Duke, che a bordo della loro auto soprannominata 'Generale Lee' si divertono a scorrazzare nella contea di Hazzard, nel sud degli Stati Uniti, con grande disappunto dello sceriffo Coltrane e il governatore Boss Hogg...

Nero bifamiliare
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Nero bifamiliare [Videoregistrazione] / regia di Federico Zampaglione

: Mondo home entertainment, 2007

Abstract: Nera commedia metropolitana. Marina e Vittorio, sono giovani, belli, felici e innamorati. Hanno tutto. Compresa una villetta bi-familiare in un quartiere elegante. Attorno a loro orbita uno strano vicinato. E soprattutto la coppia formata dal rumeno Slatko e dall'ambigua Bruna. Un giorno il ridente e super ammobiliato appartamento di Marina e Vittorio viene svaligiato e la colpa di tutto viene velocemente addossata sui vicini. In un'ossessiva sete di vendetta e giustizia, la situazione presto degenera in un turbinio che rasenta la follia. Esordio alla regia per Federico Zampaglione, cantante e leader dell'ormai storica (dopo quasi vent'anni di attività) band pop-rock Tiromancino. Come già aveva fatto Ligabue con Radiofreccia, un altro musicista decide di mettersi dietro alla macchina da presa per intraprendere un viaggio non più nei ritmi sonori ma in quelli strettamente cinematografici. E anche in questo caso la prova sembra ottimamente superata. Il film è infatti ben girato, con un tocco del tutto personale, colorato e spontaneo, e, soprattutto, cosa che spesso manca nel cinema italiano, ha buon ritmo, tensione, pathos, genuinità. Mantenendo sempre alto il livello sia narrativo che visivo. Zampaglione riesce ad alternare vari toni, mescolando grottesco con drammatico, noir con comico, creando un'opera che ha sì il sapore un po' acerbo dell'esordio ma che lascia profondamente intuire non solo un gran senso cinematografico, ma anche una buona conoscenza della settima arte, con omaggi, più o meno voluti, a tanti grandi del cinema italiano e non solo: su tutti Lamberto Bava, che probabilmente non a caso era stato il regista del videoclip dei Tiromancino L'amore impossibile. Nel cast la compagna e musa di Zampaglione Claudia Gerini affiancata da valenti caratteristi: dall'ultraottantenne Remo Remotti alla partecipazione straordinaria di Ernesto Mahieux. La colonna sonora, neanche a dirlo, è firmata dai Tiromancino. Un amalgama fresco e intelligente, che scorre fluido come un film davvero fatto bene. Forse, magari, una promessa.

Come l'ombra
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Come l'ombra [Videoregistrazione] / regia di Marina Spada

: Medusa home entertainment, [2008]

Abstract: Claudia vive sola a Milano, dove attende un'occasione. Di giorno lavora in un'agenzia di viaggi e la sera studia russo. Attratta dal suo nuovo insegnante ucraino lo invita a cena e tenta un approccio. Boris, scostante e misterioso, si sottrae al suo bacio maldestro, rendendosi poi irreperibile. Alla vigilia della partenza estiva per la Grecia, l'uomo si affaccia nuovamente nella sua vita per chiederle di ospitare qualche giorno la cugina Olga. Le loro solitudini si trasformeranno in un'amicizia profonda. Un fatto tragico e inaspettato la spingerà finalmente ad agire. Presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 63 e successivamente approdato nei prestigiosi festival internazionali di Toronto, Londra e Montpellier, il nuovo film di Marina Spada racconta una storia di solitudine a Milano, costringendoci a interrogarci su noi stessi e sul significato della nostra presenza fra le cose e le persone. Come nel cinema di Antonioni, la donna diventa il filtro della crisi, capace di recepire l'inquietudine dei tempi e di farsi carico della consapevolezza della solitudine e dell'incomunicabilità delle relazioni umane. Quelle che esistono dietro le nostre finestre, tra le architetture decadute della città, sotto le insegne luminose dell'Esselunga, lungo i binari delle stazioni metropolitane. Quello della Spada è un cinema di silenzi, di tempi meravigliosamente morti, di riti e gesti ripetuti intesi a rappresentare l'epifania di una donna al termine di un viaggio esistenziale, dove il lavoro sembra essere la sola risposta alla solitudine. Nel suo film la figura femminile non è mai decorativa e non esiste in funzione del personaggio maschile, che incarna piuttosto l'"uomo senza qualità" antonioniano. Claudia, interpretata con carattere e misura da una blasonata ("Best Actress" a Mons) Anita Kravos, sembra incapace di provare a vivere e a integrarsi col mondo. Con Olga, la sua controparte bionda precipitata nella sua casa dall'Ucraina, recupera la pienezza del vivere e la partecipazione consapevole alla vita. La terza amica e terzo personaggio è invece Milano, quella multietnica degli immigrati di colore, del quartiere cinese, dei polacchi della Centrale, quella fotografata da Gabriele Basilico, anonima e senza storia, dove si perde l'identità. Campo d'azione privilegiato del suo sguardo è da sempre il paesaggio urbano milanese, dove il fotografo documentarista ricerca il dialogo incessante tra la specificità del luogo e il fatto che il mondo conosciuto e abitato si assomigli sempre di più. Regia e fotografia mettono in relazione Milano (de-milanesizzandola) con luoghi diversi del mondo occidentale, globalizzando così le architetture e universalizzando la solitudine. Ma il cinema ritroso, radicato (nel milanese) e indagatore di Marina Spada è anche e ancora una volta un progetto politico, la ricerca di un'alternativa quando il fare cinema in maniera "tradizionale" diventa impossibile, quando il mercato del lavoro nega qualsiasi espressività individuale. Così se Forza cani, il suo debutto in lungo, scavalcò gli ostacoli dell'industria culturale con un'idea nuova di produzione e di distribuzione cinematografica (il film fu finanziato attraverso la rete), Come l'ombra si è "comperato" la color correction e il passaggio in pellicola con un mutuo in banca e il contributo generoso della Film Kairós. Adesso confidiamo nello spettatore, perché "l'ombra" illuminata di Marina Spada lasci il segno sulla città e sullo schermo.

Matador
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Matador [Videoregistrazione] / regia di Pedro Almodovar

: Luckyred homevideo, 2006

Abstract: Torero in ritiro e avvocatessa s'incontrano, si amano, si uccidono nell'attimo del piacere. Melodramma sulla corrida tutto sopra le righe dove gli esseri umani sostituiscono i tori, con un sottofondo di ironia provocatoria. Amore e morte in una Spagna divisa tra rock e Opus Dei.