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Altai
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Libri Moderni

Wu Ming

Altai / Wu Ming

Torino : Einaudi, 2009

Abstract: Venezia, Anno Domini 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l'Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito, l'anima rigirata come un paio di brache. Costantinopoli sarà l'approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d'Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione. Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la storia. Porta al collo una moneta, ricordo del Regno dei Folli. Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare. Nicosia, Famagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale. Che segno è quando un arcobaleno appare, non c'è stata pioggia e l'aria è secca e tersa? È quando la terra sta per tremare, e il mondo intero vacilla. Quindici anni dopo, l'epilogo di Q. Wu Ming, il collettivo di scrittori che al suo esordio si firmò Luther Blissett, torna nel mondo del suo primo romanzo.

Sorridi... e preparati a morire!
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Libri Moderni

Stine, R. L. <1943->

Sorridi... e preparati a morire! / R. L. Stine ; traduzione di Beatrice Bellini

Milano : Mondadori, 2009

Abstract: Non sembrava una macchina fotografica, era morbida e calda. La strinsi e mi accorsi che si muoveva... pulsava... respirava! La macchina era viva! Poi sentii qualcosa che mi gocciolava sulle scarpe. Guardai in basso: era sangue! L'obiettivo della macchina stava sanguinando! Età di lettura: da 10 anni.

Lontano da lei
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Videoregistrazioni: DVD

Lontano da lei [Videoregistrazione] = Away from her / regia di Sarah Polley

: Eagle pictures, 2008

Rendition
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Videoregistrazioni: DVD

Rendition [Videoregistrazione] : detezione illegale / regia di Gavin Hood

: Eagle pictures, [2008]

Abstract: Stati Uniti. Sospettato di essere un terrorista, Anwar El-Ibrahimi, ingegnere chimico di origine egiziana, viene sequestrato da alcuni agenti federali e sottoposto ad uno spietato interrogatorio. Tra coloro che assistono all'ingiusto trattamento riservato ad Anwar, e ad altri come lui, c'è Douglas Freeman, un analista della CIA che prende a cuore la sua causa e cerca di favorirne la scarcerazione. Nel frattempo, Isabelle El-Ibrahimi, ignara della sorte del marito, non avendone più notizie, inizia la sua ricerca disperata. "Se l'incastro delle varie sotto-trame non si limita al solito montaggio contrapposto ma intreccia anche i piani temporali, svelando solo alla fine quale sia la vera collocazione cronologica dell'attentato con cui si apre il film, la regia finisce per essere un po' troppo prigioniera di uno stile prevedibile e artefatto che nei sotterranei della prigione, tra scosse elettriche e catini d'acqua, dà addirittura l'impressione di preoccuparsi più del controluce e del chiaroscuro che del realismo. Finendo per dare l'impressione di edulcorare la realtà e corroborando l'impressione di un film dove, più che denunciare l'inumanità di certe politiche segrete o di certe pratiche antiterroristiche, sia importante un giusto equilibrio tra personaggi positivi e negativi, tra angosce e speranze, tra conformismo diffuso e cocciuta testardaggine. Per fortuna il film è riscattato da un gruppo di volti convincenti e appropriati, dove svettano la razionalità cinica della Streep, la cocciuta determinazione della Witherspoon e i turbamenti morali del giovane funzionario Cia." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 22 ottobre 2007) "Gavin Hood, autore di 'Tsotsi' (premio Oscar), è sudafricano, quindi ha cultura inglese. E infatti nel suo film, denso e teso, coerente e misurato, non ci sono né buoni, né cattivi per partito preso: gli antagonisti hanno pari dignità di nemici, sono sullo stesso piano etico e politico. Basterebbe questo perché 'Rendition', auspichi l'incontro, non lo scontro di civiltà. Per trovare un film di spionaggio a questo livello, senza assurdità da 007, occorre risalire a 'Syriana' di Stephen Gaghan e, prima dell'11 settembre 2001, a 'Spy Game' di Tony Scott. Meno complesso di loro, 'Rendition' è però più efficace per lo spettatore medio, abbastanza superficiale da accontentarsi della didascalia 'Nord Africa' per designare il cuore degli eventi. Vista la realtà alla quale s'accennava all'inizio, il Paese al quale si allude, noto per le prigioni e le torture, potrebbe essere proprio l'Egitto, alla cui disinvolta polizia Yussef Chahine, il più noto regista locale, ha dedicato l'acre 'Chaos'. Il cast di 'Rendition' è vasto e soprattutto ben più noto di quello di 'Chaos', ma anche qui non c'è un vero protagonista: la vicenda è corale e si svolge su due, vicini, piani temporali. Ma questo lo spettatore lo scopre solo alla fine, che è lieta, dunque improbabile. L'analogo 'Missing' di Costa-Gavras (1982), ambientato nel Cile del 1973, non aveva voluto cedere alla tentazione di illudere... Si direbbe l'ottimismo l'unico difetto di 'Rendition', perché 'Rendition' dimostra, per il resto, alta professionalità. Qui, come nei due film succitati e negli inediti 'Redacted' di Brian De Palma e 'In the Valley of Elah' di Paul Haggis, impressiona che cresce sempre il numero di attori, sceneggiatori, produttori, registi e distributori impegnati contro la Casa Bianca. È la quieta insurrezione contro Washington da parte di Hollywood, che così a lungo ne era stata il ministero della Propaganda." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 22 ottobre 2007) "Il secondo film chiamato ad onorare il tappeto rosso è stato 'Rendition', diretto dal sudafricano Gavin Hood e dedicato alla spinosa questione dei sequestri di stato all'epoca del terrorismo. Anche in questo caso, non è possibile gridare al miracolo per colpa della principale malattia del cinema moderno: la prevedibilità... C'è il clima di sospetto dilagante dopo l'11 settembre, c'è il cittadino egizio-americano presunto terrorista, rapito dalla Cia ed estradato in una prigione segreta fuori dagli Usa, c'è una mogliettina terrorizzata e indignata perché lo sa innocente e c'è infine l'agente buono (leale e progressista) che non crede alle accuse e lo libera, consentendogli di rientrare senza macchia nel paese d'adozione che non ha giammai tradito. Tutto banale, ovvio, scorrevole, corretto, con il bonus di ritrovare la venerabile Meryl Streep nell'insolito ruolo di ufficiale cattivissima." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 ottobre 2007) "Il titolo viene da 'extroardinary rendition' (consegna straordinaria), la controversa procedura speciale utilizzata dai Servizi Segreti americani (soprattutto dopo l'11 settembre), contro i presunti terroristi. Le fasi sono arresti coatti, deportazioni in Paesi dove si usa la tortura per ottenere informazioni e detenzioni in condizioni inumane. Fra piani narrativi paralleli e salti temporali, il regista cerca di analizzare un tema difficile come la dicotomia giusto-sbagliato. Punta in alto ma, è il caso di dirlo, non sbaglia. Ed evita l'errore di fornire facili, univoche soluzioni." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 22 ottobre 2007) "Tragedie vere vengono ridotte a melodrammi magari politicamente corretti; ancora una volta si constata che, quando il film è mediocre come 'Rendition', non arriva a provocare indignazione né scandalo né rivolta democratica ma rimane lì inerte." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 ottobre 2007) Note - PRESENTATO ALLA II^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2007) NELLA SEZIONE 'PREMIÈRE'.

I pirati fannulloni
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I pirati fannulloni [Videoregistrazione] = The pirates who don't do anything / regia di Mike Nawrocki

: Universal studios, 2008

Abstract: Tre allegri fannulloni, il timido Elliot, il pigro Sedgewick e George che non ha fiducia in se stesso, sognano una vita da pirati. Il giorno della svolta non arriva mai finché, all'improvviso, i tre vengono catapultati nel diciassettesimo secolo dove vivranno un'avventura da pirati. Affronteranno pericoli e combatteranno contro le loro stesse paure, diventando gli improbabili eroi di una battaglia in difesa della famiglia reale minacciata da un malvagio tiranno.

Certamente, forse
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Certamente, forse [Videoregistrazione] = Definitely maybe / regia di Adam Brooks

: Universal studios, 2008

Abstract: Nei primi anni '90, Will Hayes era un giovane ambizioso arrivato a New York dal Wisconsin per collaborare alla campagna elettorale di Bill Clinton. Ad accompagnarlo nel difficile percorso nel mondo della politica c'era il suo amico Russell McCormack, ma anche tre donne che hanno significato molto nella sua vita, una delle quali è poi diventata sua moglie. Dieci anni dopo, Will è un uomo disilluso dalla carriera altalenante, in procinto di divorziare e padre di una bambina di dieci anni, Maya. Un giorno, la piccola Maya chiede al papà com'era la sua vita prima di sposarsi e come ha conosciuto sua madre. Attraverso la rievocazione degli avvenimenti di quegli anni, Will inizia a rendersi conto che forse non è troppo tardi per ricominciare. "L'espediente narrativo traina fino alla conclusione non sorprendente ma di buon effetto." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 16 maggio 2008) "'Certamente, forse' di Adam Brooks, lanciato come un melassoso film d'amore con una campagna piena di cuoricini, si trasforma quasi in un thriller. E diventa un interessante racconto tutto flashback, in cui il padre rivela se stesso alla figlia. (...) Con questo escamotage, Brooks (sceneggiatore di French Kiss), filma l'amore senza giudicare i protagonisti e trova i tempi giusti, giocando con la comicità. Una piacevole commedia girata con grazia, in cui il regista risponde a una domanda annosa: 'Papà, cos'è l'amore', chiede Maya. La risposta è precisa: 'Un'emozione ribelle alle regole e al buon senso'." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 16 maggio 2008)

L' ultimo padrino
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L' ultimo padrino [Videoregistrazione] / regia di Marco Risi

: Universal pictures, 2008

Che il velo sia da sposa!
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Libri Moderni

Abdel Aal, Ghada <1978->

Che il velo sia da sposa! / Ghada Abdel Aal ; traduzione dall'arabo (Egitto) di Barbara Teresi

Milano : Epochè, copyr. 2009

Abstract: La protagonista del libro, Bride, «che sarebbe sposa ma in inglese fa più figo e la gente dirà che sono colta», non riesce a trovare marito e continua a ricevere in casa della sua famiglia visite di improbabili pretendenti. Dal cafone al microcriminale, dal bugiardo al logorroico so-tutto-io, dal megatifoso di calcio al «bello e impossibile» innamorato di una collega, l'autrice ci regala in stile ironico e brillante una carrellata di personaggi, spassose caricature di uno stereotipo maschile che travalica le frontiere egiziane. Inoltre, Bride analizza in modo schietto e senza peli sulla lingua gli aspetti della società in cui vive e in cui va «a caccia di marito», un mondo orientale di cui ci offre uno spaccato giovane e attualissimo.

Il mangiarozzo 2010
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Libri Moderni

Cambi, Carlo <1956->

Il mangiarozzo 2010 : 1000 e più osterie e trattorie d'Italia dove mangiare almeno una volta nella vita : più che una questione d'etichetta è una questione di forchetta / Carlo Cambi

Roma : Newton Compton, 2009

Abstract: Più che una questione di etichetta è una questione di forchetta. È il credo de Il Mangiarozzo, l'antiguida alle osterie e trattorie d'Italia dove il conto è leggero, il servizio familiare, il menù di solida tradizione. Il Mangiarozzo segnala i luoghi dove coltivare il piacere della tavola e del convivio senza dover accendere un mutuo: anche quest'anno, inoltre, alcuni ristoratori hanno accettato di praticare uno sconto o di offrire un generoso assaggio a tutti i clienti che si presenteranno con una copia di questa guida. Ma non basta: Il Mangiarozzo è un saporito viaggio nell'Italia a tavola. È il racconto di donne e uomini per i quali il rapporto con l'agricoltura di specialità diventa menù scandito dalle stagioni, in cui la cucina è vissuta con passione per creare un rapporto fiduciario tra oste e cliente.

Alieni
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Libri Moderni

Ruggeri, Enrico <1957->

Alieni : un mistero fra noi / Enrico Ruggeri ; con Candido Francica

[Milano] : Rizzoli, 2010

Abstract: Siamo soli nell'universo? Entreremo mai in contatto con forme di vita provenienti da mondi lontani? Come cambierebbe la nostra esistenza se potessimo comunicare e interagire con razze aliene? Fin dagli albori della Storia, gli uomini si pongono queste domande. A scatenarle non sono solo l'immensità del cielo e la magnificenza delle notti stellate, ma soprattutto innumerevoli circostanze anomale che si sono verificate nei secoli e nei cinque continenti. Come vanno interpretate le rappresentazioni di navicelle spaziali nei resti della civiltà Maya? Che cosa c'è dietro il culto del cargo, la venerazione di imponenti mezzi di trasporto metallici diffusa presso popolazioni arretrate e isolate in Oceania e a Tahiti? Chi pratica i giganteschi cerchi nel grano, il più recente dei quali, a Chibolton in Inghilterra, riporta informazioni lanciate nello spazio più di vent'anni prima da un radiotelescopio americano? Ma i segni inesplicabili non si fermano qui. Tante persone hanno avuto il coraggio di raccontare - esponendosi spesso all'accusa di mitomania -incontri più o meno ravvicinati con creature mai viste prima sulla Terra. Durante la trasmissione tv Mistero, Enrico Ruggeri ha affrontato tutti questi argomenti e ha raccolto anche drammatiche testimonianze dirette, come quella di Giovanna che ha riferito di essere stata violentata ripetutamente dagli alieni.

Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie
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Libri Moderni

Barklem, Jill <1951-2017>

Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie / Jill Barklem

EL, copyr. 2000

Abstract: Un'antologia che raccoglie le storie dei topolini di Boscodirovo che celebrano il rispetto della natura, il valore dell'amicizia e il senso di comunità. La piccola e operosa comunità, che vive in armonia con i vicini, valorizza al massimo quello che ogni stagione ha da offrire.

Fortapasc
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Fortapasc [Videoregistrazione] / regia di Marco Risi

: 01 Distribution, 2009

Awake
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Awake [Videoregistrazione] = Anestesia cosciente / regia di Joby Harold

: Eagle pictures, [2009]

Abstract: Il detective Michael Britten, si sveglia in seguito ad un incidente d’auto mortale con la moglie e il figlio adolescente, scopre la terribile notizia che sua moglie è morta nello schianto. Cercando di mettere i pezzi della sua vita di nuovo insieme, si sveglia di nuovo e si rende conto che sua moglie è viva ed è suo figlio che è morto in un incidente! Ha perso sua moglie o suo figlio? Oppure nessuno dei due? Michael Britten si trova a vivedere due vite distinte: Una col figlio adolescente, l’altra con sua moglie.

Ricatto d'amore
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Ricatto d'amore [Videoregistrazione] / regia di Anne Fletcher

: Buena Vista home entertainment, [2009]

Abstract: A New York le aspirazioni di un ragazzo che sogna un futuro nell'editoria, magari anche da scrittore, si infrangono contro le infinite vessazioni del suo capo, la classica donna tutto lavoro e niente divertimento. Il giorno in cui però il capo rischia di essere deportato nel natio Canada per problemi di visto si presenta l'occasione per un matrimonio di interesse, operazione di certo rischiosa ma potenzialmente foriera della sospirata promozione. L'unico problema sarà tenere in piedi la rappresentazione senza che nessuno, nemmeno l'immigrazione, se ne accorga. La commedia matrimoniale newyorchese, un vero e proprio genere a sè, va in trasferta in Alaska, dove risiedono i genitori dello sposo e dove si svolgerà gran parte del film (dopo l'opportuna introduzione cittadina). Retaggi indiani all'acqua di rose, beghe familiari di poco conto e un'evoluzione dei personaggi ai minimi storici tuttavia non inficiano eccessivamente la godibilità di un film diretto con gusto, ritmo e qualche guizzo. Come già nel precedente 27 volte in bianco ad Anne Fletcher non viene dato nulla di ciò che solitamente è concesso ai registi di questo tipo di film. Non gode di attori carismatici, non ha caratteristi d'eccezione per i ruoli di secondo piano, non ha uno script degno di questo nome (la trama vecchio stampo sembra rubata ad una commedia screwball degli anni '40) e non ha nemmeno un'ambientazione coreografica e suggestiva come New York. Ma la coreografa è lei. Anni d'esperienza nel mondo della danza in teatro consentono alla Fletcher un approccio plastico ad ogni scena e un modo di concepire la scansione del racconto che si incentra su singoli assoli di ogni personaggio invece che basarsi sulle solite scene di gruppo in cui ognuno dice la propria. In questo la solita commedia sulla battaglia fra i sessi acquista un po' di spessore. Le idee visive della Fletcher cercano la sorpresa e sono in una curiosa armonia con l'Alaska, luogo sconosciuto alla protagonista e straniante per chi non ci ha mai vissuto a causa delle sue peculiarietà ambientali.

Il mai nato
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Il mai nato [Videoregistrazione] / regia di David S. Goyer

: Universal studios, 2009

Abstract: La giovane Casey Bell soffre di terribili incubi notturni e di giorno è ossessionata da orribili fantasmi. Decisa a mettere fine alle sue angosce, la ragazza si rivolge al suo consigliere spirituale, Sendak, che la aiuterà a scoprire un atroce segreto che ha coinvolto la sua famiglia, fuggita dalla Germania nazista e segnata da una diabolica maledizione. "Il regista ha un passato di sceneggiatore 'gotico' ('Batman Begins', la serie 'Blade') ma i nazi-spettri sono oltre le sue forze." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 27 febbraio 2009) "Non si può andar oltre nel racconto, come è rigorosa consuetudine nei thriller, anche quando sono del tutto insensati, per non rovinare la sorpresa al pubblico. Peccato che le immagini repellenti, frutto della sfrenata fantasia dell'autore, soffochino di continuo una tensione artificiosa. Una raccomandazione. Anche se la tentazione sarà irresistibile, non uscite prima della fine. O vi perderete l'intervento, di ineguagliabile comicità involontaria, dell'improvvisato esorcista Gary Oldman. Purtroppo non gli riesce di far sparire il film." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 febbraio 2009) "David Goyer, regista e sceneggiatore di colossi alati e no, amando lo spirito demoniaco del mondo ci mette però un jolly: il richiamo (di comodo) alla leggenda ebraica del Golem, di cui sa invece molto Moni Ovadia che ci ha costruito sopra uno spettacolo indimenticabile riferito alla Shoah. Qui si va di fantasmi nel metrò, di nonne fuori di testa, di agnizioni tardive e di una maledizione che dura dalla Germania nazista e per dire the end bisogna passare per la nona porta.. Qualche spicciolo di folklorismo, il resto è rumore." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 febbraio 2009) "'Il mai nato' è un horror di notevole mestiere da parte di uno degli sceneggiatori più bravi del fantastico hollywoodiano. Si tratta di quel David Goyer soggettista de 'Il cavaliere oscuro' e penna acida della saga vampiresca 'Blade'. Alla sua quarta regia Goyer si diverte a manipolare con sapienza i 'boo!' da fornire allo spettatore. Sono tutti abbastanza prevedibili. E' vero. Ma nessuno può mettere in dubbio che non lascino il segno sull'iride. La protagonista Yustman si era intravista nella camera tremolante di 'Cloverfield' mentre fa sempre più piacere ritrovare Gary Oldman ancora in una parte ultra-pacata dopo il serafico commissario Gordon dei nuovi Batman. Qui fa un riflessivo rabbino esorcista. Il giovane punk inglese sta invecchiando con grazia." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 13 marzo 2009)

The international
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The international [Videoregistrazione] / regia di Tom Tykwer

: Sony pictures home entertainment, 2009

Abstract: Louis Salinger, agente dell'Interpol, ed Eleanor Whitman, assistente procuratore distrettuale di New York, riescono a smascherare una serie di attività finanziarie illegali atte a sostenere il terrorismo e le guerre a livello internazionale. Tuttavia, le loro brillanti iniziative metteranno i due nel centro del mirino. "L'ambizione del regista sarebbe quella di resuscitare la tradizione del thriller politico, come 'Perché un assassinio' di Pakula o 'Il maratoneta' di Schlesinger, ma il risultato è solo un catalogo di luoghi comuni, a cominciare dalla barba diligentissimamente incolta dell'agente Interpol Louis Salinger (un Clive Owen piuttosto monocorde) per continuare con le banche ormai, diventate il nemico pubblico numero uno dell'umanità. (...) Girato tra New York, Berlino, l'Italia e Istanbul, con una sparatoria ultrafracassona al Guggenheim (ricostruito per il bisogno in un ex fabbrica di locomotive), il film procede tra finti colpi di scena e un po' di tensione fino all'immancabile finale aperto. Prevedibile anche lui." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 6 febbraio 2009) "Per non farci mancare proprio nulla, la sceneggiatura ci infila poi le Brigate Rosse, un killer della mafia e un ufficiale dei carabinieri corrotto. Attivissimo, questi ammazza uno dei cecchini, confonde le prove e fa rimpatriare d'autorità i nostri eroi. Peccato che Tykwer non gli abbia fatto indossate la feluca col pennacchio, come ai carabinieri di Pinocchio. Così, sarebbe stato perfetto." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 febbraio 2009) "Come spesso succede ai thriller politici (Tykwer cita esempi illustri: 'Perché un assassinio' di Pakula, 'Il maratoneta' di Schlesinger), la trama di 'The International' è pura follia, e il miglior commento spetta all'ex agente della Stasi Armin Muller-Stahl, ora al soldo della banca, quando Owen gli chiede come si senta, lui ex comunista, a lavorare per il Capitale.(...) 'The International' non è un grande film: è un film divertente, girato magistralmente, che dice cose agghiaccianti. Al vostro posto, quando uscirà nei cinema, ci andremmo." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 6 febbraio 2009) "Insomma, un gran guazzabuglio. Carabinieri corrotti, politici berlusconiani che alludono a complicate vicende finanziarie. Il tutto in mezzo a un intrigo internazionale che ha spazio anche per un'altra presenza italiana: quella del bel tenebroso Luca Calvani - è il suo nome vero, non è una allusione a Roberto Calvi, questa - ex vincitore dell'Isola dei famosi, e qui nelle vesti del figlio di Barbareschi. Luca Calvani sfoggia un inglese perfetto: prima di naufragare nell'Isola, ha passato molti anni negli Stati Uniti, facendo i lavori più umili, proprio come nelle migliori biografie degli artisti maledetti. E a voler essere ancora più precisi, c'è una terza presenza italiana: quando doveva strisciare sul tetto dell'hotel Gallia, di notte, Naomi Watts ha chiesto una controfigura. È italiana: si chiama Laura Fimognari, e ha un bellissimo volto luminoso." (Luca Vinci, 'Libero', 6 febbraio 2009) "Opera dalla ritmica ossessiva e ripetitiva, dai semiesotici scenari, concentrata come fosse un documentario, ma non senza disperdersi, sui rapporti incestuosi tra mafia, potere politico, nuove Brigate Rosse, ex burocrati della Ddr, tirannelli africani, mercato delle armi e finanza internazionale, è stata scritta, non senza humour anti-terrorista, dall'inglese Eric Warren Singer. Ed è stata realizzata da un team creativo tutto tedesco e distribuita nel mondo dalla major Usa Sony- Columbia. Star Clive Owen, agente dell'Interpol, e Naomi Watts. Per noi il film ha anche la spassosa particolarità di sbarazzarsi quasi subito di Luca Barbareschi, nel ruolo di Umberto Calini, faccendiere mafioso e aspirante leader politico con il suo partito sciovinista 'Futuro Italiano', assassinato da un misterioso cecchino, e che è il riassunto piuttosto stravagante di Calvi, Agnelli, Berlusconi, 'Valzer con Bashir', Totò Riina e del suo personaggio di razzista, divorato dagli indios, in 'Cannibal Holocaust'. Il film, già uscito con successo in Gran Bretagna, patria del genere 007, nonostante tenga fuori dalla porta ogni pratica licenziosa e ogni teoria sovversiva, due o tre cose nuove sul genere thriller le fa vedere. Il regista è lo stesso di 'Lola corre' sa ben dividere i tempi del dialogo dal tempo dell'azione, l'effetto sorpresa e il pressing sullo spettatore. Certo non ha la fantasia destabilizzante di un Quaresma. Non a caso ha detto: 'il thriller è la Champions League della regia cinematografica', ma in finalissima non ci arriverà mai." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 6 febbraio 2009) "Nel gioco sono coinvolti tutti americani e russi, cinesi europei, ebrei e musulmani. Pecunia non olet non è il motto ma la sostanza. Alla fine gli ideali non vincono ma si rendono qualche bella soddisfazione. Il film si chiama 'The International' lo ha diretto il tedesco Tom Tykwer ('Lola corre') o, piuttosto, le scene madri all'interno del Guggenheim di Manhattan o sui tetti di Istanbul, hanno diretto lui. Il modello alto del political-killer alla Pakula o alla Schlesinger resta però lontano." (Andrea Martini, 'Quotidiano Nazionale', 6 febbraio 2009) "'The International' è un melange abbastanza riuscito di tensione e paranoia da film americano anni '70, con tanto di doppio sparo modello JFK , e di j'accuse contro l'intreccio globale tra capitale, armi e morte. «E' un film che racconta la cruda realtà», afferma il quarantaquattrenne regista tedesco, «certo non parlo di tutte le banche, ma molte sono proprio come le ho descritte in questo lavoro e comunque questa è la filosofia che governa oggi il mondo e su cui passa la nostra vita». Da tenere a mente una dinamica e adrenalinica sparatoria al museo Guggenheim di New York dal notevole impatto visivo: l'arte moderna distrutta in mille pezzi che qualche patriota e maligno giornalista italiano, per vendicarsi dei cattivi tedeschi, traslerà forzatamente come metafora degli effetti provocati dal film di Tykwer." (Davide Turrini, 'Liberazione', 6 febbraio 2009) Note - PRESENTATO FUORI CONCORSO AL 59. FESTIVAL DI BERLINO (2009). - TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE JOHN WOO.

L' incubo di Joanna Mills
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L' incubo di Joanna Mills [Videoregistrazione] = The return / regia di Asif Kapadia

: Eagle pictures, [2008]

Il caso dell'infedele Klara
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Il caso dell'infedele Klara [Videoregistrazione] / regia di Roberto Faenza

: Medusa video, 2009

Abstract: Luca, un musicista italiano che vive a Praga, è tormentato dal dubbio che la sua fidanzata Klara, studentessa di storia dell'arte in procinto di laurearsi, abbia una relazione con il suo tutor universitario, Pavel. Deciso a scoprire la verità, Luca si rivolge a Denis, un investigatore privato, per far pedinare la ragazza. A seguito delle prime indagini, tra i due uomini inizierà un sottile gioco delle parti in cui si scambieranno il modo di vedere e rispondere alle emozioni con reazioni a loro prima sconosciute. Poi, quando Denis sotto mentite spoglie incontrerà Klara, verrà a galla una singolare verità. "Una patina di fasullo avvolge tutto. L'ingiustificata ambientazione praghese, puro omaggio alla fotogenia come i nudi sparsi della protagonista. Il cast internazionale e la recitazione non nella propria lingua. A tratti pare la versione castigata di un pornofilm." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 27 marzo 2009) "Peccato che il film scivoli sempre rasoterra, sia nelle velleità letterarie che negli ammiccamenti erotici. Con la maliziosa, troppo magra, Laura Chiatti che si spoglia con eccessiva parsimonia, rispetto alla sbandierata liberalità dei promo, apparendo in tutto il suo fulgore, leggi nuda, solo in una fulminea inquadratura, che per essere apprezzata appieno avrebbe bisogno di una rivisitazione alla moviola. Così anche lo spettatore più allupato, di fronte a un'impressionante sfilza di banalità, avrà due possibilità per esprimere il proprio disappunto: sbadigliare a pieni palmenti o scompisciarsi dalle risate." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 marzo 2009) "Finisce come deve finire un film polveroso che si pretende (intellettualmente?) dinamico. Roberto Faenza - non è la prima volta - resta impantanato compiaciuto tra i monumenti delle città d'arte, quelli del Sentimento Pensante e le citazioni di Dante e Jim Morrison. Ne fanno le spese gli attori, spinti a preistoriche recitazioni elementari, come nella goffa scena di sbronza. E gli spettatori, naturalmente. Sì, ma quali?" (Alessio Guzzano, 'City', 27 marzo 2009) "Incidente di percorso nella carriera di Roberto Faenza: 'Il caso dell'infedele Klara' è un film scritto male e recitato peggio, in più esce in coincidenza con l'orribile Iago (con il quale condivide un'attrice, Laura Chiatti, e i set veneziani) e conferma la gelosia come il tema-tabù di questa stagione cinematografica. (...) Gli attori sono italiani (Claudio Santamaria e la citata Chiatti), britannici e cechi; i personaggi - salvo il protagonista - dovrebbero essere tutti praghesi doc, ma si esprimono nell'incongruo italiano delle coproduzioni internazionali girate in inglese e doppiate malissimo (soprattutto la voce della Chiatti è inascoltabile). Perfetto esempio di cinema europeo come non dovrebbe essere." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 27 marzo 2009) "Faenza firma un film molto privato da voyeur intellettuale in cui guarda il sesso degli altri con intenti anche brillanti ma con effetti ritardati che non ottengono emozioni da chi assiste. Femmina folle fu il capostipite della gelosia ma bruciava dentro, qui trattasi di un teorema. Bella Praga, dove non a caso Philip Roth immagina di intervistare la prostituta che svezzo Kafka, qui nominato invano." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 marzo 2009) "Le tre donne del film sono simili: bionde, pettinate e vestite nello stesso modo, vogliono forse dire che ogni donna amata è inseparabile dalla gelosia (Laura Chiatti, così bella quando è nuda, è in vantaggio). 'Il caso dell'infedele Klara' è un grande fil -trappola, semplice e insieme estremamente raffinato, commedia di dolore benissimo condotta. In più, la produzione di Elda Ferri lo rende impeccabile, senza un difetto né una distrazione, perfetto." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 27 marzo 2009) Note - CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2009 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE.

Alieni in soffitta
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Videoregistrazioni: DVD

Alieni in soffitta [Videoregistrazione] / regia di John Schultz

: 20th Century Fox home entertainment, 2009

Abstract: Il 4 Luglio gli alieni invadono la Terra ma non siamo decisamente dalle parti di Independence Day. Tutto si svolge in una villetta vicino al lago, dove la famiglia Pearson (completa di cugini e nonna) va a passare il weekend festivo. I protagonisti sono i ragazzi, gli unici immuni al sistema di controllo della personalità alieno e quindi gli unici in grado di combattere gli invasori, i quali non sono esattamente un'intelligenza superiore... Pensato per un pubblico di ragazzi Alieni in soffitta si dimostra traboccante di frecce da scoccare. Innanzitutto l'idea vincente di una guerra confinata nelle mura di casa da svolgersi per altro all'insaputa dei gentori è vincente, come già lo era la guerriglia cartoonesca di Mamma ho perso l'aereo, in più gli scontri tra ragazzi e alieni sono una miniera di trovate piene di ritmo: dalla mancanza di gravità agli agguati nei condotti dell'aria, dalle sparatorie a colpi di patate fino ai piani più ingegnosi. La scrittura anche è sagace. Se gli alieni sono ritratti con una banalità abbastanza consueta dall'altra parte non mancano però stoccate al mondo degli adulti fatte dal punto di vista dei ragazzi, non mancano ironie poco politicamente corrette e non manca mai un modo serio di raccontare i ragazzi senza sconfinare nel paternalismo. La cosa più apprezabile del lavoro di Schultz (oltre al divertimento ritmato della storia) è infatti il modo in cui coglie le caratteristiche adolescenziali e preadolescenziali senza criticare o dare mai valutazioni. È esempio di questo il modo in cui tratta il rapporto con la tecnologia, solitamente messa all'indice in questo tipo di film. Nel corso della storia vengono esibiti tutte gli strumenti tecnologici esistenti ma senza porre enfasi. Internet, portatili, console, lettori mp3 e joypad fanno la loro comparsa per quello che sono parte neutra del vivere quotidiano. Un discorso a parte lo merita invece l'idea del controllo esercitato attraverso la tecnologia aliena, fusione perfetta di quanto già detto (cioè la volontà di mettere in scena trovate interessanti e l'esibizione del ruolo che la tecnologia ha nella vita quotidiana). Una delle armi degli alieni infatti è un sistema di controllo dei corpi altrui effettuato attraverso quello che a tutti gli effetti è un joypad. Gli alieni lo usano in un modo ma quando finisce nella mani dei ragazzi diventa in tutto e per tutto una trasposizione dell'interazione dei videogiochi. Le diverse situazioni in cui il controllo viene sfruttato richiamano i diversi generi videoludici (c'è l'avventura grafica, il platform game e un geniale scontro in pieno stile picchiaduro) riuscendo sempre a trovare la chiave filmica migliore per proporre una forma di racconto che appartiene ad un altro medium.

L' era glaciale 3
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Videoregistrazioni: DVD

L' era glaciale 3 [Videoregistrazione] : l'alba dei dinosauri / regia di Carlos Saldanha

: 20th Century Fox home entertainment, 2009

Abstract: In questo terzo episodio della fortunata serie de L'era glaciale, nuove avventure attendono i nostri eroi sottozero. Scrat sta ancora cercando di conquistare la sfuggente ghianda, mentre forse trova il vero amore. Manny e Ellie attendono la nascita del loro mini-mammut. Diego, la tigre dai denti a sciabola, si chiede se non stia diventando troppo "mollaccione" ad andare in giro con i suoi amici, mentre Sid il bradipo finisce nei guai rubando delle uova di dinosauro nel tentativo di crearsi una sua personale famiglia. In missione per salvare lo sfortunato Sid, il gruppo si avventura in un misterioso mondo sotterraneo dove vivono degli incontri ravvicinati con dei dinosauri, combattono la flora e la fauna, corrono come pazzi e fanno la conoscenza di Buck, una donnola con un occhio solo che da' senza sosta la caccia ai dinosauri.