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District 9
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Videoregistrazioni: DVD

District 9 [Videoregistrazione] / regia di Neill Blomkamp

: Sony pictures home entertainment, 2010

Abstract: Gli alieni arrivati trent'anni fa sulla Terra convivono pacificamente con gli esseri umani, anche se reclusi in un territorio in Sud Africa chiamato District 9. Quando però la Multi-National United (MNU), una compagnia privata completamente disinteressata al benessere degli alieni, decide di sfruttare le armi extraterrestri finora inutilizzate, la situazione inizia a precipitare. Solo un uomo può rimettere a posto le cose: Wikus van der Merwe, un agente dell'MNU che ha contratto un misterioso virus che gli sta cambiando il DNA e che potrebbe essere la chiave per scoprire il segreto della tecnologia aliena. "Girato stile reportage tv, con accenni ad affetti familiari traditi e la massima noncuranza per ideologie e politiche superate e assenti, il film è di allarmante fanta non finta attualità. E' pervaso da un vissuto clima di fastidio antropologico in cui la violenta caccia all'altro cambia pedine, nel disprezzo di ogni minoranza. La scelta del Sud Africa non è riferimento casuale. L'autore Neill Blomkamp, 30enne di Johannesburg, coccolato genio pubblicitario, prediletto da Ridley Scott e dal 'Signore degli anelli' Jackson, qui produttore, più che su un cast di ordinaria ed efficace amministrazione, punta sugli effetti specialissimi di gamberoni. Lui, regista dei sorprendenti spot sulle automobili transformer che s'alzano e ballano come Travolta, è il teorico della robotizzazione e il suo film firma il manifesto di un incubo quotidiano cresciuto tra fantasy e apartheid, con interessato accenno di curiosità per l'avanzata biotecnologia aliena." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 settembre 2009) "Un terzo di fantascienza, un terzo di virulenta satira sociale: un terzo di 'mockumentary', il lussuoso esordio del sudafricano Neill Blomkamp (30 milioni di dollari e un produttore di nome Peter Jackson) centra tutti i suoi bersagli con la potenza e la precisione delle armi aliene che appaiono nella seconda parte del film. E sì, perché malgrado il loro aspetto i gamberoni sono evolutissimi. Lo scoprirà a sue spese, il viscido burocrate spedito a sfrattarli che un'esplosiva serie di peripezie catapulta dall'altra parte, non più umano e non ancora alieno: costretto a scoprire i più terribili segreti degli uni e degli altri. Mentre anche il film continua a cambiar pelle, fondendo con geniale faccia tosta Cronenberg ('La mosca') 'Trasformers', 'Robocop' e 'Starship Troopers'. In un susseguirsi di trovate che dà a questa satira dei media e del razzismo ordinario, così ordinario da essere invisibile, l'energia contagiosa delle care vecchie serie B. Morale: all'inizio del film i gamberoni ci fanno schifo, alla fine destano curiosità e compassione. E non abbiamo smesso un momento di divertirci e pensare insieme. Davvero niente male per un film che nasce da un corto satirico in stile finto documentario ('Alive in Joburg') girato nelle bidonville sudafricane." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 settembre 2009) "Il segreto, come Blomkamp (e il protagonista Copley) ci insegna è trovarsi dall'altra parte, diventare uno sconfitto, guardare le magagne del sistema che esporta democrazia e poi rimane senza per se stesso. Il cinema di genere fa da sempre politica, sci-fi e horror sono un modo per riscrivere, spesso, la storia da parte dei deboli (la prima, un tempo, anche per fare propaganda: ricordate gli alieni 'comunisti'?). E spesso metafora e divertimento ci schiacciano al muro più di un film di denuncia." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 25 settembre 2009) "Non piacerà a Bossi il messaggio dell'originale film prodotto dal regista Peter Jackson, che segnala l'esordio di qualità del sudafricano Neill Blomkamp, però nell'America di Obama botteghino e critica sono stati ottimi." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 25 settembre 2009) Note - CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2010 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA. - CANDIDATO ALL'OSCAR 2010 PER: MIGLIOR FILM, SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MONTAGGIO ED EFFETTI VISIVI (DAN KAUFMAN, PETER MUYZERS, ROBERT HABROS, MATT AITKEN).

Moon
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Videoregistrazioni: DVD

Moon [Videoregistrazione] / regia di Duncan Jones

: Sony pictures home entertainment, 2010

Abstract: L'energia sulla Terra non è più un problema, la Lunar ha trovato il modo di generarne in maniera pulita e non dannosa sfruttando il materiale di cui sono composte le rocce presenti sul lato oscuro della Luna. A sorvegliare il lavoro dei macchinari è stata posta una base sul satellite naturale della Terra abitata unicamente da un computer tuttofare dalla voce umana e da un uomo, solo, quasi arrivato al termine dei suoi tre lunghissimi anni di contratto e sempre più vittima degli scherzi che stanchezza e solitudine gli procurano. Sarà un incidente quasi mortale a scardinare il meccanismo di inganni che si cela dietro il suo lavoro mettendolo a contatto inaspettatamente con un altro se stesso. Probabilmente hanno mangiato gallette di riso razionando l'acqua per tutto il tempo della lavorazione per riuscire a realizzare un film simile con il ridicolo budget di 5 milioni di dollari. Scenografie prolungate al digitale, alcuni trucchi poveri (ma efficaci!) e un bel teatro di posa attrezzato a dovere, tanto è bastato al regista Duncan Jones per fare del suo primo film una vera opera di fantascienza classica. Jones dimostra di sapere bene che la fantascienza è dentro la testa dello spettatore, il quale non ama le astronavi in sé ma quell'infinita e misteriosa desolazione degli spazi silenti dentro i quali esse si muovono, che costringe i personaggi ad andare alle radici del concetto di "umanità", rivedendo il rapporto che hanno con gli altri o con le macchine. Ed è proprio questa la cosa più piacevole di Moon: trovare che finalmente lo spazio torna ad essere non tanto un teatro d'azione e guerra ma l'ultimo grande luogo sconosciuto, l'unico nel quale sia ancora possibile immaginare o temere di poter trovare alieni a metà tra organico e inorganico, forze che materializzano i pensieri individuali o addirittura i confini della fisica e l'origine dell'uomo. Sulla loro Luna Duncan Jones e lo sceneggiatore Nathan Parker immaginano di trovare l'altro per eccellenza ovvero la propria copia esatta. Forse però la freccia più affilata di Jones è la maniera con la quale gioca con le aspettative dello spettatore realizzando un film che non cita ma copia letteralmente molti elementi di classici come 2001: odissea nello spazio o Blade Runner. Jones ne replica i presupposti al fine di suscitare una reazione spontanea nello spettatore e poi tradirla. GERTY, il computer di bordo tuttofare dalla voce monocorde, non solo ricorda H.A.L. 9000 ma sembra seguirne il solco, almeno fino ad un certo punto, allo stesso modo le geometrie esagonali che compongono la base lunare, l'eccesso di bianco e nero, le tute, i caratteri delle scritte sugli schermi e tutta la tecnologia fatta di videotelefoni e pulsantini illuminati non sono in linea con quello che oggi al cinema immaginiamo per il nostro domani ma con quello che immaginavamo potesse essere il nostro futuro nell'era d'oro della fantascienza. Stando sulle spalle dei giganti Jones guarda più lontano degli altri facendoci respirare l'aria del miglior cinema e riservandosi il diritto (tutto contemporaneo) ad una diversa visione della dialettica tra macchina e uomo (e più in grande tra spirito e materia), in linea con quello che fa anche un altro capolavoro della fantascienza moderna come Wall-e. Al tempo stesso però quando si tratta di tirare le fila delle molte carte calate sul tavolo sembra che il peso delle aspettative schiacci l'ambizioso esordio del figlio di David Bowie in un finale che, sebbene adeguato, non è all'altezza delle premesse. Moon poteva essere un disastro, eccessivamente modellato com'è su capolavori irraggiungibili, e invece è una piccola perla di un tipo di cinema che non si fa più da anni.

Blood simple
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Videoregistrazioni: DVD

Blood simple [Videoregistrazione] = Sangue facile / regia di Joel Coen

: Universal pictures, 2010

Abstract: Classico triangolo: lui, il marito - Marty - è un greco mezzo paranoico che gestisce un bar nel Texas; Abby, la moglie, di cui Marty è gelosissimo, è l'amante di Ray, un dipendente del locale. Avendo dei precisi sospetti, Marty prima incarica Visser, un "detective" privato, di acquisire delle prove e poi, dietro compenso di 10.000 dollari, di uccidere la coppia di amanti. Visser, attirato dal denaro, accetta, ma ha un'idea. Fotografati i due in un motel, trucca le fotografie come si trattasse di cadaveri e, a...missione compiuta, le porta al cliente. Appena ricevuto il denaro però, gli spara con la pistola di Abby, rubata dalla sua borsetta, sì che si possa incolpare la donna del delitto. Marty viene trovato morto da Ray, recatosi poco dopo nella stessa notte nei locali del bar, per farsi pagare dal principale la indennità di licenziamento dovutagli. Trovato Marty senza vita, Ray ne deduce che ad assassinarla è stata Abby. Preso dal panico e raccolta la pistola, l'uomo va a seppellire in aperta campagna Marty, che tuttavia ... "E' un film di odio, crudo e truce come pochi altri. Ed è anche un film irritante duro e non scevro di rozzezze, tutto giocato in una atmosfera fosca sotto il profilo umano e tetra per molti particolari e dettagli, punteggiata com'è di efferatezze. La recitazione è spesso tanto lenta da sembrare rarefatta, con personaggi molte volte o attoniti, o quasi assenti, malgrado la tensione che pur dovrebbe assillarli ed i sospetti, che tuttavia i due amanti non riescono mai ad esternarsi l'un l'altro (in questo al limite del poco credibile). Pur appartenendo al genere "thrilling", "Blood simple" non ha del thrilling" le indubbie finezze, le pieghe sottili ed i meccanismi intelligenti: cade nella truculenza con una certa facilità e non gli mancano ingenuità, sulle quali avrà modo di sorridere il meno incallito lettore di libri gialli (quel Ray che lascia impronte, dappertutto, la maldestra ripulitura del sangue versato dalla vittima). Qualche trovata dobbiamo pure accreditarla al regista e soggettista Joel Coen, non male anche dal punto di vista cinematografico." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 100, 1986)

Vampyr
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Videoregistrazioni: DVD

Vampyr [Videoregistrazione] / regia di Carl Theodor Dreyer

: Sinister film, 2010

Abstract: David si ferma per una notte in una locanda e conosce uno strano vecchio che gli lascia un incartamento che gli chiede di leggere dopo la propria morte. Ripreso il viaggio giunge al maniero dell'anziano personaggio ed è testimone della sua morte. Letto il manoscritto scopre l'esistenza di una vampira, certa Marguerite Chopin. Dopo alterne vicende David riesce a sconfiggere il male, colpendo al cuore la vampira con un paletto. Capolavoro pieno di inquadrature mirabili come la soggettiva di David che viene condotto, nella bara, verso la sepoltura. Dreyer miscela realtà e onirismo in uno spettacolo di grande effetto. Tratto dal libro Camilla di Sheridan Le Fanu e fotografato da Rudolph Matè. In circolazione non esistono copie in italiano restaurate. Per poterlo vedere al meglio bisogna accontentarsi di copie in originale con sottotitoli in inglese.

Paranormal Activity
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Videoregistrazioni: DVD

Paranormal Activity [Videoregistrazione] / regia di Oren Peli

: Filmauro home video, 2010

Abstract: A una decina d'anni anni di distanza da The Blair Witch Project, Paranormal Activity è un altro fenomeno horror no-budget di dimensioni inimmaginabili. Realizzato con un budget di soli 15.000 dollari da un regista esordiente, ha superato i cento milioni di dollari di incasso negli Stati Uniti. Come The Blair Witch Project, anche Paranormal Activity, in assenza di mezzi che consentissero la creazione di orrori “cinematografici”, ha scelto la strada di ricreare la pura e semplice realtà - o meglio, l'illusione della realtà - e di lasciare che al suo interno si insinuasse l'orrore. Realizzato nel 2007, Paranormal Activity ha suscitato l'interesse di una major e, dopo qualche intervento cosmetico e di montaggio oltre a una modifica - più d'effetto che sostanziale - al finale, è stato distribuito nei cinema americani a due anni di distanza. La storia è semplice e, nel suo assunto, rimanda a decine, se non centinaia, di film analoghi. San Diego, California. Micah (Micah Sloat) e Katie (Katie Featherston) sono fidanzati e vivono insieme. Katie ha una lunga e strana storia di presunti contatti con un'entità soprannaturale che sembra seguirla da quando aveva otto anni. Micah è scettico, ma vuole aiutarla. Perciò decide di filmare tutto - la telecamera è puntata su di loro anche quando dormono - in modo da poter catturare l'eventuale “presenza”. Il film è presentato quindi come se fosse un montaggio dei filmati di Micah. Un sensitivo, il dottor Fredrichs (Mark Fredrichs), visita la loro casa per scoprire se c'è “qualcosa”. Katie gli spiega che accadono fenomeni inspiegabili: luci che lampeggiano, rubinetti che si aprono e si chiudono da soli e così via. Fredrichs capisce che la questione dev'essere risolta lì, non basta scappare: l'entità inseguirà Katie ovunque, come ha già fatto. Fredrichs distingue tra fantasmi e demoni: i fantasmi erano umani, i demoni no. Lui sa come affrontare i fantasmi, mentre per i demoni serve un demonologo: faranno meglio a chiamarne uno. Invece, Micah cerca di contattare il demone con una ouija-board: proprio quello che Fredrichs aveva detto di evitare, per non provocarlo. Le riprese sono volutamente amatoriali, con un eccesso di movimenti da mal di mare che forse nemmeno i dilettanti della videocamera compiono più. Ma tutto serve per dare l'illusione della “verità”. Attori sconosciuti, interni qualunque: il segreto della rappresentazione della realtà è nella ricerca di semplicità, di banalità. La casa è una normalissima casa moderna, senza nulla di oscuro, di vecchio, di gotico. È una casa come quelle in cui abitiamo - è in effetti la casa del regista - e dà uno sfondo di quotidianità alla vicenda. Non c'è musica, tranne quella diegetica. Anche questo serve a creare l'illusione del reale. Pur nella sua lentezza, il film è stranamente affascinante. Crea l'intimità con le piccole cose, dando allo spettatore la sensazione di guardare dal buco della serratura una coppia inerme sull'orlo di un precipizio. L'inizio è molto tranquillo, pieno della scherzosa banalità della vita di coppia. Progressivamente, ma senza fretta, l'atmosfera si fa più pesante. Piccole cose accadono in modo sempre più convergente, sino al precipizio finale quando l'incubo prende il sopravvento. L'interazione dei due protagonisti è talvolta petulante, ma resta verosimile. Entrambi gli interpreti sono spontanei e credibili. Una cosa che emerge con forza è la solitudine dei due ragazzi di fronte allo spirito maligno. Nessuno vuole o può aiutarli, il sensitivo se la batte non appena si rende conto che non si tratta delle baggianate di cui si occupa di solito. Il concetto che passa - comune ad altri horror - è che non bisogna provocare i demoni se non si vuole che si incavolino di brutto. A un film come questo si possono perdonare i difetti dell'inesperienza e alcune lungaggini. Si apprezzano invece il concetto, la novità del particolare tipo di approccio e la spavalderia di averlo messo in pratica, pur con un budget così ridotto. E anzi forse è proprio il budget ad aver aguzzato l'ingegno e suggerito l'approccio. La storia infatti è sempre quella: è il modo di raccontarla che è diverso e originale. Non è un film che fa “paura”, è un film che suscita curiosità, che ti fa interessare alle vicende dei protagonisti, sempre più immersi in una realtà che si fa via via sempre più ostile e aliena. E la capacità di intrattenere e coinvolgere non è una qualità da poco. “Non riuscirete più a dormire” dice la pubblicità. Tranquilli, per dormire si continuerà a dormire. L'importante è che non lo si faccia al cinema e Paranormal Activity non lo favorisce.

Happy family
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Videoregistrazioni: DVD

Happy family [Videoregistrazione] / regia di Gabriele Salvatores

: 01 Distribution, 2010

Abstract: Filippo e Marta hanno sedici anni e la ferma decisione di sposarsi. Marta dovrà persuadere i suoi genitori, passando sopra l'isteria della madre e l'indolenza del padre, Filippo dovrà convincere la madre ma può contare sulla benedizione del suo secondo marito, Vincenzo. Alla cena che riunisce alla stessa tavola i figli cocciuti e i parenti sballati, finisce anche Ezio, il narratore di questa storia, coinvolto da un incidente in bicicletta e convinto da un colpo di fulmine in ascensore. Salvatores "fait du cinema", nel senso in cui i francesi usano la locuzione per dire "mente, inventa, dice cose che non sono vere", ma lo fa scopertamente, mostra il dispositivo, si chiede e ci chiede cosa, in fondo, sia vero e cosa illusorio. I suoi personaggi escono ancora una volta da uno schermo, come fanno quelli di Majakovskji, Buster Keaton o Woody Allen, anche se questa volta è lo schermo di un computer, un monitor. Non è questo genere di boutade che interessa forse al regista, ma egli pare servirsi del fortunato testo di Alessandro Genovesi per "monitorare" lo stato di un sistema in evoluzione e "ammonire" tutti quanti, in platea o dietro le quinte della macchina produttiva, rispetto alla paura di cambiare, di provare sentieri nuovi, di muovere ciò che è fermo, dato, riconoscibile. Come i sei personaggi di Pirandello in cerca di autore (un testo che, non a caso, avrebbe da sempre voluto tradurre in cinema Godard), Salvatores e i suoi compagni di viaggio rivendicano con brio la possibilità di un cambiamento all'interno dell'apparentemente immutabile tradizione del realismo nella messa in scena cinematografica italiana. Happy Family gioca con la filmografia del suo creatore e con il cinema altrui –soprattutto quello di Wes Anderson ( Rushmore , I Tenenbaum ) ma anche I Soliti Sospetti e 8 e ½ (la malinconica bellezza di Bentivoglio)- per costruirsi ancora una volta lungo la spina dorsale di ciò che davvero interessa e riempie il modo di fare cinema di Salvatores, almeno da Nirvana (dove Abatantuono era già protagonista di un videogioco) in poi, vale a dire la contaminazione tra i media e i loro differenti linguaggi. Teatro, letteratura, immagini della Storia (Milano di notte, così vera da sembrare fantastica) e storia delle immagini (le tante citazioni): come fa Ezio con quel che ha in casa – una pallina della lavatrice, un disco di Simon e Garfunkel, una cartolina da Panama - Salvatores crea sempre a partire da ciò che ama ma non conosce replica o duplicato. Lasciata la pioggia fredda e senz'anima di Come Dio Comanda approda con altrettanta intensità di fattura e risultato alla commedia. Ancora padri e figli e sogni di libertà, ma ora anche madri e figlie, una vecchia e un cane. La famiglia si amplia, il cinema italiano con lei.

L' uomo nell'ombra
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Videoregistrazioni: DVD

L' uomo nell'ombra [Videoregistrazione] = The ghost writer / regia di Roman Polanski

: 01 Distribution, 2010

Genova
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Videoregistrazioni: DVD

Genova [Videoregistrazione] : un luogo per ricominciare / regia di Michael Winterbottom

: Officine Ubu, 2010

Abstract: Joe, rimasto solo dopo la morte della moglie in un incidente d'auto, si trasferisce in Italia, a Genova, insieme alle figlie Kelly e Mary. Il soggiorno si rivelerà piuttosto movimentato perché, mentre alla figlia più piccola appare spesso il fantasma della madre, la primogenita è arrivata all'età della scoperta della sessualità. "Winterbottom si riappropria, e riaggiorna, il tema della perdita e dello smarrimento, come nel suo 'Wonderland' e costruisce con ostinazione un film fatto di affetti, di linee sottili e sensibili dell'anima. La macchina da presa si trasforma in un oggetto furtivo, contuntende, frammentario, schizzandosi perfino di acqua nelle sequenze dei bagni in mare. E lo sguardo su Genova, tra muratori, vecchietti e musulmani in preghiera è sereno, curioso, mai prefabbricato." (Davide Turrini, 'Liberazione', 16 ottobre 2009) "Lo sguardo con cui il regista segue il suo romanzo di formazione corale è giusto: come lo è l'ambientazione a Genova, bellissima e un po' minacciosa nel segreto di vie e vicoli. L'epilogo, però, delude le aspettative legittimate dalla prima parte." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 16 ottobre 2009) "Il risultato è originale (del tutto privo di quel dejà vu che rende noiosa tanta parte del cinema contemporaneo), molto raffinato e interessante: tanto a Genova quanto le diverse reazioni alla sofferenza sono raccontate con notevole maestria registica nella novità dello stile e della storia." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 16 ottobre 2009) "Completo di suggestioni melò, il film resta un dizionario di occasioni per frignare; una partita di cinema quasi mancata."(Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 ottobre 2009) Note - PREMIO DELLA GIURIA AL TALLIN BLACK NIGHTS FILM FESTIVAL 2008.

Benvenuti al Sud
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Videoregistrazioni: DVD

Benvenuti al Sud [Videoregistrazione] / regia di Luca Miniero

: Medusa film, 2010

Abstract: Alberto è un mite responsabile delle poste della bassa Brianza a un passo dal tanto sospirato trasferimento nel centro di Milano. Quando gli comunicano che la promessa rilocazione gli è stata revocata per dare precedenza a un collega disabile, Alberto, per non deludere le speranze della moglie e del figlio, decide di fingersi a sua volta disabile. Durante la visita di controllo, commette però un'imprudenza e, come punizione, gli viene imposto un trasferimento in Campania, in un piccolo paese del Cilento. Per un lombardo abitudinario e pieno di preconcetti sul Sud Italia come lui, la prospettiva di vivere almeno due anni in quei luoghi rappresenta un incubo, cui si prepara con un nuovo guardaroba di vestiti leggeri e giubbotto antiproiettile. Fra l'esagono francese e lo stivale italiano, la cartina socio-culturale del pregiudizio appare specularmente rovesciata. In Francia la commedia popolare brama il sole del Mediterraneo e le palme della Costa Azzurra, mentre teme il freddo della Manica e i cieli grigi delle regioni del Nord; in Italia il sogno dell'uomo padano vive all'ombra della Madunina di Milano e rivolge tutte le possibili stigmatizzazioni verso il Sud pigro e parassitario. Da Giù al Nord a Benvenuti al Sud, l'attraversamento delle Alpi dell'“opera buffa” di Dany Boon ristabilisce una connessione fra discesa geografica e declino civile mediante lo stesso percorso bonario e leggero di sovvertimento dello stereotipo. Il film si presenta infatti come un vero e proprio remake nel senso americano del termine: una replica puntuale degli snodi narrativi e delle principali gag dell'originale francese, adattata al linguaggio partenopeo e allo scontro con la cultura meneghina. Nella “traduzione” va persa molta della comicità surreale e strampalata della mimica e delle boutade di Dany Boon e Kad Merad, a favore di tempi comici più in linea con l'impostazione cabarettistica di Claudio Bisio e Alessandro Siani. L'adattamento scritto da Massimo Gaudioso ricalca e parafrasa laddove serve, lisciando e addolcendo l'eccessivo schematismo della sceneggiatura originale soprattutto nei rapporti fra i vari personaggi. Per il resto, lo sceneggiatore di Gomorra si limita a convertire i vari elementi che caratterizzavano il Nord-Pas de Calais nel loro diretto corrispettivo cilentano (i formaggi puzzolenti diventano mozzarelle di bufala, i distillati alcolici e le birre corpose diventano caffè e limoncelli, mentre la tradizione dei carillon delle torri campanarie si converte nella pirotecnica barocca del folklore campano) e ad aggiungere qualche lieve elemento caricaturale sul razzismo leghista o di autoironia in merito allo stesso film di Garrone. Da parte sua, Luca Miniero aggiunge alla messa in scena piuttosto basica di Dany Boon un certo virtuosismo tecnico e uno spettro di colori più ampio e caldo, in linea con le tonalità della costa cilentana. In definitiva, laddove ognuno - protagonisti, comprimari, caratteristi e autori - gioca il proprio ruolo a dovere e gestisce senza falli né malizia il gioco leggero della commedia, resta un dato non troppo confortante: il fatto che anche le idee, per ridicolizzare affettuosamente il nostro piccolo paese, abbiamo bisogno di importarle dall'estero.

Due cuori e una provetta
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Videoregistrazioni: DVD

Due cuori e una provetta [Videoregistrazione] / regia di Josh Gordon e Will Speck

: Mondo home entertainment, 2010

Abstract: New York. La 40enne Kassie, stanca di aspettare l'uomo giusto, ha deciso che avrà un figlio e che lo crescerà da sola. Si mette quindi alla ricerca del donatore giusto e la scelta cade su Roland, un uomo attraente, ottimista e sempre di buon umore. Per annunciare che presto diventerà mamma Kessie organizza una festa, ma nel corso della serata il suo miglior amico Wally Mars, uomo d'affari di successo ma dall'indole nevrotica e pessimista, in preda ai fumi dell'alcool e trovata la provetta con la "donazione" di Roland combinerà un pasticcio. Sette anni dopo Kessie, che nel frattempo per crescere il suo bambino si era trasferita in Minnesota, torna a vivere a New York. L'incontro tra Sebastian, un ragazzino precoce e lievemente nevrotico, e Wally si rivelerà per entrambi sorprendente in quanto a similitudini caratteriali... "'Due cuori e una provetta' la tira per le lunghe senza sviluppare abbastanza né intreccio, né caratteri. Peccato perché la Aniston e Bateman sono attori versati sul registro brillante, la cornice newyorkese è piacevole e risulta divertente il personaggio del (loro) bambino che a 7 anni del papà ha ereditato tutto, incluso il pessimismo cosmico." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 5 novembre 2010) "Più s'incoccia nella smorfiosa Jennifer Aniston, più si capisce perché Brad Pitt l'ha mollata da quel dì. È vero che non bisogna confondere i personaggi con gli attori, ma la ragazza, si fa per dire visto che va per i quarantadue, dà l'impressione di essere una fenomenale rompiballe. Come nel melenso 'Due cuori e una provetta', che mette le (poche) carte in tavola già dal mieloso titolo tradotto (l'originale è il secco, non troppo invitante, 'Switch'). Insomma per una buona metà la commedia va avanti sull'equivoco iniziale e ogni tanto, sì ogni tanto non ogni poco, bisogna ammettere che si ridacchia. Poi lo zucchero inonda lo schermo e addio." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 5 novembre 2010) "Record speciale di volgarità della commedia ginecologica, da trendy dibattito tv. (...) Dialogo da happy hour, minispermatozoi colorati di plastica e un happy end su cui si scommette dopo cinque minuti. Migliore sul set un bimbo nevrotico ed eccentrico. Gordon e Speck: si sono messi in due registi!" (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 novembre 2010) Note - JENNIFER ANISTON FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

Il grande sentiero
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Videoregistrazioni: DVD

Il grande sentiero [Videoregistrazione] / regia di John Ford

: Warner home video, 2010

Flicka 2
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Videoregistrazioni: DVD

Flicka 2 [Videoregistrazione] : amiche per sempre / regia di Michael Damian

: 20th Century Fox home entertainment, 2010

Abstract: Carrie e' un'adolescente che vive a Pittsburgh ed e' costretta a lasciare la citta' per andare a vivere con il padre Hank (che non vede da molti anni) in un ranch nel Wyoming. Qui la vita le sembra insopportabile ma incontra Flicka, una cavalla mustang che la cugina Katy aveva iniziato a domare. La cavalla e' ancora piuttosto selvaggia ma quando salva Carrie dall'attacco di un crotalo conquista la sua attenzione e dedizione. Da quel momento la ragazza, con l'aiuto del giovane cowboy Toby e con l'opposizione del padre, comincera' ad imparare a cavalcarla. I numeri 2 sono sempre pericolosi al cinema perche' rischiano di riproporre (solo con qualche variante di poco conto) la vicenda che ha avuto un buon riscontro in prima battuta. Non e' il caso di questo film in cui cambia tutto il cast (con l'escamotage che Flicka e' stata affidata allo zio) e la storia assume un altro percorso. Perche' qui e' la 'cittadina' Carrie (a cui e' affidato un diseducativo prologo nel corso del quale percorre le strade trafficate di Pittsburgh su uno skateboard attaccata a mezzi a motore) che deve adattarsi ai 'provinciali' del Wyoming scoprendo un nuovo mondo in cui i cellulari fanno fatica a trovare campo. A dominare non e' solo il rapporto con un padre quasi sconosciuto (con il bisogno di venire a conoscere cio' che e' fino allora rimasto inespresso) ma anche la scoperta della possibilita' di un sentimento che si rivolge a chi e' culturalmente diverso (Toby sogna di sfondare come cantante country a Nashville). A questo si aggiunga, anche se non ne vanno esplicitate le modalita', la necessita' di doversi separare da chi si ama per consentirgli una vita migliore. Tutto cio' viene esposto in modo molto semplice e tale da configurare Flicka 2 come un film per famiglia di buona qualita'.

Vital
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Videoregistrazioni: DVD

Vital [Videoregistrazione] : autopsia di un amore / regia di Shinya Tsukamoto

: Koch media, 2010

Killer preistorici
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Videoregistrazioni: DVD

Killer preistorici [Videoregistrazione] : squali giganti

: National geographic, 2010

National Geographic Video ; 83

Giganti di natura
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Videoregistrazioni: DVD

Giganti di natura [Videoregistrazione] / prodotto da National geographic

: National geographic, 2010

National Geographic Video ; 92

La breve vita di Anne Frank
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Videoregistrazioni: DVD

La breve vita di Anne Frank [Videoregistrazione] / regia di Gerrit Netten

: La Repubblica : Gruppo editoriale L'Espresso, 2010

I misteri dell'Isola di Pasqua
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Videoregistrazioni: DVD

I misteri dell'Isola di Pasqua [Videoregistrazione] / prodotto da National geographic

: National geographic, 2010

National Geographic Video ; 84

I misteri della civilta' Nasca
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Videoregistrazioni: DVD

I misteri della civilta' Nasca [Videoregistrazione] / prodotto da National geographic

: National geographic, 2010

National Geographic Video ; 86

Mummie della Sicilia
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Videoregistrazioni: DVD

Mummie della Sicilia [Videoregistrazione] / prodotto da National geographic

: National geographic, 2010

National Geographic Video ; 85

Orche killer
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Videoregistrazioni: DVD

Orche killer [Videoregistrazione] / prodotto da National geographic

: National geographic, 2010

National Geographic Video ; 88