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Trovati 279 documenti.
Monte Disgrazia picco glorioso : 150 anni di storia / a cura di Giuseppe Miotti, Michele Comi
: Bellavite, 2012
Abstract: Centocinquant'anni or sono quattro sudditi della Regina Vittoria capitarono in Valtellina: fra i loro scopi il tentativo di dare la scalata a un misterioso picco, intravisto dalle creste del Bernina. Il picco misterioso era il Monte Disgrazia.
Jim Bridwell [Videoregistrazione] : the Josemite legend / regia di Michele Radici
: CDA e Vivalda, 2008
Icapolavori del cinema di montagna
La zona della morte [Videoregistrazione] = La zone de la mort / regia di Claude Andrieux
: CDA e Vivalda, 2005
Icapolavori del cinema di montagna
Abstract: Note LUNGHEZZA: 3.000 METRI, RIDOTTI PER LA DISTRIBUZIONE A 1.535 METRI - VISIONATO NELL'APRILE 1917 - PRIMA: PARIS, PATHE' CONSORTIUN CINEMA, 12 OTTOBRE 1917.
: CDA e Vivalda, 2008
Icapolavori del cinema di montagna
Broad Peak 78 [Videoregistrazione] / regia di Yannick Seigneur
: CDA e Vivalda, 2007
Prigioniero dell'Annapurna / Jean-Christophe Lafaille, con Benoît Heimermann
Torino : CDA & Vivalda, copyr. 2007
Abstract: È il 1992. Jean-Christophe Lafaille, dopo gli exploit sportivi messi a segno sulle Alpi, è alla sua prima spedizione himalayana, portato dal fortissimo connazionale Pierre Béghin a quella che sarebbe diventata una vera vocazione all'alta quota. I due francesi tentano l'Annapurna per una via nuova. Ma a 7000 metri, costretti a ripiegare nella bufera, Béghin cade per la rottura di una protezione. Inizia così per Lafaille un'epica marcia verso la salvezza. Nonché una storia privata con l'Annapurna, allo scopo di poter un giorno mettere piede sulla sua cima. Il che accade esattamente dieci anni dopo, il 15 maggio 2002. Il libro racconta l'avvincente relazione tra un uomo e una montagna. La faticosa ripresa, fisica e psicologica, dopo la morte del compagno e la propria sopravvivenza strappata con i denti, i difficili rapporti con l'ambiente alpinistico, i tentativi a vuoto delle spedizioni successive, la volontà incrollabile di ritrovare se stesso attraverso il compimento di un'ascensione. Jean-Christophe Lafaille scomparirà il 27 gennaio 2006 sul Makalu, suo dodicesimo ottomila, scalato in solitaria.
: CDA e Vivalda, 2008
Icapolavori del cinema di montagna
Montagna vissuta : tempo per respirare / Reinhard Karl ; traduzione di Silvia Metzeltin
CDA & Vivalda, 2005
Abstract: La freschezza della rivolta giovanile nei confronti di una quotidianità nella quale la scoperta della scalata e dell'alpinismo intervengono a offrire speranza.
Duemila metri della nostra vita : le due facce del Cerro Torre / Cesare Maestri e Fernanda Maestri
Torino : Centro documentazione alpina, 2002
Abstract: Nel 1970 Cesare Maestri torna al Cerro Torre per scalarlo una seconda volta, aprendo una nuova via. Il suo è un atto di sfida nei confronti di chi ha messo in dubbio la sua prima ascensione, compiuta nel 1959. In verità Maestri non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno, ma la sua decisione è irrinunciabile e niente e nessuno potrà fermarlo. Nemmeno la moglie che, come tante mogli sconosciute di alpinisti famosi, vive perennemente in ansia per il suo uomo, e che questo nuovo proposito precipita nella disperazione. Partirà con lui, lo aiuterà ad ottenere i mezzi per raggiungere la montagna, ma come sempre il suo ruolo e la sua dannazione sarà quella di attendere. Questo libro, scritto a quattro mani, è la storia di due battaglie: quella di Cesare contro il ghiaccio, il vento, le valanghe e le enormi difficoltà per raggiungere la sua meta; e quella di Fernanda contro lo sconforto, l'angoscia e la tentazione di annullamento. Ed è la prima volta, nella storia della letteratura di montagna, che accanto alla voce del protagonista di un'impresa si leva anche quella di chi aspetta e soffre ma accetta perché ama e comprende. Duemila metri della nostra vita, pubblicato per la prima volta nel 1972, ha vinto il premio Bancarella Sport 1974.
Montanaia [Videoregistrazione] : sogno di pietra / regia di Giorgio Gregorio
: Vivalda, 2009
Icapolavori del cinema di montagna
The fatal game [Videoregistrazione] : avventura all' Everest / regia di Richard Dennison
: Vivalda, 2009
Icapolavori del cinema di montagna
Dolomiti [Videoregistrazione] : 106 vette in 50 giorni / regia di Franco Nicolini, Mirco Mezzanotte
: Emmedue, 2009
Big stone [Videoregistrazione] / regia di Valerio Folco
: CDA e Vivalda, 2007
Icapolavori del cinema di montagna
Nuova ed
Torino : CDA & Vivalda, copyr. 2006
Abstract: Nel 1986 scalare un ottomila è ancora un'impresa straordinaria, riservata ad alpinisti affermati. Come Reinhold Messner, che sta per toccare l'apice della fama con il record dei quattordici giganti himalayani. Già per questo è del tutto inconsueta la storia del giornalista triestino che riesce a scalare un ottomila del Karakorum, affiancando alpinisti sloveni del calibro di Tomo Cesen e Silvo Karo. Ma in più, Jelincic diventa testimone della famosa estate dell'86 sul Baltoro, un'infernale girandola di maltempo e disgrazie in cui perisce tra i tanti Renato Casarotto. Calcata la vetta del Broad Peak, Jelincic e il compagno Stangelj rimangono bloccati dalla tempesta, da cui si salvano per puro miracolo, mentre sul vicino K2 quella stessa tempesta miete cinque vittime. Questo resoconto antieroico, da alpinista qualunque, svela i risvolti dell'esperienza estrema con un'intensità umana ignota agli eroi dell'himalaysmo.
L'ossessione dell'Eiger / John Harlin jr. ; traduzione di Mirella Tenderini
Torino : CDA & Vivalda, copyr. 2008
Abstract: La parete nord dell'Eiger è il sogno di tutti gli alpinisti di punta. Molti vi persero la vita. Anche John Harlin, uno degli alpinisti i americani di punta che avevano portato tecniche e filosofie innovative sulle Alpi, morì nell'inverno del 1966 precipitando da quella parete durante il tentativo di aprire una nuova via direttissima, che in seguito venne completata e battezzata col suo nome, Harlin lasciava una giovane vedova e due figli bambini, e un trauma che sembrava impossibile superare. John junior promise a sua madre che non sarebbe mai diventato un alpinista e lottò tutta la vita per mantenere la promessa. Ma la passione che l'aveva assorbito dal padre fin dalla più tenera età lo tenne costantemente in contatto con la montagna. Sapeva che non avrebbe avuto pace fino a che non avesse scalato la montagna che era costata la vita a suo padre, e alla fine riuscì a compiere l'ascensione, vincendo le angosce della madre e la riluttanza della moglie, e ponendo fine all'ossessione che aveva torturato tutta la famiglia fino a quel momento.
Tre cime : vie classiche e moderne / Erik Svab, Giovanni Renzi
: Versante sud, 2009
Luoghi verticali
: Athesia, 2008
Abstract: Con il suo libro "La conquista delle Dolomiti", lo scrittore e giornalista Hans-Giinter Richard! vuole commemorare il 100° anniversario della morte dell'alpinista viennese Paul Grohmann, che ricorreva il 29 giugno 2008. L'opera viene pubblicata in concomitanza con la mostra "La conquista delle vette", che l'autore ha realizzato su incarico dell'amministrazione comunale di Villabassa (Alto Adige), inaugurata nel giugno 2008 nel Museo del Turismo dell'Alta Pusteria "Casa Wassermann" a Villabassa. Nella seconda metà del 19° secolo Grohmann si è fatto conoscere come pioniere delle Dolomiti. Con le sue prime scalate in quella regione montana fino ad allora sconosciuta ha aperto la strada all'alpinismo nei "Monti Pallidi". Le orme del "Re delle Dolomiti", come egli fu presto chiamato, furono seguite dall'altrettanto valido alpinista Vìktor Wolf Edler von Glanvell di Graz. Anche il professore di diritto canonico contribuì a rendere accessibili le Dolomiti di Braies, il gruppo del Fanes e delle Tofane nonché le Alpi Clautane nelle Prealpi Comiche. Questo libro ha tra l'altro lo scopo di mantenere viva la memoria dei due pionieri delleAlpi, il cui ricordo andava altrimenti scemando. Grohmann fu anche uno dei fondatori dell'Oesterreichischer Alpenverein (associazione alpina austriaca) e contribuì alla nascita del Deutscher Alpenverein (associazione alpina tedesca). Nel 1873 le due associazioni alpine furono fuse nel "Deutscher und Oesterreichi-scher Alpenverein". L'amministrazione comunale di Villabassa ha particolare interesse a ricordare Paul Grohmann, in quanto egli fu membro onorario della sezione Alta Pusteria dell'Alpenverein, fondata a Villabassa il 2 settembre 1877. Ma la storia dell'Alpenverein in questa località è iniziata ancor prima; la sezione di Villabassa era nata già nel dicembre 1869. Tra le prime sezioni che aderirono al Deutscher Alpenverein nell'anno della sua fondazione (1869), Villabassa era l'unico paese. Tutte le altre sezioni erano città o regioni. Villabassa fu, dopo Bolzano, la seconda sezione del Deutscher Alpenverein dell'odierno Alto Adige.
Giorni della grande pietra : l'alpinismo sul Gran Sasso e dintorni / Stefano Ardito
: Versante sud, 2010
Irampicanti ; 27
Abstract: Una delle montagne più belle e più amate d'Italia si alza molto più a sud delle Alpi, nel cuore dell'Appennino e dell'Abruzzo. Magnifiche pareti calcaree, canaloni innevati, cascate di ghiaccio fanno del Gran Sasso, d'estate e d'inverno, uno straordinario terreno di gioco per gli alpinisti. Questo libro, scritto da uno dei migliori conoscitori del massiccio, racconta le speranze, le avventure, le vittorie, le tragedie vissute da generazioni di alpinisti sulle pareti del Corno Grande, del Corno Piccolo, del Pizzo d'Intermèsoli, del Monte Camicia e delle altre vette della "Grande Pietra". Una storia che inizia nel 1573, quando Francesco de Marchi sale per la prima volta al "Corno Monte", e raggiunge gli exploit su roccia e ghiaccio compiuti dai migliori alpinisti romani, abruzzesi e marchigiani di oggi. Una storia nella quale ai "padroni di casa" - gli Aquilotti degli anni Trenta, i Sucaini romani del dopoguerra, e poi Gigi Mario, Pierluigi Bini, Giampiero Di Federico, Paolo Caruso e Tiziano Cantalamessa - si sono spesso affiancati uomini arrivati da lontano, come Douglas Freshfield, Giusto Gervasutti e Fosco Maraini.
La seconda morte di Mallory / Reinhold Messner ; traduzione di Orsetta Barbero Lenti
2. ed.
Bollati Boringhieri, 2013
Abstract: Nel 1924, lo scalatore inglese George Mallory, insieme al compagno Andrew Irvine, tentò la prima conquista dell'Everest. Entrambi morirono nell'impresa - era il terzo tentativo - ma nessuno ha mai saputo dire con certezza se prima o dopo aver raggiunto la cima. Di sicuro, entrambi furono avvistati a circa 250 metri dalla vetta, prima di scomparire per sempre dietro alle nubi. Poi, nel 1999, il ritrovamento del corpo perfettamente conservato di Mallory ha riproposto questa storia leggendaria. Purtroppo Mallory non aveva con sé la macchina fotografica che avrebbe potuto confermare o meno il compimento dell'impresa. E non fu mai ritrovata tra le sue cose neppure la foto della moglie che Mallory si dice intendesse lasciare sulla cima a testimonianza della sua conquista. Reinhold Messner affronta l'enigma della fine del suo predecessore, George L. Mallory, e ci offre una ricostruzione insieme documentata e romanzesca. Attraverso la vicenda pionieristica di Mallory, riletta alla luce della propria esperienza e ricostruita al di là del mito, l'autore di questo racconto accompagna il lettore sulla scena himalayana, quando era ancora sede d'imprese eroiche, prima di diventare meta turistica per comitive. E fornisce, forse, la soluzione dell'enigma.
Io superclimber / Johnny Dawes ; traduzione di Elena Corriero
Versante sud, 2013
Abstract: Nato nel 1964, Dawes ha iniziato ad arrampicare a 14 anni. A quel tempo l'arrampicata oltremanica era ancora soprattutto “trad” ed era “guidata” da Pete Livesy e Ron Fawcett. Proprio in quel momento però stava iniziando, con l'arrivo degli spit, la rivoluzione alimentata da Ben Moon e Jerry Moffatt e guidata anche da Andy Pollit, John Redhead, Paul Pritchard, John Dunne e Steve Mayers per citare solo alcuni dei più importanti. E' in questo contesto che, per tutta la metà degli anni '80 e l'inizio dei '90, Dawes è entrato in scena, creando con la sua geniale creatività una lista pressoché infinita di vie test che hanno portato il trad inglese ad un livello fino ad allora inimmaginabile, sia in termini di difficoltà pura, sia per lo stile di apertura. Le vie di Dawes coprono l'intera lunghezza e larghezza della Gran Bretagna, dalle scogliere di Gogarth alle miniere di ardesia sopra Llanberis, passando per le montagne scozzesi e gallesi e – per quello che è il suo primo amore – il gritstone nel Peak District. Tra le sue vie vanno annoverati "terreni sacri", come Gaia, The Quarryman e Indian Face per citare solo tre delle più famose. Mentre le prime due sono conosciute grazie al film senza tempo Stone Monkey, l'ultima via situata nella falesia di Clogwyn Du'r Arddu è considerata una delle migliori e più rappresentative di un'epoca in cui il trad più corraggioso ha spinto i limiti di ciò che era psicologicamente possibile, raggiungendo un punto che poche altre vie hanno superato o eguagliato. Per meglio comprendere questa impresa, vale la pena ricordare che, in un quarto di secolo, Indian Face è stata ripetuta tre volte soltanto, da Nick Dixon, Neil Gresham e Dave MacLeod.