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Il bello dello sport
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Libri Moderni

Pesce, Mariapaola <1965-> - Calì, Davide <1972->

Il bello dello sport : bere, mangiar sano e stare in forma / Maria Paola Pesce, Davide Calì

Firenze : Giunti progetti educativi, 2009

Abstract: Età di lettura: da 8 anni.

Tahiti e la Polinesia francese
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Libri Moderni

Brash, Celeste - Carillet, Jean-Bernard

Tahiti e la Polinesia francese / Celeste Brash, Jean-Bernard Carillet

5. ed. italiana

Torino : EDT ; Footscray : Lonely Planet, 2009

Abstract: La laguna trasparente, l'acqua perennemente calda, una fauna marina eccezionale: le delizie della barriera corallina fanno della Polinesia una meta sognata da surfisti, sub e amanti del mare. Ma dall'entroterra molte altre sorprese possono cogliere il viaggiatore: valli nascoste, picchi vertiginosi, massicci vulcanici che superano i 2000 m., siti archeologici di rara bellezza e villaggi in cui il sapore della tradizione ha mantenuto tutta la sua freschezza, di cui già Gauguin e Melville avevano subito l'incanto.

Svizzera
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Libri Moderni

Williams, Nicola <1971-> - Simonis, Damien <1963-> - Walker, Kerry <autrice di libri di viaggio>

Svizzera / Nicola Williams, Damien Simonis, Kerry Walker

3. ed. italiana

Torino : EDT ; Footscray : Lonely Planet, 2009

Abstract: Se pensate che la Svizzera sia cioccolato, panorami alpini da cartolina, canti e orologi a cucù, dovrete ricredervi. Perché i divertimenti invernali di St. Moritz, gli stravaganti locali di Zurigo, la vivacità culturale di Basilea e la cosmopolita Ginevra sono solo alcune delle scoperte che farete in questo paese dalla variegata identità. I nostri autori vi aiuteranno ad abbattere i cliché e a scoprire qualcosa di decisamente diverso. La guida offre notizie su: attività varie dalla bicicletta, ai bagni termali, alla mongolfiera, sci e altre attività all'aperto; approfondimenti su Guglielmo TelI, la neutralità, la diversità culturale e altri argomenti interessanti; le celebrazioni della Fasnacht di Lucerna, il Montreux Jazz Festival, le feste che si tengono a Züri-West e altri suggerimenti per godere al meglio del vostro tempo; le sistemazioni scelte dagli autori tra rifugi di montagna, hotel cittadini e residenze regali.

Ungheria
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Libri Moderni

Bedford, Neal - Fallon, Steve - Dunford, Lisa

Ungheria / Neal Bedford, Lisa Dunford, Steve Fallon

3. ed. italiana

Torino : EDT ; Footscray : Lonely Planet, 2009

Abstract: Lasciatevi ipnotizzare dalla cultura di Budapest e ascoltate quale ricca storia fluisce tra le sponde del Danubio. Dedicatevi alle escursioni sulle colline ricoperte di rigogliose e incontaminate foreste, per poi concedervi piacevoli bagni nelle acque termali. Scoprite l'incanto dei monasteri millenari, e assaggiate i corposi vini rossi che provengono dalle cantine delle città medievali. La guida offre vari suggerimenti: attività all'aperto, equitazione, canoa, kayak, birdwatching, bicicletta, barca a vela, pesca; i vini ungheresi da scoprire con l'ausilio del capitolo dedicato a cibo e bevande; sistemazioni e ristoranti selezionati dagli autori; approfondimenti sulla cultura, società, arti, ambiente; dettagliate cartine e informazioni aggiornate sui trasporti.

Il diamante di ghiaccio
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Libri Moderni

Bat, Prunella

Il diamante di ghiaccio / Prunella Bat

Milano : Piemme junior, 2009

Abstract: Pupazzi di neve che parlano, una figura che appare sotto il ghiaccio del laghetto su cui si va a pattinare: la settimana bianca di Milla e Sugar sta diventando piuttosto movimentata! L'autrice di queste stranezze è la Regina dei Ghiacci, che sta cercando di attirare le due amiche nella sua grotta, per chiedere il loro aiuto: un'oscura presenza, infatti, sta tentando di intrufolarsi nella sua casa per rubare il Diamante di Ghiaccio... Età di lettura: da 8 anni.

Step up 2
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Videoregistrazioni: DVD

Step up 2 [Videoregistrazione] : la strada per il successo / regia di Jon M. Chu

: Mondo home entertainment, 2008

La terra degli uomini rossi
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Videoregistrazioni: DVD

La terra degli uomini rossi [Videoregistrazione] = Birdwatchers / regia di Marco Bechis

: 01 Distribution, 2009

Quel che resta di mio marito
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Videoregistrazioni: DVD

Quel che resta di mio marito [Videoregistrazione] / regia di Christopher N. Rowley

: Cecchi Gori home video, 2008

Abstract: Arvilla Holden ha appena perso suo marito e un amore lungo vent'anni. Francine, la sua sgradevole figliastra, reclama le ceneri del padre, un funerale tradizionale e la sepoltura di Joe accanto alla madre. Impugnato il testamento e minacciata di sfratto dalla casa condivisa con Joe a Pocatello nell'Idaho, Arvilla acconsente rassegnata a tradire le ultime volontà del compianto e a portare in California le sue ceneri. In questo modo potrà assicurarsi la proprietà del loro nido d'amore ma il viaggio stravolgerà le sue certezze. A bordo di una Cadillac Bonneville e con due amiche al seguito, Arvilla attraverserà i luoghi battuti con Joe, spargendo quel che resta di lui nelle acque dolci di un lago, nel deserto del Nevada o su una pianura salata. Giunta a Santa Barbara proverà a spiegare a Francine il valore di una promessa mantenuta. Bonneville è il titolo originale dell'opera prima di Christopher N. Rowley, è la cadillac rossa dell'Arvilla di Jessica Lange e il luogo centrale nella topologia del dramma rappresentato. Lanciata sulle strade americane, i cui lunghi rettilinei disegnano un paesaggio che si offre all'attraversamento e invoglia alla sosta, l'automobile della protagonista è un organismo capace di calore e accoglienza, lo spazio protettivo e l'unica "casa" possibile per una donna che ha perso il marito e rischia di non avere più un tetto. La voce off di Arvilla "scrive" una lettera alla figliastra, una lettera lunga un viaggio per giustificare l'impossibilità emotiva di venire meno alla parola data all'uomo "condiviso" e perduto. Giocando sul terreno sottile dei sentimenti e asciugando i lacrimosi assoli di Jessica Lange, il regista americano introduce il tema della morte, dell'evocazione e della perturbazione provocata dall'incrociarsi dei fantasmi con l'esistenza dei vivi. Lontano dalle grandi autostrade il film del debuttante Rowley preferisce battere le strade marginali, dove è possibile procedere senza fretta, rallentare la corsa, fermarsi agli incroci, alle pompe di benzina e ai motel, guardare e raccontare ciò che si è visto a chi ha voglia di ascoltare e vedere. Mossa da uno spirito pionieristico, Arvilla attraversa con due bandidas mormone l'America che ha visto e sognato con Joe. Il paesaggio, tela panoramica di un mondo in procinto di essere "conquistato", è un anello di congiunzione eccellente con il western, il suo culto della natura, lo scontro tra il valore dell'individualismo avventuroso (incarnato da Arvilla) e il bisogno di regole su cui fondare la stanzialità e condannare come irresponsabile proprio lo spirito pionieristico (incarnato da Francine). La Cadillac di Arvilla e il truck cromato del camionista-cowboy Emmett assumono per questa ragione un carattere organico più che meccanico, più simili a due cavalli nel loro procedere affiancati verso l'alba o verso il tramonto. Hanno un movimento animale e come una lunga carovana sono diretti verso la frontiera (il Messico), la soglia in cui spettatore, mitologia ed eroi(ne) si incontrano.

XXX, the next level
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Videoregistrazioni: DVD

XXX, the next level [Videoregistrazione] / regia di Lee Tamahori

: Sony pictures home entertainment, 2007

Asterix alle Olimpiadi
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Videoregistrazioni: DVD

Asterix alle Olimpiadi [Videoregistrazione] / regia di Frederic Forestier e Thomas Langmann

: Warner home video, 2008

Abstract: Per riportare una vittoria ai Giochi Olimpici e permettere al giovane Alafolix di sposare la principessa Irina, Astérix e Obélix dovranno affrontare il machiavellico Bruto, figlio di Giulio Cesare, durante le Olimpiadi. "Asterix cambia faccia. Poteva scegliere meglio. Da Christian Clavier a Clovis Cornillac abbiamo perso in simpatia, bravura e adesione fisiognomica al personaggio. (...) Il primo film di Asterix era dolcissimo (c'era un buon Roberto Benigni), il secondo in Egitto simpaticamente fuori di testa (c'era una prodigiosa Monica Bellucci) mentre questo terzo è un'accozzaglia di gag mal riuscite (ci sono Luca e Paolo) della durata infinita di 116 minuti. Una maratona a confronto è una passeggiata. Ad Asterix non fai caso per via dell'evanescente Cornillac ed ecco che tutto è sulle spalle dell'Obelix di Gerard Depardieu, sempre meraviglioso. Ma il cinema è gioco di squadra e da solo, anche un genio come Depardieu, non può vincere le olimpiadi." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 8 febbraio 2008) "La terza puntata delle avventure di Asterix è la più costosa: lo sproposito di 180 milioni di euro. Il risultato è una goliardata senza freni, un rimando al cinema di ogni tempo con stile da Bagaglino. Il solo con i tempi comici è Benoit Poelvoorde, il belga che impersona con ammirevole accanimento Bruto. Patetico Depardieu: il suo Obelix è un querulo personaggio di contorno, come lo stesso Asterix, emarginato anche per la pochezza del nuovo interprete: Clovis Cornillac. (...) Infine Alain Delon nel ruolo di Cesare: mostra più dei suoi 72 anni e si limita a un fiero cipiglio, con l'ausilio di occhi miracolosamente azzurri e vivi. Un po' poco." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 8 febbraio 2008) "Il gioco non decolla anche perché la vera impresa olimpionica è cavare un'espressione a Schumi e persino a Gérad Depardieu - Obelix recita dichiaratamente per i soldi, annoiatissimo. Si salva solo la performance autoironica del narcisista Cesare-Delon che culmina in un monologo citazionista: 'Cesare non invecchia, matura. E' un gattopardo, non deve niente a nessuno, né a 'Rocco e suoi fratelli' né al 'Clan dei siciliani''. Dopo questo sforzo, lo script precipita. Peccato non se ne siano accorti in tempo i nostri Luca Bizzarri e Paolo Kessissoglu, due giudici corrotti senza gag credibili." (Piera Detassis, 'Panorama', 14 febbraio 2008)

The hunting party
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Videoregistrazioni: DVD

The hunting party [Videoregistrazione] / regia di Richard Shepard

: Dolmen home video, [2009]

Abstract: Il giornalista televisivo Simon Hunt e il suo operatore Duck hanno affrontato insieme imprese ardue e pericolose per informare i telespettatori dalle più calde zone di guerra in tutto il mondo. Tuttavia, durante una missione in Bosnia per un reportage sulla guerra dei Balcani, qualcosa va storto e ben presto Simon sparisce dall'etere, mentre Duck prosegue la brillante carriera. Anni dopo, in occasione di un anniversario della fine della guerra, Duck torna in Bosnia insieme a Benjamin, un giovane reporter alle prime armi. Qui, Duck ritrova Simon e l'esperto giornalista propone all'ex collega uno scoop sensazionale: ritrovare 'la Volpe', il più efferato criminale di guerra bosniaco. I tre iniziano le loro indagini, ma quanto più si avvicinano alla verità tanto più le loro vite vengono messe in grave pericolo. Dalle note di regia: "Ciò che mi ha spinto a scrivere e dirigere 'The Hunting Party' è stato l'umorismo macabro di molti reporter di guerra, la forza elettrizzante e drammatica di una storia vera e gli aspetti oscuri e al contempo comici della caccia internazionale ai criminali di guerra. Mi è capitato da bambino di vedere 'The Third Man (Il terzo uomo)' e da allora i film ambientati nel dopoguerra non hanno mai smesso di appassionarmi. L'intrigo, il codice morale che si fa labile, l'umanità della gente sopravvissuta alla distruzione di massa che riesce nonostante tutto a salvare l'anima, diventano il materiale per un film drammatico coinvolgente. 'The Hunting Party' si basa su una storia vera che narra di alcuni simpatici e irriducibili giornalisti che si ritrovano in Bosnia cinque anni dopo la guerra per scovare Radovan Karadzic, il peggior criminale di guerra al mondo. Ciò che realizzano nel corso della loro ricerca - ciò che io stesso ho realizzato con la mia - è sorprendente: molti criminali di guerra si stanno nascondendo in piena luce, nonostante le taglie sulla loro testa. Sono chiaramente protetti, ma da chi? E' stata questa la domanda che mi sono posto mentre scrivevo la sceneggiatura. 'The Hunting Party' riflette così una commistione di generi: in parte film drammatico, in parte d'avventura, un pò thriller, un pò noir. E' stato eccitante infine riuscire a girare gran parte del film a Sarajevo, e inserire nel cast e nella troupe elementi di origine bosniaca, croata e serba. Vedere collaborare in armonia queste diverse etnie un tempo in conflitto riempie di speranza il futuro della Bosnia-Herzegovina e di qualsiasi paese martoriato dalla violenza etnica." "In guerra quello che vedi e quello che è successo sono due cose diverse. Questo sembra essere l'assunto di molti film della Mostra: alle pellicole di Brian de Palma e Paul Haggis si aggiunge adesso 'The Hunting Party', scritto e diretto dall'indipendente americano Richard Shepard ('Matador'). Qui non siamo in Iran ma in Bosnia dove il conflitto è ancora vivo nella memoria di molti. L'idea originale del film viene dalla realtà: cinque anni dopo la fine della guerra alcuni reporter americani tornarono a Sarajevo con l'intenzione di catturare 'la volpe', il criminale di guerra identificabile in Radovan Karadzic. Furono presi per agenti Cia; la caccia non proseguì più di tanto e la spedizione diventò rimpatriata. Da questo canovaccio Shepard ha tratto invece un racconto intenso che rimette in gioco tutti gli elementi di quella terribile guerra fratricida ma anche più umana e comprensibile agli occhi americani del vicino medio oriente. Insomma più adatta al reporter Richard Gere, eroe avventuroso, logorato dagli eventi, cinico quanto basta per cercare un bar sotto le bombe, ultimo epigono di tanti giornalisti yankee." (Andrea Martini, 'Quotidiano Nazionale', 4 settembre 2007) "La cosa meno insopportabile del film è la presenza di Diane Krueger, la bellissima tedesca che in 'Troy' vestì il ruolo di Elena: peccato che il suo intervento non duri più di due minuti. Inspiegabile, invece, il faccione di Chuck Norris che appare qui e là durante il film nei panni di 'Waker Texas Ranger'. Forse perché è un cacciatore di taglie come i protagonisti? Mah. Sul finale, c'è stata una gran discussione tra il regista e Richard Gere: il primo voleva che il criminale fosse giudicato da un tribunale per le sue nefandezze, il secondo spingeva per una 'sana' giustizia fai-da-te. Si parla della guerra in Jugoslavia degli anni Novanta e chissà come mai si finisce per attaccare Bush. 'I cattivi finiscono con il trasformarsi in leader', fiosofeggia l'ex 'American Gigolo', 'non solo in Jugoslavia, ma anche nel mio Paese. Com'è possibile che Bush sia stato eletto due volte?' Misteri veneziani." (Alessandra Menzani, 'Libero', 4 settembre 2007) "Ci sono film inventati di sana pianta in cui tutto sembra vero e altri tratti da storie vere e magari girati sul posto che invece suonano fasulli da cima a fondo. 'The Hunting Party' vuole denunciare le connivenze occidentali in Bosnia, ma appartiene alla seconda categoria. Mai visto tanti cliché tutti insieme (o forse sì ma era 'Casablanca', il paragone non vale). Il reporter beone, l'oste infido, la ragazza uccisa incinta (con ricchi primi piani del pancione su cui piange il pettinatissimo Gere...). Inutile infierire, ma il regista non tema: l'Oscar del ridicolo va al parrucchiere." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 30 aprile 2008) "La ticinese Carla Del Ponte, procuratore capo all' Aja per otto anni, scrive a conclusione del suo libro 'La caccia - Io e i criminali di guerra' (Feltrinelli): 'In molti casi diplomatici, leader mondiali, ufficiali e capi dei servizi di spionaggio, banchieri e imprenditori, e persino funzionari delle Nazioni Unite, sono pronti a considerare i criminali di guerra come legittimi interlocutori e partner'. E' questa la tesi che accomuna un libro estremamente serio e raccomandabile a un film non altrettanto serio e meno raccomandabile. Da una parte l' indomabile Carla racconta i vani sforzi per ottenere la collaborazione dei serbi alla ricerca del criminale. Dall' altra parte c'è 'The Hunting Party' di Richard Shepard che accertata l' inutilità di adire le vie ufficiali per assicurare alla giustizia l'infame Karadzic fa scendere in campo uno strano terzetto di giornalisti. Le motivazioni che li spingono sono varie: per Richard Gere è soprattutto la vendetta, per Terrence Howard l'amicizia, per il giovane Jesse Eisenberg lo spirito di avventura. E poi ci sono quei cinque milioni di dollari della taglia. Tra i pregi del film c'è l' ambientazione nei luoghi quasi veri; e un poderoso attore del Teatro nazionale croato, Ljubomir Kerekes, che incarna l inafferrabile Volpe; e ancora un nutrito gruppo di presenze tipiche scelte sul posto e parlanti in lingua originale. Tra i difetti prevale l' indulgenza allo stereotipo e il continuo ripiegamento sulle convenzioni del cinema di genere. La maggiore divergenza tra il film e il libro della Del Ponte si misura nel finale: se la caccia si conclude con un nulla di fatto e in chiave di dolorosa amarezza, The Hunting Party ci regala il contentino del solito diseducante happy end." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 1 maggio 2008) "Furon fatali al 'Che' marocchino, Mohammed Ben Barka, poi al 'Che' afghano, il comandante Massud, le pseudointerviste filmate. È questo lo spunto anche de 'I cacciatori - The Hunting Party' di Richard Shepard: nel mirino, il Cavour serbo-bosniaco, Radovan Karazdic, nella realtà tuttora libero, che un giornalista - umanitario a parole, disumano nella pratica - interpretato da Richard Gere vuol attrarre in una trappola per aver la taglia del tribunale dell'Aia; si rassegnerà poi a farlo linciare, gratis, dai musulmani di Bosnia. Strana apologia della barbarie per cancellarne un'altra, la strage di Srebrenica da parte di Hollywood, indifferente alla precedente strage di musulmani: Sabra e Chatila." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 2 maggio 2008) "Richard Gere sembra ormai prigioniero della propria icona. È sgradevole, infatti, constatare come un attore così bravo e bello accetti sempre più spesso ruoli di servizio manierista, magari governati da mestieranti che si credono autori grazie al salvacondotto del tema politicamente corretto. È esattamente ciò che gli capita in 'The Hunting Party' di Richard Shepard, dove interpreta al suo peggio l'abusata parte del reporter ferito dal passato e alquanto malridotto, deciso, però, a tuffarsi anima e corpo nella nobile prova del riscatto. (...) Operazioni del genere vorrebbero promuovere ripensamenti morali nello spettatore-massa, regalandogli nel contempo azione a tutto schermo: di fatto, come si notò a Venezia quando la pellicola passò fuori concorso, la pretestuosa insincerità del messaggio finisce col caricare sulle spalle carismatiche del divo la bontà del risultato artistico. Nonostante il posticcio lieto fine, una missione impossibile." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 3 maggio 2008) Note - PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2007) NELLA SEZIONE 'VENEZIA NOTTE'.

Rocky Balboa
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Rocky Balboa [Videoregistrazione] / regia di Sylvester Stallone

: 20th Century Fox home entertainment, [2007]

Abstract: Adriana è morta, e Rocky da qualche tempo, malinconico, gestisce un ristorante con discreto successo. La sua è una vita tranquilla, fatta di lavoro e di valori, dalla relazione con il figlio all'amicizia con il vecchio Paulie. A Rocky, però, manca qualcosa per ritornare a credere, dopo il lutto subito. La Boxe. C'è qualcosa di nuovo nel personaggio eroico, manifesto del sogno americano, incontrato vent'anni prima sulle strade di Philadelphia. O forse, qualcosa di nuovo non c'è fra il Rocky del 1976 e Rocky Balboa del 2006, perchè in entrambi i casi la figura dell'eroe buono è alla ricerca del cambiamento, di un nuovo inizio, di qualcosa che gli consenta di scorgere uno spiraglio di luce. Rocky oggi, ha infatti perso ciò che ama (Adriana) e paradossalmente conduce con successo l'attività di ristoratore, ma questo non gli basta, perchè lui è carnale, attaccato ai valori che contano (la famiglia, l'amicizia, la lealtà) e quel locale trendy, in cui gira fra i tavoli da buon padrone di casa raccontando ai clienti le sue storie di boxe, è perfino troppo. Il parallelo fra il ring dell'esistenza, su cui conquistare le vittorie è sempre molto difficile, e il ring sportivo, della durata di 15, 12, 10 riprese, reiteranti, che terminano e iniziano continuamente, ora è più concreto. La favola è finita e la consapevolezza degli anni che passano conferisce a Stallone la capacità di riflettere sulla dignità dell'uomo, sulla forza di volontà, e sui limiti dei propri mezzi, memore di ciò che il passato gli ha regalato o gli ha tolto. Così come Clint Eastwood, Sylvester Stallone si mette in gioco in prima persona, e si affida ai bisogni primari, quelli della terra e dell'amore. Sconfina solamente quando sale sul ring e mette in scena un combattimento poco credibile anche se filmato come un match televisivo di un attuale canale via cavo. Ma questo in fondo è un peccato veniale, perchè il confronto con se stesso lo vince per K.O. Con la malinconica energia di un uomo che ha ancora voglia di dirsi "Let's get ready to rumble!" Una vita si è conclusa, una nuova è iniziata. Per Rocky. Per Stallone.

L' isola
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Videoregistrazioni: DVD

L' isola [Videoregistrazione] = Ostrov / regia di Pavel Longuine

: Multimedia San Paolo, 2008

Edison city
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Edison city [Videoregistrazione] / regia di David J. Burke

: Mondo home entertainment, 2006

Abstract: La vita scorre tranquilla per gli abitanti di Edison, ignari del dilagare della corruzione tra i ranghi dei servizi segreti e le più alte cariche pubbliche. Quando un giovane reporter fiuterà qualcosa dietro la dubbia condanna di uno spacciatore, una valanga di marciume gli cadrà addosso, minacciando di seppellirlo. Se Edison fosse Gotham ed il monologo dell'incipit proferito da Batman, la tentazione di incasellare l'opera entro i precisi limiti del delirio megalomane non sarebbe immediata. Così non è, ma in un modo o nell'altro, grazie ad un montaggio stentato ma dal ritmo incalzante, la suddetta tentazione rimarrà tale per un arco di tempo sorprendentemente lungo. Con un Morgan Freeman ancora alla ricerca del record per la filmografia più estesa, un furtivo Spacey, un LL Cool J sempre più palestrato e un Justin Timberlake che non balla, giocando sui nomi e su un intreccio da film TV, Edison City è un thriller che propone tensione a buon mercato, a patto di non farsi troppe domande.

Racconti da Stoccolma
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Racconti da Stoccolma [Videoregistrazione] / regia di Anders Nilsson

: Cecchi Gori home video, 2008

Abstract: Quando scende la notte Stoccolma si scopre intollerante e violenta. Dentro le case e fuori, sulle strade, esplode l'odio incontrollato di padri, mariti, fratelli. In una di queste notti si incrociano i destini di Leyla, figlia di una numerosa famiglia mediorientale, cresciuta secondo un rigido codice morale e religioso, Carina, madre generosa e giornalista di talento, umiliata dalle parole e dalle percosse di un marito meschino e geloso, e Aram, giovane proprietario di un locale, innamorato di uno degli uomini della sicurezza. Con modi e tempi diversi, Leyla, Carina e Aram impareranno a difendersi e a reagire ai soprusi. Il mondo è duro con tutte le donne che cercano di adattarlo alle proprie esigenze e alle proprie inclinazioni invece di lasciarsi condizionare dai genitori, dai mariti, dai fratelli o dalla persona amata. Di questo riferiscono I racconti di Stoccolma di Anders Nilsson: delitti d'onore, violenze domestiche e tentati omicidi. Il regista scandinavo affronta (nel primo episodio) il problema dell'automatizzazione religiosa e culturale eretta a sistema, fondata sul culto della differenza, della gerarchizzazione e della categorizzazione. Leyla e la sorella maggiore Nina non sono definite a partire dalla loro individualità ma secondo legami di dipendenza all'interno della struttura familiare: sono figlie, sorelle e, se non verranno meno alle aspettative sociali e religiose sul ruolo che sono chiamate a ricoprire, saranno mogli. In caso di trasgressione (anche solo presunta) la donna assume una posizione di irregolarità nella comunità, che provoca una rappresaglia feroce da parte del gruppo "disonorato". Lo schema concettuale non cambia per Carina o per Arem, a cui vengono negate l'identità e la possibilità di essere felici. Quelle di Leyla, Nina e Arem sono vite "interrotte", vite "chiuse in casa" che il regista osserva al microscopio, soddisfacendo il bisogno voyeuristico dello spettatore, mostrando i fatti, svelando e raccontando davvero troppo. Una storia, meglio, tre storie così impongono un obbligo: quello di avere uno sguardo morale. Sguardo che difetta al regista. Anders Nilsson esplicita tutto il senso del sotteso a una violenza, a un sopruso, a un abuso. I racconti di Stoccolma prestano il fianco al gioco dei buoni e dei cattivi senza considerare che l'infamia è sempre il prodotto delle istituzioni più che delle personalità che in esse operano. Un'occasione sprecata per ribadire le ragioni profonde di un'ingiustizia: la pratica del dominio che gli "uomini" esercitano sulle donne. Una riflessione perduta per denunciare la scarsa coscienza collettiva e i limiti culturali di tutti quelli che considerano la vita di una donna come un'appendice a quella dell'uomo e la sua morte un'occasionale violenza fisica e non la cancellazione dell'identità e del diritto a una vita indipendente. Peccato.

Notte brava a Las Vegas
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Notte brava a Las Vegas [Videoregistrazione] / regia di Tom Vaughan

: 20th Century Fox home entertainment, 2008

Abstract: Joy e Jack non si conoscono ma passano insieme una notte sfrenata a Las Vegas, dove entrambi sono andati per consolarsi di essere stati scaricati: lei, sentimentalmente, dal fidanzato e lui, economicamente, dal padre. Il mattino seguente i due scoprono, al loro risveglio, di essere novelli sposi. La decisione di divorziare sembrerebbe la più ovvia se non fosse che, grazie a un quarto di dollaro prestato da Joy e giocato da Jack in una 'slot machine', gli sposini si trovano improvvisamente possessori di ben 3 milioni di dollari. La disputa sul reale possessore del denaro porta Joy e Jack di fronte a un giudice che li condanna a portare avanti il matrimonio per almeno sei mesi. "Fra un ehi ehi, un evai! E affini nessuno, anche al primo film della sua vita, può avere dei dubbi sul lieto fine in agguato. Il problema è che ci vogliono ben 95 minuti per arrivarci, ed è anche punitivo per il pubblico, oltre che per i piccioncini che si ingannano goliardicamente." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 maggio 2008) "'Notte brava a Las Vegas' è il tipo di commedia matrimoniale per star carine che, in pratica, hai già visto quando ne hai visto il trailer. Inventato il soggetto, la sceneggiatrice Dana Fox mette il pilota automatico sgranando tutto il repertorio delle situazioni che, a Hollywood, vanno per la maggiore in questo genere di film, compresa la nota malinconica in sottofinale e l'inseguimento dell'innamorato che, dai e dai, ha finalmente capito di essere tale. Tutto il resto è affidato ai musetti di Cameron, che ormai dovrebbe misurarsi con ruoli più adulti. Una sola novità: personaggi secondari particolarmente antipatici."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 maggio 2008) "I matrimoni ad alto tasso alcolico sono frequenti a Las Vegas. E i protagonisti di 'Notte brava a Las Vegas', catapultati da New York nella città del vizio per antonomasia, vivono una notte sfrenata e il mattino seguente si svegliano nello stesso letto e con una fede al dito. Non sarebbe niente di irreparabile, queste unioni sbrigative possono essere risolte con un altrettanto frettoloso divorzio. Ma la sceneggiatrice Dana Fox con un brillante espediente legittima la prerogativa unica del cinema americano di trasformare la cronaca in avvincenti divagazioni narrative. (...) Commedia romantica con un occhio alle schermaglie delle grandi commedie sofisticate, da quelle con Spencer Tracy e Katharine Hepburn a 'La guerra dei Roses'. Ma il regista Tom Vaughan non è all'altezza della bella sceneggiatura e i pur bravi Cameron Diaz e Ashton Kutcher sfoggiano glamour e sex appeal, senza la necessaria crudeltà di due coniugi per caso pronti a sbranarsi." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 10 maggio 2008)

Le tre scimmie
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Videoregistrazioni: DVD

Le tre scimmie [Videoregistrazione] / regia di Nuri Bilge Ceylan

: BIM, [2009]

Abstract: Una famiglia disgregata da piccoli segreti che nel tempo si sono trasformati in grosse bugie, tenta disperatamente di restare unita rifiutando di affrontare la Verità. Per evitare di rendere più difficile la situazione e più pesanti le responsabilità, si sceglie di negare questa Verità, rifiutando di vederla, di ascoltarla o di parlarne, come nella favola delle 'tre scimmiette'. Ma comportarsi così, basta a cancellare la Verità? "Largamente superiore è apparso, così, 'Uc Maymun' ('Le tre scimmie') di Nuri Bilge Ceylan soprannominato l'«Antonioni di Istanbul». Anche il cineasta turco, affronta col bisturi della cinepresa i nodi della parentela, ma la sua sensibilità è assai più intonata ai paesaggi umani e societari prescelti: grazie alla duttilità degli attori, le piccole storie di segreti e bugie, i tradimenti e gli affetti, le pulsioni sessuali e i tabù si concentrano in un film rarefatto eppure intenso, estenuato ma non soporifero." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 maggio 2008) "Il bello di questo dramma alla Simenon non sta nei fatti decisivi quanto nei tempi morti, nelle esitazioni, nei rovelli, nell'ambiguità di cui è impregnato ogni rapporto, fra moglie e marito, fra madre e figlio, fra figlio e padre. Per non parlare del fantasma di quel fratello morto bambino che aleggia sopra di loro come un monito. Regia superba, attori bravissimi (specie la moglie, Hatice Aslan), sentimenti mai visti." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 maggio 2008) "Il regista turco Nuri Bilge Seilan in le 'Tre scimmie' scava nei meandri di una famigliola di Istanbul immersa in depressivi silenzi. (...) Camera spesso fissa su primissimi piani, silenzi interminabili, affascinanti paesaggi costantemente attraversati dal vento, interni angusti e abitati dall'ambiguità, Seilan ci regala un buon esercizio di stile, in cui la noia da autocompiacimento finisce per avere la meglio." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 17 maggio 2008) "Miscela fra 'Delitto per delitto' di Hitchcock e 'Dramma della gelosia' di Scola, 'Le tre scimmie' di Nuri Bilge Ceylan è un altro capitolo della - chiamiamola così - 'Vita quotidiana sul Bosforo' senza sole (o quasi). Vincitore del Gran premio della giuria e del premio per l'attore al Festival di Cannes del 2003, Ceylan sa raccontare queste vicende di varia borghesia urbana. Però ha, logicamente, un senso del ritmo orientale, dilatato. (...) Se si ha pazienza, si possono contemplare ventosi paesaggi marini e mature nudità femminili, insolite per un film che viene da un Paese sempre meno secolarizzato, se vota Erdogan. Non si esclude un premio per Yavuz Bingöl." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 17 maggio 2008) "La famiglia e le sue dinamiche sono al centro del film turco 'Uç maymun' ('Le tre scimmie', di Nuri Bilge Ceylan) e di quello brasiliano ('Linha de passe', 'Linea di passaggio', di Walter Salles e Daniela Thomas). Due gruppi familiari uniti dalla povertà e dalla difficoltà di comunicare. Nel primo, come dice il titolo, padre madre e figlio si comportano come le tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano, passando sopra a umiliazioni, tradimenti e delitti in nome di un po' di soldi e del sogno di una vita migliore. (...) Identica la sfiducia nel futuro e la rassegnazione di fronte alle miserie materiali e umane, simile l'occhio naturalistico che insegue uno spaccato di vita cercando di tenersi lontano dal patetismo o dal facile miserabilismo. Ma anche uguale il senso di insoddisfazione per due opere che sembrano non avere il coraggio di scelte coerentemente radicali: Ceylan fermandosi a una messa in scena che sa di «maniera», elegante ma in qualche modo scontata (e non riscattata dal gusto del dettaglio e dal calore del suo capolavoro, 'Uzak'); Salles e Thomas restando prigionieri di una visione prevedibile, ed edulcorata, della condanna alla povertà a cui non possono sfuggire i suoi personaggi." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 18 maggio 2008) Note - PREMIO PER LA MIGLIOR REGIA AL 61. FESTIVAL DI CANNES (2008). - CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2009 COME MIGLIOR FILM EUROPEO.

Colpo d'occhio
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Videoregistrazioni: DVD

Colpo d'occhio [Videoregistrazione] / regia di Sergio Rubini

: 01 Distribution, 2008

Abstract: Adrian è un giovane scultore di talento, molto arrivista. Gloria è una giovane esperta d'arte, ex-compagna di Lulli, un critico d'arte cinquantenne. Adrian e Gloria si incontrano ad una mostra e iniziano a frequentarsi finché tra loro nasce una relazione sentimentale. Nel frattempo, Lulli diventa mentore dello scultore ma, nonostante continui ad aiutare l'ascesa di Adrian, fino a procurargli un invito per esporre alla Biennale di Venezia, cerca di scoraggiare in tutti i modi la sua relazione con Gloria. La brama di successo porterà Adrian ad allontanarsi da Gloria fin quando la situazione precipiterà... "Fra i pregi di 'Colpo d'occhio' c'è quello di creare un filo diretto fra il cinema e l'arte contemporanea, rappresentata dalle sculture indefinite e misteriose di Gianni Dessì. Il tutto incalzato dall'avidità di Rubini nell'incamerare immagini: Roma antica e contemporanea, ma anche la spiaggia tirrenica, la campagna del buon ritiro, la Berlino postmoderna e una rincorsa attraverso l'eclettica esposizione delle Corderie veneziane. A tratti l'accavallarsi delle proposte visive evidenzia i limiti di una drammaturgia che vorrebbe applicare la formula del thriller senza conoscerne a fondo i meccanismi: ma le attrattive del film sopravanzano." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 21 marzo 2008) "Rubini sorprende sempre. Dimostrando, anche quando le sue ciambelle riescono con il buco imperfetto, la capacità - l'audacia - di mettersi alla prova su strade inesplorate. Non proprio inesplorato è il terreno melodrammatico, il gusto dell'eccesso talvolta grottesco, la sensibilità per personaggi estremi. Col tempo si è anche affinato il suo piacere di attribuirsi ruoli non da protagonista: ma, benché laterali, da chiave di volta. In 'Colpo d'occhio' fa la prima cosa e la seconda. La prima contaminando il romanzo sentimentale a forti tinte con il thriller hitchcockiano in un plot che forse avrebbe potuto integrare Dario Argento ma senza spargimento di sangue. La seconda riservandosi un ruolo mefistofelico, nel prendersi un divertimento maliziosamente ammiccante" (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 21 marzo 2008) "Ambienti, paesaggi, palazzi sono scelti bene, con una grandiosità rara nel nostro cinema sempre tra quattro anguste pareti. Se il film non può dirsi riuscito è per la sceneggiatura. La storia manca di semplicità e di linea, mette insieme un minestrone di personaggi e aspirazioni: eppure è comunque interessante." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 21 marzo 2008) "C'è originalità di contesto: per antecedenti, si deve risalire a 'Via Margutta' di Camerini, 'La notte' di Antonioni, 'Lettera aperta a un giornale della sera' di Maselli e 'La terrazza' di Scola. Rubini punta su una prospettiva individuale, non collettiva; su un duello estetico, se non rusticano; e così esce rimpiangendo solo che Scamarcio non fotografi più a lungo la Puccini nella cascata." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 21 marzo 2008) "Scamarcio deve fare ancora molta strada, le sue potenzialità sono tante ma deve mettersi a lavorare, svestendo i panni del divo. Rubini, invece, è sempre più bravo come attore e anche come regista, dimostrando con questo 'Colpo d'occhio' di saper indagare la psiche e di saper raccontare mondi a lui lontani, come quello dell'arte contemporanea e i suoi rituali." (Dario Zonta, 'L'Unità', 21 marzo 2008) "Magari Rubini non è a suo agio qui come nei suoi film più sentiti 'Tutto l'amore che c'è', 'La Terra', anche se fa un gran lavoro sui suoi protagonisti Scamarcio e Vittoria Puccini. E cerca una strada diversa, il giallo psicologico con ambizioni, in un momento così particolare del nostro cinema, quando, alla fine, il problema principale sarà solo l'incasso pasquale." (Marco Giusti, 'Il Manifesto', 21 marzo 2008) Note - FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DELLA REGIONE LAZIO TRAMITE FILAS S.P.A, LA COLLABORAZIONE DELLA ROMA E LAZIO FILM COMMISSION E CON LA COLLABORAZIONE DELLA FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE. - CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 PER IL MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (SERGIO RUBINI) E LA SCENOGRAFIA.

Tropic thunder
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Tropic thunder [Videoregistrazione] / regia di Ben Stiller

: Paramount home entertainment, [2009]

Abstract: L'eroe di film d'azione Tugg Speedman, il pluripremiato Kirk Lazarus, il comico Jeff Portnoy, il giovane talento Kevin Sandusky e la star hip-hop Alpa Chino vengono scelti per interpretare un film di guerra dal budget colossale, tratto dall'autobiografia del veterano John 'Quadrifoglio' Tayback, diretto da un emergente regista inglese e prodotto dallo spietato Les Grossman. Tuttavia, le riprese stentano a procedere, soprattutto a causa delle bizzose superstar. Così, dietro consiglio di Tayback, il regista decide di dare un taglio realistico al suo film ed insieme allo stesso veterano e al supervisore degli effetti speciali organizza un set nascosto nel mezzo della giungla, dove, a loro insaputa, i protagonisti dovranno affrontare una serie di trappole, attacchi e imboscate apparentemente reali. Quando arriva il momento delle riprese, però, i cinque attori si troveranno coinvolti nel mezzo di un reale conflitto con un cartello della droga che li scambia per veri militari. "Dopo essersela presa con il milieu della moda in 'Zoolander', Stiller concentra l'artiglieria su Hollywood stessa, ma che l'attore-sceneggiatore-regista affronta con simpatica crudeltà e con l'intenzione dichiarata di fare il più politically uncorrect possibile. Associandosi in screenplay con Ethan Coeh, ha infarcito il film non soltanto di produttori squali e bastardi, agenti fatui e imbecilli, attori dai nervi fragili, ossessionati dal successo, e dalla sua perdita; ci ha messo dentro anche la parodia del war movie, oggi tra i generi leader e sempre più truculento, nonché una serie di riferimenti a classici come 'Apocalypse Now' o 'Il cacciatore', però senza cadere nelle esagerazioni dell'iper-citazionismo. Il suo, in fondo, è un oggetto cinematografico più insolito di quanto sembri a prima vista. Anche grazie alla larghezza dei mezzi produttivi messi a disposizione, Stiller alterna toni della farsa a quello dell'actioner, dimostrando anche un certo talento nel realizzare sequenze spettacolari come bombardamenti col napalm e similari." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 ottobre 2008) "'Tropic Thunder' è pura parodia metacinematografica sul cinema di guerra americano. Un doppio binario gestito in bilico tra il set nel set rappresentato e la continua intrusione negli oggetti filmici che vengono parodiati. Ben Stiller, qui attore e regista, non scrive di sana pianta un qualsiasi peana antimilitarista ma rielabora brandelli di cinema accigliato che c'è già stato sul Vietnam. Trasformando il film in una zuppa comica e baluginante di legami visivi già immagazzinati sull'argomento in cui si fa prima a dire chi è stato citato con meno entusiasmo ('Il Cacciatore') e chi ricalcato con copia carbone ('Platoon'). Questa l'arma in più del film, ma anche il limite strutturale. Perché il racconto fatica ad inforcare una strada propria con relativo e peculiare andamento comico. Se non fosse per Robert Downey jr. trasformato in soldato di colore che in originale sciorina una parlata da nero americano e si muove come Cliff Robinson dall'omonimo telefilm, 'Tropic thunder' si ridurrebbe spesso all'assemblaggio di gag parodiche modello Scary movie. Rimane comunque possente il dispiego di mezzi e la fisicità profusa dagli attori, in particolare da Ben Stiller che nelle sue caratterizzazioni comiche non manca mai di sottolinearne l'importanza. Girato quasi del tutto alle Hawaii e negli studi Universal di Los Angeles." (Davide Turrini, 'Liberazione', 24 ottobre 2008) "Piacerà ai fan di Ben Stiller che puntualmente indicano il vecchio 'Zoolander' come uno dei top della commedia di tutti i tempi. Ce ne deve essere una bella fetta in America, dal momento che 'Tropic Thunder' buttato sul mercato estivo Usa senza eccessive ambizioni s'è rivelato un robusto blockbuster (170 milioni di dollari d'incasso contro un budget di 80). Ma siccome i 170 non li fai solo cori i patiti di Ben, è il caso di arguire, che anche parecchi spettatori ai di sopra di ogni sospetto abbiano trovato pane per i loro denti. Tra i bocconi più appetitosi, le presentazioni dei tre eroi colle rispettive carriere . Certo, Ben ha la mano grossa e pesante. E quindi incappa non di rado in brutte cadute di gusto. Come una satira sgraziata dell'handicap e immagini dei piccoli vietnamiti che vengono proiettati in alto come pupazzi." (Giorgio Carbone, 'Libero', 24 ottobre 2008) "'Tropic Thunder' irride appunto la retorica reducistico-pacifista e le nevrosi connesse, facendole confluire in quelle dei divi, sempre pronti a ruoli impegnati quando, con quelli disimpegnati, non incassandoli. Si distingue nell'autoironia Robert Downey jr., specialista nell'appiopparsi le più incredibili malattie dermatologiche nei suoi film. Qui giunge a pigmentarsi artificialmente la pelle per avere il ruolo di un soldato nero. Nel mirino, in particolare, la disastrosa e dispendiosa lavorazione di 'Apocalypse Now' di Francis Ford Coppola e le scene madri de 'Il Padrino' di Michael Cimino e 'Platoon' di Oliver Stone. Con venti minuti di meno sarebbe un bel film." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 24 ottobre 2008) Note - TOM CRUISE E ROBERT DOWNEY JR. SONO CANDIDATI AL GOLDEN GLOBE 2009 COME MIGLIORI ATTORI NON PROTAGONISTI DI MUSICAL/COMMEDIA. - ROBERT DOWNEY JR. E' STATO CANDIDATO ALL'OSCAR 2009 COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

Wanted
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Wanted [Videoregistrazione] : scegli il tuo destino / regia di Timur Bekmambetov

: Universal studios, [2010]

Abstract: Il 25enne Wesley Gibson è un vero e proprio sfigato. Fa un lavoro opprimente e noioso con un capo che non perde occasione per vessarlo, la fidanzata lo tradisce con il suo migliore amico ed è lo zimbello del quartiere dove abita. Improvvisamente, la sua vita prende una piega completamente diversa. Alla morte del padre, che lui non ha mai conosciuto perché lo ha abbandonato alla nascita, Wes non solo riceve un'eredità miliardaria ma anche un lascito molto speciale: un superpotere che lo trasforma nel killer più letale e infallibile della Terra. Wes viene così arruolato da una società segreta di vendicatori guidata dal potente ed enigmatico Sloan e al suo fianco viene messa la bella e potente Fox, incaricata del suo addestramento. In poco tempo Wes recupererà il tempo perso e si prenderà la sua micidiale rivincita nei confronti del mondo che lo ha sempre sbeffeggiato. "Mescolando grottesco e dark, il grintoso regista kazako Timur Bekmambetov tiene saldamente in mano il film in un susseguirsi di scene di mirabolante impatto visivo. Nel cast stellare si impone McAvoy, capace di trasformarsi a vista da frustrato a supereroe. Resta l'interrogativo se sia meglio un killer di successo o un fallito. Ma più positivamente la morale della favola potrebbe anche essere, credi in te stesso e vedrai." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 4 luglio 2008) "In un momento in cui Hollywwd sembra essere in grado di confezionare blockbuster anche senza star, vengono proposti uno dopo l'altro un talento squisito come quello di Morgan Freeman, la presenza magnetica di Angelina Jolie e il minidivo in ascesa James McAvoy. E quello che ne risulta è un film sorprendente. Certo, molte soluzioni sono già state sperimentate in 'Matrix', il clima può ricordare 'Il codice Da Vinci', altri potranno pensare a 'Fight Club', ma è il mix a risultare piuttosto innovativo e decisamente intrigante."(Antonello Catacchio, 'Liberazione', 4 luglio 2008) "Per quanto riguarda 'la morale della favola', bisogna riconoscere che la regia da esportazione del kazako Timur Bekmambetov, fattosi notare col fantasy 'Day Watch' mostra una notevole perizia balistica: e non è solo un modo di dire, tra duelli dove le pallottole aggirano gli ostacoli o si neutralizzano, schiacciandosi a vicenda. Bisogna aggiungere una quantità d'inseguimenti a tutta birra, passeggiate notturne sul tetto della metropolitana lanciata a gran velocità, vagoni in bilico sul vuoto. L'ambientazione è Chicago, però la gran parte delle riprese è stata effettuata a Praga." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 luglio 2008) "La mitologia nera non può reggersi solo sugli effetti speciali, ma per non ridursi a un supervideogame 'Wanted' punta sulle icone: senza i dive non reggerebbe. Si guarda volentieri per le presenze del giovane James McAvoy, della grintosa Angelina Jolie del torvo Morgan Freeman. E' senz'altro vero, come è stato scritto in America, che nel film mancano il cuore e il cervello, ma ci si può divertire lo stesso." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 4 luglio 2008) " Timur Bekmambetov, quarantasettenne russo migrato ad Hollywood, più precisamente dalle parti di Corman, dopo i due cult 'I guardiani della notte' e 'I guardiani del giorno', azzecca con 'Wanted' un film d'azione coniugando con furore tecnica e capacità di raccontare. I toni del Bene e del Male sono continuamente sfumati e mescolati nella contesa tra assassini eletti; la filosofia dell'universo creato prevede il concetto di morte per i protagonisti; infine, si rasenta il sublime nel costruire rocambolesche scene d'azione. Non c'è nulla di fascista nell' "ucciderne uno, per poi, magari, salvarne mille", perché architrave del gioco avventuroso di Bekmambetov è un'esorcizzante e benefica vasca di liquido lattiginoso che lenirà ogni ferita. Divertente, senza la vuota retorica etica ed estetica di molti supereroi da fumetto e da film." (Davide Turrini, 'Liberazione', 4 luglio 2008) "Peccato che tra le molteplici sequenze d'azione, s'insinuano ridicole disquisizioni filosofiche, quasi sempre affidate allo svogliato Morgan Freeman. Se lo vede chi gli diede l'Oscar, ne pretenderà giustamente la restituzione." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale, 4 luglio 2008) Note - CANDIDATO ALL'OSCAR 2009 PER IL MIGLIOR MONTAGGIO E MISSAGGIO SONORO. - LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 14 LUGLIO 2010 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.