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Trovati 667651 documenti.
Storia e storie della Brianza : 2. concorso letterario / testi di Paola Caronni ... et al.
: Bellavite, 2008
Abstract: Seconda antologia che racchiude i racconti, i saggi e le tesi di laurea scelti dalla giuria del 2° Concorso Letterario "Storia e Storie della Brianza". Il concorso, indetto dalla Associazione Mazziniana Italiana Onlus-Sezione di Monza e Brianza, si propone di stimolare gli studiosi e gli scrittori a produrre lavori di qualità che parlino degli abitanti della Brianza, della loro storia e di ciò che li circonda: montagne, acque, città e borghi. Quello che si vuoi fare emergere è la vita della Brianza, quella passata spesso trascurata, quella di oggi che vorremmo capire meglio e quella di domani su cui sognare.
La torta / Mino Milani ; illustrazioni di Cinzia Ghigliano
Novara : Interlinea junior, copyr. 2003
Abstract: Chi porta davvero i regali di Natale? Gesù Bambino, santa Lucia, san Giuseppe o Babbo Natale? A Giuseppe, un bambino che attende fiducioso nella notte magica, a portarli è un bizzarro personaggio, un po' impacciato e frettoloso, che, dopo aver lasciato in dono al piccolo un'invitante torta farcita, sarà un uomo migliore e più felice. Età di lettura: da 7 anni.
I panini di Natale e altre storie / Guido Quarzo ; illustrazioni di Andrea Astuto
Novara : Interlinea junior, copyr. 2008
Abstract: Tre divertenti storie che fanno capire come certe volte bisogna avere pazienza e saper aspettare e come una piccola disgrazia di qualcuno possa trasformarsi in una pìccola gioia per qualcun altro. Ecco allora le avventure di Fortunato alle prese con un ferro di cavallo, del signor Di Natale, panettiere scorbutico, e di Carletto con la sua prelibata formaggetta.
Manuale della Befana / Anna Lavatelli ; illustrazioni di Valentina Magnaschi
Novara : Interlinea junior, copyr. 2008
Abstract: Che cosa contiene l'armadio della Befana? E perché la Befana è vecchia? Dove vive? Com'è suo marito? Quali sono le sue più belle storie? In questo libro si da una risposta a tutte queste domande e a molte altre, con descrizioni accurate e illustrazioni coloratissime dettagliate. Un vero e proprio manuale da consultare prima di appendere la calza al camino...
High school musical 2 [Videoregistrazione] / regia di Kenny Ortega
: Buena vista home entertainment, [2007]
Abstract: Alla East High School ha suonato l'ultima campanella dell'anno scolastico. I ragazzi devono trovare un lavoro estivo e quando a Troy viene offerto un impiego presso un esclusivo club sportivo, accetta a patto che anche i suoi amici vengano presi. Il capitano dei Wildcats non sa però che il Lava Springs è di proprietà della famiglia di Sharpay e che la compagna di scuola ha personalmente richiesto il suo ingaggio per poter passare l'estate con lui. All'arrivo di tutta la banda e alla vista di Gabriella, Sharpay decide di rendere i giorni dei Wildcats al club insostenibili, sperando di poter rimanere da sola con Troy. Ma le cose non andranno come pianificato. Fuori dal contesto scolastico i protagonisti di High School Musical devono affrontare il mondo degli adulti con annesse e connesse responsabilità e delusioni. Se da una parte l'atto secondo prende in considerazione il futuro dei ragazzi e il peso della scelta (anticipando di un anno il tema del terzo capitolo), dall'altra riflette su come la crescita e la volontà di affermarsi possano mettere in crisi amicizie e amori. Finito, per volere di Sharpay, nelle grazie del signor Evans e ottenuta una promozione all'interno del club, Troy ha la possibilità di mostrare il suo talento come giocatore di basket ma per farlo deve scendere a compromessi. Accettando di cantare con la perfida e capricciosa compagna di scuola al musical organizzato dal Lava Springs deve decidere se abbandonare amici e fidanzata al loro destino o se trovare una soluzione che metta d'accordo ragione e sentimento. High School Musical 2 è perciò un inno ai valori dell'amicizia e alla redenzione che attraverso la musica e il ballo scioglie gelosie e rancori. Il regista Kenny Ortega, ormai completamente a suo agio dentro e fuori dalle aule della East High School, punta sulla semplicità del linguaggio e delle coreografie per traghettare un messaggio di amore e perdono offrendo persino a Sharpay l'occasione di riscattarsi in un finale illuminato dai sorrisi dei Wildcats e dai fuochi d'artificio.
Perfect stranger [Videoregistrazione] / regia di James Foley
: Sony pictures home entertainment, 2007
Abstract: La reporter Rowena Price scopre che l'assassinio di una sua cara amica potrebbe essere collegato a Harrison Hill, un noto pubblicitario. Con l'aiuto del collega Miles Hailey, mago dell'informatica, la reporter inizia a indagare facendosi assumere nella società di Hill con il falso nome di Katherine e frequentando come Veronica una love-line su Internet di cui Hill è assiduo frequentatore. Tuttavia, nel corso delle indagini Rowena si rende conto che non è l'unica ad aver assunto altre identità... "E' uno di quei film che non si possono raccontare se non a costo di vanificare il senso della visione. Perché tutto corre verso lo svelamento di un inconfessabile segreto. Che arriva alla fine, bello grosso, dopo un percorso fatto apposta per distrarre dalla verità. Il contrario di quello che faceva Hitchcock. Sarebbe poco male, perché si tratta i un tipico prodotto di quella sovrabbondante zavorra americana che viene scaricata sul nostro mercato coloniale, ma la convenzione impone il riserbo e lo rispettiamo. Non senza aver chiesto scusa a Hitchcock per averlo tirato in ballo come pietra di paragone per un filmetto che non vale un minuto del suo cinema." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 13 aprile 2007) "In base alla disordinata configurazione del film si può ricavare una regola: l'unica consegna inderogabile del cinema di consumo deve essere quella di non annoiare. In libera uscita dall'empireo dell'alta filmologia, non c'è niente di male a comportarsi da normali consumatori di un onesto prodotto di routine. Se un racconto per immagini è intrigante, scorre via veloce e ti fa passare gradevolmente il paio d'ore, dovremmo accontentarci e non star lì a spaccare il capello in quattro. Ce ne accorgiamo quando un prodotto non funziona, come accade con 'Perfect Stranger'; un thrilling realizzato per divertire che ahimé non diverte affatto." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 13 aprile 2007) "Di 'Perfect stranger' verrebbe da dire che è ben lontano dall'essere 'perfetto', mentre vi tende con una buona approssimazione la sua attrice protagonista: Halle Berry. Si può evitare di parlare della bontà di un film per concentrarsi unicamente sulle doti della sua prima donna? Forse no, ma in questo caso sì. Perché 'Perfect Stragner', per la regia anonima di un mestierante di successo, ovvero il signor James Foley, è un thriller volutamente incasinato. E' tutto giocato sulla teoria delle scatole cinesi, riprendendo un classico modello di sceneggiatura di genere, che permette di cambiar sempre le carte in tavola, che promette di tener alta sempre la tensione, ma che lascia all'ennesimo capovolgimento di fronte, un senso di vuoto, e forse anche la testa vuota. (...) In questo thriller a tavolino, non spicca, invece, la prestazione di un altro 'guru' della Hollywood main strem: il signor Bruce Willis, qui eteromane e uomo di potere, è gigione come non mai." (Dario Zonta, 'L'Unità', 13 aprile 2007) "Man mano che il film procede la plausibilità della faccenda diminuisce a vista d'occhio fino alle estreme conseguenza di un finale che in nome della sorpresa sacrifica il senso comune. James Foley, regista altre volte abile, non riesce a tenere in mano una faccenda che gli scappa da tutte le parti: e gli interpreti vivono di rendita su un prestigio divistico che un altro paio di film come questo finiranno per logorare." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 13 aprile 2007) "La bellissima Halle Berry, giornalista da scoop che rovista nella cacca morale trovandosi benissimo, vuole scoprire chi ha le ha ucciso un' amica: vuole denunciare, assumendo la classica doppia identità, un potente pubblicitario che raggira segretarie. Naturalmente la verità è sepolta più lontano, quando la prendi di mira se ne vola via. Nella parte dell' hacker dal cuore deluso esperto d' informatica, è molto bravo Giovanni Ribisi, mentre Bruce Willis onora il contratto con il solito seduttore manager in un girotondo di corruzioni morali e materiali che il regista James Foley stigmatizza per finta. Thriller sexy, dunque, che fa leva sui peggiori istinti e le più morbose curiosità, esca per il pubblico che si aspetta la sorpresa sepolta. Il discorso sul mondo virtuale, attualissimo, resta ai margini, tenta di uscire ma la sceneggiatura glielo impedisce. La Berry chatta ripetendo ad alta voce. Mah." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 aprile 2007)
Il piacere e l'amore [Videoregistrazione] / regia di Nuri Bilge Ceylan
: 01 Distribution, 2007
Abstract: Ogni uomo può essere triste o felice per ragioni molto semplici, nello stesso modo per cui per vivere o per morire basta molto poco... Isa e Bahar sono due persone molto sole, estranee al resto del mondo per via dei cambiamenti avvenuti all'interno delle loro anime, alla ricerca della felicità che è stata loro strappata. Insieme, sotto il sole dell'estate, potrebbero essere felici e innamorati, ma lo sguardo di lui si rivolge altrove e la ragazza piange in silenzio. Alla coppia non resta che separarsi tornando lei al suo lavoro di segretaria di edizione, e lui ai suoi studi di docente universitario. Arriva l'inverno e la ragazza sente profondamente la mancanza del calore dell'uomo ma l'ultimo e definitivo incontro, li allontanerà di nuovo e per sempre. "Una coppia al capolinea, un'estate che sta finendo, un mondo che va in rovina, come le rovine di Kas su cui si apre il nuovo film in concorso del turco Nuri Bilge Ceylan, quello del bellissimo 'Uzak', 'Iklimler, cioè 'I climi', o forse le stagioni. Stavolta il regista oltre a coinvolgere sua moglie e i suoi genitori interpreta lui stesso il protagonista. (...) Preludio a un'amarezza crescente e a un ripensamento tardivo che lo spingerà a tentare di riavvicinare la compagna, fra le nevi dell'Est, in un lungo epilogo alla Antonioni. Tutto molto intenso, elegante, esatto, penetrante. Ma anche un poco déja vu." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 maggio 2006) "Nuri Bilge Ceylan, il cosiddetto Antonioni di Istanbul, ribadisce la sua vocazione ai film d'atmosfera psicologico-paesaggistica cesellando le tappe della rottura sentimentale tra il maturo professore Isa e la giovane funzionaria televisiva Bahar. Strepitoso sul piano della fotografia e ricercato su quello dell'inquadratura, 'Iklimler' sconta duramente due vizi di fondo, la mancanza assoluta di fascino dei due interpreti (a cominciare dallo stesso regista) e la banalità sconcertante dei contrappunti oggettivi dell'impasse amorosa. Se il regista, già premiato a Cannes per 'Uzak', voleva esprimere il tasso d'incomunicabilità e alienazione riscontrabile nei rapporti borghesi persino in un habitat percepito come esotico, non si può dire che l'andirivieni tra i sensuali colori del mare e le glaciali montagne dell'Anatolia basti a riscattare qualche silenzio pensoso, qualche amara battuta o qualche lacrimuccia commossa in tutto e per tutto degni di una fiction nostrana di serie B." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 settembre 2006) "Di fronte a 'Climi', pur rimpiangendo ogni tanto il comando a doppia velocità, si riscopre poco a poco che la fretta è nemica del bene. Misurato ed efficace anche come interprete, Nuri si prende i suoi tempi perché è in questo modo che la sua storia andava raccontata. Dopo mezzo secolo il grande Antonioni colpisce ancora. Siamo sempre nell'ambito del cinema scherzosamente detto 'alie-nato ieri': immancabili un lui e una lei, che faticosamente scoprono di non poter vivere né insieme né separati. (...) Se 'Iklimler' arriverà sui nostri schermi vi accorgerete che, a onta dei suoi carri di fieno, per virtù di stile questo film è meno noioso di 'Il Codice da Vinci'." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 22 maggio 2006) "Sarebbe bello se un piccolo film di nicchia pieno di energia sentimentale come questo scritto, diretto, recitato da Nuri Bilge Ceylan, Istanbul nel '59, rovesciasse l'immagine spietata che ci manda oggi una certa Turchia. Per dire che c'è dell'altro, ci sono i libri bellissimi di Pamuk e ci sono titoli molto europei in cui l'autore esplora il mistero degli affetti senza badare all'azione, tutta interiore. Ci sono film in cui succede di tutto ma sono noiosi, immobili; e film come questo in cui non succede nulla se non il riavvolgimento lento e impreciso degli amori, ma che ti conquistano con il loro tempo interiore, con i silenzi, gli sguardi, dove anche l immagine fissa ti aiuta a capire, sta sulla tua lunghezza d'onda. Parente di Antonioni, vivisezionatore di desideri, e anche del Resnais di Melò, l'autore sintetizza avventure, notti ed eclissi dei sentimenti nella storia di una coppia. (...) Il piacere e l'amore testimonia la passione formale del regista ma anche la sua maniacale curiosità per i misteri del cuore, che riprende disperatamente con le immagini, guardando la spiaggia, una tavola da pranzo, un salotto, una nocciolina per terra, una camera d'hotel o infine il paesaggio innevato e una foto col taxista. I suoi ideali di donna sono complementari e si chiamano Ebru Ceylan e Nazan Kesal, ciascuna col suo dubbio esistenziale nel trionfo della poetica della privacy. Turchia, ma sembra la Svezia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 aprile 2007) "Una coppia al capolinea, un'estate che sta finendo, un mondo che va in rovina. Come le rovine di Kas su cui si apre questo nuovo film rarefatto e squisito del turco Nuri Bilge Ceylan (già autore del bellissimo 'Uzak'), in originale 'Iklimler', cioè 'I climi' o forse, meglio, 'Le stagioni'. Stavolta il regista, oltre a coinvolgere i suoi genitori e sua moglie, interpreta lui stesso il protagonista. (...) Tutto molto intenso, elegante, dolente, penetrante. Forse un poco déjà vu, ma con una coerenza e una capacità di mettersi in gioco che sono il segno di un cinema davvero personale." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 aprile 2007) Note - IN CONCORSO AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006).
Rails and ties [Videoregistrazione] / regia di Alison Eastwood
: Warner home video, 2008
Reign over me [Videoregistrazione] / regia di Mike Binder
: Sony pictures home entertainment, 2008
Abstract: Il film prende il titolo da una canzone degli Who: Love, Reign Oer Me (Amore, regna su di me). Una delle tante hit anni '70 che Charlie Fineman (Adam Sandler) ascolta in cuffia a tutto volume mentre, solitario, vaga per le strade di New York sul suo curioso monopattino a motore. Charlie ha perso moglie e figlie nella tragedia dell'11 settembre: erano a bordo di uno degli aerei che si schiantarono contro le Torri Gemelle. Da allora si è chiuso completamente in se stesso, rifugiandosi nella sua sterminata collezione di dischi in vinile, refrattario al mondo, deciso a difendere il suo diritto a non ricordare. Diagnosi: disordine da stress post traumatico. L'incontro casuale con Alan Johnson (Don Cheadle), affermato dentista a Manhattan e suo vecchio compagno d'università, lo costringerà ad affrontare i suoi demoni interiori, avviandolo lentamente verso una possibile guarigione. La storia si svolge negli stessi luoghi, ambienti e milieu sociale della commedia sofisticata. Uno dei due protagonisti, Adam Sandler, è conosciuto dal grande pubblico più per la sua vis comica che per le sue doti drammatiche. E invece Reign Over Me è un film sul dolore e sul suo difficile superamento, sullo spaesamento di una città, New York, e dei suoi abitanti. Tutti più o meno in crisi, incapaci di comunicare, ma nondimeno, come nel caso del dentista Don Cheadle, affamati di qualcosa che vada oltre il prestigio e l'affermazione sociale, la vita agiata con i suoi meccanismi prestabiliti, rassicurante ma alla lunga a rischio d'implosione. Dove la tragedia pubblica dell'11 settembre, analizzata da un punto di vista tutto privato, aleggia senza essere mai in primo piano. Reign Over Me è un film onesto, toccante, che tratta argomenti difficili spesso con levità (non mancano gli scambi di battute divertenti) e non indulge mai nel melodramma, pur muovendo alle lacrime quando finalmente Charlie-Sandler affronta, per la prima volta insieme all'amico, il ricordo della tragedia vissuta. I due attori protagonisti sono totalmente credibili e in sintonia (si veda la scena della jam session su musica di Springsteen). Ad un attonito e arruffato Sandler si contrappone l'uomo perbene Cheadle, ricco di sfumature a volte impercettibili, garbatamente ostinato nel voler aiutare l'amico ritrovato. La regia di Mike Binder, che firma anche la sceneggiatura, è al servizio degli attori, tra i quali segnaliamo, come comprimari, Liv Tyler nei panni di una dolce analista e Donald Sutherland che in un cameo, nel ruolo del giudice, ruba a tutti la scena.
Requiem [Videoregistrazione] : una storia vera / regia di Hans-Christian Schmid
: Luckyred homevideo, 2007
Abstract: Germania meridionale, anni Settanta. Michaela, 21 anni, lascia il paese per andare a studiare all'Università a Tubinga. La madre è contraria perché la ragazza soffre di epilessia ma il padre la agevola. La famiglia e` molto religiosa e Michaela comincia a soffrire di visioni di esseri che vogliono impedirle di accostarsi ai simboli della fede e alla preghiera. La sua patologia diventa sempre più preoccupante. La soluzione che la famiglia trova è di affidarla a un esorcista nonostante il parere contrario dell'anziano parroco che la vorrebbe invece far visitare da uno psichiatra. I fatti narrati nel film sono realmente accaduti e il pregio di Hans-Christian Schmid sta nel portarli sullo schermo senza falsi pregiudizi ma con la compassione profonda nei confronti di un "caso" che poteva essere curato. Infatti non è la "Chiesa" ad essere messa in discussione ma una sua lettura del disturbo psichico. Non è secondario infatti che sia il giovane sacerdote e non l'anziano ad insistere per l'esorcismo. Sostenuto da una notevole interpretazione offerta dalla giovane protagonista Sandra Huller il film fa propria la lezione del Loach di Family Life ma senza omaggi cinefili. Cerca cioè di raccontare un disagio profondo facendo leva sulla difficoltà (per chi sta intorno al malato psichico) di individuare talvolta la giusta terapia anche a causa di pregiudizi difficili da sradicare.
The road to Guantanamo [Videoregistrazione] / regia di Michael Winterbottom e Mat Whitecross
: Fandango home entertainment, 2007
Abstract: Nel 2001, il pakistano Asif Iqbal si reca dalla natia Tipton, in Inghilterra, in un villaggio nel Punjab per sposare una ragazza che sua madre ha scelto per lui. In occasione delle nozze, chiama accanto a sè Ruhel, Shafiq e Monir, tre suoi amici che arrivano dalla cittadina inglese per fare da testimoni. I quattro ragazzi si incontrano a Karachi e si recano in una moschea dove l'Imam sta raggruppando forze fresche di volontari per portare aiuto ai civili in Afghanistan. I ragazzi decidono di affrontare l'avventura e partono per Kandahar ma al loro arrivo vengono accolti dal primo bombardamento delle forze Usa in guerra con i Talebani. A questo punto il quartetto cerca in tutti i modi di tornare in Pakistan, ma il viaggio si rivela pieno di insidie finché i ragazzi, ormai divisi, vengono arrestati dai soldati americani. Seguono settimane di prigionia, trasferimenti da un carcere all'altro, malattie, disagi e torture fino a che Shafiq, Asif e Ruhel vengono portati nel campo americano per i terroristi musulmani di Guantanamo, a Cuba. I giovani inglesi sono accusati di essere legati ad Osama bin Laden e Mohammed Atta perché, secondo i servizi segreti americani, sarebbero apparsi in un video accanto a loro. Due anni dopo essere stati trattenuti nella base americana, Shafiq, Asif e Ruhel sono stati rilasciati senza nessuna imputazione a loro carico, mentre di Monir non si è più avuta nessuna notizia. "'Road to Guatanamo' è una 'via crucis' epica, però rappresentata senza il minimo accenno di retorica. L'intonazione realistica, a metà tra ricostruzione e reportage (con materiali d'archivio e interviste ai personaggi reali), mobilita la memoria dello spettatore animando le immagini, viste tante volte sui giornali e in tv, dei detenuti con la tuta arancione e la testa nascosta in un sacco nero, che corrono nudi tra i latrati dei dobermann. Scene così eloquenti che la cinepresa non ha bisogno di enfatizzarle, poiché un uso retorico della regia non farebbe che smussarne l'efficacia. Consapevole di ciò, Winterbottom lascia che le situazioni si commentino da sé: anche quando insinua note di umorismo amaro, come l'insostenibile pretesa, da parte degli inquisitori, che i ragazzi siano riconoscibili in un video accanto a Osama Bin Laden e Mohammed Atta. Le immagini - in altre parole - si possono far mentire; ed è proprio per questo che occorre mantenerle il più possibile aderenti alla realtà." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 febbraio 2006) "In tv Bush parla di lotta del Bene contro il Male. Intanto loro, sistemati in gabbie all'aperto, sopportano sole cocente, torture, umiliazioni, pressioni ('Siete di Al Qaeda, i tuoi amici hanno confessato'). Gli ufficiali che li interrogano mostrano loro video nei quali apparirebbero addirittura accanto a Osama, ignorano ostinatamente i loro alibi (sono inglesi, hanno lavori, famiglie, testimoni). Fino a quando finalmente l'incubo finisce. Nulla che già non sapessimo o potessimo immaginare, ma naturalmente vedere è un'altra cosa, l'impatto è innegabile. Restano i dubbi legati al genere: un buon documentario si interroga sempre su cosa mostra e come. Winterbottom non conosce dubbi, anzi nei titoli non mette nemmeno la voce sceneggiatura. Legittimo, forse, ma un po' curioso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 febbraio 2006) "Dedicando le prime inquadrature ai primi piani di Bush e Blair che concionano, 'The Road to Guantanamo' scrive, in pratica, la parola fine nello stesso tempo. È il maggior difetto del film di Michael Winterbottom, un artigiano che non riesce mai a decidersi tra la buona vena documentaristica e la ben più modesta identità da autore di fiction. (...) È scontato che l'approccio - così come la legittima condanna del famigerato Campo Delta in territorio cubano - abbia ottime chances di galvanizzare l'ambiente festivaliero; ma, senza arrivare a replicare a Winterbottom che la guerra al terrorismo non è un pranzo di gala (ribaltando l'entusiasmo rivoluzionario di alcuni politici e intellettuali nostrani), ci sembra che gli attori recitino male, le riprese con la macchina a mano facciano girare la testa e il film valga poco in sé. Gli altri due titoli in concorso, ancorché non memorabili, hanno materializzato atmosfere, per così dire, esotiche con maggiori freschezza e inventiva professionali." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 15 febbraio 2006) Note - ORSO D'ARGENTO PER LA MIGLIOR REGIA AL 56MO FESTIVAL DI BERLINO (2006).
Le mie favole / Margherita Hack
Roma : Edizioni dell'altana, copyr. 2008
Abstract: Solo favole? Polemica, acuta, coinvolgente, Margherita Hack rilegge storie notissime con riferimenti anche all'attualità e alla politica. Personaggi immaginari della nostra infanzia che svelano segreti di fisica, astronomia, astrofisica, come i sogni di Alice, i viaggi di Ulisse o i voli di Peter Pan. Fantasia e conquiste della scienza in un mondo fiabesco.
Bagno a Ripoli : Passigli, copyr. 2008
Abstract: Buenos Aires, 1950. Costretto a fuggire sotto falso nome perché erroneamente ricercato dagli Alleati come criminale di guerra, Bernie Gunther - il popolare detective protagonista della serie 'Berlin Noir', convinto antinazista arruolato forzatamente nelle SS e vittima di uno scambio di persona - sbarca sotto falso nome con Adolf Eichmann nella capitale argentina. Ricevuto dallo stesso Perón e dalla moglie Evita, Gunther svela la sua vera identità e viene riconosciuto dal capo della polizia locale come il famoso investigatore berlinese e costretto a mettersi al lavoro sul brutale omicidio di una giovane e sulla scomparsa di una ragazza appartenente a un'importante famiglia tedesco-argentina. Le modalità del feroce delitto a sfondo sessuale, identiche a due casi irrisolti sui quali Gunther ha indagato negli anni Trenta a Berlino, e l'appartenenza della ragazza scomparsa all'alta borghesia tedesco-argentina filonazista, paiono indicare che le indagini vadano condotte all'interno della numerosissima colonia dei rifugiati nazisti, e quindi Bernie Gunther sembra l'uomo perfetto per infiltrarsi in quel mondo spietato di criminali avventurieri che nascondono il proprio passato.
Sleuth [Videoregistrazione] = Gli insospettabili / regia di Kenneth Branagh
: Sony pictures home entertainment, 2008
Abstract: Lo scrittore Andrew Wyke e l'attore Milo Tindle sono innamorati della stessa donna e ognuno dei due è pronto a commettere le peggiori nefandezze pur di avere la meglio sul rivale. "Il remake firmato da Kenneth Branagh conserva anche in italiano il titolo originale, 'Sleuth' (che è un termine popolare inglese per investigatore), e attribuisce a Michael Caine il ruolo che fu di Olivier, affidando a Jude Law il ruolo del plebeo Milo. Niente da dire: i due attori sono bravissimi e non fanno rimpiangere gli originali. Dove invece il meccanismo si inceppa è nella nuova riduzione firmata Harold Pinter, che dilata il finale rendendo troppo esplicita la sotterranea tensione omoerotica che si instaura tra i due. Oltre a sottolineare lo sprezzante maschilismo di entrambi nei confronti della donna contesa. Così, asciugato (il film dura solo 86' ) e come raffreddato (anche per via di una scenografia ultra moderna, di cui sfugge la necessità), il film finisce per perdere il fascino insinuante dell'originale e fa rimpiangere il sottile scontro di intelligenze alla base della riduzione di Mankiewicz." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 31 agosto 2007) "Branagh lavora di sottrazione, anche perché il testo del giallo da camera firmato da Anthony Shaffer risulta reinventato dalla penna acuminata di Harold Pinter. Il remake appare subito differente, del resto, per la costruzione drammaturgica che, dall'originale gioco un po' snob, si è trasformata nel corpo a corpo tra due presenze diaboliche: un formidabile Jude Law nel ruolo che era stato di Caine e quest'ultimo, istrionico e sornione al punto giusto, in quello tramandato da Sir Laurence Olivier. La vecchia magione campestre viene non a caso sostituita da un avveniristico e claustrofobico labirinto di tecnologia, vetro e cemento, dove il gioco a rimpiattino fra il maturo scrittore e lo spiantato gigolò che gli ha rubato la moglie può assumere aggiornate tonalità brutali e nichiliste." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 31 agosto 2007) "Senza svelare il finale, diremo che la sublime prova dei due attori capaci di specchiarsi l'uno nelle paure dell'altro, e la scrittura coesa e sempre ironica di Pinter fanno di 'Sleuth' una commedia nera unica nel suo genere."(Oscar Jarussi, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 31 agosto 2007) "In questo thriller serratissimo (novanta minuti che volano in un soffio) la parola, con i suoi dialoghi fulminanti, è protagonista. Ma è la regia non convenzionale di Branagh, insieme con la scenografia ipermoderna, a conferire spessore cinematografico all'operazione." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 31 agosto 2007) "Qualità che al Lido scarseggiano in modo vergognoso, in un'apoteosi autocelebrativa che farebbe arrossire anche un pavone. E' il caso del sopravvalutatissimo, ma inconsapevole, Kenneth Branagh, che dopo i vari deliri mozartiani arriva alla Mostra di Venezia con quello che i più fini di palato hanno ribattezzato 'un gioiellino', ovvero 'Sleuth', cosiddetto remake del lontano 'Gli insospettabili' di Joseph Mankiewicz, adattamenti entrambi della piéce di Anthony Shaffer e una sceneggiatura, per Branagh, firmata nientedimeno che dal premio Nobel Harold Pinter. Ce n'è a sufficienza per aspettarsi un piccolo capolavoro. E invece Branagh, come ormai da tempo, non fa altro che un attento esercizio di stile, un esamino per regista di classe con al centro il lavoro di due attori come Michael Caine e Jude Law che si sfidano per amore della comune pulzella in una casa ipertecnologica piena di telecamere e circuiti di sicurezza (ancora?!). Un giochetto a tre (Branagh, Caine, Law) che in conferenza stampa si ricoprono di complimenti vicendevolmente come tre damerini. Un compitino, nemmeno nuovo né ben riuscito. E ad applaudirli non facciamo altro che la figura dei polli che hanno abboccato di fronte ai nomi altisonanti." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 31 agosto 2007) "Tutto sembra risolversi, all'inizio, in una partita di squisite eleganze. I dialoghi, spiritosissimi sono di Harold Pinter e i due bravissimi interpreti, Jude Law e il veterano Michael Caine, li recitano con tale naturalezza da meritarsi la Coppa Volpi destinata ai migliori interpreti del festival. Il ritmo è intenso, efficace, ricco di sorprese che conducono a un certo punto a uno scambio."(Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 31 agosto 2007) "La struttura narrativa, tutta a incastri e prodiga, ad ogni svolta, di capovolgimenti e di sorprese. La regia che, lavorando spesso sui primi piani, costruisce, in un ambiente unico, una dinamica quasi travolgente, con ritmi, però, non di rado solo interiori. Le scenografie che, quasi avveniristiche con immagini di puro fascino evocano, degli interni e tra la fantasia e il surreale. E finalmente una recitazione che, scandendo alla perfezione finissimi dialoghi inglese inclini ad un umorismo prossimo al sarcasmo, permette, soprattutto a Caine ma anche a Law di giganteggiare sullo schermo. Alternando gli strappi, le sfumature, gli sberleffi. Inarrivabili." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 31 agosto 2007) Dalle note di regia: "E' stato Jude Law a contattarmi chiedendomi se volevo dirigere un film a cui stava lavorando, una sceneggiatura di Harold Pinter, con protagonisti Michael Caine e se stesso. Penso di aver accettato ancor prima che avesse terminato la domanda." Note - PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA (2007). - REMAKE DEL FILM "GLI INSOSPETTABILI" (1972) DIRETTO DA JOSEPH L. MANKIEWICZ CON MICHAEL CAINE NEL RUOLO DI MILO TINDLE E LAURENCE OLIVIER IN QUELLO DI ANDREW WYKE.
Stai fresco, Scooby-Doo [Videoregistrazione]
: Warner home video, 2007
Swimmers [Videoregistrazione] / regia di Doug Sadler
: 01 Distribution, 2007
Abstract: Emma vive in un paese di mare sulla costa orientale di Chesapeake Bay. Ha 11 anni ed è figlia di poveri marinai. Un giorno la pace del villaggio viene scossa dall'arrivo di Merrill, una donna misteriosa che è tornata nei luoghi della sua infanzia dopo lunghi anni di assenza. Emma si avvicina alla donna ed intreccia con lei un rapporto che le offre un rifugio dallo stress e dalle ristrettezze economiche in cui versa la sua famiglia. In cambio Merrill si troverà arricchita di un affetto incondizionato e di un aiuto inaspettato... Note - PRESENTATO IN CONCORSO ALLA I^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2006) NELLA SEZIONE 'YOUNG ADULTS'.
Meglio un uomo oggi / Geppi Cucciari
Milano : Mondadori, 2009
Abstract: Per una donna c'è una sola cosa peggiore della crisi dei trent'anni: quella dei trentacinque. Geppi, attrice comica, donna con una vita sentimentale apparentemente appagante, lo sa bene. È in notevole ritardo sui suoi progetti di vita e dopo due anni di relazione a distanza si trova ancora alle prese con Michele, conosciuto in Meglio donna che male accompagnata. Intelligente, ironico e abbastanza in carriera, senza ex fidanzate psicolabili nell'armadio, quest'uomo sembra avere tutti i requisiti per renderla madre e moglie. Nota stonata di questo romantico fidanzamento il fatto che Michele non ha mai pronunciato le parole io, te, per sempre, bambini nella stessa frase; e a Geppi questa mancanza di progettualità comincia a pesare. Lui, a Las Vegas per questioni di lavoro, le ha appena fatto recapitare un biglietto aereo per raggiungerlo, accompagnato da tre invitanti parole: Vola da me. Quale destinazione, poi, meglio di Las Vegas per capire se questa relazione è un bluff oppure no? Nella capitale del vizio, però, fa la sua comparsa un terzo giocatore che prende malignamente le sembianze di una notevole, competitiva e sfrontata architetto di venticinque anni, Erika, figlia del padrone dell'azienda di cui Michele è il miglior interior designer.
L' altra donna del re [Videoregistrazione] = The other Boleyn girl / regia di Justin Chadwick
: Universal pictures, 2008
Il ladro di sogni / Andrew Pyper ; traduzione di Alfredo Colitto
Casale Monferrato : Piemme, 2009
Abstract: Da sempre Patrick Rush sogna di fare lo scrittore. O meglio, di essere un autore. Invece si è sempre dovuto accontentare di scrivere recensioni sul principale quotidiano di Toronto. Stroncature, per la verità: di romanzi altrui e di programmi tv spazzatura. Ma un giorno, per colmare la sua mancanza di ispirazione, decide di frequentare un laboratorio di scrittura: il Circolo Kensington. Nessuno tra i partecipanti spicca per particolare talento. Tranne Angela, che legge dal suo diario una favola inquietante: quella di una bambina perseguitata da una sorta di uomo nero che turba i suoi sogni, e che poi, fuggito dalla sua mente, entra nel mondo reale, dove comincia a rapire e fare a pezzi altre bambine. Mentre, di lezione in lezione, all'interno del circolo tutti ascoltano avvinti la storia di Angela (che Patrick registra di nascosto), in città un killer semina il panico, lasciando indizi criptici sui corpi smembrati delle sue vittime. Come se fantasia e realtà si fondessero pian piano. Inesorabilmente, quel cerchio di morte si stringe sempre più intorno a Patrick e a suo figlio Sam, di soli otto anni. Finché Patrick dovrà fare i conti con il senso di colpa per un furto mai dichiarato, e con una storia di cui ha voluto farsi autore ma che sembra ritorcersi contro di lui. Trasformato nel protagonista di una trama a lui oscura, avrà solo un modo per scoprire come andrà a finire: viverla sulla propria pelle.
L' omino della pioggia / di Gianni Rodari ; illustrato da Nicoletta Costa
San Dorligo della Valle : EL, copyr. 2008
Abstract: Io conosco l'omino della pioggia. È un omino leggero leggero, che abita sulle nuvole, salta da una nuvola all'altra senza sfondarne il pavimento soffice e vaporoso. Età di lettura: da 3 anni.