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Trovati 667877 documenti.
Gli occhi dell'uragano / Berta Serra Manzanares ; traduzione dallo spagnolo di Nicoletta Santoni
Roma : La nuova frontiera, 2010
Abstract: Clara Martí è poco più che una bambina quando, per sposare suo cugino Conrado Grau, lascia Barcellona alla volta di Cuba. L'isola, la perla dei Caraibi, alla metà del XIX secolo non è quel luogo incantevole di cui si favoleggia nel vecchio continente e per il quale tanti giovani hanno attraversato l'oceano, ma è anzitutto un luogo scosso da passioni devastanti come uragani e lacerato da contraddizioni violente come la luce che acceca il malecón dell'Avana. L'industria dello zucchero e la tratta degli schiavi moltiplicano le ricchezze dell'incipiente borghesia avanese che, sempre più lontana dalla madrepatria, è scossa da aneliti di indipendenza. Clara giunge in questa Cuba coloniale e schiavista, esuberante e struggente. Giovane e ingenua, si trova a dover fare i conti con un mondo dominato da uomini senza scrupoli, da negrieri pronti a sacrificare ogni cosa pur di fare fortuna.
[Padova] : Messaggero Padova, 2010
Abstract: Il Cantico dei cantici, il poetico cantico d'amore della Bibbia, riscritto per ragazzi e arricchito dalle intense illustrazioni di Nicoletta Bertelle.
Barbapapa'. L'Amazzonia [Videoregistrazione] / una creazione di Annette Tison e Talus Taylor
: D kids, 2000
Barbapapa'. Il mar Rosso [Videoregistrazione] / una creazione di Annette Tison e Talus Taylor
: D kids, 2000
Barbapapa'. I pinguini [Videoregistrazione] / una creazione di Annette Tison e Talus Taylor
: D kids, 2000
: BBC : DMP, 2002
Fa parte di: BBC Muzzy : curso multilingue para ninos
BBC Muzzy [Videoregistrazione] : the BBC language course for children
: BBC : DMP, 2002
Fa parte di: BBC Muzzy : curso multilingue para ninos
: Cambridge university press, 2004
Cambridge books for Cambridge exams
Groenlandia Manhattan / Chloè Cruchaudet
Bologna [etc.] : Coconino Press, 2010
Abstract: Estremo nord della Groenlandia, 1897. L'esploratore americano Robert Peary fallisce l'ennesimo tentativo di piantare la bandiera del suo paese al Polo Nord, nonostante l'aiuto degli Eschimesi. Ma non è possibile rientrare a mani vuote dalla missione, si decide dunque di portare in patria dei souvenirs viventi, veri selvaggi polari in carne e ossa. Il più piccolo tra di loro, Minik, è solo un bambino. La graphic novel è tratta da una storia vera.
Trento : Erickson, 2010
Abstract: Quanti genitori hanno figli adolescenti e sono preoccupati che possano fare uso di droghe? Quanti sono preparati a scoprirlo? Quanti hanno ricevuto informazioni su come conoscere e gestire i pericoli che possono incontrare, durante la loro crescita, i giovani d'oggi? Alla difficoltà di affrontare problemi di questo tipo si aggiunge la profonda trasformazione che il consumo di stupefacenti ha subito nell'ultimo decennio: dai luoghi alle modalità di assunzione, dai significati sociali attribuiti all'uso all'analisi dei danni, psicologici e fisici, provocati dalle dipendenze, il mondo delle sostanze è talmente cambiato da rendere molto difficile distinguere, oggi, una trasgressione adolescenziale da un comportamento a rischio. Il fenomeno droga, non più circoscrivibile come un tempo a determinati ambienti, classi sociali o fasce d'età, è diventato ormai un costume esteso tra giovani e giovani adulti, tale da poter essere incluso nella normalità più che nella devianza. Sballo è una pratica guida che intende fornire conoscenze e strumenti a chiunque genitori, ma anche educatori, insegnanti, operatori del settore - voglia orientarsi nell'universo della generazione x tra disagio, perdita di valori e percezione di nuovi rischi, nell'intenzione di proporre indicazioni e orientamenti spendibili nella difficile partita educativa che si gioca su questo terreno.
Fuga dall'inferno : una storia palestinese / Mischa Hiller
Roma : Newton Compton, 2010
Abstract: Beirut, 1982: Ivan ha diciotto anni e brucia dalla voglia di non arrendersi. Gli israeliani tengono la città sotto assedio e i suoi genitori sono stati evacuati insieme ad altri dirigenti dell'OLP. Ivan, invece, ha deciso di rimanere per lavorare sotto copertura e aiutare così le cellule rimaste con il contrabbando di documenti falsi. La sua attività ufficiale è quella di interprete presso l'ospedale di Sabra, un campo di rifugiati. Lì Ivan si innamora di Eli, una fisioterapista norvegese, e ogni giorno che passa si affeziona di più a Youssef, un bambino orfano rimasto gravemente ferito nell'esplosione di una mina. Quando i libanesi falangisti, d'accordo con l'esercito israeliano, circondano il campo pronti a perpetrare il famigerato massacro di Sabra, Eli e Youssef sono lì, mentre Ivan da fuori dovrà tentare l'impossibile per salvarli. Fuga dall'inferno è un romanzo profondo, una vivida rievocazione dei conflitti che continuano a insanguinare il Medioriente.
Piemme, 2009
Abstract: Ci sono libri che segnano nel profondo, libri che cambiano la vita. Storie che regalano un'emozione destinata a durare, che può addirittura tradursi nella scoperta di una vera e propria vocazione. Se le storie sono quelle di Poe, il numero degli appassionati è incalcolabile e annovera nomi illustri tra gli stessi scrittori. Come i venti autori di thriller che celebrano qui il bicentenario della nascita del genio americano riconoscendo il loro debito nei suoi confronti. C'è chi dimostra il proprio amore chiamando Pluto il proprio gatto, come quello di un famoso racconto del terrore. Chi è rimasto folgorato dalla musicalità della poesia di Poe al punto di sognare di fare il musicista (ma, non avendo avuto successo, ha ripiegato sulla scrittura). C'è chi è affascinato dalla figura misteriosa che ogni anno, il giorno della nascita di Poe, deposita sulla sua tomba tre rose e mezza bottiglia di cognac. O chi trae ispirazione dalle sue opere per i propri personaggi, inventando un serial killer che si firma lasciando sul luogo del delitto due versi di Poe e per questo viene chiamato il Poeta. Per tutti gli amanti del brivido, una raccolta dei racconti di Poe, scelti da Michael Connelly, arricchita dal contributo di venti maestri del thriller che rendono omaggio al loro indiscusso Maestro.
Cinisello Balsamo : San Paolo, 2010
Abstract: L'adolescenza è la fase di passaggio dall'infanzia all'età adulta, ma anche il momento più difficile nella vita di un genitore, che si ritrova in casa un figlio che - spesso - non riesce a capire. In sessantacinque punti Gustavo Pietropolli Charmet e Loredana Cirillo affrontano - insieme a un team di specialisti - i problemi con cui mamme e papà devono fare i conti ogni giorno e danno delle risposte concrete ed efficaci. Chi è l'adolescente? Come comportarsi con un figlio che racconta bugie? E a cosa servono le sue bugie e le reticenze? Si può leggere il diario segreto lasciato sulla scrivania, o peggio nascosto nel cassetto? Ma sarà poi tutto vero quel che c'è scritto? Dalla cameretta off-limits al non rompere, dal coprifuoco notturno alla scoperta della sessualità, un libro che - con un linguaggio immediato e chiaro - aiuta i genitori nel loro compito.
Santarcangelo di Romagna : Maggioli, 2010
4. ed
Santarcangelo di Romagna (RN) : Maggioli, 2010)
Abstract: Il manuale costituisce un vademecum per i docenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado che affrontano la complessa preparazione al concorso per dirigenti scolastici. Nel testo sono affrontate in forma sintetica tutte le tematiche previste dal D.P.R. 10 luglio 2008, n. 140 (Regolamento della disciplina per il reclutamento dei dirigenti scolastici) che prevede disposizioni specifiche per tale concorso. In particolare, per le prove scritte sono stati svolti argomenti oggetto della prima prova (sistemi formativi e ordinamenti degli studi in Italia e nei Paesi dell'Unione europea, conduzione di organizzazioni complesse, tematiche giuridico-amministrativo-finanziarie, socio-psicopedagogiche, organizzative e comunicative). Relativamente alla seconda prova scritta sono offerti diversi schemi di progetto che delineano la risoluzione di un caso relativo alla gestione dell'istituzione scolastica con particolare riferimento alle strategie di direzione anche in rapporto alle esigenze formative del territorio. Questa quarta edizione del volume, in particolare, risulta aggiornata al Regolamento Gelmini sulla revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione (D.P.R. n. 89 del 2009) nonché ai tre regolamenti che hanno rivisto l'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei, degli istituti professionali e degli istituti tecnici (Decreti n. 87, 88 e 89 15 marzo 2010).
Perchè gli uomini sono stronzi e le donne rompicoglioni / Alberto De Martini
Milano : Mondadori, 2010
Abstract: Chiedete a dieci donne di definire con una sola parola gli uomini. Tutte diranno: stronzo. E chiedete a dieci uomini di fare lo stesso con le donne. Tutti diranno: rompicoglioni. Parte da questo dato empirico il libro di Alberto De Martini, pubblicitario milanese, che tratta un tema vecchio quanto il mondo: la differenza fra il maschile e il femminile. Con piglio tutt'altro che professorale, ma con divertenti esempi tratti dalla quotidianità in cui è matematico riconoscersi, De Martini argomenta che la conflittualità fra i due sessi non può essere risolta perché insita nella natura stessa delle cose, differenza irriducibile e assoluta. Ai contendenti, stronzi e rompicoglioni, non resta dunque che accettarsi a vicenda, per provare, finalmente, ad amarsi.
Il concerto [Videoregistrazione] / regia di Radu Mihaileanu
: 01 Distribution, 2010
Abstract: All'epoca dell'Unione Sovietica, sotto il governo di Brezhnev, il direttore dell'orchestra del Bolchoï, Andrei Filipov, era all'apice del successo. Tuttavia, il suo rifiuto di allontanare alcuni musicisti di origine ebraica, tra cui il suo caro amico Sacha Grossman, gli costò l'allontanamento e la disgrazia. Il cinquantenne Andrei, dopo la caduta del blocco sovietico, continua a lavorare per il prestigioso teatro ma in qualità di custode, vessato e ingiuriato dal direttore cha ha per lui una profonda antipatia. L'occasione del riscatto per Andrei giunge sotto forma di un fax, che l'uomo trova per caso, in cui l'orchestra è invitata a Parigi per tenere un concerto al Théâtre du Châtelet. Andrei non ci pensa due volte: convoca tutti i suoi vecchi compagni musicisti - ridotti ormai a compiere i mestieri più disparati per sopravvivere - e decide di presentarsi a Parigi al posto della vera Orchestra del Bolchoï per rivivere finalmente i fasti di un tempo. Ma il suo soggiorno parigino sarà anche occasione per incontrare la celebre violinista Anne-Marie Jacquet e chiudere i conti con il proprio passato. "Non si sa se per questa ardita manomissione (e per l'esecuzione dell'orchestra sinfonica di Budapest e della violinista Sarah Nemtanu), ai melomani si rizzeranno i capelli in testa, ma per i cinespettatori, quel vorticare di strumenti e di volti e di suoni che si trasfigurano nella passione di creare, tutti insieme, quella che il protagonista chiama "l'armonia suprema", è un'esperienza di profondo incanto, come capita di rado al cinema." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 19 ottobre 2009) "Romeno attivo in Francia, ha la mano felice di un tragicomico di cultura yiddish, non persegue il realismo, ma quell'affabulazione interculturale che, in questo caso: sposta nel colorito dipinto caricaturale il sogno di riscatto, con un concerto a Parigi, d'un direttore d'orchestra del Bolshoi distrutto da Breznev 30 anni fa. Al Bolshoi oggi fa le pulizie il grande Filipov e l'orchestra che, con uno stratagemma, sostituisce a quella vera per eseguire allo Chatelet l'amatissimo e ossessionante concerto per violino di Cajkovskij, è ormai una banda di sopravvissuti nella Russia dei mafiosi: abnorme, totalmente inverosimile musicalmente, totalmente verosimile nelle emozioni musicali (la vertigine del suono sulle emozioni dei personaggi), divertente, melodrammatico. In Italia in primavera." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 19 ottobre 2009) "Le 'Concert' è più divertente, con le disavventure di un gruppo di ex musicisti del Bolshoi, epurati ai tempi di Breznev, che per uno scherzo del destino (favorito da un ex direttore) si trovano a suonare a Parigi. Ironizzando su tutto, dai nostalgici del comunismo alle manie di grandezza dei nuovi oligarchi fino allo «spirito» commerciale degli ebrei, il film trascina lo spettatore in un'avventura sempre più sorprendente e sempre più divertente, che saprà anche innescare un attimo di commozione. E che scivola via sui binari di una sceneggiatura (del regista) che non sarebbe dispiaciuta neanche a Lubitsch." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 19 ottobre 2009) "'Le concert', nuovo film del regista romeno di 'Train de vie', Radu Mihaileanu, racconta la rivincita di un grande direttore d'orchestra sovietico silurato sotto Breznev per aver osato difendere i propri musicisti ebrei. (...) La fase del reclutamento e della trasferta a Parigi, dove gli orchestrali si disperdono per arrabattarsi con mille mestieri da emigranti, è un crescendo di trovate esilaranti che nasconde a dovere la svolta mélo della seconda parte. Per coronare il trionfo difatti la scalcinata orchestra suonerà con una star del violino (Mélanie Laurent) che a sua insaputa ha più di un legame con quel gruppo di straccioni. E qui Mihaileanu cala l'asso, fondendo l'anima satirica e quella politica con un'esecuzione del concerto per violino di Caikovskij che strappa immancabilmente le lacrime alla platea. Trasformando il sogno comunista in armonie musicali, e le persecuzioni di un intero popolo in un'intricata vicenda di famiglia. Un poco macchinoso, a tratti. Ma i fantasmi del comunismo e dell'antisemitismo sono più vivi che mai. Per questo continuano a far ridere e piangere." (Fabio Ferzetti, 'Il messaggero', 19 ottobre 2009) "Divertente come 'Train de vie', costruito sullo stesso meccanismo: banda di sfigati che cerca la sua grande occasione." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 21 ottobre 2009) "Non è un buon momento per il cinema d'autore. Molte sale cittadine chiudono, autori consacrati come Michael Haneke o Ken Loach faticano a ritrovare il loro pubblico, ma chissà che questa commedia franco-rumena non sia un'eccezione. Fa ridere molto, commuove sino alle lacrime, dice qualcosa di ragionevole sul post-comunismo, invita a una civile convivenza contro la persistenza del pregiudizio culturale, offre una stupenda pagina musicale ottocentesca, il Concerto per violino e orchestra n. 1 di Ciaikovskij, trasformandola in metafora leggera sul rapporto tra singolo e collettività (...). A suo modo 'Il concerto' è un film perfetto anche nelle sue sbavature. Per Mihaileanu, ebreo rumeno scappato in Francia prima che Ceausescu fosse fucilato, è un omaggio all'animo e al temperamento slavi, una commedia «sull'incontro tra i barbari dell'Est, eccessivi e vitali, e i ricchi dell'Ovest, assopiti ed estenuati». Ci si può stare. (...) Il regista cita Lubitsch, Chaplin e Wilder tra i suoi modelli. Ma vedendo 'Il concerto' viene da pensare, per la struttura corale, tra equivoci buffi e affondi amarognoli, a film come 'Full Monty' o 'The Committments'. Chiaro che alla fine, sul filo del rasoio, mentre tutto sta per saltare nell'ignominia generale, il Maestro riuscirà a riunire i suoi musicisti, persi per la ville lumière o presi da traffici loschi, e dare avvio al sospirato concerto. Esordio disastroso, ma bastano le prime note della violinista-star Anne Marie Jacquet, la cui vita custodisce un doloroso segreto, perché l'armonia dei suoni si libri nell'aria e i musicisti ebrei e zingari ritrovino l'accordatura interrotta dalle persecuzioni. «Bisogna sempre distinguere tra po polo russo e regime sovietico», avverte Mihaileanu, che pure rifiutò di imparare quella lingua per protesta e oggi se ne pente. Il regista sfodera un tocco speciale nel mettere in scena questa moderna stangata che sbriciola molti luoghi comuni, vive di un'energia ribalda e strafottente, sia pure dentro un fondo malinconico scolpito sul viso gentile del protagonista: il russo Alexeij Guskov." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 03 febbraio 2010) "Un melodramma dell'Est in cui si ride e si piange. Nel quale le emozioni ti travolgono fino al gran finale. E con la solita pungente ironia che fa da architrave ad una storia di «camuffamento». C'è tutto Radu Mihaileanu, insomma, anche nel suo nuovo film: 'Il concerto' (...). Se in 'Train de vie' Mihaileanu usa l'ironia contro l'orrore dell'olocausto, qui ne fa arma contro la barbarie dei regimi. (...) Radu Mihaileanu usa tutta la sua ironia per fotografare la Russia di oggi, tra oligarchi mafiosi che si prendono a fucilate durante matrimoni super kitsch e i «pezzi» di passato che ritornano. Tra i quali la figura di una giovanissima violinista francese (la straordinaria Mélanie Laurent) dietro alla quale si cela il vero colpo di scena del film. Il ritmo è serrato e le risate pure. Soprattutto quando l'azione si sposta a Parigi, tra sbronze e fughe dell'improbabile orchestra. Ma, alla fine, quando tutti saliranno sul palco, il concerto sarà un successo." (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 03 febbraio 2010) "Metà farsa e metà pathos, 'Il concerto' di Radu Mihaileanu è un esempio di cinema capace di rispecchiare sentimentalmente il mondo contemporaneo nel suo passato e nel suo presente. (...) 'Il concerto' è un film attraversato da piccole scene comiche, da qualche macchietta svergognata: ma ricco di indomabile vitalità, di ammaliante sapienza narrativa, divertente, interessante, commovente. Attori bravissimi, colonna sonora magnifica; e la parte finale, il concerto, davvero magistrale." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 05 febbraio 2010) "Dodici anni fa aveva conquistato le platee di tutto il mondo con il suo 'Train de vie - Un treno per vivere', premiatissima favola sull'Olocausto dall'amaro finale. Ora il rumeno Radu Mihaileanu firma uno dei film più applauditi all'ultimo Festival di Roma, 'Il concerto', nel quale orchestra con mirabile armonia generi e personaggi, lacrime e risate, note musicali ed emotive. (...) Melodramma, romanticismo e commedia dissacrante si amalgamano con grande leggerezza e conducono verso un travolgente finale che tra musica e sguardi non potrà che commuovere gli spettatori." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 05 febbraio 2010) Note - PRESENTATO IN ANTEPRIMA, FUORI CONCORSO, ALLA IV EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2009). - DAVID DI DONATELLO 2010 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA E NASTRO D'ARGENTO 2010 COME MIGLIOR FILM EUROPEO. - CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2011 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.
A single man [Videoregistrazione] / regia di Tom Ford
: CG home video, 2010
Abstract: 1962. George è un professore universitario di origine inglese che vive in California. A causa di un incidente stradale, George perde Jim, il compagno con cui ha condiviso 16 anni di vita, e si trova improvvisamente a dover fare i conti da solo con i pregiudizi che circondano gli omosessuali. Quando anche il suo vicino di casa ingaggia una furiosa lotta personale contro di lui e Kenny, uno dei suoi studenti si convince di essere la sua anima gemella e di non volersi tirare indietro, George trova appoggio nella sua amica di sempre, Charlotte... "Controllatissimo, glaciale, studiato, mai un respiro di troppo, un capello fuori posto, un'inquadratura che non sia disegnata fino all'ultimo dettaglio. L'esordio dello stilista Tom Ford, già designer di moda per Gucci e Saint Laurent, è un gioiello di modernariato e di mimetismo che lascia il cinema come l'ha trovato ma incanterà i perfezionisti, gli ossessivi, chi ama le immagini lavorate come pezzi d'oreficeria e i sentimenti che si incastrano al millimetro come in un puzzle. Gli altri cercheranno invano un soffio d'aria in tanta perfezione, ma in mancanza di vera emozione l'emozione è ambigua e imprevedibile per natura si può ammirare la perizia con cui Tom Ford ha portato liberamente sullo schermo il racconto di Isherwood. (...) Un film-vetrina, cui non manca nulla tranne il calore." (Fabio Ferzetti, 'Il messaggero', 12 settembre 2009) "Il film saluta il debutto dietro la macchina da presa del designer d'alta moda di Yves Saint Laurent e Gucci: ambientato nella Los Angeles del 1962 e interpretato magistralmente da Colin Firth, il film racconta l'itinerario fisico e spirituale del professore George, annichilito dalla morte del compagno Jim. (...) L'intervento rigeneratore potrebbe essere rappresentato dal giovane bello e bistrato che lo perseguita, asserendo d'averlo identificato come anima gemella: ma, ahimé, la propria natura omosessuale, sia pure liberata in anticipo sui tempi, può condurre solo alla più estetizzante delle catarsi. Ford, in pratica, copia senza ritegno le bellurie, le svenevolezze, i flou preziosi, le inquadrature pittoriche che hanno fatto la fortuna del cinema di James Ivory, un manieristico imitatore del Visconti più decadente. A molti spettatori questo tipo di autoritratto autoindulgente, disegnato sullo schermo a furia di dettagli inamidati e perfezionisti, piacerà immensamente. Con tutto il rispetto che gli dobbiamo, ci viene in mente la più impertinente delle domande: se lo stesso racconto fosse stato dedicato alle traversie di personaggi eterosessuali, non sarebbero volati i pomodori anziché gli applausi?" (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 12 settembre 2009) "Tom Ford con questo film, che mescola l'oraziano imperativo de 'L'attimo fuggente' e il languore di 'Morte a Venezia', fa pubblicità a tutto, ma l'unico gruppo di persone alle quali fa proprio un brutto scherzo sono gli omosessuali che nel film vengono dipinti come gente sensibile ma alla fine superficiale e compulsivamente ossessionata dall'ordine e dal design. Non proprio quello che avremmo voluto vedere. La nostalgia per il Tom Ford stilista ora ce l'abbiamo noi." (Francesco Bonami, 'Il Riformista', 12 settembre 2009) "Ispirato al romanzo omonimo di Christopher Isherwood, lo stilista Ford, legato per lungo tempo alle case di moda Gucci e Saint Laurent, fa di questa semplice storia d'amore una riflessione sul senso della vita che si capovolge nell'esistenza di un uomo di mezza età, non solo perché il suo amore è morto, ma perché - come un adolescente - anche egli si trova di fronte a un cambiamento di prospettiva a cui non sa dare un nome. Sarà proprio la sofferenza ad aiutarlo a trovare la strada. Con un'estetica strabordante e una fotografia che esalta le bellezze maschili e i loro vestiti, Tom Ford riesce comunque a non perdere il nucleo del suo film, il senso della crisi di un cinquantenne, l'incombere della disperazione e poi la sua risoluzione. Un bellissimo percorso umano e amoroso che ieri ha fatto gridare molti 'al Leone'. Pensando ad Ang Lee, Cavani e Bonnaire in giuria potrebbe anche essere. Daremmo invece per certa la coppa Volpi al magnifico protagonista, Colin Firth." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 12 settembre 2009) "'A Single Man' è molto patinato e pure molto intenso, quasi maniacale nell'attenzione ai dettagli e nella ricostruzione precisa di un'epoca, i primi anni Settanta, e però pervaso da una sottile tensione che lo solleva dalla pura e semplice calligrafia." (Stelio Solinas, 'Il Giornale', 12 settembre 2009) "Cosa ci fa in concorso uno stilista di moda (Gucci, Yves Saint Laurent) alla sua opera prima? Una bella figura. (...) 'A Single Man' deve molto al documentario di Tina Mascara e Guido Santi, Chris & Don controcampo visivo e emozionale di un film che parla di passione nell'assenza dell'altro, della vita fatta di flash-back invece che di flash-forward, delle piccole cose rivelatrici di felicità. Al contrario di Chéreau che include la donna per poi metterla fuori campo, il regista stilista espande l'aura eretica-erotica a una maggioranza sensibile, basta ascoltare la colonna sonora di Abel Korzeniowski/Shigeru Umebayashi e 'Stormy Weather' eseguita da Etta James per sentirsi nei panni firmati Tom Ford." (Mariuccia Ciotta, 'Il manifesto', 12 settembre 2009) "'A single man' è invece elegante, ma di un'eleganza esteriore di gusto pubblicitario: i quadretti d'intimità sotto coperte di cashmere, le strette passionali immerse sott'acqua magari per smussare la nudità virile, le cenette a due con l'amica, la perfezione fisica dei protagonisti. Oltre che elegante in un modo simile, il film è fortemente sentimentale, come capita spesso nelle rappresentazioni dell'amore gay vero e duraturo: musica, canzoni, fotografie per caso ritrovate, tutto coincide a formare un tessuto amoroso un poco manierato." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 12 settembre 2009) "Non c'erano molte aspettative per l'esordio nella regia di Tom Ford: che vocazione cinematografica può nascondere un celebre stilista, apprezzato in tutto il mondo per il suo lavoro come direttore artistico di Gucci e Yves Saint Laurent? E invece 'A Single Man', che ha chiuso il concorso, ha sorpreso più o meno tutti, rivelando se non proprio un autore, almeno un regista con indubbio talento. (...) Come spesso succede agli esordienti, Tom Ford sembra preoccuparsi più della composizione dell' inquadratura e delle singole scene che del flusso narrativo, e non sa evitare certe sottolineature eccessive e un po' compiaciute (l'incubo del corpo abbandonato in acqua, i tentativi di suicidio, certe troppo schematiche variazioni di colore e di luce per evidenziare i ricordi), ma in altri momenti sa rendere perfettamente la malinconia e la stanchezza di vivere del protagonista - la lezione agli studenti sulla paura, la cena con l' amica divorziata - grazie anche a un Colin Firth di straordinaria bravura nel giocare di sottrazione e nell' evitare qualsiasi inutile gesto affettato." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 12 settembre 2009) "I colori della fotografia variano con la temperatura emotiva: desaturati per il lutto e la tristezza, da spot della pasta Barilla quando Colin Firth incontra un giovanotto che gli fa battere il cuore." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 12 settembre 2009) "'A Single Man' è il film che mette insieme diverse icone dell'epoca moderna. Per primo, lo scrittore inglese Christopher lsherwood, icona della cultura gay e autore del sofferto libro da cui la pellicola è tratta; in seconda battuta, Tom Ford, ex stilista di Gucci al suo esordio registico. A completare il tutto, il meraviglioso Colin Firth (premiato a Venezia) nei panni di un professore omosessuale." (Diego Carmignani, 'Terra', 15 gennaio 2009) "Com'è il film dì uno stilista? Stilizzato! E poi manierato, calligrafico, pubblicitario, elegante - se non è elegante Tom Ford, che ha disegnato vestiti e oggetti per Gucci e Yves Saint Laurent, chi deve esserlo? - e, ma sì, pieno di stile. E incredibile come noi critici lavoriamo sui cliché. C'è cascato anche il sottoscritto, che da Venezia ha effettivamente defluito il film 'elegante' - perché lo è, ma non si tratta necessariamente di un difetto. Invece, per molti, sembra esserlo. Se Tom Ford avesse fatto un film sgangherato e sdrucito, con i personaggi vestiti alla Upim, avremmo scritto: ma guarda sto Ford, che originalone! Senza pensare che esiste un'estetica degli stracci che può essere molto più oscena dell'estetica tout court: basti pensare, per restare ai film reduci da Venezia, al terribile 'The Road'. E sé lasciassimo perdere il fatto che Ford ha lavorato nella moda? Proviamo a vedere A single Man come se non sapessimo chi è il suo regista: come un film, insomma. Cosa dovremmo dire? Intanto che questo Ford, pur esordiente, si è circondato (o è stato circondato da parte dei produttori, che è lo stesso) di collaboratori tostissimi: la fotografia di Eduard Grau, la scenografia di Dan Bishop e i costumi dì Arianne Philips sono contributi tecnici da fuoriclasse, così come la presenza nel cast di un attore superbo come Colin Firth. Ma qui rischieremmo di tornare al fatto che Ford... è Tom Ford, lo stilista, e che un esordiente già famoso ha altre chances rispetto a uno sconosciuto. Proviamo invece a dimenticare i nomi appena citati, e analizziamo il film a partire da Christopher lsherwood - autore del romanzo - al quale si ispira. (...) 'A Single Man' è una riflessione sul lutto e sull'attesa della morte. Il fatto che le immagini siano «belle» non toglie alcuna profondità a tale riflessione, che si snoda attraverso il racconto di una giornata tutt'altro che qualunque nella vita di George, professore di inglese in un college californiano. (...) Film gay, certo: in mille sfumature di dialogo e di ambiente, non solo nel tema. Ma soprattutto film sull'amore: sul vuoto affettivo di un uomo solo, 'single', che troppo ha sofferto." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 15 gennaio 2010) "Tom Ford ha esordito nella regia cinematografica con un film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia dove ha convinto gran parte della critica. Gran parte, però, non tutta. Dando fondo al suo immaginario glamour fatto di passerelle e luci messe ad hoc, Ford ha realizzato un mondo di Falconer dove tutto è perfetto, dagli abiti stirati alle scarpe lucidate, alle camicie che sembrano tavoli da biliardo. Il buon gusto impera, non c'è dubbio ed è qui che una parte della critica ha storto il naso: tutto è troppo perfetto. Obiezione che ci può stare, ma fintamente intelligente. E' vero, tutto è perfetto e misurato da un senso estetico che ha dell'inverosimile, ma è cinema e non la realtà dunque se è così che il realista osserva il mondo questa è la sua visione e va rispettata al pari di chi lo vede come una fogna senza speranza. Insomma, l'eleganza formale del film è la sua cifra autoriale, prendere o lasciare sembra suggerire Tom Ford" (Walter Vescovi, 'Secolo D'Italia' 15 gennaio 2010) Note - COPPA VOLPI A COLIN FIRTH PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009). - CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2010 PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO (COLIN FIRTH), ATTRICE NON PROTAGONISTA (JULIANNE MOORE) E COLONNA SONORA. - CANDIDATO ALL'OSCAR 2010 PER IL MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (COLIN FIRTH).