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The social network [Videoregistrazione] / regia di David Fincher
: Sony pictures home entertainment, [2010]
Abstract: Stati Uniti, Università di Harvard, 2003. Mark Zuckerberg, studente genio dell'informatica, attraverso lo studio peculiare di blog e linguaggi di programmazione ha un'idea folgorante e inventa una rete sociale globale che rivoluzionerà la comunicazione: Facebook. In pochissimi anni diventerà il più giovane miliardario della storia ma, come si sa, il grande successo comporta anche grandi dispiaceri e attira numerosi nemici... "Un'invenzione epocale, un successo mondiale, una battaglia legale. Diversa da tutte le altre battaglie legali perché combattuta da soggetti giovanissimi su un terreno in larga parte ignoto perfino ai contendenti. (...) 'The Social Network' mette a fuoco subito almeno tre punti fondamentali grazie allo scintillante copione di Aaron Sorkin, a tutti gli effetti coautore del film diretto da David Fincher. Uno: si può diventare miliardari a vent'anni senza mai imparare a godersi la vita. Due: al tempo di Internet non conta chi ha avuto un'idea per primo, conta chi la sviluppa e soprattutto la condivide prima degli altri. Tre: non importa quanto colti, intelligenti o intraprendenti potete essere. Se avete superato i vent'anni non salirete facilmente sul treno in corsa dell'era digitale. Anzi è già tanto se lo vedete, quel treno. (...) Non era facile rievocare con tanta acutezza la nascita di Facebook imponendo al tempo stesso uno sguardo sul mondo che Facebook ha contribuito a creare. The Social Network è la prima foto ad alta definizione di un'epoca piuttosto restia a mettersi in posa. Onore al merito." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 novembre 2010) "La frase di lancio di uno dei film più attesi dell'anno è: 'Non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico'. Questa sarebbe, in poche parole, la parabola dell'inventore di Facebook. (...) David Fincher riesce bene in un film che si trasforma in una perfetta parabola sul capitalismo occidentale." (Dario Zonta, 'L'Unità', 12 novembre 2010) "'Io non voglio amici'. Fa un certo effetto sentire Mark Zuckerberg, l'inventore di Facebook, il sito che ha globalizzato l'idea delle amicizie on line, pronunciare questa frase. Eppure nella battuta c'è tutto il personaggio, almeno come lo racconta David Fincher nel film 'The Social Network', arrivato nelle sale italiane dopo essere passato, attesissimo, al Festival del cinema di Roma. (...) The Social Network non è un film su Facebook, ma paradossalmente una parabola sull'incomunicabilità, raccontata attraverso il cupo Zuckerberg - ottimamente interpretato da Jesse Eisenberg - e, implicitamente, sul successo e sul denaro. Limitandosi solo ad accennare l'impatto delle nuove tecnologie sulle persone e sul loro modo di comunicare se stesse agli altri, il regista indugia sul ritratto del giovane Mark, inquieto, ombroso e solitario, incapace di rapporti profondi e duraturi, persino di una vera e propria vita sociale. (...) È dunque per superare i personali limiti comunicativi che nel 2003 il brillante studente mette in piedi il suo sofisticato giocattolo informatico. Ma ben presto l'esclusività non è più un valore. Cominciano a girare soldi, sempre di più con l'aumentare degli utenti; si festeggerà il primo milione di iscritti, divenuti oggi mezzo miliardo per un'azienda valutata 25 miliardi di dollari. Soldi che non sembrano interessare l'ideatore, che appare più cinicamente ambizioso che avido, ma che fanno gola a quanti gli ruotano intorno. Ed è il denaro che alla fine diventa il protagonista del film, muovendo i personaggi e incattivendoli. Come a dire che se sei spudoratamente ricco e influente non puoi non farti dei nemici. In tal senso (...) il film è anche la storia di un personale tradimento, quello di Zuckerberg nei confronti di Saverin, certo meno brillante ma sempre al suo fianco nella tradizionale solidarietà tra 'nerd'. È la vendetta della realtà sul virtuale. Il paradosso di un'amicizia vera che si rompe tra non poche recriminazioni e che fa rumore, perché è quella tra i due fondatori del sito che dell'amicizia fa la sua bandiera, abbattendo almeno nella rete le barriere sociali. (...) Fincher riesce con bravura a rendere questi contrasti personali. Ma soprattutto costruisce un film che racconta bene un'epoca, con i suoi eccessi, e il modo in cui forma la sua classe dirigente, o almeno una parte di essa, quella della net economy, certo non meno influente di quella politica o imprenditoriale più tradizionale, perché la sola che in un mondo globalizzato può manipolare centinaia di milioni di persone. E l'immagine che se ne ricava è tutt'altro che rassicurante." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 27 novembre 2010) Note - PRODUTTORE ESECUTIVO: KEVIN SPACEY. - EVENTO SPECIALE ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2010), HA RICEVUTO IL MOUSE D'ARGENTO, PREMIO DELLA CRITICA ONLINE. - GOLDEN GOLBES 2011 PER: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, REGIA, SCENEGGIATURA E COLONNA SONORA. ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO (JESSE EISENBERG) E NON PROTAGONISTA (ANDREW GARFIELD). - OSCAR 2011 PER: MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MONTAGGIO E COLONNA SONORA. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA, FOTOGRAFIA E MISSAGGIO SONORO. - CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2011 COME MIGLIOR FILM STRANIERO. - CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 COME MIGLIOR FILM EXTRAEUROPEO.
I figli del leopardo [Videoregistrazione] / regia di Sergio Corbucci
: 01 Distribution, 2011
Abstract: Il barone Tulicò, detto il "leopardo", è un nobile che le disastrose condizioni economiche inducono ad abbandonare l'amata, ma povera Maria Rosa per rifarsi le sostanze con un matrimonio di convenienza. A questo punto entrano in campo Franco e Ciccio, cavadenti di professione e girovaghi, figli abbandonati di Maria Rosa e dello stesso barone Fifì Tulicò. Invitati dalla madre ad intervenire per costringere Tulicò a tornare da lei, i due se la devono vedere prima con la banda del brigante Bagalone, poi con i soldati borbonici, quindi con i soldati del generale Garibaldi. Ma, dopo alterne vicende, costringono lo spiantato nobile al matrimonio e al riconoscimento dei due rampolli. "Diretto scon scarso impegno, il film non tocca né la parodia né l'umorismo (....)". (Segnalazioni Cinematografiche)
Harry Potter e il principe mezzosangue [Videoregistrazione] / regia di David Yates
: Warner home video, [2010?]
Abstract: La scuola per maghi di Hogwarts non è più il luogo protetto e accogliente di una volta. La presenza di Voldemort è sempre più incombente e minacciosa e i pericoli si moltiplicano. E stavolta non è solo Harry Potter ad essere in pericolo, anche gli altri studenti e i babbani non sono al sicuro. Durante il suo sesto anno di studi, quindi, Harry sarà chiamato a combattere ancora una volta con il suo acerrimo nemico e al suo fianco avrà, come sempre, il prof. Silente ma anche un vecchio amico e collega di questi, Horace Lumacorno. Nel frattempo, tra gli studenti degli ultimi anni sembra essere scoppiata un'epidemia sentimentale che gli fa sperimentare gioie e dolori dei primi amori. "'Harry Potter e il principe mezzosangue' è il film - che il 12 luglio ha anche inaugurato il festival di Giffoni - meglio riuscito della serie. Il lato oscuro della vicenda assume consistenza, caratterizzando con tinte forti tutto il racconto. Si può dire che, cresciuti i personaggi - adolescenti alle soglie dell'età adulta - è cresciuto anche il tono della narrazione. E lo spettacolo ne guadagna. Ciò grazie anche al lavoro del regista David Yates che aveva diretto anche il quinto episodio, 'Harry Potter e l'ordine della fenice', e dello sceneggiatore Steve Kloves che aveva adattato i primi quattro capitoli. Tra l'altro in questa pellicola la miscela di suspance soprannaturale e romanticismo - Harry, Ron, Hermione e gli altri giovani studenti di Hogwarts cominciano a sentire il richiamo delle passioni - raggiunge il giusto equilibro, rendendo più credibili le vicende dei protagonisti, chiamati a confrontarsi anche con gli stessi problemi dei coetanei 'babbani'. Inoltre, le piccole, grandi storie d'amore che si intrecciano - tra attese e cocenti delusioni, e non poche situazioni umoristiche - stemperano la crescente tensione. E sottolineano che non esistono formule magiche per evitare i "pericoli" dell'adolescenza. In tal senso siamo di fronte a un percorso di formazione. Che però fa solo da contorno. (...) In questo lungometraggio, più che nei precedenti, gli intrecci narrativi da seguire sono diversi. La psicologia dei personaggi prende una forma più precisa. Nel quinto capitolo Harry viveva un periodo difficile, tormentato da sogni e da demoni personali, nel ricordo dei genitori uccisi da Voldemort. Ed era alla ricerca di risposte. Ora sembra non averne bisogno. Non si fa troppe domande; sa che ha un compito importante da svolgere. (...) Tutto sembra preparare e portare allo scontro finale tra il bene e il male. Che poi restano i veri protagonisti dell'intera saga, attorno alla quale in passato si sono accesi non pochi dibattiti. È stata chiamata in causa la spiritualità new age; non è mancata l'accusa di istigare i giovani alla fuga dalla realtà e di instillare in loro l'illusione che esistano poteri soprannaturali con i quali poter controllare a proprio piacimento il mondo. (...) Al contrario sembra ben chiara la linea di demarcazione tra chi opera il bene e chi compie il male, e l'identificazione del lettore e dello spettatore non fa fatica a indirizzarsi verso i primi. In quest'ultimo film in particolare la distinzione si fa persino più netta. Si è certi che compiere il bene è la cosa giusta da fare. E si comprende anche come questo a volte costi fatica, sacrificio. Inoltre viene stigmatizzata la ricerca spasmodica dell'immortalità, di cui Voldemort è l'emblema. E per questo non serve il ricorso alla magia. C'è una saggezza atavica che suggerisce di non cedere ai richiami di una impossibile eterna felicità sulla terra e all'illusione che tutto sia possibile. Le metaletture di questa favola fantasy trascendono, a volte, le reali intenzioni dell'autrice, che cerca solo di voler smascherare - questo sì - il mito di una ragione che pretende di avere una risposta per tutto. Sicuramente vanno oltre le interpretazioni che possono darne un bambino o un adolescente. È più probabile che alla fine della visione o della lettura, più che il fascino della magia (che rimane solo un pretesto ammaliatore) restino le scene che richiamano valori come l'amicizia, l'altruismo, la lealtà, il dono di sé." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 13-14 luglio 2009) "Doveva essere il film della definitiva «umanizzazione» per gli aspiranti maghi di Hogwarts, la scoperta che Harry, Ron e Hermione (...) hanno un cuore e anche una sessualità (sempre nei limiti concessi a una produzione hollyrwoodiana per adolescenti), ma dopo due ore e mezza cli avventure stiracchiate e per niente esaltanti, anche la scoperta delle pene d'amore dei tre amici finisce per perdere ogni tipo di interesse. (...) Soprattutto si perdono completamente quelle notazioni gotiche e horror che avevano fatto la forza degli ultimi film della serie, mente i giochi di seduzione e di gelosia tra maghetti e maghette sono raccontati con una superficialità quasi farsesca (vedi le smorfie a cui costringono il povero Ron) e soprattutto dando la sensazione di non crederci mai davvero. Perché il difetto più grande di questo sesto film è proprio nella regia lasca e anodina di David Yates, che tratta ogni cosa divertente, inquietante o avventuroso, poco importa con la medesima, stanca oggettività." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 14 luglio 2009) "Sei episodi cominciano a essere tanti. (...) Questa è la solita struttura, riproposta di puntata in puntata. Meno logico, anche stavolta, è il susseguirsi di eventi: incursioni dì spiriti che terrorizzano Londra senza un perché; studenti di magia che, per essere riconoscibili come cattivi, devono essere ossigenatissimi e in abito nero, simili a nazisti in erba; ragazzine che si dicono innamorate, ma esprimono solo infantile possessività; docenti che, interpretati da attori di prestigio, vagano per Hogwarts cercando di non ridere per come il costumista li ha conciati. ll resto sono effetti speciali. Sempre quelli." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 14 luglio 2009) "Nonostante una morte solenne (in stile ObiWan Kenobi), il Libro VI è il meno efficace della saga del maghetto. Il film del riconfermato ma inesploso David Yates ne segue il filo trascurando buoni spunti e amplificandone le pecche. Il consueto scippo di tutto quanto fa gustosa epica postmedievale - Shakespeare, Tolkien, Disney, Merlino, Ariosto, i Grimm, la casa stregata al luna park - stavolta fa melina/cilecca: il 'fantastico' si abbassa a piatto 'fantasy' e anche la vena gialla della Rowling si appanna. (...) Funzionano qualche balzo visivo e i giochetti di pomicioso amor geloso tra ragazzi, il resto è clessidra inceppata. Persa la magica vivacità degli inizi (ridateci Chris Columbus!), la cartapesta potteriana oggi si crede dark, ma è color babbano stinto." (Alessio Guzzano, 'City', 17 luglio 2009) "Qualche scena azzeccata, ancora bravo Alan Rickman nei panni dell'imperscrutabile Severus Piton, pozioni più potenti dell'LSM ma pessima struttura con cambiamenti improvvisi di tono e di pathos nel giro di una inquadratura. Inizio misterioso, estenuante parte centrale da commedia romantica, velocissima chiusa drammatica. Sulla pagina funziona ma con tre ex bambini protagonisti non puoi permettertelo. Non sono abbastanza attori da assorbire con corpo e voce i brutali colpi di scena. Radcliffe poi è sempre più legnoso. Saga artisticamente mai decollata. Ne mancano solo due". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 17 luglio 2009) "Di sicuro per addentrarsi nel cupissimo finale della storia ci sarebbe voluto un regista ben più immaginifico di David Yates, che invece concede troppo agli sdilinquimenti dei tre giovani protagonisti, annacquando il racconto fra indistinti amorazzi e amori. E la millenaria guerra tra bene e male rischia così di venire oscurata da una banale tempesta d'amore." (Piera Detassis, 'Panorama', 23 luglio 2009) "'Harry Potter e il principe mezzosangue' si limita ad essere un momento interlocutorio dell'intera vicenda e della sempiterna lotta fra bene e male. Ma gli effetti speciali sono fantastici, danno al film intensa bellezza visiva. Soprattutto metereologica, perché le cose più affascinanti dipendono dal tempo atmosferico: vasti paesaggi immersi nella nebbia o sepolti sotto la neve come un dipinto fiammingo; un temporale in cui tra le nuvole grigie grevi di pioggia scivolano i neri pelosi tentacoli del male (...) Ma la creatività narrativa e la forza del ritmo, insomma la regia mancano. Al confronto sembra un po' ridicolo l'investimento produttivo e pubblicitario profuso a favore del film, ma pazienza: ci aspettavano altre due opere, e poi è finita." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 17 luglio 2009) Note - NEI CINEMA ITALIANI, DISTRIBUITO IN 923 COPIE, IL PRIMO GIORNO DI PROGRAMMAZIONE ALLE ORE 16 HA REGISTRATO IL TUTTO ESAURITO PER TUTTI GLI SPETTACOLI. NEGLI STATI UNITI HA BATTUTO OGNI RECORD D'INCASSO AL SUO DEBUTTO A MEZZANOTTE NELLE SALE GUADAGNANDO 22,2 MILIONI DI DOLLARI. IL RECORD PRECEDENTE ERA DI "BATMAN, IL CAVALIERE OSCURO", REGIA DI NOLAN, CON 18 MILIONI DI DOLLARI. - CANDIDATO ALL'OSCAR 2010 PER LA MIGLIORE FOTOGRAFIA.
Symphonica [Audioregistrazione] / Joe Lovano ; with WDR big band & Rundfunk orchestra
: Blue note, 2008
Viva la mamma [Audioregistrazione] / Edoardo Bennato
: Virgin records, 1993
Malamoreno' [Audioregistrazione] / Arisa
: Warner music Italia, 2010
I grandi successi originali [Audioregistrazione] / Milva
: BMG, 2000
The circle [Audioregistrazione] / Bon Jovi
: Island, 2009
Cheapness and beauty [Audioregistrazione] / Boy George
: Virgin records, 1995
Pictures of you [Audioregistrazione] / The Cure
: Elektra, 1990
[Sesto San Giovanni] : Bignami, copyr. 2002
Milano : Bompiani, 2011
Abstract: Un morbo sfuggito a un segretissimo laboratorio semina morte e terrore. Mentre Captain Trips miete le ultime vittime, esaurendo il suo sinistro corso, i sopravvissuti all'epidemia sono alle prese con una nuova realtà, fatta di morte e distruzione. Il quattro di luglio, giorno in cui l'America festeggia la liberazione dalla tirannide, tutti gli attori conoscono i rispettivi copioni: Lloyd Henreid è intrappolato in un carcere di massima sicurezza, circondato dai cadaveri in putrefazione degli altri detenuti. Frances Goldsmith e Harold Lauder, strana coppia in una cittadina del Maine, finiscono per stringere un patto di alleanza. Larry Underwood e Rita Blakemoor si accorgono che il loro futuro non è nella folle bolgia di New York. Nick Andros pensa a una vita lontano da Shoyo, Arkansas, dei cui ultimi abitanti si è preso amorevole cura. E Randall Flagg, il Tizio in cammino? Be', lui non si lascia sviare e, attraversando i paesaggi onirici che popolano gli incubi dei superstiti, va a caccia di seguaci che lo aiutino a disegnare un nuovo paesaggio americano. Un nuovo Incubo Americano. Allora sì che la gente capirà cos'è la tirannide!
Guida illustrata della Sardegna / [testi e itinerari Giulio Concu ; foto Alessandro Contu]
Nuoro : Imago, 2011
Abstract: Una guida di facile e agile consultazione, che tramite pratici iti-nerari e numerose immagini a colori conduce il visitatore alla scoperta dell'autentica Sardegna: i principali centri abitati, i monumenti, le aree di interesse naturalistico, le peculiarità della tradizione e della gastronomia.La guida include:16 itinerari suddivisi in zone geograficheOltre 650 fotografie ad alta definizioneApprofondimenti su storia, architettura, tradizioni, gastronomia e tempo liberoUn elenco di numeri utiliUna carta stradale della Sardegna
Il cantico di frate sole di Francesco d'Assisi / Arnaldo Mazziotti
: Helicon, 2003
Lafenice
Torquato Tasso / commento e note di Liana De Luca
: Genesi, 2003
Check-in ; 4