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Bambole russe
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Videoregistrazioni: DVD

Bambole russe [Videoregistrazione] / regia di Cedric Klapisch

: 01 Distribution : BIM, 2007

Abstract: Xavier e il gruppo di coinquilini dell' 'Appartamento spagnolo' si ritrovano dopo cinque anni in occasione del matrimonio di uno di loro. E saranno proprio gli amici ad aiutare l'aspirante scrittore Xavier a mettere ordine nella sua vita lavorativa e sentimentale divisa tra Londra, Parigi e San Pietroburgo... "Al regista Cédric Klapisch importa più la globalizzazione dei sentimenti che quella economica. Avverte il suo eroe dell'usa e getta, lo sfacciato Xavier dell''Appartamento spagnolo' che non si può continuare incastrando ragazze da bamboline russe. (...) Meno vero e ispirato del primo film sull'Erasmus, il sequel è borghese e banale, va andata e ritorno tra Parigi, Londra, Pietroburgo, facendo il verso a Truffaut che amava le donne: gag prevedibili, ripicche e sconforti dal tinello alla camera alle scale. Scompare la paura del futuro, l'angoscia del lavoro, tutto finisce a letto, non si piange e non si ride. Déja vu, già dato." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 ottobre 2005) "Il personaggio di Xavier fa un po' da filo conduttore assumendosi spesso il ruolo, anche buffo, di voce narrante, mentre attorno gli si avvicendano gli altri personaggi non più nel chiuso di un appartamento di vacanza ma, addirittura, su e giù per l'Europa, fino, appunto, a San Pietroburgo e, dato che ci sono, anche a Mosca. Con una indubbia vitalità di situazioni e di caratteri, in cifre che tendono spesso a sfiorare l'umorismo anche quando, ora sospiroso ora invece aggressivo, si fa avanti l'amore come tema da non dimenticare. Tra gli interpreti si impone di nuovo Romain Duris come Xavier, ora comico ora triste; con misura. Lo affiancano, ancora una volta, quelli dell?Appartamento spagnolo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 4 novembre 2005) "Il film è movimentato, accelerato: moltiplica i giochetti già in uso nel precedente (schermo suddiviso, accelerazione), si dà un tono spensierato e un po' cinico. Sotto la buccia, però, la polpa è più amara. L'Europa si è dilatata, ma i suoi abitanti hanno perduto qualsiasi carattere nazionale: sono tutti uguali. Come sono uguali, appunto, gli amori, ovunque e a tutte le età. Ci s'incontra, ci si ama, si esita; poi ci si lascia, ci si rimpiange, si ama qualcun altro. Amori che non saranno mai quel che avremmo voluto e che ci depositano dentro una malinconia, una nostalgia indefinita. Mentre la vita fugge via, quasi alla chetichella."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 novembre 2005) Note - PREMIO CESAR 2006 PER LA MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA A CECILE DE FRANCE.

Red Dragon
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Red Dragon [Videoregistrazione] / regia di Brett Ratner

: Universal studios, 2003

Abstract: Tratto dal primo romanzo della trilogia di Thomas Harris dedicata al personaggio di Hannibal "The Cannibal" Lecter, Red Dragon è l'antecedente de Il silenzio degli innocenti: Lecter, aiuta, come consulente, l'agente dell'FBI Will Graham, che tempo prima l'ha arrestato. Questi è costretto suo malgrado a chiedere l'aiuto di Lecter per riuscire a catturare un pericoloso serial killer che tenta di emulare proprio le efferatezze commesse a suo tempo dallo psichiatra. L'assassino massacra un'intera famiglia ogni notte di luna piena: a Graham restano tre settimane per sventare il prossimo delitto. Hannibal ha ancora una volta il volto di Anthony Hopkins, che per questo ruolo ha già vinto un'Oscar: per interpretare Red Dragon, però, l'attore è stato ringiovanito di quasi 20 anni, per rendere la storia coerente con la cronologia del romanzo. Il romanzo aveva già avuto una trasposizione cinematografica negli anni '80 con Manunter - frammenti di un omicidio di Michael Mann.

Lawrence d'Arabia
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Videoregistrazioni: DVD

Lawrence d'Arabia [Videoregistrazione] / regia di David Lean

: Sony pictures home entertainment, 2009

Abstract: E' la biografia di T.E. Lawrence. Il giovane tenente Lawrence ottiene la carica di osservatore del principe Faisal, capo di un'armata tribale araba. Da semplice osservatore, Lawrence decide di restare per aiutare Faisal. Le sue avventure sono descritte dettagliatamente da Jackson Bentley, un giornalista. "Realizzato con molto gusto nonostante eccessive insistenze e lentezze, questo film, di raro splendore fotografico e di esemplare potenza figurativa, accomuna i pregi delle opere spettacolari più compiute e suggestive a quelli delle pellicole impegnate a sfondo psicologico. Pur escludendo il sottofondo storico-politico e conferendo al personaggio centrale i voluti contorni dell'ambiguità (non si può dire infatti che Lawrence sia disegnato a tutto tondo e chiarito in tutti i suoi complessi risvolti psicologici) l'autore ha creato un'opera avvincente e interessante, costellata di pagine drammatiche e di scene di rara potenza suggestiva, i cui valori non vanno ricercati solo sul piano formale. Lodevolissima l'interpretazione." ('Segnalazioni cinematografiche', vol.54, 1963) Note - GIRATO IN GIORDANIA, SPAGNA, MAROCCO E GRAN BRETAGNA. - OSCAR 1962: MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR FOTOGRAFIA, MIGLIOR SCENOGRAFIA, MIGLIOR SONORO, MIGLIOR COLONNA SONORA, MIGLIOR MONTAGGIO. - DAVID DI DONATELLO 1964 PER MIGLIOR FILM STRANIERO (SAM SPIEGEL) E MIGLIORE ATTORE STRANIERO (PETER O'TOOLE). - RESTAURATO NEL 1989 A CURA DELLA METROCOLOR (LONDRA).

Non c'e' pace tra gli ulivi
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Non c'e' pace tra gli ulivi [Videoregistrazione] / regia di Giuseppe De Santis

: Dolmen home video, 2008

Il profeta
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Il profeta [Videoregistrazione] : uccidi o sarai ucciso / regia di Jacques Audiard

: BIM, 2010

Abstract: Il 19enne Malik El Djebena viene condannato a sei anni di prigione. Giovane e fragile, ma estremamente intelligente nonostante sia analfabeta, Malik inizia a svolgere 'missioni' per un gruppo di detenuti corsi che ha imposto la propria legge all'interno dell'istituto penale. Con il passare del tempo, il ragazzo si guadagna la loro completa fiducia riuscendo ben presto a sfruttare la situazione a proprio vantaggio. "Sintesi di realismo e apologo brechtiano (l'Opera da tre soldi) il film di Audiard è il migliore visto finora." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica' 18 maggio 2009) "'Un profeta' è potentissimo ed è interpretato da due attori, Tahar Rahim e Miels Arestrup, straordinari. E' forse troppo 'macho' per la giuria di Cannes, ma è un buon film che non ha bisogno di Palme: il pubblico, voi compresi, lo adorerà." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 17 maggio 2009) "Audiard piace perché non c'è nulla di etico e moralista nel suo cinema, si limita a raccontare una storia con una completezza visiva e narrativa che rende la lunga durata assolutamente necessaria, evita gli stereotipi e gli archetipi. E, pregio grande nel nostro cinema assopito, se ne frega del politicamente corretto. (...) Noir, gangster movie, film carcerario, opera intimista e sociale, è un puzzle che si compone con lenta e puntuale precisione. Tra Scorsese e Gabin, il regista francese, che già molti vedono lanciato verso un premio importante, ci regala un film di altissimo livello e che col tempo lieviterà nella coscienza di spettatori e critici." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 17 maggio 2009) "Audiard combina il noir di Melville e la digressione di Tavernier, ma con un passo personale del racconto che approfondisce e insieme cammina svelto. Al franco-algerino Tahar e al maturo Niels Arestrup, Audiard deve la continua credibilità dei personaggi." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 17 maggio 2009) "Inizia così una specie di iniziazione alla malavita che Audiard racconta con una macchina da presa molto mobile, che incombe su Malik un pò come sembra incombergli addosso un destino che lo vorrebbe ridurre a ingranaggio di un gioco più grande di lui e che lui cerca di orientare a proprio favore. Man mano che il film procede prendono forma altre dinamiche importanti della vita in carcere, dalla possibilità di svolgere anche lì attività illegali all' intreccio tra orgoglio razziale, appartenenza ideologica e lotta per la supremazia. Ma su tutto al regista interessa raccontare l' evoluzione molto darwiniana del suo protagonista, che giorno dopo giorno imparerà a stare sempre meglio a galla. Senza vere radici né di clan né di razza, nonostante le sue evidenti origini arabe, il protagonista cerca di barcamenarsi tra tutti, subendone gli scoppi di violenza e ogni volta facendo un passo avanti nella comprensione dei rapporti di potere e delle molle che li guidano. Pronto a fare il «figlio» per un padre/boss che forse ne sottovaluta l' intelligenza e capace di trasformarsi lui stesso in «padrone» quando il risultato può fargli comodo. Oltre che a elaborare nel proprio inconscio gli incubi e i sensi di colpa così da poterci tranquillamente convivere, come mostrano alcune scene «fantastiche». E alla fine, anche grazie a un gruppo di attori straordinari dove svettano Niels Arestrup (è Luciani) e il meno conosciuto ma non meno efficace di Tahar Rahim (Malik), Audiard ci racconta non solo la nascita di un nuovo Mackie Messer (come sottolinea esplicitamente la musica finale) ma soprattutto l' universo senza speranza che si annida dentro il mondo delle carceri, dove si impara solo a essere più violenti e più avidi di quanto non si fosse prima di entrare." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 17 maggio 2009) "'Un profeta', due ore e mezzo, diretto con accurato dinamismo e certosina catalogazione di ogni figura retorica del filone carcerario (rivolta esclusa) non ha tempi morti e vende di tutto, dagli stupri sotto la doccia ai superiori corrotti, dalle prigioni vivibili (con tanto di «angolo moschea», mica siamo in Brasile) alle gerarchie interne che non ammettono sgarri, dagli sgozzamenti insostenibili ai languidi canti patriottici (in inusuale lingua cugina, il corso), tediandoci troppo con un realismo di maniera dal ritmo drogato, per ottenere prestazioni spettacolari. Mentre il genere carcerario (uno dei più faticosi, con quozienti altissimi di difficoltà), se non vuol essere consolatorio o filo-istituzionale, come dimostrano Bresson e Aldrich, Siegel e Ferrario, di una cosa non può fare a meno, dell'horror vacui. Del combattimento contro i tempi morti. Dunque contro l'istituzione concentrazionaria, non contro chi, il clan di Bastia, in catene, per colmo della beffa, dovrebbe rappresentarla." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 17 maggio 2009) "Jacques Audiard adora il cinema, è la sua vita, gli è necessario. Traspare da ogni sua parola, anche se è all'ennesima intervista e lui, passati pure gli Oscar - niente statuetta, ma tanta fatica - 'non vede l'ora di rimettersi a lavorare'. Audiard è un grande (per alcuni, non pochi, 'il più grande' tra i registi francesi): soltanto cinque film, e già una scuola, una 'certa idea' di fare cinema, artigianale, sofisticata, visceralmente ancorata alla realtà senza mai essere realista, con il botteghino che si inchina. Così è anche 'Il Profeta'." (Francesca Pierantozzi, 'Il Messaggero', 12 marzo, 2010) "Malik faccia d'angelo è un ragazzo senza storia. Non sa leggere né scrivere, non ha una famiglia e neanche un domicilio fisso. Si è beccato sei anni (ha picchiato un poliziotto) perché quelli come lui non hanno un buon avvocato. Entra in galera con rassegnazione perchè a quelli come lui non resta che sottomettersi al destino. Non lo farà, invece. (...) Quasi sconosciuto prima dell'incontro con Audiard, Rahim è adesso uno dei giovani 'comédiens' più sollecitati. Sia lui che il regista hanno simpatia per Malik, entrambi lo definiscono un 'opportunista positivo', 'uno che fa quello che lo costringono a fare'.(...) Tahar Rahim ha un viso d'angelo, ha quasi trent'anni, ma potrebbe averne sedici. Del duro non ha niente." (Laura Putti, 'La Repubblica', 12 marzo 2010) "Arriva sugli schermi italiani, con un meritatissimo bagaglio di premi, l'ultimo film di Jacques Audiard, segno che 'Il profeta' non è un gangster movie come gli altri. La storia è quella di un detenuto timido e fragile, iniziata in carcere alla violenza dal boss della mafia corsa. Alcune scene sono assai crude, ma il regista racconta con grande maestria e sensibilità, pensando anche al cinema western, la parabola umana di un giovane nel quale convivono luce e oscurità." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 19 marzo 2010) "Sui titoli di coda scorrono le note di 'Mack the Knife' di Weill-Brecht, da 'L'opera da tre soldi', nella versione bluesy e addolcita di Jimmie Dale Gilmore. Non è un caso che Jacques Audiard, a chiudere i 150 minuti del suo film 'Il profeta', abbia scelto proprio quella canzone, anche se la carriera del lesto criminale non si srotola più nell'Inghilterra vittoriana, bensì nella Francia odierna, feroce e multietnica, dentro e fuori il carcere. (...) Merita d'essere visto, perché è un capolavoro, anche nei suoi difetti, che alla lunga diventano pregi. Il titolo, più congruo ma egualmente enigmatico nella versione originale che recita 'Un prophete' e non 'Il profeta', discende da una battuta marginale e non significa granché. Però suona bene, per contrasto. Anche se Audiard avrebbe voluto l'equivalente francese di una ballata di Bob Dylan, 'You Gotta Serve Somebody', a evocare il tema cruciale del film: siamo sempre al servizio di qualcuno. Però le cose possono cambiare, anche rovesciarsi. E' quanto accade al piccolo criminale arabo Malik El Djebena, appena diciannovenne, condannato a sei anni, del tutto analfabeta, fragile, smarrito e pulcioso, costretto a formarsi alla scuola dei duri per sopravvivere. Non è una novità, in quanti film hollywoodiani abbiamo visto storie del genere? Ma Audiard, cineasta poco prolifico, (...) reinventa il genere, aderendo alle regole, fatte di colori lividi e brutalità indicibili, smentendole allo stesso tempo con incursioni oniriche che prima spiazzano ma poi arricchiscono il romanzo di formazione (se si vuole alla rovescia ). Il giovanotto è lesto a integrarsi, e tuttavia il battesimo del fuoco non sarà una passeggiata (...). Brechtiano? Un po', ma neanche troppo, se non fosse per quel riferimento finale. Certo un film strano, a tratti fenomenologico nel racconto minimalista della routine carceraria, ma anche gasato nelle sortite all'esterno, da gangster-movie, inclusa la sparatoria/resa dei conti vissuta dal temerario malavitoso quasi in uno stato di ipnosi, sfuggendo miracolosamente alla gragnuola di colpi. (...) A suo modo uno che ce la fa, rimescola le carte e ritrova le proprie radici, dando pure a intendere alla donna venuto a prenderlo d'essere cambiato. Il merito della riuscita è in buona misura del sorprendente interprete protagonista Tahar Rahim, dalle caratteristiche somatiche indefinite, 'potrebbe essere portoghese, arabo, spagnolo o italiano' annota il regista; mentre Niels Arestrup cesella la feroce e quieta sicumera del boss corso che odia i francesi e gli arabi, incapace di credere che sarà proprio un arabo francese a scaraventarlo un giorno giù dal trono. Un vero peccato non vederlo nella versione originale." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 18 marzo 2010) "Il Gran premio della giuria al Festival di Cannes 2009 a 'Il profeta' parve poco a certa critica francese, così sul film di Jacques Audiard sono piovuti anche nove premi César, due dei quali - come interprete principale e come esordiente - per Tahar Rahim, che non interpreta Maometto (profeta dell'Islam), ma un delinquente che un episodio di precognizione salverà indirettamente da un regolamento di conti. Meglio di lui Niels Arestrup come capo della malavita corsa. Mezz'ora di galera (e quindi di film) in meno gioverebbe allo spettatore." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19 marzo 2010) Note - GRAND PRIX AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009). - CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2010 COME MIGLIOR FILM STRANIERO. - CANDIDATO ALL'OSCAR 2010 COME MIGLIOR FILM STRANIERO. - CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2010 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA. - CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2010 COME MIGLIOR FILM EUROPEO.

Le riserve
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Le riserve [Videoregistrazione] / regia di Howard Deutch

: Warner home video, 2001

Abstract: Nel 1987 i giocatori di football americano scesero in sciopero. Per evitare disastri a sponsor e società, i presidenti assunsero giocatori non professionisti. L'allenatore McGinty (Hackman) mette insieme una squadra di strani personaggi, fra cui Shane Falco (Reeves), l'unico (ex) professionista. Le "riserve" sapranno comunque farsi onore. Lontano dalla grinta di Stone nel (quasi) omologo Ogni maledetta domenica, è solo un compito discretamente eseguito.

Sturmtruppen
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Videoregistrazioni: DVD

Sturmtruppen [Videoregistrazione] / regia di Salvatore Samperi

: 01 Distribution, 2011

Abstract: Dalle strisce di Bonvi (Franco Bonvicini): generale cocainomane, capitano gay, sergente stupido, tedeschi stolidi, un Papa militarista... La guerra continua. Film umoristico-satirico che diverte senza aver debiti con la commedia italiana. Discreto lavoro di squadra: fotografia, scene, musiche, attori.

Nemico pubblico
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Nemico pubblico [Videoregistrazione] / regia di William A. Wellman

: Warner home video, 2005

Abstract: Nell'America piegata dalla Grande Depressione Economica un uomo fuori dal comune riuscì ad attirarsi il favore e l'attenzione dell'opinione pubblica: John Dillinger, qualificato dalle autorità statunitensi come Nemico Pubblico Numero Uno. Spietato ma galante, Dillinger e la sua banda seminarono il terrore nelle banche degli Stati Uniti e si fecero beffe di J. Edgar Hoover e del suo Bureau of Investigation (futuro F.B.I.), guadagnandosi il plauso di coloro che avevano visto i risparmi di una vita confiscati dagli istituti di credito. A porre fine all'attività criminale di Dillinger fu poi Melvin Purvis, soprannominato 'il Clark Galble dell'FBI', che dopo un'interminabile serie di inseguimenti e sparatorie, con l'ausilio di un gruppo di sceriffi del West e di alcuni sedicenti amici di Dillinger, riuscì a tendere una letale trappola al celebre ed acclamato malvivente, ucciso all'uscita di un cinema di Chicago nel luglio del '43. "Mann è un cineasta radicale che da giovane ha lavorato molto in Inghilterra perché negli Usa, per lui, tirava un'ariaccia: pur essendo un ebreo bianco, le sue simpatie per le Black Panthers lo avevano messo nei guai. Poi, è anche un grande stilista, e 'Nemico pubblico' è un clamoroso esercizio di stile, né più né meno di 'Collateral' o 'Miami Vìce': lo straordinario realismo delle sparatorie si sovrappone all'uso straniante della colonna sonora quasi rock, e nel finale il suddetto gangster-movie con Gable e Powell diventa un controcanto ironico alla fine di Dillinger, un po' come il numero di tip-tap in 'Cotton Club' di Coppola. Johnny Depp, bravo come sempre, sfida il mito di Gable: ed è forse l'unico attore vivente a poterci provare." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 06 novembre 2009) "In cifre in cui si tende via via sempre di più a un iperrealismo che di ogni personaggio fa una persona, di ogni evento, vivo e immediato, fa un fatto di cronaca. Naturalmente tanta ricerca della verità concreta avrebbe difficilmente dato i suoi frutti senza l'interpretazione magistrale di Johnny Depp: mai gridata, mai sopra le righe, con un intimismo e perfino un minimalismo che risolve tutto negli sguardi, se non addirittura nei silenzi. Mentre intorno esplodono solo gli spari dei revolver e dei mitra. Fino all'ossessione." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 06 novembre 2009) "Dopo diverse trasposizioni di nemici pubblici (James Cagney per William Wellman nel '31, Warren Oates per John Milius nel '74), Mann propone l'esposizione del rapinatore lavorando sull'abbellimento e la coreograficità dell'atto furtivo come dei mortali scontri a fuoco. Le rapine, le sparatorie, le spartizioni di bottino sono seguite sia con un voluttuoso montaggio, sia con una macchina da presa che stringe d'improvviso il quadro, seguendo la direzione del gesto (per esempio lo smontaggio delle armi al ritorno dalla prima evasione). Anche se alla fine è sempre la sintesi compositiva tra sguardo, suono e cromatismi a infondere la carica. L'arrembaggio arriva sempre da fuori, da chi compone e non da chi interpreta il componimento. Prendete un qualsiasi inseguimento (tutti i set del film, tra Illinois e Wisconsin, sono stati veri luoghi battuti dalla banda di Dillinger) e noterete i raggi di sole che creano bolle e riflessi sull'otturatore, clangore di auto e armi d'epoca, epiche armonie di Elliot Goldenthal a riecheggiare 'L'Ultimo dei Mohicani'. Opinabile la presenza della pupa del gangster (Marion Cotillard). Da ricordare uno degli highlights del cinema di superficie di Mann: la concitata presentazione dell'agente Purvis (Christian Bale) sulle note di 'Ten million slames'. Un paio di minuti in visibilio, un paio di secondi per l'oblio." (Davide Turrini, 'Liberazione', 06 novembre 2009) "La psicologia non interessa Mann, che resta un fenomenologo: il narcisismo del gangster è senza spessore e background. Il che (con la pretestuosa polemica di Dillinger contro le banche che 'rapinano' la gente) fa la modernità del film, un catalogo del male spregiudicato e deduttivo, ma senza ideali né romanticismo, ormai privo dell'aura del mito, più reality che realtà." (Piera Detassis, 'Panorama', 13 novembre 2009) "Allo spettatore europeo resterà ostica la questione delle giurisdizioni dei singoli Stati, che terminavano ai loro confini. Allora il crimine federale era una figura meno diffusa di quanto lo sia oggi. Perché bastava un'auto, come prima era bastato un cavallo, per stabilirsi altrove quasi serenamente. Ma vediamo all'essenziale. Milius aveva capito da Raymond Chandler che non esiste una faccia pulita del dollaro. Perciò aveva messo sullo stesso piano il cacciato (Dillinger) e il cacciatore (Purvis). Mann ci prova, ma non ci riesce. Rende Purvis più rispettabile, ma anche più grigio, fino all'acquiescenza verso il doppiopetto (e negligé di seta, nell'intimità) del capo dell'Fbi, Edgar Hoover. Insomma, tutto funziona e nulla rimane di 'Nemico pubblico'." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 novembre 2009) "Fa piacere ritrovare Depp in un ruolo adulto e in una recitazione a basso voltaggio. L'attore, 47 anni, sfodera il suo carisma, credibile in Borsalino e mitra Thompson, mentre alterna lampi di fredda ferocia agli slanci romantici verso la compagna Billie Frenchette." (Arianna Finos, 'Il Venerdì', 06 novembre 2009) "Il regista Michael Mann, ispirandosi al romanzo criminale 'Nemico Pubblico' di Bryan Burrough, ha realizzato un racconto molto bello, pacato e crudele. Su assedi e fughe grava una strana malinconia, Johnny Depp impersona benissimo l'eleganza cattiva, triste e innamorata del giovane gangster." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 06 novembre 2009) Note - TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI C'E' ROBERT DE NIRO.

Mafalda. E' arrivata la primavera
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Videoregistrazioni: DVD

Mafalda. E' arrivata la primavera [Videoregistrazione] / Quino

: Dynit kids : Terminal video Italia, 2010

La sconosciuta
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La sconosciuta [Videoregistrazione] / regia di Giuseppe Tornatore

: Medusa home entertainment, 2006

Abstract: Di Irena non si sa molto, solo che è arrivata in Italia dall'Ucraina. O forse è tornata, dopo alcuni anni, per chiudere un conto. Con l'aiuto di un portinaio interessato (Haber), trova lavoro presso la famiglia Adacher, una coppia di orafi con una figlia affetta da una cronica incapacità di difendersi. Irena si occupa della piccola, la conquista e le insegna a reagire. Sembra cominciare a trovar pace, ma ecco che si ripresenta il male che ha deciso del suo passato e che ha le sembianze dell'aguzzino Muffa (Placido). La Sconosciuta di Giuseppe Tornatore arriva a quasi sei anni di distanza da Malena. Il regista di Bagheria ha avvolto il tournage nel mistero, assicurandosi che nessuno parlasse o sapesse nulla del film che preparava. Scopriamo ora che questo mistero prosegue e oltre, svelandosi solo poco alla volta, in un racconto che interseca piani temporali diversi, come avveniva in uno dei suoi precedenti e migliori lavori, Una pura formalità, col quale condivide anche un ribaltamento finale d'effetto. Meno enigmatico, più chabroliano nel suo inserire la protagonista come un detonatore d'esplosivo all'interno di una famiglia borghese, il film ha il grande pregio di presentarsi più secco e nudo degli altri, spoglio d'enfasi espressive e non costruttive. Un cast di attori noti –Favino, Gerini, Degli Esposti, Buy, Molina- vortica senza protagonismi attorno alla "sconosciuta" Xenia Rappoport, interprete russa di scuola teatrale, cuore e corpo del film, che sulla sua figura si regge senza barcollare. La schiavitù sessuale delle ragazze che entrano nel nostro paese dalla frontiera orientale non è qui materia da denuncia sociale ma sfondo di un incalzante thriller psicologico macchiato di orrore che ci aggancia fino agli ultimi minuti, quando fa capolino qualche inquadratura troppo lunga, sussulti di sentimentalismo che, in coda, non inquinano ormai più. Certo l'immaginario di Tornatore circa le compravendite sessuali, le scale a chiocciola e i soldi sporchi non è estraneo all'influsso delle immagini di altri maestri, ma tuttavia il film trova una sua identità precisa e incisiva e un'atmosfera che deve tanto alla luce mitteleuropea di Trieste. L'emozione nasce dalla centralità di Xenia/Irena, dalla forza di un personaggio femminile che cerca di riconquistare un pezzo della sua vita e della sua femminilità che le è stato rubato con il ricatto e la violenza. Nell'inquadrarla, nel seguirla, nel calibrare il proprio ritmo sul suo respiro sospeso dalla paura, Tornatore dà prova di riuscire a nascondere, per una volta, i virtuosismi della macchina da presa e a farli sparire dentro la storia che racconta, a tutto vantaggio del godimento dello spettatore.

Il brigante di Tacca del lupo
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Videoregistrazioni: DVD

Il brigante di Tacca del lupo [Videoregistrazione] / regia di Pietro Germi

: Dolmen home video, 2008

Abstract: 1863: i bersaglieri del capitano Giordani devono liberare una zona della Lucania dai briganti di Raffa Raffa, fedeli ai Borboni. Il capitano è per i metodi spicci, il commissario Siceli predilige l'astuzia. Da un racconto di Riccardo Bacchelli, sceneggiato dal regista con F. Fellini, T. Pinelli e F. Tozzi. Moralista influenzato da Ford, Germi ha fatto un western militare di robusto impianto narrativo dove Nazzari campeggia come il monumento di sé stesso. La contrapposizione complementare tra A. Nazzari/soldato blu nordista e il commissario sudista e volpone è da sola una piccola lezione di storia.AUTORE LETTERARIO: Riccardo Bacchelli

L' uomo di paglia
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Videoregistrazioni: DVD

L' uomo di paglia [Videoregistrazione] / regia di Pietro Germi

: Dolmen home video, [2008]

La figlia della neve
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Libri Moderni

McGrath, M. J.

La figlia della neve / M. J. McGrath ; traduzione di Valentina Ricci

Milano : Rizzoli, 2011

Abstract: Non esiste al mondo luogo più affascinante dell'Artico: ultima frontiera selvaggia e regno estremo della natura e della bellezza. Né esiste al mondo luogo più duro: qui la luce ferisce gli occhi, il gelo spacca la pelle, l'isolamento e la solitudine svuotano l'anima e possono condurre alla pazzia. Gli inuit lo sanno da sempre, e da sempre si conquistano ogni giorno, con caparbietà e con fatica, il diritto a godere del loro impossibile paradiso tra i ghiacci. Ai bianchi che vengono da sud - i qalunaat - guardano con diffidenza, anche se spesso sono le uniche fonti di guadagno. Edie Kiglatuk, cacciatrice e maestra nell'unica scuola elementare, arrotonda il misero stipendio accompagnando i ricchi turisti che vogliono provare il brivido dell'avventura estrema, e con lei c'è Joe, il figliastro. E sono proprio i due a fare da guida a un gruppo di americani che vogliono ritrovare i resti di Sir James Fairfax. Ma dalla spedizione il giovane Joe torna sconvolto, e poco dopo si toglie la vita. A questo gesto disperato e inspiegabile va ad aggiungersi un'altra morte, forse troppo frettolosamente archiviata come incidente: quella di un turista giunto nella zona per una battuta di caccia e ucciso, così sostiene la polizia, da un colpo partito per sbaglio dalla sua stessa arma. In entrambi i casi Edie non crede alla versione ufficiale e comincia a indagare...

La memoria del vento
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Libri Moderni

Mustian, Mark T.

La memoria del vento / Mark T. Mustian ; traduzione di Velia Februari

Milano : Piemme, 2011

Abstract: Emmett Conn è sempre stato un uomo senza passato. La vita che ricorda è iniziata quando aveva più o meno vent'anni, durante la Prima guerra mondiale, nell'ospedale inglese dove si è risvegliato dopo essere stato ferito in battaglia. Privo di memoria, ci avrebbe messo un anno per strappare all'oblio pochi, essenziali dettagli: si chiamava Ahmet Kahn ed era turco. Del resto, più nulla. Ora ha novantadue anni, è cittadino americano, vedovo della donna che l'ha salvato, l'infermiera che l'ha portato con sé negli Stati Uniti, dove lui ha lavorato duramente per mantenere la sua nuova famiglia, ha imparato una nuova lingua, si è costruito una nuova identità. Ma proprio ora, all'insorgere di una grave malattia, il presente acquista per Ahmet/Emmett contorni sempre più sfocati, lasciando trapelare ricordi da tempo sepolti. All'inizio sembrano incubi, o allucinazioni provocate dalle pesanti cure cui l'uomo è sottoposto. Vede colonne di deportati che subiscono sofferenze e abusi di ogni tipo, e un giovanissimo gendarme turco, testimone partecipe di quelle atrocità inflitte al popolo armeno. Su tutto, si staglia l'immagine di una ragazza di singolare bellezza, che il soldato, dopo averla maltrattata, finisce per proteggere. Per lei è pronto a uccidere, a disertare. A cambiare. L'anziano Emmett dovrà riconoscere in quel gendarme se stesso e in quella giovane armena, Araxie, il suo primo e perduto amore. E così il ricordo di quegli occhi inconfondibili lo spinge a intraprendere una ricerca che ha dell'impossibile.

Il suono della neve che cade
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Libri Moderni

Flanagan, Richard <1961->

Il suono della neve che cade / Richard Flanagan ; traduzione di Alessandra Emma Giagheddu

Frassinelli, 2011

Abstract: Sonja vive sola a Sidney e quando scopre di essere incinta decide che è arrivato il momento di fare i conti con i ricordi dell'infanzia. Così torna in Tasmania per incontrare suo padre, ormai vecchio e distrutto, e chiedergli conto di tutto il male che le ha fatto e del suo definitivo abbandono. Anni di odio e di rancore riportano in vita i fantasmi del passato, e soprattutto la verità nascosta. Per Sonja sarà una rivelazione tragica, ma anche un modo per riconciliarsi con la propria vita.

L'isola prigione
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Libri Moderni

Cappellani, Ottavio <1969->

L'isola prigione / Ottavio Cappellani

Milano : Mondadori, 2011

Abstract: Un delitto efferato sulla plaja di Catania. Un giovane turista scandinavo viene trovato morto, dilaniato, irriconoscibile. Tanto che si pensa sia stato sbranato da una muta di cani. Ma le indagini della polizia lasciano emergere una verità sconvolgente: le impronte sul corpo del giovane sono prodotte da denti umani, appartenenti a un solo individuo. E poche ore dopo, in diretta televisiva, una cronista viene sbranata da un suo simile... Sull'isola si diffonde il panico, la fobia per la presenza dei cannibali provoca disordini. Interviene l'esercito - anzi gli eserciti -, ma non è chiaro per difendere chi da chi, o da cosa; si parla di guerra civile, ma di nuovo non si sa di chi contro chi. La popolazione viene invitata a evacuare l'isola. E per quelli che decidono di restare, c'è solo paura. È in questo scenario irreale eppure, drammaticamente, verosimile, che sono destinati a incontrarsi i tre protagonisti di questo romanzo: Michela, bella, irrequieta e solitaria guardia forestale; Gabriele, aspirante documentarista in cerca di una storia sensazionale dove mostrare roba vera spacciata per finta; Turuzzieddu, ragazzino siciliano fin nel profondo del dialetto, che il potere dei mostri l'ha sentito nelle grida di suo padre e sua madre. Nessuno di loro sa quanto coraggio dovrà dimostrare, nessuno sospetta che nell'isola abbandonata alla ferinità più ancestrale l'amore e la fiducia si riveleranno le sole possibilità di sopravvivenza.

L'amore inquieto
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Libri Moderni

Deghelt, Frederique

L'amore inquieto / Frederique Deghelt ; traduzione di Margherita Belardetti

[Milano] : Frassinelli, 2011

Abstract: Lysange crede di sapere tutto del mondo: non c'è luogo che non conosca e non c'è storia che non abbia vissuto e raccontato. Il suo successo di scrittrice le garantisce una solida sicurezza e il suo matrimonio è perfettamente cristallizzato in una routine senza scosse. Lysange ha quarantacinque anni e un bisogno prepotente di fuggire. L'impazienza la spinge ad accettare la corte di Pierre - sfiorato nell'andirivieni di un aeroporto - che riaccende in lei un desiderio bruciante e imprevisto, tanto da minacciare l'apparente equilibrio della sua vita. Allora decide di allontanarsi da tutto e tutti, e accoglie l'invito del vecchio Tomas a trascorrere qualche giorno nella sua casa di Cap-Ferret, sulle sponde dell'Atlantico. In quel rifugio solitario spera di ritrovare la pace. Ma una sera si imbatte in un taccuino gualcito dal tempo e datato anni Cinquanta. E il diario intimo e sorprendentemente appassionato di suor Madeleine. Giovanissima, Madeleine non sa niente del mondo. Ha appena preso i voti quando decide di partire per il Sudamerica, guidata da una fede ardente e ancora ingenua. La sua anima coraggiosa e imprudente non sa che quel viaggio è destinato a cambiarle la vita. Perché in Brasile Madeleine incontra un avventuriero dal fascino misterioso, che desta in lei un sentimento lacerante. La vita di Lysange e quella di Madeleine si dipanano all'unisono lungo le pagine del diario, forse legate da qualcosa di più delle loro inquiete passioni.

Il visconte
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Libri Moderni

Brera, Paolo <1949-> - Cappi, Andrea Carlo <1964->

Il visconte / Brera & Cappi

[Milano] : Sperling & Kupfer, 2011

Abstract: Il nizzardo José Pau alias il Visconte, reduce da avventurose missioni nella guerra di Crimea, è incaricato personalmente da Napoleone III di indagare sui movimenti austriaci, piemontesi e rivoluzionari nel Lombardo-veneto, alla vigilia di un conflitto che appare inevitabile. Amante dei fucili e della bella vita, pronto a cambiare identità e alleanze a seconda del momento, il Visconte nasconde molti segreti. E nel suo mondo non c'è spazio per i sentimenti. Eppure gli basta uno sguardo per innamorarsi di Speranza Schmertz, giovane donna ribelle alle regole del proprio tempo. Divisa tra il suo sangue austriaco e la passione che infiamma i giovani patrioti della Milano in cui è nata e cresciuta, Speranza vorrebbe prendere le armi e combattere per l'indipendenza d'Italia. Ignora che il padre, il barone Schmertz von Niernstein, è il capo della polizia segreta del Lombardo-veneto, e che ha appena affidato una duplice missione allo spietato e misterioso agente Victor de Larnac: scovare il Visconte nonché vegliare su di lei e sulle sue pericolose amicizie. Mentre il Visconte si muove tra salotti nobiliari, covi di cospiratori e campi di battaglia, l'Italia è ancora divisa tra i Savoia e il Papa, gli Asburgo e i Borboni. Il vero obiettivo di José Pau è sopravvivere e tornare da Speranza, ma deve prima affrontare quella che potrebbe essere la sua ultima missione: fermare il generale Garibaldi prima che cambi il corso della Storia.

Il gatto
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Libri Moderni

Simenon, Georges <1903-1989>

Il gatto / Georges Simenon ; traduzione di Marco Bevilacqua

Milano : Adelphi, 2011

Abstract: Da anni, ormai, Émile Bouin e Marguerite Doise non si rivolgono più la parola, e comunicano solo attraverso laconici, ma non per questo meno crudeli, bigliettini. Ciascuno fa la spesa per conto suo, ciascuno ha una sua dispensa, e ciascuno mangia, da solo, a un orario diverso da quello dell'altro. Del resto, niente li predisponeva a formare una coppia armoniosa: lei è magra, pallida, impettita e irreprensibile; lui tarchiato e sanguigno; lei ha alle spalle gli splendori di una famiglia dell'alta borghesia caduta in rovina e il ricordo di un primo marito musicista; lui viene dal mondo operaio, e nel suo passato ci sono le balere in riva alla Senna, i piaceri semplici del proletariato della banlieue, e una moglie allegra e polposa morta troppo presto. Lei detesta l'odore del sigaro toscano e i modi rozzi dell'uomo; lui trova irritanti le leziosità della donna. L'odio ha preso corpo in un momento preciso, quando Émile si è convinto che sia stata Marguerite a uccidergli l'amatissimo gatto - e si è vendicato sul pappagallo da lei prediletto. Un odio che da allora si è solidamente installato tra loro, diventando, come scrive Benoît Denis, un sentimento puro, senza ombre e senza contaminazioni, del quale non possono fare a meno perché è per entrambi l'unica ragione di vita, e l'unica barriera contro la morte.

Nel buio
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Libri Moderni

Grebe, Camilla - Traff, Asa

Nel buio / Camilla Grebe, Asa Traff ; traduzione di Renato Zatti e Gabriella Bonalumi

Milano : Piemme, 2011

Abstract: Siri Bergman è tranquilla, rassicurante, dominata da quella calma apparente che dà ai suoi pazienti la certezza di potersi affidare a lei per combattere le loro paure. Perché da una psicoterapeuta è questo che ci si aspetta. Eppure, a trentaquattro anni, la sua vita è attratta da un buco nero che ogni giorno minaccia di inghiottirla: da quando suo marito è morto, lasciandola sola in una casa che parla di lui in ogni dettaglio, nulla è più come prima. Era stata un'idea di Stefan quella di vivere fuori Stoccolma, immersi nella natura silenziosa che in Svezia regala atmosfere da sogno. Ora però quel silenzio tiene Siri sveglia la notte, preda di una paura irrazionale dalla quale trova troppo spesso rifugio nell'alcol. La sensazione che qualcuno la spii nel buio parrebbe essere una semplice ossessione, fino al giorno in cui qualcuno inizia davvero a minacciarla, lasciando tracce inquietanti della propria presenza. E quando, tra le onde che lambiscono il pontile davanti al suo cottage, Siri scorge il corpo inanimato di Sara Matteus, una sua giovane paziente con un passato di droga e di violenze, la situazione precipita. Una lettera d'addio trovata sugli scogli fa pensare a un suicidio, ma l'autopsia non lascia dubbi: Sara non si è data la morte, qualcuno lo ha fatto per lei. Le indagini della polizia si concentrano sulla cerchia dei collaboratori e soprattutto dei pazienti di Siri, tracciando il ritratto di un'umanità fragile in cui è facile si annidino istinti violenti...