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Trovati 15485 documenti.

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Il silenzio del lottatore
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Milone, Rossella

Il silenzio del lottatore

minimum fax, 03/09/2015

Abstract: Una ragazzina scopre l'attrazione ascoltando i racconti di una vecchia che si aggira come un cieco nei labirinti della memoria. Una bella adolescente sperimenta come il sesso, oltre a essere uno strumento di piacere (e di potere), possa portare senza volerlo a tradire le amicizie. Una ragazza appassionata lotta per quello che si illude sarà l'amore della sua vita. Un'altra, disposta a soffrire ma soprattutto capace di ferire, cerca di ritrovare la propria strada dopo un disastro sentimentale. Una donna nel pieno degli anni si mette di fronte al proprio matrimonio come davanti a uno specchio, e cerca di salvarlo. Il silenzio del lottatore è una meravigliosa educazione sentimentale e al tempo stesso una raccolta di racconti in cui sensualità, durezza, dramma, cauta e segreta speranza danno vita a una narrazione in grado di parlare a ognuno di noi. Nelle storie della Milone – che ha studiato alla scuola di Alice Munro e di Elizabeth Strout – è soprattutto il senso di sfida, il gusto per la scoperta, la coraggiosa e continua apertura verso il futuro a farne forse la scrittrice che in Italia stavamo aspettando da anni.

Il viaggio d'inverno di Schubert. Anatomia di un ossessione
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Bostridge, Ian

Il viaggio d'inverno di Schubert. Anatomia di un ossessione

Il Saggiatore, 05/11/2015

Abstract: Nel 1825, in tournée a Salisburgo, Schubert scrive al fratello di aver creato una forma d'arte inedita: "La maniera in cui Vogl canta e io eseguo l'accompagnamento, dando corpo a un unico interprete, è qualcosa di nuovo e mai udito". Nasce il Lied moderno: qualcosa di "perfetto" che sublima una pratica popolare e la indirizza verso la sua completa metamorfosi, quel Canto della Terra di Mahler che non vede più confini fra art song e sinfonia. Schubert compone i ventiquattro Lieder per voce e pianoforte di Winterreise, Viaggio d'inverno, tra il 1827 e il 1828, verso la fine della sua breve vita, musicando le poesie che Wilhelm Müller aveva pubblicato nella rivista, sospetta al governo prussiano, Urania e nei Deutsche Blätter. Inizia qui la storia di un'opera tra le più note e frequentate – da interpreti e ascoltatori – della musica cosiddetta classica. Ian Bostridge, uno dei massimi interpreti di Lieder di oggi, sedotto fin dall'adolescenza dalla Winterreise, ne esplora ogni aspetto. Racconta la trama, che Schubert stesso ha volontariamente sottratto, frammentato, rendendo il suo Wanderer – il suo viandante che cammina su strade innevate e ventose, bandito (o forse in fuga) da una casa calda e un tempo accogliente – un personaggio inquieto, fortemente byroniano, inevitabilmente affascinante. Affronta ogni emozione – perdita, dolore, solitudine, disperazione, ironia a volte – ingigantita dal paesaggio notturno e invernale, e la attraversa, viandante lui stesso nella musica di Schubert. La lettura supera la suggestione personale, per aprirsi al mondo che ha creato la Winterreise e al mondo che l'ha accolta, e ogni Lied diventa l'occasione per collocare l'opera nel suo contesto storico e trovare connessioni nuove e impreviste, letterarie, visive, psicologiche, scientifi che e politiche. E naturalmente musicali: in una composizione così estesa come quella del Viaggio d'inverno sono presenti schemi ricorrenti e artifici armonici che meritano di essere rilevati, e Bostridge lo fa con un approccio che si potrebbe definire fenomenologico, tracciando traiettorie soggettive e culturalmente connotate, piuttosto che catalogando modulazioni, cadenze, terzine, pianissimo e fortissimo. Al centro del Viaggio d'inverno di Schubert è la musica nella sua totalità, perché, come Müller afferma, "le mie canzoni vivono una vita a metà, un'esistenza cartacea di bianco e nero, finché la musica non soffia in loro la vita".

Improvviso il Novecento. Pasolini professore
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Meacci, Giordano

Improvviso il Novecento. Pasolini professore

minimum fax, 26/11/2015

Abstract: "Mi alzo alle sette, vado a Ciampino (dove ho finalmente un posto di insegnante, a 20.000 lire al mese), lavoro come un cane (ho la mania della pedagogia), torno alle 15, mangio, e poi..." È il 1952, e Pier Paolo Pasolini può dedicarsi alla letteratura solo "poi", nel libero dall'insegnamento. Attorno agli anni ciampinesi di Pasolini e ai ricordi dei suoi alunni e dei suoi amici (Bertolucci, Cerami, Pivano) – quei primi anni Cinquanta in cui nasceva Ragazzi di vita – Meacci costruisce un libro che è al contempo saggio, reportage, diario di viaggio e racconto, e in cui trova posto un'intera teoria di figure del nostro Novecento (e non solo): Totò, Fellini, Hemingway, gli sfollati del dopoguerra, Mizoguchi, il Vangelo, Mantegna, le tradizioni contadine, Simone Martini, il comunismo, Anna Magnani, Goldrake e Happy Days, l'America,Roma, il terremoto del Friuli, la grande poesia, la "scomparsa delle lucciole".

Io fascista. 1945-1946. La testimonianza di un superstite
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Pisanò, Giorgio

Io fascista. 1945-1946. La testimonianza di un superstite

Il Saggiatore, 12/11/2015

Abstract: L'8 settembre 1943 il generale Badoglio rende pubblico l'armistizio di Cassibile e insieme al re fugge da Roma per mettersi in salvo a Brindisi, sotto la protezione dell'esercito Alleato. Le armate tedesche approfittano del caos per occupare gran parte dei centri nevralgici del paese. Colto di sorpresa, il popolo italiano è allo sbando, privo di punti di riferimento. È l'inizio della guerra civile.Ottocentomila giovani decidono di difendere la Repubblica sociale italiana: rifiutano quella resa senza condizioni, quell'improvviso rovesciamento di fronte; continueranno a combattere per una causa ormai persa. Io fascista è la testimonianza di uno di loro. Giorgio Pisanò, che militò nella Decima Mas e che ha sempre rivendicato con forza quelle scelte, ripercorre qui i giorni della guerra civile e della Rsi, così come i giorni successivi alla sua fine: dalla ritirata nel ridotto alpino valtellinese – nella vana attesa di Mussolini – agli ultimi combattimenti della "colonna Vanna" che, circondata dalle forze partigiane, si arrende il 28 aprile 1945.Pisanò trascorre lunghi mesi di prigionia: dal carcere di Sondrio viene trasferito a San Vittore, e infine – accompagnato dal costante timore di un'esecuzione sommaria – al 370 POW, il gigantesco campo di detenzione inglese a Rimini. Chiuso in uno stanzone con altri quattrocento uomini, viene rilasciato soltanto il 7 novembre 1946, quando la guerra è finita ormai da più di un anno e mezzo.Grazie alle memorie, agli appunti, alle fotografie e alle lettere portate in salvo da Pisanò, Io fascista aiuta a far luce sulle ultime ore della Rsi – uno dei momenti più drammatici della storia italiana – in una prospettiva schiettamente di parte, indigesta e per questo imprescindibile.

Io sono
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Genna, Giuseppe

Io sono

Il Saggiatore, 25/09/2015

Abstract: L'inizio del nuovo millennio coincide con l'espansione della galassia di pratiche e studi psicologici: sempre meno psicanalisi, sempre più indirizzi psicoterapeutici. E le neuroscienze, pur avendo conosciuto un incredibile sviluppo, continuano a adottare un atteggiamento funzionalista che si rivela ineffi cace nell'affrontare il disagio esistenziale e psicologico, mai come oggi così diffuso e capillare. Si avverte la necessità di una nuova epistemologia che si configuri come scienza degli stati interiori, capace di affrontare la domanda a cui le neuroscienze non rispondono – che cos'è la mente? – e organizzare un intervento terapeutico che soddisfi il radicale bisogno di senso sperimentato da ogni paziente psicanalitico. Questa nuova epistemologia, in realtà antichissima, si fonda sulla coscienza, intesa come sensazione di essere e della continuità di essere. Irriflessa, persistente, priva di relazioni, questa sensazione non abbisogna di memoria: svanite le identificazioni individuali, accantonati i particolarismi che di ciascuno di noi costituiscono il vissuto personale, rimane un sentire che non nasce, non muta, non muore. In questa prospettiva di superamento dell'io si individua un percorso terapeutico sismico, che, dopo il franamento degli strati geologici rappresentati dalle peculiarità psichiche, passa attraverso l'istante in cui la coscienza esperisce il proprio autoriconoscimento e dunque la ricomposizione di ogni frattura, di ogni dualità: di ogni trauma. Strumento privilegiato per l'emersione di questi "istanti coscienziali" è il testo: se infatti ciascuno di noi vive nel mondo in base a un'idea di leggibilità del mondo stesso, è precipuamente nel testo letterario – attraverso modalità e strategie come lo zero tragico identificato da Friedrich Hölderlin e la sagomatura e la trasmissione del vuoto – che per un istante, come quando ci si sveglia, non si ascolta, non si vede, non si pensa: si sente soltanto che si è e si fa l'esperienza irrinunciabile dell'unicità. In questo saggio che è anche una dichiarazione dirompente di poetica, lucida e senza esitazioni, Giuseppe Genna indaga una faglia ancora inesplorata – fra lo scientismo intransigente dell'epistemologia classica e le esperienze concrete dei metafisici occidentali e orientali – e, pur senza rinunciare alla solidità quasi materica della struttura argomentativa, solleva il lettore sopra la voragine dove l'io svanisce – e non c'è più paura.

Kebab per due
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Tani, Daniela

Kebab per due

Autodafé Edizioni, 24/11/2015

Abstract: Hamed, pachistano emigrato a Firenze, si ritrova per una serie di circostanze a perdere il lavoro e la rete di protezione della comunità. Senza documenti in regola, pressato dalle richieste di soldi da parte della famiglia e infine incoraggiato dal suo amico e amante, che lo vuole ricco e ben inserito, entrerà in contatto con una realtà sociale totalmente diversa da quella in cui è vissuto fino ad allora e prenderà in considerazione la possibilità di sposare una donna italiana, Fiora. La posta in gioco è alta: il matrimonio gli assicurerebbe il tanto agognato permesso di soggiorno, una vita agiata e come premio finale la cittadinanza italiana. Ma non tutto andrà secondo i suoi piani.

L'eroe oscuro dell'età dell'informazione. Alla ricerca di Norbert Wiener, il padre della cibernetica
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Conway, Flo - Siegelman, Jim

L'eroe oscuro dell'età dell'informazione. Alla ricerca di Norbert Wiener, il padre della cibernetica

Codice Edizioni, 11/12/2015

Abstract: Chi è Norbert Wiener? Pochi lo sanno, eppure ha cambiato le nostre vite: ci ha fornito gli strumenti che utilizziamo per muoverci nel nostro tempo intricato e complesso; senza di lui non esisterebbero la teoria dell'informazione, il concetto di computaione e l'idea di rete cimeli conosciamo oggi; è il padre della cibernetica. Conway e siegelman danno voce a questo "eroe oscuro", raccontando la vita straordinaria di un uomo straordinario, carica di luci e ombre, di voli e cadute. Bambino prodigio, matematico geniale vittima del maccartismo a causa delle sue idee progressiste, genio eccentrico ed esplosivo in lotta con una sindrome maniaco-depressiva, Wiener non smise mai di mettere in guardia la società dalle possibili conseguenze derivanti dalle tecnologie ispirate alle sue ricerche. L'eroe oscuro dell'età dell'informazione ripercorre la storia di un'intelligenza smagliante, offrendo una chiave di lettura unica per comprendere la radice dell'intreccio tra scienza, tecnologia, cultura e società che caratterizza le nostre vite.[BIO]Flo Conway e Jim siegelman, collaboratori del "New York Tims", del "Los Angeles Times" e del "Science Digest", esperti di cambiamenti sociali, sono famosi per i risultati del loro giornalismo investigativo

La casa del debito
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Mian, Afif - Sufi, Amir

La casa del debito

Il Saggiatore, 19/11/2015

Abstract: La crisi scoppiata nel 2008 ha cancellato otto milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti, e più di quattro milioni di case sono state pignorate. È solo una coincidenza che negli anni precedenti gli Usa abbiano assistito a un vertiginoso indebitamento delle famiglie?Armati di una stupefacente mole di dati, Atif Mian e Amir Sufi mostrano che tanto la Granderecessione dei nostri giorni quanto la Grande depressione degli anni trenta sono state provocate da un aumento dei debiti delle famiglie, seguito da una significativa diminuzione delle spese per consumi. Così si formano, per poi esplodere drammaticamente, le bolle finanziarie, come esemplificano anche il boom e il successivo crollo del mercato immobiliare in Spagna e in Irlanda. Scoppiata la crisi, i governi statunitensi e la Federal Reserve hanno salvaguardato istituti finanziari e creditori, ma per riequilibrare il sistema avrebbero dovuto difendere i mutuatari in difficoltà, condonando almeno in parte i loro debiti.Il problema non è la "stretta creditizia", il famigerato credit crunch: aumentare il flusso del credito è disastrosamente controproducente. Per evitare nuove bolle è necessario affrontare più direttamente il vero problema, cioè il debito, e interrompere il circolo vizioso delle perdite forzate a cui vanno incontro le famiglie indebitate: per esempio favorendo la diffusione dei contratti di mutuo a responsabilità condivisa.Possiamo e dobbiamo prevenire il verifi carsi di nuove crisi: per farlo occorre un'analisi accurata, complessa e non ideologica di quanto successo negli ultimi anni. La casa del debito è in questo senso un contributo fondamentale, sorretto da ricerche meticolose ed esempi illuminanti, che si distingue dalla copiosa letteratura sulla Grande recessione per l'inedita capacità di alternare il primissimo piano sugli attori economici – a cominciare dalle famiglie – e uno sguardo a tutto campo, che dagli Stati Uniti muove verso l'Europa.

La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale
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Husserl, Edmund

La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale

Il Saggiatore, 20/11/2015

Abstract: Scritta negli anni immediatamente precedenti la Seconda guerra mondiale ma apparsa postuma nel 1954, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale è un'opera decisiva nella storia del pensiero occidentale, nata da un'urgenza profonda di Edmund Husserl: recuperare il senso più autentico della filosofia, in opposizione al rigido obiettivismo delle scienze di meri fatti, astratte dai soggetti, le quali, nelle sue parole, non possono che creare "meri uomini di fatto".Se difettano a queste scienze gli strumenti e le risorse per rispondere ai problemi più importanti dell'uomo – primo fra tutti il problema del senso dell'esistenza –, spetta al pensiero filosofico di guidare l'uomo moderno, ricostruendo la fiducia in una ragione assoluta che dia senso al mondo, alla storia, all'umanità. La scienza non ha sempre fondato la propria verità nell'obiettività che ne domina il metodo a partire dal Positivismo, ma all'alba del Novecento sembra ormai aver messo da parte tutti i problemi di ordine metafisico, e in particolare le questioni ultime e supreme, come quella della ragione, che dovrebbero rappresentarne il cardine.Testo imprescindibile per chiunque voglia accostarsi alla fenomenologia, La crisi delle scienze europee è anche la testimonianza più lucida e profetica del pensiero di Husserl: negli anni trenta, il filosofo scriveva che "noi uomini del presente siamo di fronte al grave pericolo di soccombere nel diluvio scettico", e quel pericolo è oggi ancora più tangibile. Per questo, a più di cinquant'anni dalla prima pubblicazione in italiano, il Saggiatore ripropone, nella storica traduzione di Enrico Filippini, questo classico che – come il Discorso sul metodo di Cartesio e la Fenomenologia dello spirito di Hegel – non smette di essere nostro contemporaneo.

La danza dei fotoni. Da Einstein al teletrasporto quantistico
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Zeilinger, Anton

La danza dei fotoni. Da Einstein al teletrasporto quantistico

Codice Edizioni, 16/10/2015

Abstract: "Una misteriosa interazione istantanea a distanza". Così Einstein liquidò con una certa diffidenza uno dei fenomeni più bizzarri e sfuggenti della meccanica quantistica: l'entanglement, un "intreccio indissolubile" grazie al quale è possibile trasferire alcune proprietà delle particelle in altre particelle, senza ritardo temporale. È come lanciare un dado e sapere che il suo "gemello", anche se posto a grandissima distanza, è in grado di replicare nel medesimo istante lo stesso identico numero. Ma quello che aveva infastidito Einstein è diventata la magnifica ossessione di Anton Zeilinger, il fisico austriaco che ha definitivamente dimostrato che quella misteriosa interazione è una suggestiva coreografia, un fenomeno reale con applicazioni pratiche molto promettenti.[BIO]Fisico austriaco specializzato in meccanica quantistica, professore universitario e direttore della sede viennese dell'Institute for Quantum Optics and Quantum Information, Anton Zeilinger è considerato un pioniere del teletrasporto quantistico. In Italia ha pubblicato "Il velo di Einstein" (Einaudi, 2005).

La promessa
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Cocco, Giovanni

La promessa

Nutrimenti, 05/11/2015

Abstract: La mattina del 24 marzo 2015, il volo 4U9525 della Germanwings partito da Barcellona con destinazione Düsseldorf precipita sul massiccio dei Trois-Évêchés, nel versante francese delle Alpi. Centoquarantaquattro passeggeri e sei membri dell'equipaggio. Nessun sopravvissuto. La scatola nera rivela la sconcertante verità: a causare la strage è stata la volontà suicida del copilota, Andreas Lubitz. Il clamoroso incidente sottrae alla quotidianità l'ex giornalista Vincent De Boer, e lo proietta nel microcosmo di Le Vernet per raccontare l'indicibile. L'indagine in presa diretta – la cronaca – diventa parabola universale. Il gesto folle di un uomo assurge a una dimensione collettiva. Dopo il successo ottenuto con "La Caduta", finalista al Premio Campiello 2013, Giovanni Cocco torna con il secondo capitolo del suo romanzo globale. Un libro inquieto e lacerante, capace come pochi di raccontare i tempi moderni.

La scatola del signor Hulford
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Taschini, Giorgio

La scatola del signor Hulford

Il Saggiatore, 04/06/2015

Abstract: Farid è un giornalista di origini irachene. Dopo anni di assenza torna a Baghdad per seguire le prime elezioni democratiche dopo la caduta di Saddam. Nel tentativo di recuperare una scatola sepolta nel giardino della sua vecchia casa, un suo amico viene ucciso. Shaimà sta attraversando il deserto diretta a Baghdad. Con sé ha un po' di soldi. È sicura che saranno suffi cienti per trovare qualcuno disposto ad aiutarla, qualcuno in grado di liberarla dalla vita che porta in grembo. Tim è un soldato americano, tornato dall'Iraq a causa di una ferita riportata in un'esplosione. Un giorno riceve un'e-mail da un commilitone: un loro compagno gli ha spedito i nastri girati durante i pattugliamenti a Baghdad e si è impiccato. Tre personaggi, tre destini che si incrociano in una Baghdad da incubo e che si compiranno dall'altra parte del mondo, in un paesino sui monti Appalachi, dentro una vetrinetta del motel del signor Hulford, dove sono conservati alcuni cimeli dell'11 settembre. In una scatola di latta. Alcuni dicono che la scatola si mette a luccicare quando il signor Hulford la posa sul petto delle persone. A volte, quando dorme, il signor Hulford sogna che nel motel viene il diavolo per rubargli la scatola.È un uomo servizievole e gentile, il diavolo. Li voglio tutti, dice, dammi tutti i peccati che ci sono dentro quella scatola. Ma il signor Hulford non si spaventa mai, e sussurra al diavolo le parole di Dylan Thomas: E la morte non avrà più dominio.Creare un autentico romanzo nel nostro tempo, nell'era della post-globalizzazione e della sconcertante favola a cui la espone il nuovo mondo trasformato: è la promessa riuscita di questo racconto che si insinua e persiste, dilaga in quell'immersione che è la lettura di un'opera artistica compiuta, e quindi necessaria. Se la risposta della letteratura ai tempi di crisi è sempre ambigua e spesso si avvale di una difesa strenua della complessità, a volte facendosi illeggibile e respingente, Giorgio Taschini sceglie la strada di una narrazione apparentemente piana, esplosa al rallentatore, orizzontale e ubiqua, che rimbalza da una Baghdad descritta con precisione satellitare a un'America talmente realistica da risultare onirica, e introduce in un'atmosfera straniata, che quotidianamente viviamo perché da decenni la vediamo su qua lunque schermo. E schermo privilegiato è la letteratura, che con il suo eterno racconto ammalia e muta la percezione del mondo, e accoglie le esistenze che sembrano chiedere una redenzione qualsiasi al mistero stesso in cui sono immerse.

La scienza del linguaggio
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Chomsky, Noam

La scienza del linguaggio

Il Saggiatore, 19/11/2015

Abstract: Noam Chomsky è l'intellettuale americano più significativo degli ultimi cinquant'anni. Filosofoe pensatore politico, attivista nelle battaglie per i diritti umani, Chomsky ha costruito nel tempo un corpus imponente di scritti che spaziano dall'analisi dell'attualità statunitense alle ultime conquiste dell'intelligenza artificiale. Questi campi di indagine non hanno tuttavia distolto la sua attenzione da quella che rimane la costante più evidente del suo pensiero: la teoria linguistica, e in particolare la riflessione sull'origine, la natura e la funzione del linguaggio.In questo libro di interviste con James McGilvray – arricchito da un dettagliato glossario dei termini tecnici e da chiare appendici esplicative –, Chomsky ripercorre gli snodi centrali della sua teoria, secondo la quale il linguaggio è un sistema biologico evolutosi in un singolo individuo e in seguito trasmesso geneticamente alla sua discendenza. In questa visione, il linguaggio non è più un semplice strumento, ma diventa un elemento chiave della nostra natura. Anzi, è proprio il linguaggio a rivelare quanto c'è di autenticamente umano in noi enel modo in cui ci siamo evoluti.Con il tono persuasivo che da sempre lo contraddistingue, Chomsky parla in queste pagine– ideali tanto per chi vuole accostarsi per la prima volta al suo pensiero, quanto per chi desidera approfondirne i momenti fondamentali – del rapporto fra linguaggio e idee, dell'importanza della semplicità nell'elaborazione filosofica, del sapere e dell'apprendimento, e indaga con l'usuale lucidità e acutezza la relazione fra linguistica e politica, individuando il nesso che unisce due campi apparentemente così lontani in un impegno oggi più che mai urgente: quello per la libertà di ogni uomo.

La scienza in vetta
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Pasotti, Jacopo

La scienza in vetta

Codice Edizioni, 17/07/2015

Abstract: Dalla fisica del carving alla nascita delle montagne, dai cristalli più grandi del mondo alle strategie evolutive di piante e animali per resistere al freddo, fino ai suggerimenti su cosa fare (e cosa assolutamente non fare) se si è esposti al gelo. Fenomeni naturali, curiosità scientifiche, miti da sfatare e domande che tutti ci siamo fatti: quanto a lungo si sopravvive travolti da una valanga? Come fanno i monaci tibetani a giocare a calcio a cinquemila metri d'altezza? Com'è possibile trovare i propri occhiali da sole su un blocco di ghiaccio quasi nello stesso punto in cui sono stati abbandonati l'anno prima? Si possono prevedere le valanghe e le frane? Jacopo Pasotti si arrampica sulle montagne con l'aiuto della scienza, per raccontarle – in inverno e in estate – ad ogni altitudine, longitudine e latitudine.[BIO] Jacopo Pasotti è giornalista e comunicatore scientifico. Dopo la laurea in geologia e un master in comunicazione scientifica in Australia, ha cominciato a collaborare con "National Geographic", "l'Espresso" e "Repubblica", e ha partecipato a spedizioni scientifiche in Nepal, Artide e Antartide. Nel 2011 ha vinto il premio Piazzano per il giornalismo scientifico. È autore di racconti per bambini e viaggiatore cronico.

La scimmia e la tigre
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Van Gulik, Robert - Ricci Dèttore, Mariapaola

La scimmia e la tigre

O barra O, 30/10/2015

Abstract: Due romanzi brevi, ambientati in periodi diversi della carriera del detective più famoso dell'antica Cina, ispirati a due segni dello zodiaco cinese: la Scimmia e la Tigre. Due gemme che si incastonano mirabilmente nella serie "I casi del giudice Dee".Anno 666 d.C.: il magistrato Dee si trova nella provincia di Hanyuan. Qui grazie alla curiosità di un gibbone che stringe tra le dita un prezioso anello dall'insolita fattura, fa la scoperta del corpo senza vita di un vagabondo. Potendo contare solo sull'aiuto di Tao Gan, da poco entrato al servizio del Tribunale, il giudice nel giro di ventiquattro ore scoprirà l'identità del cadavere e del suo assassino e risolverà anche uno spinoso caso di contrabbando. Lasciamo la provincia di Han-yuan e ritroviamo il giudice, dieci anni più tardi, in viaggio verso la Capitale Celeste per assumere la più alta carica di funzionario metropolitano. A causa di una spaventosa alluvione, il magistrato rimane isolato e senza scorta nella dimora di un proprietario terriero tenuta sotto assedio da una banda di predoni. Il giudice Dee dovrà fare affidamento solo sul proprio ingegno per fronteggiare le famigerate Tigri Volanti e far luce sulla morte improvvisa della signorina Min, giovane figlia del padrone di casa.

La vita segreta dei gatti
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Celli, Giorgio

La vita segreta dei gatti

Il Saggiatore, 30/10/2015

Abstract: Venerati nell'antico Egitto dei faraoni, celebrati in alcune delle più suggestive poesie di Charles Baudelaire, amati perfino da un autore altrimenti refrattario ai contatti affettivi come H.P. Lovecraft, i gatti sono oggi gli animali domestici più diffusi nel mondo. E senz'altro i più fotografati, i più ripresi, i più condivisi sui social network, protagonisti inarrestabili di meme e video amatoriali che scalano le classifiche di YouTube e affollano le bacheche di Facebook. Ai gatti ha dedicato un libro piccolo e prezioso Giorgio Celli, etologo fra i più prestigiosi del nostro paese e "gattofilo impenitente". Fu proprio una gatta, Giuditta, ad accendere in lui, ancora bambino, l'amore per l'etologia. In queste pagine Celli descrive atteggiamenti e abitudini, movenze, sguardi, attento a registrare quell'inafferrabile, imprevedibile misteriosità che da sempre è sinonimo di gatti. Che fissino intenti angoli vuoti ai nostri occhi, o che spariscano per ore chissà dove, i segreti dei gatti rappresentano un magnete irresistibile per la curiosità umana. I gatti raccontati da Celli – burloni o permalosi, gelosi o riconoscenti, grassi o acrobatici, reazionari o proletari – sono al centro di storie a volte spassose, a volte commoventi, e offrono l'occasione al grande scienziato per riflettere e farci riflettere sul rapporto tanto speciale che ci lega a questi animali. La conclusione, sorprendente, è che – per riprendere un detto di Marcel Mauss – forse il gatto non è un animale domestico, ma il solo animale ad aver addomesticato l'uomo.

L'aggressività
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Lorenz, Konrad

L'aggressività

Il Saggiatore, 09/10/2015

Abstract: Che cos'è l'aggressività, un istinto o un comportamento appreso? Che cosa distingue la bellicosità tra membri della stessa specie dal comportamento predatorio? C'è una differenza tra l'aggressività nell'uomo e negli altri animali? Perché le manifestazioni violente hanno a volte una forte componente rituale, che non sembra all'opera nella nostra specie? Nel rispondere a queste domande, Konrad Lorenz, sulla scorta di Darwin, ricondusse il comportamento degli animali e quello dell'uomo agli stessi princìpi evolutivi. Raccolte in L'aggressività, saggio denso e meditatissimo – originariamente pubblicato nel 1963 con il provocatorio titolo Il cosiddetto male –, le sue tesi continuano ad animare un dibattito appassionato che oltre ai biologi coinvolge scienziati sociali, psicologi e umanisti, e rappresentano un punto di riferimento e un potente stimolo di riflessione per le ricerche successive. I pesci maschi della barriera corallina, in mancanza di rivali dello stesso sesso, arrivano a attaccare le proprie femmine e la prole. Lorenz parte da questo esempio di bellicosità innata, per poi prendere in esame svariati casi di aggressività: dai combattimenti rituali dei lupi e dei leoni alle colonie di ratti, i cui membri sono solidali tra loro ma spietati nei confronti di chi non ne fa parte. L'aggressività, letta in questa chiave etologica, è un istinto che esige una scarica periodica, in competizione con i molti altri istinti animali e umani. Diversamente dall'uomo, però, gli animali hanno un'innata inibizione a uccidere gli appartenenti alla stessa specie. Una differenza che risalta in modo particolare nel ripercorrere il cruento XX secolo, in cui la rapidissima accelerazione tecnologica ha permesso all'umanità di costruire armi estremamente potenti senza dare ai lenti processi dell'evoluzione biologica il tempo di far emergere i corrispondenti meccanismi inibitori. Con L'aggressività il Saggiatore non ripropone solo una pietra miliare dell'etologia, ma anche una sconcertante – e per certi versi profetica – proposta di autoanalisi della nostra natura e dei nostri lati oscuri.

Le montagne della follia
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Lovecraft, Howard P. - Morstabilini, Andrea

Le montagne della follia

Il Saggiatore, 30/07/2015

Abstract: Scritto nel 1931, Le montagne delle follia – in cui si racconta il catastrofico esito di una spedizione nelle profondità inesplorate del continente antartico – fu pubblicato soltanto cinque anni più tardi, in più puntate, sulla rivista fantascientifica Astounding Stories. Tra questi due momenti, un terzo, vicinissimo alla prima data, è costituito dal rifiuto di Farnsworth Wright di pubblicare l'opera su Weird Tales, perché, a detta dell'editore, troppo lunga. L'orrore, d'altronde, necessita di poche molecole di azoto, di respiri corti, mutili, di un sentimento di morte improvvisa accompagnato a brevi, fulminanti agonie: chi potrebbe sopportare uno spavento protratto oltremisura nel tempo? Eppure, tra le montagne della follia l'eco della paura si centuplica di grotta in grotta, e la resilienza del lettore e dei personaggi è spinta al limite della sopportazione. Il Saggiatore ripropone questo classico in una traduzione finalmente completa, che rifugge la tentazione di ricondurre a una mal compresa "piacevolezza" lo stile ossessivo, tassonomico, rituale di Lovecraft. Nella sua prosa l'orrore opera sempre nella stanza accanto, senza fare ostaggio di testimoni oculari; riempie le tubature e si riverbera fonicamente tra le pareti (Tekeli-li! Tekeli-li!), in un linguaggio nero che esisteva già prima del linguaggio umano e della parola, e che l'uomo non può decifrare; emana miasmi intollerabili e sconosciuti; lascia escoriazioni e orifizi ovunque. Ma non si vede. O almeno, non si vede mai del tutto: si cela nei cunicoli, dietro rocce cadute, al fondo di abissi glaciali. Così si compone il paesaggio delle Montagne, dipinto da un pittore alieno: in un simile sacro bosco, sovrumano, dove catene montuose di ardesia precambiana si alzano fino all'orlo inimmaginabile del pianeta, l'uomo diventa cacciagione, preda, o addirittura campione scientifico da sezionare e notomizzare, crudamente, come un esemplare di animale raro appena scoperto. La geografia antartica descritta da Lovecraft, però, è anche e soprattutto una geografia interiore, di certe latenze oniriche castrate dal meccanismo di rimozione, in cui una potenza cosmica anteriore all'Eocene o al Cretaceo – e a qualsiasi categoria temporale postulabile dal raziocinio umano – imperversa originando forme inaudite, abissi impercorribili, vette impossibili da scalare. E agguanta e annichila tutto ciò che si trova davanti.

Le leggi nel condominio
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Tortorici, Gian Vincenzo

Le leggi nel condominio

Edizioni FAG, 08/09/2015

Abstract: La recentissima riforma ha modificato profondamente le regole che stanno alla base della vita nel condominio. Questo volume è quindi dedicato a tutti coloro che sono interessati alla gestione del condominio sia come utenti diretti, i condòmini, sia come mandatari del medesimo, gli amministratori.Con il reciproco rispetto e con la mutua collaborazione, la vita condominiale può permettere a tutti il migliore raggiungimento dei propri diritti. Il presente volume si pone nell'ottica di riconoscere a tutti un più consapevole e libero esercizio dei poteri che, pure in sfere differenti, competono a tutti.Tutto ciò per una più snella conduzione dell'assemblea e per una più corretta e intellegibile gestione amministrativa e tecnica dell'edificio, valutando direttamente le tesi della copiosa giurisprudenza (anche di quella, recentissima, che si va delineando dopo la riforma) sulle varie problematiche condominiali. Qualche formula più usuale di corrispondenza rende maggiormente agevole la comprensione dei temi trattati; un capitolo interamente dedicato alla Privacy fa luce sull'influenza che queste nuove norme hanno nell'ambito condominiale.L'indice analitico e la disponibilità online delle formule (tutte personalizzabili) rafforzano le caratteristiche di praticità del volume.

Liberal
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Sortino, Paolo

Liberal

Il Saggiatore, 16/09/2015

Abstract: Una grande villa isolata nel verde toscano spezzato dall'azzurro accecante di una piscina. Intorno, alberi, siepi, ordinati cespugli, un sentiero che conduce al fiume e, poco oltre, in cima a un'altura, le rovine di un teatro romano. Su questa scena di nobile semplicità e quieta grandezza irrompono con rumore stridente di acciaio il regista Teresio e i suoi attori dai corpi perennemente lucidi e sorvegliati, dai sorrisi porcellanati, dagli occhiali scuri che intercettano i raggi del sole di agosto. Devono girare un film nella villa, ma il loro intento programmatico – la loro mission – è più insidioso: mostrare a Sandra, la padrona di casa, la fine della sua epoca e della sua cultura, farla rinascere, battezzarla figlia dell'Oggi. Più i giorni passano, nella casa polverosa, rovente, più le maglie del gioco di Teresio – cui non si può nemmeno riconoscere l'attenuante della spietatezza, non avendo mai saputo cosa sia la pietà – si stringono intorno a Sandra, vittima delle angherie spesso inconsapevoli degli attori, figuranti di una messinscena che si sostituisce gradualmente alla realtà, deformata dall'onnipresente obiettivo di Teresio, che registra ogni cosa, e ogni cosa racconta registrandola: il mondo, senza un supporto digitale, non esiste. In questo meccanismo apparentemente infallibile, però, qualcosa si inceppa: la vita scarta, oppone una resistenza liquida e imprendibile ai tentativi del gruppo di ridurla ai minimi termini. E l'unico esito possibile è il disastro. Plastica trasparente, metallo abbagliante, la velocità dirompente dei proiettili e l'amniotica inevitabilità delle cellule: l'estetica di Teresio e dei suoi attori, cioè la loro etica, poggia su queste fondamenta, e su queste Paolo Sortino – fra gli scrittori italiani con temporanei più significativi e riconoscibili – costruisce una struttura romanzesca che l'unità di luogo e tempo propria della tragedia classica trasforma in una trappola asfissiante: prigioniero nella villa insieme a Sandra e allo stesso tempo complice riluttante dei suoi aguzzini, il lettore trattiene il fiato, in attesa – come dopo un tuffo – della boccata d'aria che libera i polmoni. Ma è una liberazione impossibile: nel mondo sottovuoto di Teresio e dei suoi giovani liberal non c'è aria.