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Trovati 668071 documenti.
Diario del viaggio in Brianza : (agosto 1818) / Stendhal ; prefazione di Valentina Marchesi
: Arete', 2008
Ilibri di brianze ; 4
La dea della Luna : romanzo / Marina Bertamoni
: EdiGio', 2008
Legiraffe EdiGio'
American gangster [Videoregistrazione] / regia di Ridley Scott
: Universal pictures, 2008
Abstract: Harlem, 1968. Frank Lucas, gangster nero e "ricercato", ama la famiglia, prega in chiesa e fa la guardia a Bumpy Johnson, un "padrino" che accoglie le suppliche di Harlem e distribuisce tacchini il Giorno del Ringraziamento. Richie Roberts, detective ebreo e incorruttibile della contea di Essex, sta divorziando dalla moglie, ha dimenticato di dire le preghiere e dà la caccia ai malavitosi e ai distributori di tacchini. Alla morte di Johnson, Lucas, più moderno e manageriale del vecchio padrino, subentra nelle sue attività, elimina gli avversari e diventa in pochi anni un potente boss della droga. Scavalcando le famiglie mafiose e rifornendosi di eroina direttamente nel sud-est asiatico, Lucas accumula una fortuna e attira l'attenzione di Richie Roberts. I loro percorsi, opposti e paralleli, si incontreranno sotto il ring del match del secolo: Alì-Frazier. Soltanto uno resterà in piedi, vincendo ai punti. Dentro una fotografia livida e bluastra, sotto un cielo che piove pioggia e neve, si fronteggiano due eserciti: da una parte i gangsters e i poliziotti corrotti della Unità Speciale della Narcotici, dall'altra gli agenti di Roberts, "puri" come l'eroina spacciata da Lucas. Da una parte il caos, dall'altra l'ordine. Come nel Gladiatore la disposizione degli "eserciti" prima della battaglia esprime una diversa visione del mondo: la pianificazione di un dominio (controllare il mercato dell'eroina sulla 116ma strada) e la "rivolta" contro l'aggressione dei dominatori. Anche questa volta Ridley Scott ha l'urgenza di raccontare la storia di due antagonisti che, come accade spesso nel suo cinema, sono l'uno il doppio dell'altro: Frank e Richie come Commodo e Maximus, o più indietro nel tempo e nella filmografia del regista, come i cavalieri duellanti D'Hubert e Féraud. Due destini incrociati, due percorsi chiasmici: Frank scende nell'arena (o sale sul ring) per diventare protagonista e rivendicare per sé il "sogno americano" di Luther King, Richie, spettatore diligente, assiste alla sua rappresentazione su un palcoscenico diventato universale. Ridley Scott si porta dietro dall'Europa e porta avanti negli States il progetto di cinema d'intrattenimento colto, di mainstream che si nutre di arte, di letteratura hard-boiled, di fumetto, di spot pubblicitari e di riviste di architettura. Mutuati i fendenti metallici dei Duellanti e del Gladiatore coi colpi sibilanti di pistole e fucili automatici, American Gangster è il tentativo di mostrare il microcosmo di Frank Lucas come la metafora di un macrocosmo: la società statunitense nata dalla violenza della frontiera, dallo sterminio degli indiani e dal lavoro schiavistico. Violenza che resta una costante di questa società. Siamo negli anni '70 e la Storia irrompe nel film di Scott restituendo l'allucinazione del Vietnam, la temperatura del conflitto e gli interessi intorno al conflitto. Frank Lucas è un nero del Sud che costruisce una versione personale e anomala di una storia americana di successo, che sostituisce il "padre" al comando e che rappresenta l'ascesa di una generazione contro un'altra: vecchia-nuova America, vecchia-nuova "mafia" (Lucas acquisisce il modus operandi della struttura mafiosa, impiegando nel suo business i cinque fratelli e i tanti cugini). Lo stesso Frank subirà, nell'ultimo e significativo fotogramma, l'affiorare aggressivo della next generation, la generazione successiva rappresentata (ma disincarnata) dal rampante hip-pop. Il "sipario" del carcere si chiude dietro al vecchio criminale rigettato nell'arena per farsi vampirizzare dalle nuove orde di enfants terribles. Russell Crowe e Denzel Washington sono Richie e Frank: corpi pesanti e massicci in contrasto coi volti in cui l'espressione passa per accenni lievissimi, per impercettibili increspature, per linee che si muovono appena colmando l'inquadratura senza muovere un muscolo. Attori senz'altro credo che il loro inarrivabile talento.
Amore bugie & calcetto [Videoregistrazione] : l'abc della vita moderna / regia di Luca Lucini
: Warner home video, 2008
L'aiuto : romanzo / Kathryn Stockett ; traduzione di Adriana Colombo e Paola Frezza Pavese
Milano : Mondadori, 2009
Abstract: È l'estate del 1962 quando Eugenia Skeeter Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l'università lontano da casa. Per sua madre, però, il fatto che si sia laureata conta ben poco: l'unica cosa che vuole per la figlia è un buon matrimonio. Ma Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo e sogna in segreto di diventare scrittrice. L'unica persona che potrebbe comprenderla è l'amatissima Constantine, la governante che l'ha cresciuta, ma la donna sembra svanita nel nulla. Come Constantine, anche Aibileen è una domestica di colore. Saggia e materna, ha un candore e una pulizia interiore che abbagliano: per un tozzo di pane ha allevato amorevolmente uno dopo l'altro diciassette bambini bianchi. Ma il destino è stato crudele con lei, portandole via il suo unico figlio, morto in un incidente sul lavoro tra l'indifferenza generale. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi. Cuoca straordinaria, non sa però tenere a freno la lingua e viene licenziata di continuo per le sue intemperanze, fino a quando è assunta da una signora nuova del posto, che per la sua bellezza vistosa e le origini modeste è messa al bando dalla buona società bianca. Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi.
Il risveglio / Sharon Bolton ; traduzione di Mariagiulia Castagnone
Milano : Mondadori, 2009
Abstract: Clara Benning è una brillante veterinaria, giovane, intelligente e appassionata al suo lavoro. Eppure è infelice. Un terribile incidente accadutole da bambina l'ha infatti lasciata sfigurata, facendo di lei una reclusa che da sempre cerca di limitare al minimo i contatti con gli altri esseri umani. È con riluttanza perciò che un giorno accetterà di dare alla polizia il proprio parere scientifico sulla morte di un uomo apparentemente ucciso dal morso di un serpente. Quando però nel cadavere gli esami autoptici rivelano una quantità di veleno che nessun rettile conosciuto al mondo possiede, lo scenario si fa improvvisamente inquietante. La gente comincia ad avere paura, riaffiorano leggende relative ad antichi riti e misteri e l'attenzione degli investigatori si rivolge a una sinistra casa abbandonata. Da quel momento la solitaria esistenza di Clara sarà sconvolta sia da coloro che vogliono ad ogni costo scoprire la verità sia da qualcuno disposto a uccidere ancora e ancora per seppellirla...
Un amore di testimone [Videoregistrazione] = Made of honour / regia di Paul Weiland
: Sony pictures home entertainment, 2008
Abstract: Tom Bailey è un uomo affascinante e di successo, soprattutto con le donne. Tuttavia, un avvenimento sta per sconvolgere l'esistenza di questo scapolo impenitente: Hannah, la sua migliore amica, tornata da un soggiorno di lavoro in Scozia gli presenta il suo nuovo fidanzato, Colin, e gli comunica che presto si sposerà e si trasferirà in Europa. La notizia per Tom è un vero disastro. Non solo perderebbe il suo unico punto di riferimento nella vita, ma durante l'assenza di Hannah, lui si è reso conto di esserne innamorato e l'idea che stia per sposare un altro lo fa impazzire di gelosia. Ad aggiungere beffa al danno, Hannah vuole che lui sia la sua 'damigella d'onore'. Tom accetta il compito ma con uno scopo ben preciso: riprendersi la donna che ama. "Chiunque si accosti alla commedia romantica non può prescindere dal glorioso modello del genere della Hollywood degli anni d'oro. Anche Paul Weiland con 'Un amore di testimone' guarda allo schema classico che cerca di rivitalizzare con lo storico conflitto etnico e culturale tra inglesi e americani. (...) Riprendendo il fortunato filone di commedie matrimoniali ('Se scappi ti sposo', 'Il matrimonio del mio migliore amico', '27 volte in bianco'), il film ha ben poco delle vecchie commedie sofisticate-sessiste soprattutto perché è costruito per il lancio cinematografico di Patrick Dempsey, considerato l'uomo più sexy del piccolo schermo grazie a 'Grey's Anatomy'. L'attore in coppia con Michelle Monaghan distilla glamour, ma quanto a sfumature e a tempi comico-brillanti lascia molto a desiderare." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 14 giugno 2008) "Convenzionale, ma ben oliata commedia estiva, adatta a chi cerca spensieratezza e dialoghi vivaci." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 13 giugno 2008)
Licenza di matrimonio [Videoregistrazione] / regia di Ken Kwapis
: Warner home video, 2008
Abstract: Ben Murphy (John Krasinski) e Sadie Jones (Mandy Moore) sono fidanzati e vogliono sposarsi subito e vivere insieme felicemente, ma c'è un problema: la chiesa frequentata dalla famiglia di Sadie, St. Augustine, è guidata dal reverendo Frank (Robin Williams), che non intende benedire l'unione dei due giovani fino a che non avranno frequentato e superato il suo corso di preparazione al matrimonio. Il corso consiste in una serie di stravaganti lezioni, bizzarri compiti a casa e alcune intrusioni nella privacy che mettono a dura prova il rapporto tra i due ragazzi. Non c'è alcun dubbio sul fatto che Robin Williams sia un incredibile attore comico e che il reverendo Frank risulti indubbiamente esilarante ma questo film, commedia dal carattere leggero e familiare, non ha certo colpi di scena o momenti che incollino lo spettatore allo schermo. La trama è lineare, non solo comprensibile ma addirittura costantemente prevedibile, I momenti comici non mancano, ma sono vincolati da forti alti e bassi, da battute piene di spirito e da altre che ne sono alquanto prive, e da fasi di vuoto in cui più che sorridere ci si annoia un po'. Regia lineare, quindi sorretta da una buona recitazione, trainata soprattutto dalla presenza del premio oscar Williams, che trascina i giovani Krasinski e Moore, un po' scialbi ma credibili. Una cosa però è certa: anche voi, come i protagonisti, vorrete prendere a pugni il Reverendo Frank, prima della fine del film, in un momento catartico e liberatorio.
Le donne preferiscono l'amore / Carole Matthews
Roma : Newton Compton, copyr. 2009
Abstract: Sally Freeman è una madre single energica e idealista, decisa a fare del mondo un posto migliore dove vivere. Da quando ha realizzato che il suo quartiere un agglomerato di palazzoni popolari anni Settanta - versa in pessime condizioni, ha deciso di rimboccarsi le maniche e ha cominciato a reclutare gli abitanti perché si diano da fare per il bene di tutti. Il suo fidanzato Johnny, aspirante pittore, è dolce, carino, simpatico, affezionato a suo figlio Charlie. Ma Sally non ne può più di lui e delle sue ridicole ambizioni: è ora di togliere la parola amore dalla lista delle cose di cui occuparsi. Se non che, un bel giorno, nel mezzo della sua vita si presenta Spencer Knight, un uomo sofisticato, ricco, affascinante e sexy. Sally non riesce a credere che Spencer si sia preso una cotta per lei! Intanto lo spiantatissimo Johnny vuole riconquistarla a tutti i costi...
: Millennium storm, [200-?]
Abstract: Una storia ambientata durante la seconda guerra mondiale, tratta dal best seller di Evelyn Waugh. Al centro la ricerca eroica dell'uomo: Guy Crouchback torna dal suo esilio volontario in Italia nel 1939 ed entra a far parte dell'esercito per combattere una battaglia morale, ritrovare il rispetto di sé dopo il disastroso divorzio con la bella Virginia Troy. Ma il suo incontro con l'assurda realtà della vita militare risulta essere una sfida con se stesso più che con il nemico. Virginia è anche tornata a Londra dopo essersi separata dal suo terzo marito; l'esperienza della guerra e il ritrovamento della moglie provocano una crisi personale e morale che porta Guy a riesaminare sia il suo amore per Virginia che il suo profondo senso del dovere.
L'Oca Genoveffa e la banda musicale / Lucia Salemi
Emme, 2009
Abstract: Che agitazione alla fattoria! L'Oca Genoveffa e i suoi amici provano e riprovano all'infinito le musiche da suonare al concorso di Belpaese. II gallo Bellacresta è inflessibile: tutto deve essere perfetto, solo cosi potranno vincere il primo premio. Ma gli imprevisti non mancano e la banda si troverà addirittura su un treno sbagliato, diretto a Quelpaese!
Un giorno di scuola / Nicoletta Costa
[San Dorligo della Valle] : Emme, copyr. 2009
Abstract: Per cominciare... a imparare tutto quel che c'è da sapere. Per cominciare... a imparare ma anche per ridere e giocare. Età di lettura: da 5 anni.
Il guscio della tartaruga : vite più che vere di persone illustri / Silvia Ronchey
Roma : Nottetempo, copyr. 2009
Abstract: Apuleio, coi capelli lunghi, spioventi sulla fronte; Catullo così giovane, così provinciale, così studioso; Flaubert, con la sua vestaglia scarlatta, le sue reliquie, il suo divano alla turca su cui fuma meditando la pipa; Ildegarda di Bingen, che a quarantadue anni e sette mesi vede una luce di fuoco proveniente dal cielo, che pervade il suo petto come una fiamma. E poi Agostino, Balzac, Freud, Pitagora, Teresa d'Avila, Voltaire, Zenone. Silvia Ronchey narra le vite di sessantacinque uomini e donne illustri come se li avesse conosciuti intimamente. Che cos'hanno in comune queste vite? Un segreto, rivelato in fondo al libro. Così che ognuna potrà leggersi come un racconto, un sapiente profilo o una sfida al lettore. Sono vere vite? Sono più che vere: come il guscio di una tartaruga non aderisce al corpo, ma lo ricopre e lo illustra, così i ritratti rivestono le esistenze senza combaciare veramente, ma le proteggono e le illuminano di scaglie di saggezza, restituendo loro una marmorea freschezza.
Io e Marley [Videoregistrazione] / regia di David Frankel
: 20th Century Fox home entertainment, 2009
Diverso da chi? [Videoregistrazione] / regia di Umberto Carteni
: Universal pictures, 2009
Abstract: Piero e Remo vivono in una città del nord-est italiano e sono una coppia gay dichiarata. Per testimoniare il "diritto alla diversità", Piero decide di scendere in campo alle primarie del centrosinistra e, per una serie di circostanze, si trova ad essere candidato a sindaco della città tra i pregiudizi degli avversari e lo sgomento dei sui compagni di partito. Per portare avanti una campagna elettorale bilanciata, che altrimenti si rivelerebbe un disastro, il partito decide di affiancargli Adele, una moderata tutta d'un pezzo, simbolo vivente dei valori tradizionali, nota come 'la furia centrista'. Ovviamente, Piero e Adele non riescono ad accordarsi su nulla finché Remo, più sensibile e femminile, comincia a dare al compagno utili consigli su come ingraziarsi la sua vice. Piero inizia così a corteggiare politicamente Adele e ben presto i due riescono ad arrivare a un accordo. Ma la situazione sfugge di mano a entrambi, tanto che il 'gay duro e puro' e la 'moderata di ferro' vengono travolti da un'irresistibile attrazione reciproca che sfocerà in una segreta relazione opposta ai loro valori, alle loro identità e alla loro linea politica. Tra mille peripezie Piero dovrà cercare di sbrogliare la situazione nella quale si è cacciato e capire da che parte stare. "Un film come questo richiede attori di un certo tipo, che riescano nello scambio di battute, nei ritmi, negli ammiccamenti, nel non detto. Claudia Gerini, la centrista familista frustata funziona perfettamente come incompresa e sensuale soft lady. Anche Filippo Nigro (compagno del candidato gay) è davvero credibile nel ruolo di un gay non sopra le righe. Chi non è 'sempre' all'altezza è Luca Argentero nel suo secondo ruolo da gay dopo 'Saturno contro' di Ozpetek. Su Argentero la Cattleya ha investito molto, dandogli un ruolo davvero non facile. Eppure l'ex del Grande Fratello lavora troppo sui vestiti e sulla posa e troppo poco sui tempi e sui ritmi (e per una commedia come questa non è un limite da poco)." (Dario Zonta, 'L'Unità', 20 marzo 2009) "Commedia politica ultraleggera con brividini contemporanei (...) Per un po' si sorride tra garbate situazioni pastello (la put... è chiamato farfallone), poi si lascia fare a due bravi interpreti affiatati, infine viene il dubbio che si miri all'omologata pacificazione sessuale tra etero e omosexmanontroppo. Quando lui, lei e l'altro si affollano in sala parto, salta in gola un antico grido: il triangolo no! Così no!" (Alessio Guzzano, 'City', 20 marzo 2009) "Anche se accompagnato dai bollini Arcigay e da Franco Grillini a Porta a Porta, 'Diverso da chi?' non è un film militante gay, ma un prodotto ben costruito dalla Cattleya e distribuito dalla Universal con un occhio al cast e ai troppi sponsor. Deve molto di più, presumo, alla produttrice esecutiva Francesca Longardi che allo sceneggiatore Fabio Bonifacci (per Cattleya 'Amore, bugie & calcetto') o al regista un po' di scuderia Umberto Carteni. L'aspetto più interessante, però, non è tanto la modernità del triangolo, ma l'averlo ambientato nel mondo della politica, all'interno del Pd (qui Ud), in cerca di un candidato sindaco per Trieste e di una coesistenza tra la sua ala più conservatrice e quella più di sinistra. Luca, oltre ad essere gay, come nella canzone di Povia, è un fragile candidato sindaco del Pd che viene unito dal partito (un grande Antonio Catania) alla binettiana Claudia Gerini come vice-sindaco. Il meglio del film, che nella zona centrale si ferma un po' troppo sulla commedia, è proprio la parte di satira politica iniziale con gli scambi di insulti tra binettiani e ds. Nel vortice dell'odioamore Gerini e Argentero si scambieranno non solo i ruoli sessuali, ma anche i ruoli politici. 'Il centrosinistra si fa anche così' dice un personaggio. Niente di esaltante, anche perché gli attori non sono così controllati dalla regia e il copione non è brillante come ai tempi di Age e Scarpelli, ma è un passo in avanti in una stagione di cinema italiano mai cosi basso e qualche battuta buona c'è 'Discutere su come suicidarsi fa molto centrosinistra'." (Marco Giusti, 'Il Manifesto', 20 marzo 2009) "Posso garantire che pur con qualche momento in cui la commedia si incarta un po' su se stessa, c'è da divertirsi. E da ammirare una volta di più, e meglio che altrove, il talento della Gerini, capace di brillare di luce propria almeno in un paio di scene da antologia. Quando le scappa un bacetto al compagno di 'ticket', che pur seguito da approcci più consistenti le mette addosso la paura di chi avendo agito d'istinto non ha valutato le conseguenze. O quando è scoperta seminuda in casa della coppia omosex dal poveretto che sta diventando il terzo incomodo. vogliamo ipotizzare che dall'alto dell'olimpo filmico Capra sorride e approva?" (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 20 marzo 2009) "Claudia Gerini è brava e bella in una situazione che vagamente evoca quella in cui a Roma si scontravano il sindaco di sinistra Walter Veltroni e il vice-sindaco democristiano signora Garavaglia. 'Diverso da chi?' è del resto più accurato nel descrivere il grottesco della politica in una piccola città del Nord-Est che nel riferire sul candidato sindaco del centrosinistra, un professore gay che vive con l'amico (Filippo Nigro, impeccabile)." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 20 marzo 2009) "E' uno di quei film che ti fanno chiedere: come sarebbe se fosse americano? In effetti è un mix di temi attuali nella loro trasversalità sovranazionale e di altri temi invece ancorati alla nostra esperienza italiana." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 20 marzo 2009) Note - SUONO: MAURIZIO ARGENTIERI. - REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON FRIULI VENEZIA GIULIA FILM COMMISSION. - CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2009 PER: MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE, ATTRICE PROTAGONISTA (CLAUDIA GERINI), ATTORE PROTAGONISTA (LUCA ARGENTERO), ATTORE NON PROTAGONISTA (FILIPPO NIGRO). - NASTRO D'ARGENTO 2009 PER IL MIGLIOR SOGGETTO A FABIO BONIFACCI (ANCHE PER "SI PUO' FARE" DI GIULIO MANFREDONIA). IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER: NASTRO SPECIALE - COMMEDIA, MIGLIOR PRODUTTORE (RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI E MARCO CHIMENZ ERANO CANDIDATI PER TUTTA LA PRODUZIONE DELL'ANNO CHE COMPRENDEVA ANCHE: "QUESTIONE DI CUORE", "SOLO UN PADRE" E "DUE PARTITE").
Il curioso caso di Benjamin Button [Videoregistrazione] / regia di David Fincher
: Warner home video, 2009
Abstract: La vita di Benjamin Button scorre in maniera molto particolare. Nato alla fine della Prima Guerra Mondiale, Benjamin sin dalle sue prime ore di vita rivela tutte le caratteristiche di un uomo di oltre ottant'anni destinato a morire subito. Invece, la sua esistenza attraverserà tutto il 1900 con un miracoloso e graduale ringiovanimento... "Tolto il paradossale spirito iniziale, 'Il curioso caso di Benjamin Butten', candidato a 13 premi Oscar è un film all'antica. Volendo coinvolgere lo spettatore nell'analisi del protagonista, la cinepresa segue ritmi pacati. Questo non è un film da tagli rapidi e movimenti frenetici. Lo ha compreso Fincher e Pitt e gli altri attori lo hanno assecondato. Il racconto attraversa molti momenti storici, tutti risolti con sensibilità da un artista che si concede, qua e là, pause distensive: il sommergibile affondato dal rimorchiatore nella II Guerra Mondiale e l'uomo dell'ospizio colpito cento volte dal fulmine senza danni." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 13 febbraio 2009) "Amore, morte, la fatalità del tempo che passa senza poterlo fermare. Il racconto di Fitzgerald più che curioso come l'autore lo aveva definito, semmai strambo, come giudicato dalla critica, interessò per anni il cinema, sia pure senza successo date le difficoltà soprattutto tecniche che faceva sorgere, oggi invece in anni in cui su uno schermo si può fare ormai quel che si vuole, ecco David Fincher tentare la prova affidando a Brad Pitt la parte del protagonista, avendolo già avuto al fianco in 'Sever' e in 'Fight Club'. Due thriller che non gli facevano comunque dubitare della sua capacità di affrontare una storia in cui lo strambo, appunto, si accompagnava al fantastico. Eccolo così ricorrere per il testo a Eric Roth, lo sceneggiatore di 'Forrest Gump', ed eccolo raccontare la vita a ritroso di Benjamin puntando molto sul suo candore e sulle sue ingenuità proprio alla Forrest Gump, fino a quell'amore che diventerà il punto fermo della sua vicenda. Con molto realismo nel resto, con una certa attenzione per le cornici e gli eventi in mezzo, lasciando che il segno stilistico più forte sia dato dalle immagini - la fotografia è di Claudio Miranda - quasi decolorate come a voler citare i viraggi del cinema di ieri. Al centro, Brad Pitt è convincente anche quando il trucco e il corpo immiserito di un altro rischiano di cancellarne i carismi almeno fino a quando non ci apparirà come è oggi. Lo affianca Cate Blanchett con cui torna a far coppia dopo 'Babel', il momento più doloroso e drammatico del loro amore è quando l'età che con il tempo non si ferma, li dividerà di nuovo. Non era del tutto la cifra di Fitzgerald, ma è la più forte (e commovente) del film di oggi." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 13 febbraio 2009) "Soprattutto nuovo è lo spostamento dai colori picareschi e grotteschi di un racconto che voleva divertire e semmai ammiccare in modo piccante all'eterna ambizione maschile, di non smettere mai di amare donne sempre più giovani, al dramma romantico e melò di uno scherzo della natura e del destino, del corto circuito che rende impossibile un grande amore." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 13 febbraio 2009) "Cosicché l'opera - un melodramma in stile fantasy, forse troppo lungo con i suoi 163 minuti - emoziona solo a tratti, soprattutto nella parte finale, quando si evidenzia drammaticamente il percorso di ringiovanimento del protagonista. Tuttavia il film, insistendo sulla frase che ripete spesso la madre adottiva di Benjamin "non sai mai cosa c'è in serbo per te", non manca di suscitare riflessioni sulla vita e sulla morte. (...) Così, mentre il messaggio sembra essere, malgrado tutto, che non importa se si è costretti a vivere la vita a ritroso, l'importante è come la si vive e che comunque ognuno è responsabile del proprio destino, in realtà è sempre più evidente che è il tempo a governare il destino di ciascuno. Non solo. In una società in cui si è alla ricerca dell'eterna giovinezza, dell'elisir di lunga vita, questa storia paradossale e malinconica ci dice anche altro. In primo luogo, insinua che ringiovanire potrebbe essere tutt'altro che un'esperienza piacevole, soprattutto se allontana inesorabilmente dalle persone amate; potrebbe anzi diventare una terribile condanna, stemperata solo - come avviene nel film e nel racconto - dal progressivo venir meno della memoria e dei ricordi. In secondo luogo, sottolinea che la vita va accettata così com'è, con i suoi ritmi, le sue stagioni, con le sue gioie e i suoi limiti, e che è vano illudersi di poter rovesciare il corso delle cose, sovvertendo e violentando la natura." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 13 febbraio 2009) "Da una battuta di Mark Twain ('La vita sarebbe infinitamente più felice se solo potessimo nascere a 80 anni e gradualmente raggiungere i 18') a un racconto breve di Francis Scott Fitzgerald, a un kolossal di David Fincher... l'idea di un uomo che cresce ringiovanendosi ha perso di mistero." (Dario Zonta, 'L'Unità', 13 febbraio 2009) "Tutto qui, verrebbe da dire. Con un gran numero di eventi e di personaggi a movimentare questa cavalcata attraverso il Novecento, da cui però non si cava un minimo di emozione. C'è una pesante cornice narrativa con Cate Blanchett pure lei sfigurata dal make up, che dal letto di morte racconta tutto a sua figlia Julia Ormond. C'è la nascita prodigiosa di Benjamin, che il padre industriale lascia sulle scale di un istituto gestito da una donna di colore, a New Orleans. Poi l'infanzia in sedia a rotelle: l'iniziazione sessuale di quel vecchietto gagliardo (Ma chi sei - dice stremata la ragazza del bordello - Dick Tracy?) i primi amori, la passione contrastata, per quella bambina conosciuta troppo presto, o troppo tardi, e inseguita per tutta la vita, che da grande farà la ballerina (Blanchett, appunto). Inframezzata da viaggi; amori, liti, battaglie, che instillano nello spettatore un dubbio capitale. Forse l'errore è nel manico. Un film così andava fatto in 3D, appunto. Oppure in bianco e nero e con immagini poco definite che lasciano più spazio all'immaginazione." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 febbraio 2009) "David Fincher si è sempre buttato senza rete nell'inconscio, nella follia (da 'Seven' a 'Zodiac') e qui prende l'occasione giusta per fare un salto in alto nel tempo e nello spazio, con avvio clamoroso anche se i trucchi di Rick Baker sono prodigiosi, ma non si ha mai l'idea di un bimbo. Poi il film si allunga e si gode come chewing gum, talvolta torna il sapore forte dell'idea originale, la lotta proustiana contro il Tempo che Resnais girò in 'Providence', altrove il filo si allenta, prendendo scorciatoie sentimentali. E affiorano temi fitzgeraldiani, notti tenere di jazz e caviale (è magica la parte con Tilda Swinton), ma il continuo trasloco d'epoche e look appesantisce un film di 166 minuti che non trova sempre l'equivalente visivo al vorrei dell'autore. Comunque piacerà tantissimo. Anche perché, volere o no, il contrasto con il tempo ci appartiene e piacerebbe provare questo sgambetto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 febbraio 2009) "Gran brutta moda quella dei film chilometrici. Nel 1920 il saggio Francis Scott Fitzgerald aveva scritto un racconto di cinquantanove pagine: 'Il curioso caso di Benjamin Button', che, tanto per capirci al volo, compie il percorso esattamente inverso del più celebre 'Il ritratto di Dorian Gray'. Il dispersivo regista David Fincher (l'autore di 'Seven'), con la complicità degli sceneggiatori Eric Roth e Robin Swicord, lo ha allungato a dismisura trascinandolo oltre le due ore e mezzo. Quindi tra qualche risata, molti oh di meraviglia, per la sublime fotografia, i magnifici costumi e soprattutto gli stupefacenti trucchi, c'è tempo, eccome, per diversi sbadigli. Resta comunque un eccellente film, anche se tredici nomination all'oscar sono decisamente troppe." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 13 febbraio 2009) Note - CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2009 PER: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA (BRAD PITT), SCENEGGIATURA E COLONNA SONORA. - OSCAR 2009 PER MIGLIOR SCENOGRAFIA, TRUCCO ED EFFETTI VISIVI. LE ALTRE CANDIDATURE RICEVUTE ERANO: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA (BRAD PITT), ATTRICE NON PROTAGONISTA (TARAJI P. HENSON), SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, FOTOGRAFIA, COLONNA SONORA, MONTAGGIO, COSTUMI E MISSAGGIO SONORO.
: Paramount home entertainment, 2009
Abstract: Nel giorno del suo matrimonio, Susan, fidanzata a un cinico e ambizioso metereologo televisivo, viene colpita da un meteorite, crescendo a dismisura. Placcata dall'esercito degli Stati Uniti d'America, la sposa viene condotta sotto gli occhi sbigottiti degli invitati in un carcere di massima sicurezza. Mentre Susan prova ad abituarsi alle sue nuove dimensioni e a fare amicizia con quattro creature mostruose e irresistibili, un'astronave, aliena e monoculare, atterra sul nostro pianeta, rifiuta le proposte pacifiche di Mr. President e spazza via il comitato di accoglienza. Il governo, allarmato dalla presenza aliena, chiede aiuto al generale Monger e al suo specialissimo reparto di mostri. Spetterà a loro, guidati dall'impavida Susan, eroina ordinaria in condizioni straordinarie, combattere il macrocefalo Galaxhar e il suo esercito di replicanti, salvando la Terra dall'invasione. Se all'operaio John Nada del Colorado servirono un paio di occhiali da sole per scoprire che i perfetti rappresentanti della upper class di Los Angeles erano in realtà mostruosi esseri provenienti dallo spazio (Essi vivono), agli umani spettatori occorreranno un paio di occhiali 3D per archiviare la bidimensionalità e godersi (nelle sale attrezzate) un attacco alieno e tridimensionale alla terra. Lenti per guardare davvero la realtà delle cose quelle di Carpenter, lenti per "imbrogliare" ludicamente il cervello quelle di Jeffrey Katzenberg, che ci rammenta la fascinazione intatta di questo trucco: il desiderio di entrare nello schermo. Guardando l'ultima mostruosa fatica della DreamWorks si ha la sensazione che l'animazione digitale tridimensionale prima di essere un valore aggiunto sia un (fastidioso) espediente per vendere come nuova una storia fiacca e un umorismo ripetitivo. Monotone pure le citazioni continue di altri film e i personaggi animati forniti della gestualità di attori noti e voci altrettanto famose. Il limite delle storie e dei protagonisti dell'animazione DreamWorks sembra consistere nel rimanere strettamente legati al cinema live action statunitense. In questo non c'è davvero niente di male ed è divertente la prima volta, la seconda e magari anche la terza, la quarta e la quinta diventa maniera fine a se stessa. I prodigi tecnici e quelli attoriali non sono evidentemente più sufficienti a sorprendere, c'è bisogno di storie articolate, di regole solide da infrangere, di personaggi che promettano di essere sovversivi come Shrek e non di tiepide trasgressioni che non disturbano più nessuno. Ma forse la cosa più grave è abituare gli spettatori a un'animazione troppo zelante verso il cinema dal vivo, travisando la natura dell'animazione, privandola della sua libertà di immaginare, di ricreare e rendere plausibili mondi altri e fantastici. Mostri contro alieni resta sospeso tra provocazione e rassicurazione e anche questa volta i villains invasori avranno la peggio contro i mostri scorretti col cuore d'oro, disimpegnati con una coscienza, morbidi o gelatinosi ad altezza d'infante o di gigante.
Inkheart [Videoregistrazione] : la leggenda di Cuore d'inchiostro / regia di Iain Softley
: Eagle pictures, 2009
Abstract: Mortimer "Mo" Folchart e sua figlia Meggie hanno un dono molto particolare: appassionati lettori di libri, riescono magicamente a dar vita ai personaggi delle storie semplicemente leggendo ad alta voce. Tuttavia, ogni volta che un eroe della letteratura compare nella realtà una persona prende il suo posto tra le pagine del libro. Un giorno, mentre sta vagabondando in una vecchia libreria, Mo ritrova 'Inkheart', un romanzo d'avventura medievale che cercava da tempo, poiché sua moglie Rose vi è stata catapultata quando Meggie aveva solo tre anni. Per riuscire a scovare e liberare Rose, padre e figlia, insieme ad una schiera di alleati del mondo reale e di quello fantastico, dovranno vedersela con il malvagio Capricorn... "Ogni tanto il vertiginoso gioco tra mondi diversi si complica e si ingarbuglia, ma più che la logica del racconto sembra far difetto a 'Inkheart' il coraggio di portare fino alle estreme conseguenze l'intreccio tra realtà e fantasia, tra personaggi nati dai libri e quelli usciti dal mondo quotidiano. Il gioco poteva essere ben più vertiginoso e coinvolgente e invece un cast altalenante, a cominciare da un Brendan Fraser che porta eternamente scolpito in faccia un sorrisino inespressivo, e una regia solo scolastica stentano a far decollare il film. Ci provano alcuni indovinati effetti speciali - l'ombra finale è decisamente riuscita - e l'idea che i personaggi dei racconti possano diventare così veri per i loro lettori da trasformarsi in esseri di carne ed ossa. A volte succede anche al cinema, ma bisognerebbe che il regista credesse a quello che filma come i migliori scrittori fanno con quello che scrivono." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 20 febbraio 2009) "Fantasy molto infantile, senza le soluzioni lussureggianti o la portata allegorica di altri casi ('Il signore degli anelli'). Ci si accontenta." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 20 febbraio 2009) "Non è solo una location suggestiva: il romanzo della Funke è ambientato proprio sulla Riviera di Ponente; e l'autore del libro cui Brendan Fraser dà la caccia è intitolato appunto 'Inkheart', si chiama, bontà dell'autrice, Fenoglio. Difficile però credere che l'autore del 'Partigiano Johnny' avrebbe gradito l'omaggio. Tutto infatti si riduce a un duello a colpi di effetti (poco) speciali, che trascura o sfrutta superficialmente, le possibilità dischiuse dalla combinazione fra i due mondi. I soli momenti di emozione sono l'incontro fra lo scrittore stupefatto e i suoi personaggi, e in particolare il mangiafuoco Paul Bettany, che scopre sgomento di dover morire alla fine del libro, ma si ribella ("Tu non sei il mio dio!"). E la battaglia. finale, combattuta scrivendo in diretta pagine che costringano i cattivi trionfanti a rientrare nei ranghi. Il resto è prevedibile, sia come eventi che come immagini. Stupisce trovare in un film così svogliato attori importanti come Broadbent, Bettany o Helen Mirren. Mentre Jennifer Connelly, nella vita signora Bettany, si concede un'apparizione non accreditata. E Andy Serkis, qui perfido Capricorn, fa rimpiangere il suo celebre clone in 3D: il Gollum del 'Signore degli anelli'." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 febbraio 2009) "Fraser si caccia in una fantastica avventura in cui rimangono coinvolti l'eccentrica zia Helen Mirren e l'autore della storia Jim Broadbent. Destinato, nella regia semplice di Iain Softley, a un pubblico di bambini. 'Inkheart' è un inno alla rapinosa magia della lettura; per noi ha il valore aggiunto di una pittoresca cornice ligure fra mare (Alassio) e monti." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 20 febbraio 2009)
Gran Torino [Videoregistrazione] / regia di Clint Eastwood
: Warner home video, 2009
Abstract: Walt Kowalski ha perso la moglie e la presenza dei figli con le relative famiglie, al funerale non gli è di alcun conforto. Così come non gli è gradita l'insistenza con cui il giovane parroco cerca di convincerlo a confessarsi. Walt è un veterano della guerra in Corea e non sopporta di avere, nell'abitazione a fianco, una famiglia di asiatici di etnia Hmong. Le uniche sue passioni, oltre alla birra, sono il suo cane e un'auto modello Gran Torino che viene sottoposta a continua manutenzione. La sua vita cambia il giorno in cui il giovane vicino Thao, spinto dalla gang capeggiata dal cugino Spider, si introduce nel suo garage avendo come mira l'auto. Walt lo fa fuggire ma di lì a poco tempo assisterà a una violenta irruzione dei membri della gang con inatteso sconfinamento nella sua proprietà. In quell'occasione sottrarrà Thao alla violenza del branco ottenendo la riconoscenza della sua famiglia. Clint Eastwood non smette mai di stupirci. Dopo averci narrato di Iwo Jima vista dai due fronti e di un'altra intrusione dello Stato nella vita degli individui (Changeling) ci immerge ora nel privato di un uomo che ha fatto dell'astio nei confronti dei diversi da sé (siano essi asiatici, neri o più semplicemente giovani) la sua ragione di vita. Si è murato vivo nella sua casa e la prima pietra dell'edificio è stata collocata a metà del secolo scorso quando ha conosciuto la violenza e la morte in Corea. Il suo personaggio si chiama (e lo ribadisce al fine di evitare appellativi troppo confidenziali) Kowalski. Eastwood ha una cultura cinematografica così vasta da non poter aver scelto a caso questo cognome. Stanley Kowalski era il brutale protagonista di Un tram che si chiama desiderio da Tennessee Williams interpretato da un Marlon Brando al suo top. Anche Walt è brutale, in maniera così rozza che nessuno fa quasi più caso alle sue offese di stampo razzista. È come se, ormai anziano, il mondo attorno a lui gli facesse percepire la sua inutilità anche da quel punto di vista. Il suo andare sopra le righe ad ogni minima occasione lo apparenta con l'altrettanto anziana vicina di casa asiatica che sa solo inveire e lamentarsi sul portico di casa. Saranno però i giovani 'diversi' (Thao e sua sorella Sue) ad aprire una breccia nelle sue difese. Hanno l'età dei detestati nipoti ma, a differenza di loro, hanno saputo conservare dei valori che l'Occidente non si è limitato a dimenticare ma ha addirittura rovesciato. Una parte della critica americana ha deriso il 'buonismo' di questo film e chi non lo ha attaccato si è spesso trincerato dietro la fredda analisi che vorrebbe trovare in Kowalski una sintesi dei personaggi interpretati nella sua lunga carriera dall'attore. Può anche essere ma Eastwood non è un regista che assembla ruoli per cinefilia compiaciuta o per autoesaltazione. Walt è un personaggio sicuramente nella linea di quelli da lui già portati sullo schermo ma è molto più complesso di quanto non possa apparire a prima vista. Il suo rapporto con l'auto e con le armi (straordinario e determinante il segno di pollice e indice a indicare la pistola come nei giochi dei bambini) ma anche quello con l'unico essere umano che si potrebbe definire suo amico (il barbiere) sono solo alcuni degli elementi che, insieme all'insorgere della malattia, costituiscono il mosaico della personalità di un protagonista non facile da dimenticare.
Rachel sta per sposarsi [Videoregistrazione] = Rachel getting married / regia di Jonathan Demme
: Sony pictures home entertainment, 2009
Abstract: Kym Buchmann torna a casa per il matrimonio di sua sorella Rachel. Ragazza dalla lingua tagliente e dai modi esuberanti, Kym, con i suoi atteggiamenti aggressivi e le reazioni esagerate, fa riemergere conflitti familiari sopiti da tempo, trasformando quello che doveva essere un piacevole fine settimana di festeggiamenti tra amici e parenti, in un condensato di tensioni e crisi personali. "Le condizioni favorevoli c'erano tutte: il ritorno di un regista-produttore di vaglia che, dopo i remoti exploit di 'Il silenzio degli innocenti', 'Philadelphia' e 'Qualcosa di travolgente', ultimamente s'era confinato nel ghetto dei documentari politici o musicali; una sceneggiatura firmata dalla combattiva e progressista teatrante/insegnante Jenny Lumet, figlia del venerabile Sidney; il cast capeggiato da una stellina in ascesa come Anne Hathaway e impreziosito dalla presenza di Debra Winger, data per scomparsa ma fino a metà degli anni Novanta beniamina dei registi Usa e pluricandidata ai Golden Globe e agli Oscar. Poi, però, il film s'è rivelato una gran delusione, veristico e frammentario 'alla maniera di' Altman e Cassavetes ma, al contrario dei rispettivi capolavori, incapace di comunicare emozioni inedite, dominare il meccanismo narrativo e, di conseguenza, sfuggire alle trappole della noia d'autore". (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 4 settembre 2008) "Ci risiamo. Ecco un'altra famiglia disastrata (o disfunzionale, come va di moda dire), ecco rancori e incomprensioni riaffiorare in una circostanza apparentemente lieta come una festa di nozze, ecco il fantasma di un'antica tragedia aleggiare tra brindisi, balli e lazzi. Se poi piomba nella borghesissima casa della sposa l'imbarazzante sorella, in libertà vigilata da un rehab (la clinica specializzata in disintossicazioni) con molti tatuaggi, un carico di sensi di colpa e la voglia disperata di farsi accettare, la faccenda si complica. E 'Rachel Getting Married' di Jonathan Demme da commedia con i suoi dialoghi serrati, gli isterismi dei personaggi e stereotipi da film sulla festa di matrimonio (un genere consolidato, da Altman a Susan Bier), vira sul drammatico. Con finale consolatorio, però. Abbiamo celebrato un matrimonio interrazziale, ora possiamo provare a superare i problemi". (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 4 settembre 2008) "Demme ha ottenuto un dramma aperto che combina la passione per Altman (non solo quello di 'Un matrimonio') e la fiducia nel cinema documentaristico, nel quale il regista di 'Il silenzio degli innocenti' sta spendendo questa parte di carriera". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 4 settembre 2008) "Sarebbe sbagliato vedere 'Rachel Getting Married' come un film ad effetto, con lo scheletro nell'armadio. E' molto più semplice e complicato di così. E' il ritratto di una famiglia borghese e aperta come tante altre che cova le sue disgrazie e le sue gioie. Un microcosmo in cui lo spettatore può trovare di tutto, un piccolo palcoscenico non manipolato dalla visione del regista, ma aperto al contributo di chi osserva. Ognuno, in 'Rachel Getting Married' può trovare le proprie più profonde emozioni. Un miracolo di cinema, debitore all'esperienza documentaristica dell'ultimo Demme, che sembra spiare la realtà (alla Altman, ma anche alla Arthur Penn) rendendola pregna di materia invisibile a occhio nudo. Tanto questo è vero, che uno dei momenti più strazianti del film è a nostro avviso una sequenza priva di apparente significato: Kym nel giorno del matrimonio intercettata dalla macchina da presa mentre è ferma nel giardino, le braccia e le gambe un po' aperte, l'aria spersa e spaventata vicino a un cane che lecca briciole di torta e a un ragazzino che corre dietro una palla. Lei, congelata e impaurita in mezzo alla vita che pulsa. Da questo piccolo gioiello di nulla, Demme poi ti conduce per mano fino all'altro estremo, di fronte a Kym e a sua madre che si prendono a cazzotti accusandosi reciprocamente della morte del piccolo Ethan. Un piccolo magnifico filmino familiare. Demme è riuscito in pieno nell'intento, regalandoci il film più bello (sino ad ora) di questo altalenante concorso. Con molta educazione, senza smargiassate, ci ha squarciato l'anima permettendoci di dare un'occhiata dentro". (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 4 settembre 2008) "Sidney Lumet diresse 'La parola ai giurati'; la figlia Jenny, di madre nera, ha scritto - esordiente di mezz'età - per Jonathan Demme 'Rachel Getting Married' ('R. si sposa'). Ne è derivato un film che potrebbe intitolarsi 'La parola agli invitati'. È infatti l'ennesimo di impostazione teatrale, iper-parlato, che l'abilità di Demme rende un film molto cinematografico, in chiave collettiva e semidrammatica, sul regolamento di conti in occasione delle nozze di una sorella (Rosemarie DeWitt) e del ritorno dell'altra (Anne Hathaway) dal centro di rieducazione dov'era rinchiusa per droga". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale, 4 settembre 2008) "L' elemento inquietante nel film di Demme è la protagonista Kym (Anne Hathaway), che lascia l'ospedale di disintossicazione giusto in tempo per partecipare al matrimonio della sorella Rachel (Rosemarie Dewitt). (...) Scritto dalla figlia di Sidney Lumet, Jenny, il testo ha convinto Demme per 'il suo rifiuto delle regole codificate di Hollywood' e in effetti quella che sembra una specie di lieto fine o, meglio, una riconciliazione generale, viene contraddetta dall' ultima mezz'ora del film. Più curiosa è l'evidente voglia di improvvisare - con la recitazione ma anche con la musica che viene suonata in scena - che ha spinto Demme a girare con una macchina a mano molto mobile e nervosa, dove gli attori danno l'impressione di una totale libertà d' iniziativa. Che unita alla buona prova di tutto il cast (la Hathaway è splendidamente lontana dal glamour del 'Diavolo veste Prada', ma anche una rediviva Debra Winger nei panni della madre divorziata e complessata è notevole), fanno di questo film un bel modo per rimediare al mezzo passo falso di 'Manchurian Candidate', ma non sufficiente ancora per non far rimpiangere il grande regista che era stato negli anni '80 e '90". (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 4 settembre 2008) "Demme, per sua stessa ammissione, si è dato intenzionalmente i modi quei 'filmini di famiglia' che si girano ormai in digitale, con apparecchietti spesso ballerini. Così tutte le pagine corali hanno sempre una immediatezza piacevole che consente subito di fare il punto, anche solo di sfuggita, su questo o quel membro della famiglia e sui tipi più colorati e vari dei loro invitati. Mentre le pagine che danno spazio a Kim, ai suoi tormenti, ai suoi rimorsi e, spesso, alle sue collere da guastafeste, si affidano quasi soltanto a climi raccolti e sommessi, in cui, pur tra il frastuono scopertamente euforico di quella riunione, si fanno strada, sottilmente, gli accenti del dramma. Li esprime con finezza la recitazione di Annie Hathaway che sa disegnarsi in viso una serie continua di ombre e di pensieri cupi. Pur con meditata misura". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 4 settembre 2008) "Jonathan Demme e Jenny Lumet, regista e giovane sceneggiatrice figlia del regista Sidney, riseppelliscono l'insuperabile disastro familiare nei sorrisi, nel silenzio e nella fuga, ma nell'intreccio di folla di invitati multietnici, e nel matrimonio stesso, tra la bianca Rachel e il nero Sidney, raccontano di una nuova società americana, democratica e aperta, quella che ha puntato tutte le sue speranze di vittoria in Obama". (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 4 settembre 2008) "Tutto ciò che di buono (e c'è del buono) c'è in 'Rachel Getting Married' è merito della regia, e soprattutto del metodo - molto alla Altman - di Demme, che ha radunato il cast in una villa e ha girato il film, parole sue, come un 'home-movie, un filmino di matrimoni, o un film Dogma'". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 4 settembre 2008) "Rachel Getting Married' segna, per certi versi, il ritorno di Demme alla narrativa distinto, però da un uso non hollywoodiano ossia levigato della macchina da presa, sembra finita nelle mani di un cineasta della domenica che tutto ama riprendere. Esperimento senza dubbio interessante ma non so quanto redditizio". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 4 settembre 2008) "L'ultimo capitolo della eclettica e indecifrabile traiettoria artistica di Demme - quasi nulla accomuna 'Il silenzio degli innocenti', il thriller fantapolitica 'The Manciurian Candidate' e il documentario 'The Agronomist' - è anche senza dubbio il più felice. Girato quasi in tempo reale, usando la camera a mano e le luci naturali, il film riesce ad ottenere con magica naturalezza tutto ciò che gli arcigni adepti del Dogma 95 hanno inseguito a lungo e invano. Ma la vera ragione della rinascita di Demme sono gli attori, così in parte da sembrare davvero imparentati". (Guido Vitiello, 'Il Riformista', 4 settembre 2008) Note - IN CONCORSO ALLA 65. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2008). - ANNE HATHAWAY E' CANDIDATA AL GOLDEN GLOBE 2009 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO. - ANNE HATHAWAY E' CANDIDATA ALL'OSCAR 2009 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA.