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Trovati 185547 documenti.
Corriere della Sera, 2004
Un Palco all'Opera. Omaggio alla Scala ; 7
Corriere della Sera, 2004
Un Palco all'Opera. Omaggio alla Scala ; 6
Il principe abusivo / un film di Alessandro Siani ; Christian De Sica ... [et al.
01 Distribution, 2013
Una SETTIMANA da Dio [Videoregistrazione = Bruce Almighty / regia di Tom Shadyac
Abstract: Bruce Nolan, un reporter televisivo di Buffalo, è scontento della sua vita nonostante la sua popolarità e l'amore di Grace, la sua fidanzata. Alla fine di una brutta giornata, in cui è stato prima licenziato e poi lasciato da Grace, Bruce inizia a prendersela con Dio, schernendo le Sue divine capacità. Ma inaspettatamente Dio risponde apparendogli sotto forma umana. Dona a Bruce alcuni poteri e lo sfida a farsi carico di tutto il lavoro divino per vedere se riesce a fare meglio di Lui. "Tom Shadyac e Jim Carrey ancora insieme. Il primo veniva dalla regia del disastroso 'Dragonfly' e il secondo dal flop 'The Majestic' di Frank Darabont in cui, però, era notevole. Hollywood è spietata e i due, nonostante un passato glorioso, dovevano resuscitare le loro carriere. Ecco allora che nasce 'Una settimana da Dio', commedia massimalista in cui Shadyac batte il ciak e dice all'attore: 'Fai il matto' come ai tempi del loro fortunato 'Ace Ventura'. E Carrey esegue. A volte alla grande, a volte no. Dipende tutto dall'ispirazione del momento. Il risultato è gradevole, spensierato ed edificante". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 30 maggio 2003) "'Una settimana da Dio' è esattamente il film che gli americani vogliono vedere; quindi il suo successo, per quanto straordinario, non stupisce. Intanto perché è edificante, un po' come lo erano - ma ci vuole altro che Shadyac - i film di Frank Capra cinquanta o sessant'anni fa. Poi perché Jim Carrey con il suo repertorio di smorfie e gesti compulsivi: un po' in bilico fra i primi tempi, quando faceva Ace Ventura, e le prove più impegnative degli ultimi anni: comunque divertente e bravo a conquistarsi la nostra simpatia malgrado i difetti del personaggio che rappresenta. Ben coadiuvato, anche, dal resto del cast: un Freeman dal sorriso divino, tutto vestito di bianco come si conviene all'Altissimo; Jennifer Aniston, graziosa con moderazione; un buffo cane incontinente, che annaffia a tormentone il salotto di Bruce e Grace. Chi è curioso di conoscere il Paradiso, poi, sappia che somiglia pari pari a quello di un noto spot del caffè". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 31 maggio 2003) "'Una settimana da Dio' è un film modestissimo, pieno d'ingenuità spiritualiste e situazioni melense a malapena compensate da dettagli bizzarri e guizzi farseschi; l'attore canadese vi profonde il meglio e il peggio di sé, una doccia scozzese di smorfie insopportabili, avvitamenti burattineschi e freddure demenziali, una performance di grande vigore fisico penalizzata dagli intermezzi, per così dire, filosofici". (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 3 giugno 2003)
IO, robot [Videoregistrazione / regia di Alex Proyas
Abstract: Il detective Del Spooner è chiamato a investigare sulla morte del dottor Miles Hogenmiller, un brillante scienziato della U.S. Robotics che stava lavorando a un nuovo tipo di robot, chiamato 'Sonny', dotato di un cervello simile a quello umano. Con l'aiuto della dottoressa Susan Calvin, psicologa esperta di intelligenze artificiali, deve cercare di svelare il mistero che si cela dietro quello che apparentemente sembra essere un omicidio commesso per mano di un robot... "L'australiano Proyas ('Dark City', 'Il corvo') sa prendere lo spettatore alla gola giocando su due fondamenti del terrore: l'Indistinto (nugoli di robot assassini, come lo sciame di piovre di 'Matrix 3' o i mostri infiniti di 'Aliens'); e il Diverso, anzi il quasi-umano e in quanto tale ancora più inquietante. Onore al robot disegnato da Patrick Tatopoulos, che non solo sogna e conta balle, ma soffre di accessi di collera violenta, come il più imperfetto degli umani. Ed esprime sentimenti come inganno, malizia, minaccia, intesa, tristezza... Altro che nascita della coscienza (e rivolta degli schiavi, come già in 'Metropolis' o 'Fight Club'). Il vero tema del film è la nostra capacità di simulare e riprodurre le emozioni più intime. A che scopo? Forse 'Io, robot' non parla del futuro, ma del presente." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 ottobre 2004) "Il regista australiano Alex Proyas ('Dark City', 'Il corvo') si confronta in 'Io, robot' con un must della fantascienza, riveduto e corretto da classici moderni come 'Star Wars', 'Terminator' o 'A.I. Intelligenza Artificiale' e, costeggiando la routine d'azione rinforzata dagli effetti speciali, propone uno spettacolo abbastanza riuscito e divertente. Certo la densità concettuale di Isaac Asimov, racchiusa nell'omonima raccolta di racconti (1941-1950), viene scavalcata da un copione che ne sfrutta solo le atmosfere e si sviluppa in modo autonomo; eppure l'aggiornato intrigo poliziesco conta sul notevole ritmo di sparatorie e inseguimenti e su di un'ingegnosa combinazione degli elementi visivi e scenografici basilari del genere. (...) L'aspetto più trito del film riguarda il ribellismo alla 'Metropolis' dei robot e l'annesso volantino anti-industriale; anche se, a pensarci bene, il più ferrigno e leninista del lotto è proprio il palestrato protagonista, a sua volta in parte robot, che non si fida delle lattine, reagisce, s'accanisce e schiaccia le loro aspirazioni libertarie. (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 23 ottobre 2004) "Se la pagina di Asimov è densa di umori di sessant'anni fa, il film di Proyas lo è di quelli degli ultimi venti. Ma una trovata di sceneggiatura salva il film dalla banalità: mettere accanto alla robopsicologa un poliziotto manesco e mammone, cacciatore di robot, visibilmente discendente di vecchi schiavi e visibilmente ostile ai nuovi. Infatti il neoarrivato la libertà non vuol sempre condividerla ulteriormente. E poi c'è sempre qualcuno prima e dopo nella scala gerarchica. Chi è dopo non è necessariamente migliore di chi è prima. E viceversa. Tenerlo presente rende 'Io, robot' qualcosa di più del rifacimento di 'Blade runner', ma non lo rende un bel film." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 22 ottobre 2004) "Associata a quella di Asimov, la fantasia visionaria di Alex proyas ('Il corvo', 'Dark City') avrebbe potuto fare grandi cose. Invece il regista si è limitato a confezionare un film d'azione ad alta tecnologia mettendo il pilota automatico: buon senso della logistica dell'inquadratura, inseguimenti mozzafiato, un migliaio di effetti visivi; ma, sostanza, poca. Senza aspettarsi riflessioni risolutive circa 'evoluzione delle macchine e i loro rapporti con l'umano, qualcosa di più del solito blockbuster sembrava legittimo aspettarselo. Né 'Io, robot' si sforza di aprire parentesi sul fronte sentimentale, dato che i rapporti tra il poliziotto e la sua assistente Susan sono meccanici come il resto. In un mondo di robot umanizzati e di star umane utilizzate come robot, il migliore in campo è l'attore sconosciuto Alan Tudyk, la cui mimica fa muovere il robot NS-5, creatura integralmente digitale." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 ottobre 2004) "Sul tema del mondo dei robot, incubo obbligatorio del nostro futuro, si sono provati tutti, da Sordi (la sua 'Caterina', per uso domestico) a 'Terminator', dalla Kidman meccanica al prossimo 'Sky Captain'. Ma è su 'Io, robot' che s'accende la querelle: ispirato più al cine soggetto di 'Hardwired' che a 'Iniziativa personale', un racconto di Asimov ripubblicato da Mondadori, il film di Alex Proyas, il dark autore del 'Corvo', si vanta dei mille effetti visivi speciali (cui va aggiunta la pubblicità pochissimo occulta). Nonostante le tre leggi kantiane robotiche del libro, esso rischia di confondersi tra i troppi film al computer dove vince l'etica del trucco, le suadenti visioni di una società clonata a misura di robot, che saranno anche direttori d'orchestra. (...) Agendo solo con le macchine, anche il film è meccanico, senza sangue né polso e si concede le solite stravaganze spettacolari come il lungo inseguimento d' auto. 'Io, robot' è un involucro vuoto dal rumore metallico, seducente come traiettoria futurista di linee, grafica e rumori. Sembra una macchina celibe che non induce in tentazione né filosofica né sentimentale: qualche stupore però nessuna commozione." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 ottobre 2004) Note - CANDIDATO ALL'OSCAR 2005 PER I MIGLIORI EFFETTI VISIVI (JOHN NELSON, ANDY JONES, ERIK NASH, JOE LETTERI).
The Lego Movie 2 [Videoregistrazione] : una nuova avventura / directed by Mike Mitchell
: Warner Bros. Entertainment Italia, 2019
Sleepy kittens by Cinco Paul & Ken Daurio. Illustration by Eric Guillon
LB kids
Chi vusa puse'... la vacca l'e' sua [Videoregistrazione] : I Legnanesi di Felice Musazzi
: Multivision, 2006
All the best [Audioregistrazione] / Zucchero Sugar Fornaciari
: Universal music Italia, 2007
Legnanesi story [Videoregistrazione] / I Legnanesi di Dante Barlocco
: Multivision, 2006
Superbest / Riccardo Cocciante
BMG Ricordi, 1996
Di terra e di vento / Fiorella Mannoia
Sony, 1989
Giubileo che giubilee! / I Legnanesi di Dante Barlocco
Video Crown, 2006
Il Grande Teatro Dialettale ;
HARRY Potter e il prigioniero di Azkaban [Videoregistrazione / regia di Alfonso Cuaron
Abstract: Il secondo anno alla scuola di magia è terminato e ancora una volta Harry Potter è costretto a passare le vacanze estive a casa dei terribili zii Petunia e Vernon Dursley. Dopo aver effettuato un incantesimo ai danni della prepotente zia Marge, sorella dello zio Vernon, il giovane mago decide di fuggire per non subire l'inevitabile punizione. A bordo dell'autobus Nottetempo, Harry raggiunge il Paiolo Magico, il pub che nasconde l'ingresso segreto per Diagon Alley, dove incontra Cornelius Caramell, il Ministro della Magia, che anziché punirlo per aver usato la magia al di fuori di Hogwarts gli consiglia, misteriosamente, di rimandare il suo rientro a scuola. Ben presto Harry scopre che un pericoloso mago, Sirus Black, è scappato dalla prigione per maghi di Azkaban e che questi è diretto alla scuola di magia per uccidere proprio lui... "'H.P. e il prigioniero di Azkaban' si lascia vedere, sebbene le carte migliori della Rowling siano state giocate da Columbus. Cuaron può solo rimpiazzare il defunto, immenso Richard Harris con l'esiguo Michael Gambon e immettere Emma Thompson come 'visiting professor' Sibilla Cooman al posto dell'ex marito Kenneth Branagh. E poi può conservare la squadra di bambini, ora ragazzini, e seguirli nello sviluppo: i figli degli anni Novanta del ventesimo secolo si sono identificati con loro e continueranno a farlo, assicurando un largo e tenace pubblico. Quello che è più scontato nel film è il viaggio indietro nel tempo per cambiare gli eventi sfavorevoli, che è qualcosa di visto e rivisto." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 4 giugno 2004) "Quando si sono riaccese le luci all'anteprima di 'Harry Potter e il prigioniero di Azkaban' sono rimasto con il dubbio se si tratta o no di un film adatto per i più piccoli. Ho chiesto il parere di mio nipote Alfonsino e lui senza esitare ha proclamato di sì. Però avevo notato che per una buona metà delle due ore e passa di proiezione il bimbo (otto anni) si era rifugiato in braccio al papà onde garantirsi adeguata protezione da mostri e fantasmi. Per cui sarei tentato di interpretare la sua risposta come una sortita di coraggio, fiera quanto tardiva; e lascerei ai genitori di decidere se far affrontare ai figlioletti questa favola sconfinata nell'horror. E' sempre brutto tempo nel film diretto dall'emergente messicano Alfonso Cuarón. (...) Più che per le sue qualità di narratore a volte confuso, il regista brilla come creatore di atmosfere gotiche. Hogwarts e dintorni non sono certo il paese del sorriso: latitante appare il dono tipicamente inglese della Rowling, quell'umorismo che scorre sotto le sue pagine a riscatto di tante agghiaccianti fantasmagorie. Com' è noto questo terzo Harry Potter viaggia con due tappe di ritardo sui romanzi, che si sono gonfiati fino a passare dalle 293 pagine del primo alle 804 del quinto. A onta di alcune solenni stroncature come quella di Harold Bloom, la fortunata J. K. Rowling si sta prendendo sul serio; e chissà quanto si espanderà il suo sesto parto letterario, mentre è in lavorazione il quarto film diretto da Mike Newell." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 1 giugno 2004) "La regola generale: i seguiti, al cinema, sono meno riusciti dei prototipi. Le eccezioni: 'Il signore degli anelli: il ritorno del re' (ma quello è un unico film, diviso in episodi) e il terzo capitolo della saga tratta dai romanzi di J. K. Rowling, il migliore realizzato finora. Ritroviamo Harry in vacanza dagli odiatissimi zii. La chiave rappresentativa della prima sequenza è il grottesco; lo resterà per tutto il film, ma assumendo sfumature sempre più dark. (...) Così lo spettatore, il cui sguardo s'identifica con il loro, è indotto a completare il senso di quel che ha appena visto, o darne interpretazioni differenti, sentendosi personalmente coinvolto negli eventi. Hermione finirà per contendere all'amichetto la parte protagonista." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 11 giugno 2004) Note - CREATURE ED EFFETTI SPECIALI DI TRUCCO: NICK DUDMAN. - DUE CANDIDATURE AGLI OSCAR 2005: MIGLIOR COLONNA SONORA E MIGLIORI EFFETTI VISIVI (TIM BURKE, ROGER GUYETT, BILL GEORGE, JOHN RICHARDSON)
Le CRONACHE di Narnia. Il leone, la strega e l'armadio [Videoregistrazione / regia di Andrew Adamson
SOTTO il cielo di Baghdad [Videoregistrazione / di Mario Balsamo e Stefano Scialotti
Abstract: Un documentario per raccontare Baghdad prima di quest'ultima, sporca, guerra: che faccia hanno gli iracheni, quale vita conducono, cosa pensano, come sopravvivono dopo dodici anni di embargo. Un modo per mostrare come se la cavano le persone, la gente comune, che sono le vere vittime della guerra.